Parole pubbliche (i libri)

 voci dell'aria, exosphere, golem femmina,
VOCI DELL’ARIA
ANTOLOGIA DI POESIA FEMMINILE
a cura di Federica Galetto , Gabriella Gianfelici e
Simonetta Sambiase
Capo Mundi
Simonetta Sambiase
(Solitamente metto molto tempo, anche mesi per calarmi dentro un libro di poesie. Qui lo spartito è invece solare, manifesto, orecchiabile e rimane. Un libro di forza e spessore notevoli di cui consiglio vivamente la lettura, soprattutto a chi voglia avvicinare la Poesia)
Flavio Almerighi su Versante Ripido

agnizione

I quaderni dell’agnizione

Met Sambiase

http://lucaniart.wordpress.com/2013/03/11/i-quderni-dellagnizione-di-meth-sambiase/

***

La poesia di Meth Sambiase è una costellazione variegata, di luci, grandi e piccole, squarci curiosi su immagini pronte a richiudersi (magmatiche) in mutevole forma, di lapilli e improvvisi coralli sommersi, di voci fluttuanti da epoche antiche e miti intrecciati con foglie venute da foreste ventose; pulviscoli d’oro soffiati da labbra di voci migranti, ridenti, gaudenti, e toni profondi di setoso dolore, di storia, su cui stendere fiera la Parola. Parola odorosa, scattante, bizzosa, fremente d’audacia, che gioca con se stessa, si maschera e poi il trucco si toglie, si vela e si rivela.  Un gioco a rimpiattino con il senso della vita, un tam tam lanciato verso il proprio centro, un richiamo alla propria natura lontana nel tempo, eppure quotidiana nell’osservarsi allo specchio per mettersi a posto una ciocca ribelle, così come i suoi versi. Energia, ritmo, frenesia ma anche tanta padronanza del verso, puledro scalciante di rimandi filosofici, di merletti sibillini e sillabici. Meth (Simonetta) Sambiase sembra completamente a suo agio nell’immergersi alla fonte di un’impetuosa corrente, prodiga di senso e fruscianti trasparenze poetiche. Doris Emilia Bragagnini http://neobar.wordpress.com/2013/01/22/meth-sambiase-%C2%AD-la-quasi-ballata-del-figlio-e-del-mondo/ Una poesia fatta d’incantamento, d’innamoramento per la parola  e ciò che la sostiene ma che anche la slega al suo contesto. Un modo di poetare che afferma una poesia che non vuole essere isola ma unire e scavando toccare e alla fine contaminare e lasciarsi contaminare  poiché come segnala “la raccoglitrice di pioggia” – sta fuoriuscendo l’acqua” (Anna Lombardo)  http://www.ilfiloonline.it/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=274456551&category_id=8&option=com_virtuemart&Itemid=239&vmcchk=1 1° ex aequo XX Premio Donna e Poesia … Qui finalmente corpo e mente hanno trovato la fusione a lungo cercata, la conoscenza di se e dell’altro (inteso come percezione di noi) passa attraverso il calore del corpo, della voce, della vicenda amorosa e del suo annebbiamento, ma anche del suo gelo. L’ansia poetica di Meth ci permette in pochi secondi di attraversare molti stadi dell’esistenza, l’attitudine creativa senza reticenze si tuffa nelle sue poesie. L’accavallarsi affannoso degli aggettivi rendono i versi carichi dei fardelli degli accadimenti; non c’è pace nello scavo, l’anima è nuda e sola e molto spesso senza radici. Tutto è tormentato e frammentato. Poche volte arriva la pace e un po’ d’ironia in questa fatica del vivere, in questa processione di sgomento perché la scrittura induce, anche a forza e senza volerlo, a uno spietato dialogo con sé, quindi a una coniugazione semplicemente singolare, unica. Gabriella Gianfelici.

da Libri Emergenti

…Componimenti in versi liberi, suddivisi principalmente in due parti: la prima di introspezione e la seconda di visione degli “altri”. Una visione di se stessa tormentata e consapevole, con una capacità a volte dolorosa nel sapersi guardare dentro; passionale e cruenta, nel saper donare non solo il proprio corpo al dio amante. Una visione del “resto”, del mondo esterno, disillusa e per questo incredibilmente reale nella narrazione degli angoli più bui dell’umanità, in cui si è persa ogni minima sacralità….
Adriana Pasotto

da Cronache di Mutter Courage

Il corpo manifesta il marchio dell’esclusione, ne racconta segni e solchi, è pervaso da umori che portano impresso, per dirla con le parole di Gérard de Nerval, “le Soleil noir de la Mélancholie”. Leggo così tutta la raccolta come lucido controcanto al sonetto El desdichado di Nerval, dal quale è tratto il verso appena menzionato e del quale ricordo qui la prima quartina: “Je suis le Ténébreux, – le Veuf, – l’Inconsolé,/ Le Prince d’Aquitaine à la Tour abolie :/ Ma seule Étoile est morte, – et mon luth constellé/ Porte le Soleil noir de la Mélancolie”. “Infedele”, “perturbata”, “liscia come vetro infetto”, “burattinaia impregnata” nei fili altrui, “rabdomante”, “malacjorta”, così si definisce o viene definita colei che scrive, la ‘desdichada’ che porta “il blasone del nulla sulla schiena”. Anna Maria Curci http://muttercourage.blog.espresso.repubblica.it/cronache_di_mutter_courag/2012/03/meth-sambiase-coniugazione-singolare.html ***

Da Il giardino dei poeti

(la poesia è la fioritura del pensiero) http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/02/23/meth-sambiase/ …. Ecco perché i poeti valgono: la loro parola passa coraggiosamente dal particolare all’universale ed io leggo non solo Meth, ma il nome di tutte noi donne, in abiti e parole diversi, in corpo differenti, tutte a “schiena china”, anzi a schie-na chi-na. E ormai diamo anche ragione agli aguzzini: significa che  ce lo meritiamo, non abbiamo fatto le brave bambine, tutti volevano da noi disponibilità, tempo, pazienza e che uscissimo di casa per andare al lavoro e guadagnare lo stipendio, ma che cosa hanno risposto alla nostra richiesta d’amore? Mai capaci di un gesto gratuito o così poco disponibili da essere niente. Ora amare senza essere amati, alla lunga, diventa impossibile e ci fa gridare, e che ben vengano queste urla da partorienti: “essere ancora Lepre in una macelleria che le proprie mani aprono ogni mattina”. Leggete abbandonandovi al frammento e capirete: qui c’è l’eterno femminino che si proclama in una nudità struggente.                      

  Domenica Luise

http://issuu.com/sebaspat/docs/meth_sambiase/

Leggo questo poemetto in diversi tempi, e soprattutto, da diversi angoli. C’è questo piccolo mammifero, la lepre, che scientificamente, è solo preda ma, come il vecchio gabbiano Jonathan, ha una forza dentro da far paura. Meth Sambiase non si limita a dare voce a questo animale così docile, ma trasforma le lunghe zampe in possibili libertà (e non soltanto mezzo di fuga) e le grandi orecchie per definire ogni dettaglio con la massima precisione. La lepre Sambiase trova così, attraverso la poesia, quella forza che l’aiuta a ribellarsi a tutto ciò che la incastra nella tagliola della vita…. (Sebastiano A. Patané su Le Vie Poetiche) Leporis, incanti matrigni 2 posto città di Fucecchio 2012 5° posto al premio Polverini 2012

intanto…..

Dov’è la lepre?

(video curato da Elena Mazzi)

Leporis

(in) canti matrigni

casa editrice Limina Mentis

Ci sono sempre stati i semi

e chi li respira,

ha occhi smunti come orfani

che si spogliano della madre.

Del tanto viaggio,

lepre di marzo,

il cielo si dissolve sempre uguale

e la parola

è ancora bordura vivente.

Leporis’, edita da Limina Mentis Edizioni e destinata a sconcertare il torpore lirico cui siamo da tempo abituati. Leporis è il racconto in versi della voce di un simbolo, la lepre appunto: animale che in molti nominiamo e che in fondo in pochi conosciamo abbastanza. Animale raro a vedersi , dalle abitudini crepuscolari o notturne; occhi laterali per avere una visione più ampia del mondo circostante, ma con vista debole; lunghe orecchie molto sensibili al benché minimo rumore; velocissimo e scattante, preferisce tuttavia ‘congelarsi’ nelle situazioni di pericolo, prima di balzare in alto.

È nella simbologia di questo animale donna, il cui “cuore è superiore all’uno per cento del peso del suo corpo”, che la voce di Meth costruisce i suoi versi, in un mondo allegorico, tra (in)canto e realtà, quasi a voler significare che anche nelle creature più fragili si celano inaspettate risorse, si nasconde un punto di forza che le immola e al tempo stesso le salva, come scrive Daniela Cattani Rusich, autrice della prefazione al libro.

Leporis è fiera e inespugnabile nel rapporto con se stessa e con l’Altro e non si abbandona alla resa di una capo piegato, ma scatta il collo, selvaggia e inaddomesticabile. L’Uno e l’Altra si cercano, affannosamente, senza pause né respiro e sembrano udirsi, nella lettura interiore o recitata dei versi, tonfi e requiem, oracoli e corde stridenti. Zampa lunga – mi hai chiamato e mi hai cercato nelle siepi. “Mettiti una virgola, un portafortuna per questo nuovo peso da sentire”http://libriemergenti.blogspot.com/2012/01/leporis-incanti-matrigni-di-meth.htmlZampa lunga, siepi, virgola, portafortuna sono termini che diventano parole in un’allegoria preponderante e invasiva, a volte ermetica, che si sublima nel tuono di sentenze, quasi sibilline, affascinanti quanto una donna che si dipinge acqua in movimento. In questo racconto in versi c’è l’ allegoria, ma della vita più degna, quella in cui l’immolazione non è abbandono, ma sacrificio per l’epifania di un nuovo cammino che porterà il lettore a dimenticare il limite cannibale di Leporis e ad inseguirla nel suo viatico verso il karma. Leggere Meth Sambiase significa asciugarsi la fronte, aggrottare le sopracciglia, ricomporsi sulla sedia, chiudere gli occhi e ricominciare. Per poi, d’improvviso, trasalire.

(Annalisa Sofia Parente)

Che cosa è questo libricino? Una raccolta di pensieri, una serie di frammenti monotematici, una poesia a carattere incalzante e narrativo, un poemetto, una plaquette – come la definisce Daniela Cattani-Rusich nella nota di prefazione. Dal francese, “plaquette” può esser tradotto come ‘opuscolo’, ‘piccola pubblicazione’, ‘pamphlet’.
E’ evidente nel corso delle varie liriche che contengono questa silloge – che si susseguono l’una all’altra senza un titolo, quasi a significare che si tratti di una sorta di poemetto- quale sia il tema da cui tutto muove. In realtà non è un vero tema, è una immagine, quella della lepre, animale selvatico appartenente alla stessa famiglia del coniglio che si caratterizza per la sua grande velocità. Ma se pensiamo al celebre Lewis Carroll non possiamo neppure dimenticare il Leprotto Marzolino, personaggio quanto mai strambo sul quale venne appunto coniato il detto “mad as a march hare” (pazzo come un leprotto marzolino).
La lepre dunque viene impiegata da Meth Sambiase come espressione primigenia e incontaminata della natura –è, infatti, un animale che non si alleva- ma forse anche perché espressione di incongruità (Carroll). A queste accezioni ne aggiungerei un’altra che fa riferimento a un proverbio spagnolo che dice: “cuando menos esperas, salta la liebre” (quando meno te lo aspetti, ecco che fuoriesce la lepre). La lepre è dunque manifestazione dell’imprevisto e allo stesso tempo fonte di stupore per chi se la trova davanti. Proprio come avviene leggendo questo libro.
Lorenzo Spurio
Premio Nazionale 2012
Leandro Polverini
sezione poesia allegorica
“La duplice declinazione di una glossa aleatoria dei frammenti di una conversazione lirica che si riverbera nel parlato interiore emerge laddove la parola rammemorata si converte immediatamente in citazione poetica con un’intonazione allegorica che non deroga mai dall’immediatezza per giungere ad una sorta di efficace primitivismo espressivo.
(il presidente della giuria Tino Cauchi)

“Leporis” è, per me, armonia e lotta, non solo tra natura e umanità, ma anche tra forza e fragilità: forse una guerra innata all’interno delle creature femminili. Un antitesi espressa fortemente tramite componimenti “primaverili” e “autunnali”, nei quali Novembre non tanto è stagione morta quanto nostalgica. Ed infine, ciò che più ha colpito, attraverso i miei occhi, la mia emotività è stata un’esplicita volontà alla non resa, nonostante le angosce, e una calda sincerità nel volere scaldare con un abbraccio i cuori freddi che ancora non ne conoscono la potenza.

(Adriana Pasetto in )

http://libriemergenti.blogspot.com/2012/01/leporis-incanti-matrigni-di-meth.html

una clessidra di grazia

“Meth Sambiase rivela una travolgente capacità di giocare con i ritmi dei suoi versi che s’inerpicano in esplorazioni gutturali, semitiche, mnemoniche, pungolando il lettore ad un’interpretazione conoscitiva verso la riacquisizione personale di un senso dell’esistere. La poetica della raccolta è declinata nel segno dell’insieme, della comunione e di un’incisività ellittica capace di comprendere passato, presente e futuro laddove l’Autrice suggerisce che finché le parole non moriranno, così sarà di lei. (Tino Cauchi presidente giuria Premio Nazionale  Leandro Polverini ) Meth Sambiase, in Una clessidra di grazia, consegna alla nostra lettura una poesia dello sguardo, fatta di quasi mappe concettuali sviluppate in versi rapidi e sciolti. Essa proviene da occhi puntati sulla realtà definita dal presente e su quella ancora in definizione, quest’ultima spiegata dalla veggenza del poeta, capace di riportare sulla carta un futuro ancora in elaborazione in qualche altrove spaziotemporale, che, avverrà o meno in questo universo, è il futuro certo che il poeta vede e spera, o dispera, spolverandolo dalla soffitta dell’inesistenza come fosse un passato ribelle mai visto e scelto a rappresentanza di un presente già passato per vie traverse. (Roberto Maggiani)

dal libro

Una Clessidra di Grazia

edizioni Rupe Mutevole

foto di Sandra Dello Iacono

STALKING

Raccoglie

sempre di nascosto

le vecchie monete.

Le nasconde in  scatole di latta

-ruggine e velluto a coste-

e spacca l’aria della stanza

perché possa frantumarsi

in quel suono distorto

che pulsa come la contrazione di un gemito.

Sciame di neve,

la segue ogni sera a fine turno

la sua pietra radiosa,

la sua infezione disperata

ma non la raggiunge mai.

Ascolta rassegnato

il tiro delle mani del giovane serpente

che non aspettano,

invasate dall’incanto

della fossa dei seni, aperti e inquieti,

-oscena offerta di piccolo pasto -.

E l’eternità è ora,

nell’esuberanza delle lusinghe,

nella lingua lenta che ritorna,

modella i verbi del carnefice,

nei chiodi per murarla

nel ferro per intrecciarle le gambe

nel filo spinato per legarle i capelli.

Le sue scarpe di stracci

girano alla ventura e lo spingono indietro

al varo di una nuova notte

spiana

come una salma di corpi celesti.

GEOMETRIA 

 E il luogo degli occhi sarà

una linea curva

dove il dubbio dell’orizzonte

si slabbra nel confine

dell’incanto della pelle.

Monteranno pensieri grezzi

intrecciati ai paralleli dei sensi

PENSIERI NERI Se proprio dovrò consumarmi affilerò le mie scarpe da ballo e il tempo si ridurrà ad un solo battito. Sarà difficile non scivolare nelle pulsazioni cattive dei ricordi felici tra i bisbigli delle cellule che si sfilacciano e i resti del crollo del cuore. Se proprio dovrò andarmene via senza la benedizione di un pellegrinaggio di grazia allora scinderò le larve smagrite delle luci nei centri commerciali e sugli alberi di Natale: resteranno incantati quando ogni uccello nero delle bottiglie dei profumi mi ricompenserà dell’anticipo dei saldi vitali, assalendomi con armonia e simmetria, dolcemente, come su uno spaventapasseri dei campi.

isbn 2120004806515

-tutte le foto sono di Anna Serrato-

TEMPO INASPETTATO

Dammi respiro,

e respirami.

Rallenta,

buon profumo di zagara

la guerriglia è finita

alle falangi, anelli a coprire i lividi

interrati i mesi dell’assedio,

mentre mi scarnifichi le cellule del cuore

vinta, sto benedicendo il tuo nome.

Piegata,

in battere e levare

allentato ogni battito

da un indiscreto burlone di maggio

senz’altro colore, cupo

metà zucchero di canna

metà sasso di fiume,

Lasciami perdere,

nel prodigio di questo tempo inaspettato,

come la fata morgana del deserto

intrappolata dai ragni della sabbia

morsa da tarantole di roccia.

E lasciare è un verbo inquieto

lasciare, girare, travolgere

nel vento passito del grecale

mi scalzo e ritorno bambina

imprevedibili e infinti girotondi,

ruoto ed ascendo

fino ad confondermi nel polline

che da allergie e vita nuova alle api,

regina della prossima nostalgia

CAMPERò D’ARIA

Ho smesso di mangiare, da stasera

camperò d’aria: non sarà poi così male

ingoiare le piccole particelle di luce colorata.

Non si daranno vinte per me

le ampollose e perfette viscere

né la reticente epidermide né le  intrecciate ossa,

ma io ho già deciso, e ho preso la strada dei monti,

dove almeno il fiato e i colori saranno contenti

del nitore dell’ossigeno, del soffio delle nuvole.

Tutto il resto è un comodo contorno,

mi debbo disabituare ad essere in castigo,

saranno ora le molecole dell’etere il mio sangue,

perché tutto il tempo che ho perso

a nutrire la guerra di un amore sbagliato

mi ha ripagato con un pugno d’aria.

 

2 pensieri su “Parole pubbliche (i libri)

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