Poema da infancia distante. Anna Fresu traduce Noémia de Souse

Un grande lavoro di traduzione di Anna Fresu. Noémia de Sousa su Viadellebelledonne.

viadellebelledonne

noémia de souse, via delle belle donne,

La densità della popolazione del Mozambico è di 27 abitanti per chilometro quadrato. In ogni suo dove c’è ancora spazio per resistere alle ondate di guerra che lo circondano, la povertà non è lontana, frutto di lunghe guerre prima per decolonizzarsi poi quella civile chiusasi agli inizi degli anni ’90. In mezzo, la letteratura mozambicana, che rispetto alle altre colonie portoghesi appare con un certo ritardo sulla scena letteraria. Scrive Cristina Brambilla su Letterature d’Africa che “la letteratura mozambicana compare solo nel secolo XX ad opera di “asimilados”, autori mulatti in genere, ma anche di razza nera, istruiti. Tuttavia, già nel suo sorgere, nella prima decade del secolo, questa letteratura si situa nel segno di una presa di coscienza della specificità mozambicana e, in molti casi, della situazione della popolazione nella societò coloniale. L’opera più importante è data dal contributo della poetessa mulatta Noémia de Souse, che dolorosamente canta…

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da Voci dell’Aria – May Ziadeh

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da VOCI DELL’ARIA
Antologia di Poesia Femminile

UNA PICCOLA STORIA
di May Ziadeh
(1886-1941)

Non è il varo di una nuova nave
che non àncora la sua via per navigare
A leggerlo si prova un … un quasi piacere
è una quieta per l’anima affaticata
Così essa non è né lunga né spossante
nulla d’impenetrabile o di misterioso
lei è così, così piccola e, potrebbe essere, interessante!
Datemi ascolto ma in modo serioso….

(trad. S. Sambiase)

Datemi ascolto, ma in modo serioso... Sono versi che identificano parte del lavoro poetico giornalistico di May Ziadeh che con la sua poesia e i suoi scritti fu pioniera di una nuova identità femminile palestinese che ben si espresse nel 1921, quando alla conferenza egiziana “The goal of life” , May Ziadeh fece appello a tutte le donne arabe di aspirare alla libertà e di non chiudersi all’Occidente mantenendo pienamente la propria identità Orientale. Ziadeh lasciò 15 libri di poesia,  scrisse anche studi biografici e sensibili di tre scrittori di donne pionieristici e poeti, Warda al-Yaziji, A’isha Taymur, e Bahithat al-Badiya. E per vent’anni condusse una fitta corrispondenza con Khalil Gibran, che viveva a Ney Work, senza mai incontrarlo di persona.

Alcune poesie di May Ziadeh sono contenute nell’Antologia Voci dell’Aria, antologia dedicata al patrimonio poetico femminile curata dall’associazione Exosphere, in lettura per Primavera Donna del Comune di Reggio Emilia sabato 23 aprile alla Ghirba, l’ex Gabella.

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Associazione Culturale Exosphere PoesiArtEventi, di Simonetta Sambiase, Gabriella Gianfelici e Federica Galetto, in collaborazione con Eutopia Rigenerazioni Territoriali, nell’ambito della manifestazione PRIMAVERA DONNA 2016 organizza sabato 23 aprile alle ore 17.00,  presso GHIRBA – Biosteria della Gabella, Via Roma 76, Reggio Emilia la presentazione dell’Antologia poetica femminile “VOCI DELL’ARIA”, con letture di Giovanna Gentilini, Simonetta Sambiase, Mara Paltrinieri, Gabriella Gianfelici, Eleonora Boschi e Giorgia MOnti 
Si darà voce alla poesia femminile, il cui patrimonio culturale è escluso da buona parte della critica antologica del nostro Paese. “VOCI DELL’ARIA” si divide in una prima parte dedicata alla traduzione di poetesse che hanno attraversato tempi e luoghi diversissimi della storia artistica mondiale, e di una seconda parte che chiama a raccolta un caleidoscopio del panorama contemporaneo. La pubblicazione è stata  curata interamente dall’Associazione culturale Exosphere.

riferimenti in i rete
https://middleeastrevised.com/
https://exospherepoesiarteventi.com/

http://www.7per24.it/2016/04/21/voci-dellaria/

http://www.cinquecolonne.it/voci-dell-aria.html

La forza di ogni cosa creata. Due poesie dal patrimonio poetico femminile negli antipodi d’Europa

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Dal patrimonio poetico femminile, due autrici fra ‘Cinquecento e ‘Seicento agli antipodi dell’Europa, Anne Collins e Selvaggia Bracalli Bracciolini. Sono due poete diversissime fra loro per scrittura ed ispirazione. La prima, Anne Collins, è un nome che si trova su un titolo a capo pagina di un libro antico e raro intitolato “Divine Song and Meditations” stampato in Inghilterra nel 1653. Di lei si sa solo che ha scritto molti dei versi dei libri durante una lunga malattia, come spiega nel prologo del libro. La sua scrittura è leggera e piena di grazia religiosa, con metafore immediatamente riconducibili alla bibliografia testamentaria. L’altra autrice è nata a Pistoia nel XV secolo nella famiglia Bracalli. Di lei si sa che scrisse delle poesie in Volgare durante la prima metà del secolo e che andò in sposa nel 1534 ad un certo Guglielmo Bracciolini. Il suo metro è cantato in un sonetto laico che chiama a testimoniare allegorie classiche per il posto del mondo del femminile.

 

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THE SOUL’S HOME
di Anne Collins

Such is the force of each created thing
that it no solid happiness can bring
which to our mind can give contentment sound;
For, like as Noah’s dove no succours found
Till she return’d to him that sent her out
Just so, the souk in vain may seek about
For rest or satisfaction any where,
Save in his presence who hath sent here here;
Yea though all eartly glories should unite
their pomp and spendour to give such delight,
yet could they no more sound contentmente bring
than star-light can make grass or flower sping.

LA CASA DELL’ANIMA
(trad. Simonetta Sambiase)

Tale è la forza di ogni cosa creata
che non c’è vera felicità ad esser portata
a quelle nostre anime che possono profondamente sentire.
Perché, come la colomba di Noe che non trovò soccorso
fin a che non ritornò a colui che là mandò via
sappiate che, inutilmente l’anima può cercare
pace o soddisfazioni in tutti i luoghi della terra
la salvezza è nella presenza di chi l’ha mandata ad errare
Si anche se tutta la gloria terrestre si unisse
al fasto e allo splendore , che tutto facesse delizia
ancora nulla potrebbe portarci il suono della gioia
che la luce delle stelle fa germogliare dall’erba o dai fiori.

* ringrazio della consulenza sulla traduzione
Lia Aurioso e Anna Maria De Rosa

Minerva tra Geometria e Aritmetica Veronese

 

BEN TI PUOI DIR FELICE
di Selvaggia Bracalli Bracciolini

Ben ti puoi dir felice, e al mondo sola
Patria, che nel tuo nido alberghi tale
ingegno, e di beltà immortale,
di cui su in ciel l’eterna fama vola,

tal che a Minerva il seggio, e il nome inuola,
a lei d’ogni virtù essendo uguale;
né te di cupido arco, né strale,
che pudicizia in lei tiene norma e scuola.

Questa è degna di lode e di trofei,
che la sua grazia, e il chiaro suo splendore
gli uomini vince al mondo; e in ciel gli dei

e però fide mie compagne e sorelle,
rallegriamoci con Flora per costei
del sesso femminile gloria e onore .

LA DONNA INNAMORATA DELLA NOTTE – Nazik Al Malaeka – I parte. Traduzioni a cura di Gassid Mohammed

Jonny Ruzzo
Jonny Ruzzo

L’uomo
tasta il terreno
prima di prendervi dimora
Poi intraprende
la sua marcia obliqua
verso l’enigma delle cose
tra silenzio
e rumori.

Andrée Chedid

 

 

NAZIK AL MALAEKA 

COMPIANTO DI UN GIORNO VACUO

 

traduzione (c) Gassid Mohammed

 

Nel lontano orizzonte si intravide il buio
finì il giorno estraneo
e i suoi echi si voltarono verso le caverne dei ricordi
e come era la mia vita così sarà anche domani
un labbro assetato e un bicchiere
la cui profondità rispecchia il colore di un odore
e semmai lo sfiorassero le mie labbra
non troverebbero i resti del sapore dei ricordi
non troverebbero nemmeno i resti
finì il giorno estraneo
finì e perfino i peccati singhiozzarono
e piansero anche le sciocchezze che io chiamai
ricordi
finì e non rimase nella mia mano
se non il ricordo d’una melodia che gridava nell’interiorità del mio essere
compiangendo la mia mano da cui svuotai
la mia vita, i miei ricordi lontani, e un giorno della mia giovinezza
tutto si perse nella valle dei miraggi
nella nebbia
era un giorno della mia vita
lo gettai perso senza agitazione
sui resti della mia giovinezza
presso il colle dei ricordi
sopra le migliaia di ore perse nella nebbia
nei labirinti di notti lontane
fu un giorno vacuo. Fu strano
che le ore pigre suonassero e calcolassero i miei momenti
non era un giorno della mia vita
era piuttosto un’indagine orrenda
del resto dei maledetti ricordi che strappai
insieme al bicchiere che ruppi
presso la tomba della mia speranza morta, dietro gli anni
dietro il mio essere
fu un giorno vacuo .. fino all’arrivo della sera
le ore passarono in uno stato di semipianto
tutte quante fino a sera
quando la sua voce svegliò il mio udito
la sua dolce voce che persi
quando la tenebra cinse l’orribile orizzonte
e si cancellarono i resti del mio dolore, e anche i miei peccati
e si cancellò la voce di Habibi
la mano del tramonto portò via i suoi echi
in un posto nascosto agli occhi del cuore
sparì e non rimase nulla se non il ricordo e il mio amore
e l’eco di un giorno estraneo
come il mio pallore
e fu vano supplicarlo di ridarmi indietro la voce di Habibi

_______

1) Il mio amato

 nazik al malaika

 

Nazik al-Mala’ika

نازك الملائكة

(Baghdad, 23 agosto 1922 – Il Cairo, 20 giugno 2007)

Nazik al-Mala’ika è considerata una delle poetesse più influenti della poesia irachena contemporanea, anche per la sua scelta di utilizzare un verso libero dalla tradizione metrica (taf’ila poetry) a partire dagli anni ’50 dello scorso secolo. I parametri della nuova possibilità espressiva furono teorizzati nella sua  seconda raccolta di poesie, Fragments and Dust (Shazaya wa Ramad). Nata il 23 agosto 1923 a Baghdad, Malaika frequentò il College of Art. Sua madre era anch’ella una poetessa, suo padre un insegnante. Grazie alla sua buona conoscenza delle lingue,  vinse una borsa di studio a Princeton. Negli Usa si laureò in Letterature comparate all’Università del Wiscounsin. Dopo gli studi nordamericani, la poeta ritornò in Iraq, dove risedette fine al 1970, trasferendosi prima in Kuwait poi  al Cairo, dove morì all’età di ottantatré anni, malata di Parkinson. Con il marito Abdel-Hadi Mahbouba contribuì a fondare l’Università di Basra, nel sud dell’Iraq. Durante la sua vita pubblicò raccolte di poesie, racconti, saggi di critica letteraria. La condizione femminile delle donne arabe era il tema ricorrente di molti suoi lavori. In una delle sue poesie più famose Orazione funebre per una donna insignificante (Lament of a Worthless woman) si racconta la storia di una donna uccisa per un delitto d’onore.

Due autori in translation (e forse poesia vs semiotica)

foto di michael page
foto di michael page

Le linee guide sulla traduzione poetica sono oggetti\soggetti di indagini critiche non riducibili ad una manualistica universale, da qui forse il fascino ininterrotto della discussione. Si compone, si danno alternative, si discompone, si ricerca, si lascia un sentiero o si creano strade maestre. Ad esempio, quando Emilio Mattioli scrive la prefazione al libro dedicato alla traduzione integrale del lavoro di Henri Meschonnic, Un colpo alla Bibbia, spiega che il metodo del linguista francese è un metodo nuovo ed originale, e forse per questo il poeta d’Oltralpe non ha  – fino ad allora – avuto una traduzione integrale nella nostra lingua. “Meschonnic – scrive Mattioli – è uno dei critici più implacabili della cultura contemporanea. In particolare, da molti anni egli conduce un accanito combattimento contro la semiotica a favore della poesia. Il ritmo contro il segno. Non si tratta del ritmo della metrica, inteso come alternanza di brevi e di lunghe. Il ritmo è per Meschonnic l’organizzazione del soggetto come discorso nel e attraverso il suo discorso” . Attraversando la riva, come si pongono i traduttori di madrelingua diversa da quella italiana quando affrontano la complessità della traduzione di un nostro autore contemporaneo? Ho preso due esempi diversi, tutti e due abbastanza recenti (senza altra pretesa se non quella che)  da poter legger e confrontare degli autori nel ritmo di un altro lemma, e dare atto al gran lavoro dei traduttori poetici.

LUCIANO ERBA TRADOTTO DA ANN SNODGRASS

Ann Snodgrass traduce Luciano Erba nel  2003. Il libro L’Ippopotamo diventa The Hippopotamus, stampato in Canada e distribuito in America Settentrionale e in Inghilterra. L’autrice della traduzione è una poetessa americana che diviene dapprima la traduttrice di Vittorio Sereni e successivamente pone a tradurre Luciano Erba e Antonella Anedda. Per il suo lavoro ha vinto nel 2005 il premio Raiziss\de Palchi che l’Accademia dei Poeti americani riserva a questo importante genere culturale. Il premio ha permesso alla Snodgrass di soggiornare a Roma per due mesi, ospite dell’Accademia Americana a Roma. Attualmente Ann Snodgrass insegna al prestigioso MIT di Cambrigde, nel Massachusetts.

Luciano Erba
Luciano Erba

 

SE MAI

Se mai ti ricorderò come una madonna senese

tu così bruna, poco ovale, molto illirica

sarò che a volte, nel segreto degli occhi

passò una luce di immensa dolcezza

e tanto bastò perché apparisse un ciel d’oro

di pietà, di letizia sulla selva dei tuoi capelli.

IF I EVER

If I ever remember you as a Sienese madonna

you so auburn, almost oval, deeply illiryan

it will be because at time in the secret of your eyes

the great sweetness of a light passed

and the was enough to ignite a sky made gold

by the compassion and joy surrounding the wilderness of your hair.

GRAFOLOGIA DI UN ADDIO

Questo azzurro di luglio senza te

è attraversato da troppi neri rondoni

che hanno un colore di antenne

e il taglio, il guizzo della tua scrittura.

Si va dal “caro” alla firma

dal cielo alla terra

dalla prima all’ultima riga

dai tetti alle nuvole.

STRETCH OF A FAREWELL

The gentian blue of this July without you

is crossed by too many black swifts

the color of aerials

with the style, the dart, of you handwriting.

It goes from the “dear” to you signature,

from the sky to the earth,

from the first line to the last,

from the rooftops to the clouds.

CASA NUOVA

Vi si incrociano strade

che vengono da lontano

e non si da dove vanno.

La mia spada aveva un nome nuovissimo

ho dato un tal colpo

che è entrata a metà della grande radice

spianata a forma di tavolino

con cui l’architetto aveva arredato il soggiorno

gli architetti si sa

ma la spada non è più riuscita.

Lettore di neve fradicia

sia chiaro che questa spada non è un simbolo

di quello che credi

ti ripeto, aveva un altro nome,

un vecchissimo nome.

NEW HOUSE

The streets coming from far off

cross each other

so you can’t tell where they’re going.

My sword had a very new name

I struck such a blow

that it went halfway into a large root

flattened to make it a table

the architect had used to furnish my living room.

We all know how architect are

but the sword never came out.

Reader of rubbish

it should be clear this sword is not a symbol

of that which you believe.

It had another name, I tell you,

a very, very old name.

VITTORIO SERENI TRADOTTO DA PETER ROBINSON E MARCUS PERRYMAN

Vittorio Sereni è stato tradotto più volte in lingue inglese. Anche grazie all’attività degli Istituti Italiani di Cultura americani, come recita l’antologica a lui dedicata nel 2006 dalle edizioni dell’Università di Chicago, negli Usa. I traduttori dell’antologia The Selected Poetry and Prose of Vittorio Sereni, sono Peter Robinson e Marcus Perryman.

Peter Robinson, nato a Salford (UK) è un docente di letteratura inglese e americana a Berkshire; ha pubblicato più di trenta libri fra poesia, traduzioni e critica letteraria. Nel 2006 cura una selezione antologia delle poesie di Luciano Erba (The Greener Meadow: Selected Poems of Luciano Erba).

Marcus Perryman è un consulente culturale e traduttore freelance.  Nato a Thurmaston (UK) vive da anni nel nostro Paese.  Ha fra le sue recenti pubblicazioni la cura e la traduzione di due lavori di Adriano Banchieri. Insieme a Peter Robinsons ha tradotto e pubblicato vari poeti italiani, Giuseppe Ungaretti, Franco Fortini e Maurizio Cucchi.

Vittorio Sereni
Vittorio Sereni

IN ME IL TUO RICORDO

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

YOUR MEMORY IN ME

Your memory in me is a solitary
whirring of pedal-bikes that go
peaceably where the height
of noon descends
to the more blazing sunset
amongst gates and houses
and wistful inclines
of windows reopened onto summer.
What’s left of me, only
a faraway wail of stream trains lingers,
of souls that are departing.

And light on the wind there you leave,
lose yourself in the evening.

UN RITORNO

Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema
ma pari più non gli era il mio respiro
e non era più un lago ma un attonito
specchio di me una lacuna del cuore.

A RETURN

On the lake the sails made a white and compact poem
but my breath was no longer equal to it
and it was no longer a lake but an astonished
mirror of me a lacuna of the heart.

LE CENERI

Che aspetto io qui girandomi per casa,
che s’alzi un qualche vento
di novità a muovermi la penna
e m’apra una speranza.

Nasce invece una pena senza pianto
né oggetto, che una luce
per sé di verità da sé presume
– e appena è un bianco giorno e mite di fine inverno.

Che spero io più smarrito tra le cose.
Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia,
la gioia quando c’è basta a sé sola.

THE ASHES

What am I waiting for turning round the house,
for some breath of fresh air
to lift then set my pen in motion
and open me up to a hope?

Instead a pain without lament
or object’s born, which a light
of truth in itself from itself presumes
—and it’s barely a mild white day at winter’s end.

What do I hope for more lost among things.
Too much ash scatters boredom round itself,
joy when it’s here in itself is enough.