L’ingombro alla libreria delle Donne di Bologna

Nel pomeriggio di venerdì 28 aprile, nell’ambito della rassegna di poesia “HER KIND”, organizzata dalla Libreria delle Donne di Bologna, Le Voci della Luna presentano la raccolta vincitrice della XXII edizione del premio di poesia Renato Giorgi – anno 2016:

“L’ingombro” di Simonetta Sambiase

Dialogheranno con l’autrice
– Loredana Magazzeni
– Marinella Polidori
– Michela Turra
– Maria Luisa Vezzali

leggerà oltre l’autrice
Leila Falà

È finito il giorno di riposo, zoppico
arrotolo il voi, il noi, ci tiro una riga e rimbalzo
che sto scialando per vita piena
me l’ha scritto anche il dottore delle pillole per dormire
da quaggiù perennemente c’è infestazione di chiasso
ho bisogno di imparare a consegnarmi al fracasso
ai difetti, alla fiere occasionali, al mascara, ai saldi autunnali
vendo Melencolia fitta tutta scarnita con il bulino di Dürer
citazioni colte e l’insonnia che filtra tra i libri
segue una linea e una curva passa alla radio l’intera generazione
che sente solo vecchie canzoni, con tacchi di sughero o di zeppa
sotto le rughe

Simonetta (Met) Sambiase, impegnata nel mondo sindacale e nella politica delle donne, ha fondato a Reggio Emilia l’associazione culturale Exosphere PoesiArtEventi, con cui cura progetti poetici in collaborazione con PrimaveraDonna. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni e varie antologie. In rete, il suo blog è Il Golem Femmina. Con L’ingombro (prefazione di Maria Luisa Vezzali) ha vinto la XXII edizione del Premio nazionale di poesia Renato Giorgi.

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La parola è stagione incendiaria. Bologna in lettere in memoria di Jolanda Insana.

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da La Fabbrica Sfabbricata

E’ “satura di cartuscelle” l’Insana e le cartuscelle sono quelle carte che ingombrano le scrivanie meridionali degli scrittori o dei contabili;  sono le carte scritte in cui si viene sommersi senza riuscire a mettere ordine. Essere in mezzo a carte e cartuscelle è essere immersi in un mare di parole in cui per uscirne, per trovarne un ordine,  bisognerà concederle tempo e tempo. Non dovrai avere fretta per uscire fuori da loro e se l’avrai non troverai mai la via giusta:  ed è questo l’omaggio dovuto alla poesia di Jolanda Inasana, riconoscerle il tempo saturo di ogni sua poesia, ipnotizzante e respingente, la terza persona dialogante di un plurale singolare che ti incalza e ti lega ad ogni cesura, ad ogni paronomasia, ad ogni sillaba dura e cruda che lei ha portato in vita.

S. Sambiase

Levania. Un anno di critica e poesia nel numero quinto della rivista.

Al numero 290 della lunga strada del Duomo di Napoli, che  alle e nelle sue spalle porta il cuore del centro storico, martedì 13 viene presentato il numero cinque della rivista di poesia Levania. Nel nuovo numero, il lettore troverà scritti di Marco De Gemmis intorno a un importante taccuino di Mario Persico ed alle tavole del maestro,  le poesie di Italo Testa introdotte da Enza Silvestrini, di Yves Leclair, con traduzioni e testo di presentazione di René Corona. Testi di Michele Zaffarano commentati da Eugenio Lucrezi; di Anna Santoro accompagnati da Enzo Rega e di due giovani poeti, Lorenzo Pradel e Fabrizio Maria Spinelli, introdotti rispettivamente da Bruno Di Pietro e da Massimo Fusillo. Due conversazioni fra versi e prosa con Giusi Drago e Paola Nasti.   I versi della poeta Giovanna Marmo e le immagini dell’artista Roberto De Caro. Completano il numero le recensioni di Anna Maria Carpi su Anna Toscano, di Enzo Rega su Umberto Piersanti e su Clemente Napolitano, di Antonio Perrone su Francesca Medaglia, di Marisa Papa Ruggiero su Donatella Bisutti e su Lucia Stefanelli Cervelli, di Emmanuel Di Tommaso su Yari Bernasconi esu Brunella Bruschi, di Antonio Lotierzo su Victor Segalen e Ugo Piscopo, di Eugenio Lucrezi su Luigi Fontanella, di Lorenza Carannante su Monica Martinelli. 

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Poesia fra la via Emilia – Il Giorgi e il Tassoni 2016

Questo sabato due appuntamenti con premi prestigiosi di poesia nella lunga dorsale dell’Emilia da Sasso Marconi a Modena.

Il premio Renato Giorgi giunto alla sua ventiduesima edizione, apre alle ore 16 il lungo appuntamento con i poeti di Sasso e la sua premiazione.

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Verso Nord, a Modena, nello storico teatro San Carlo, sarà invece l’ora dell’undicesima edizione del Premio Alessandro Tassoni, a partire dalle ore 18.30.

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i link di riferimento

https://levocidellaluna.wordpress.com/
premi.giorgi@virgilio.it.

http://www.premioalessandrotassoni.it/
premioalessandrotassoni@bollettario.it

 

 

Tre poesie da Assorta la corda vira di Federica Galetto

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GLI ANNI

Tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Trenta snodi d’acciaio
in un bestiario di carta
in brossura
inseguendo cigni nel lago
a riemergere appena un passato
Gli anni invaghiti del tremore
le dure spinte al dosso
comunque e sempre
Un bacio sulla porta che deve
senza sperare mai
Dove sei andato
incollato cielo di ieri sul petto
un mormorare lesto d’ansia
la palpebra sola sul respiro
dove quella corsa al mio collo
nelle sere d’inverno
sul cuscino l’impronta di latte
Siamo vapore nel sole
tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Ancora mi cerchi nei passi
la mattina presto
mai esistiti sul parquet di iroko
che scalda la tua casa
mai sentiti davvero
sognati come nuvole che passano
E i fogli scritti di sentimento
le parole schiave
un furtivo chiederne ancora per saziarsi
mentendo al futuro
al passato
ciclico eterno ritorno senza
abitudini certe
solo amore scordato e riapparso
come ombre in un giardino d’ottobre
Negli anni
un fragile fiore è comparso
nel sottobosco fitto

C’ERANO LE ORE

C’erano le ore nello strepitio
stanco di una gioia
E le doglie di un parto a termine
che non superava la notte
Fra le cortine di polvere
si alzava la pena
di quando ancora un bollire
sottotono s’incantava per nulla
E ora le nubi s’apprestano a gonfiare
Oltre le rose del giardino si sente
un lamento
che il vento domina
Il braccio alzato contro il sole
Denti d’oro rilucono e non mordono
Le bocche si schiudono per un sibilo
laddove non esiste il decoro
e neppure lacrime da consumare

C’era un groviglio astuto che premeva
nel fondo
e poi ancora un cavillo addomesticato
che dormiva da anni
Eppure si sentiva l’aria giocare
che il futuro sbraitava tanto e forte
al suo passaggio
C’erano le ore nello strepitio
stanco di dolore
Aperte le stanze e volate via le foglie
sui muri non vi sono ora ombre a passeggio
Ma impronte
Che lascino esse solo deserto
Fioriscono cactus anormali
a forma di pietra
Elevata sui giorni
Fioriscono segni sulle crepe dritte
Senza sogni
Senza piedi e mani
Vuoti all’interno come scavate buche al passaggio.

DI FORZA IL DESIDERIO

Di forza il desiderio
macera l’intelletto
che nell’osso scarno
dell’ipotesi instabile
s’avverte
Illuse pose in illuse
notti sacrificano torti
mai lavati nelle lacrime
dissoltesi in sale
Rose la carne nel fiato acceso
che catturandolo lucciole
nel petto s’erge
austera e rigida
come giaccio eterno

(poesia presente ne “Il segreto delle fragole 2007”, Lietocolle)

altre poesie su
http://lastanzadinightingale.blogspot.it/

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Federica Galetto è nata a Torino, fa poesia, traduce, scrive racconti ed ha creato il blog La stanza di Nightingale.
E’ vicepresidente dell’associazione Exosphere ed oggi è il suo compleanno. Auguri da parte delle sue amiche coofondatrici, Met e Gabriella.

Sfarzosi indumenti di parole tese e Salomé donna valorosa. La poesia di Adeena Karasick

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SFARZOSI INDUMENTI DI PAROLE TESE
ADEENA KARASICK

Accedere alla parola di Adeena Karasick è un’esperienza quasi percussiva. La scrittura della poeta canadese vive in un’aggiunzione continua di ossimori e metafore innestate nel linguaggio di una cultura sospesa fra la massificazione culturale del quotidiano e le evocazioni di grandi passati sacri e pagani. Un lavoro poetico che sul foglio implode all’interno del sistema simbolico ed evocativo della parole e del soggetto. Che lo destruttura e lo richiama in echi di vortici e di personaggi e sfondi, dove la voce è possente ed è unica guida nel caos di (questo)  mondo che ingloba, graffia, disorienta, scorpora ed infine inghiotte ogni cosa, ogni sensazione, ogni sentimento tra l’inverosimile e il reale.
E’ una tecnica di surplus della parola e del personaggio che da identità ai suoi componimenti. Spoken word e inchiostro:  la voce è dappertutto energia, fra le pagine scritte, nelle rivisitazioni di immagini e di frame, perfino nei micro video dei cellulari: bisogna restare sintonizzati nel mondo e decifrarlo e ricomporlo, usandone tutti i frammenti, in un gioco continuo di rimandi di lingue sciolte da frontiere e linguaggi metrici, i cui attori vengono presi dalla comunicazione mass mediale come dalle alte pagine della  cultura storica fra Mediterraneo ed Occidente. Il soggetto è icona e viene usata come indagine;  un’architettura interpretativa di extratesto e di gioco lessico (“ABBA is rethinking their scansion” e il gruppo musicale pop svedese è passato alla più classica delle formule stilnoviane) . Icone sono Salomé e Calypso che invitano e imbrigliano con una “lingua stuzzicata da sfrontati pasti\territorio di appannato slang catapultato\nell’errore scritto\ compare ”. Icone sono Iehôhānān, Ioannes Baptista, Johnny Angel, Johnny be Good , sempre lo stesso uomo in cui “immergersi, e può essere peccato” o il distratto Ulisse che sta ascoltando la canzone delle Sirene su Spotify. L’imperativo è spesso il modo preferito. La poeta lo usa come verbo diretto dei pensieri e delle azioni (e per certa filosofia i pensieri sono azioni ), chiasmi e paronomasie, eros e isteria, sacro e ironia, e su tutti loro la voce è femmina e ammaliante e non ferma mai il proprio canto. Un’altra via dell’ispirazione è l’indagine sui testi del sacro ebraico. La poesia può confrontarsi con il mistero del sacro e darne un nuovo segno di riconoscimento . La Bibbia, la Kabbalah, per la Karasick sono distanze da slegare, fra labirinti incantati e fari che attraversano le passioni, le grandezze e le cadute dei propri quotidiani, così simili al mito, così difficili da decifrarsi, così necessariamente destrutturabili con il suo linguaggio per tracce e flussi. Ne “La Danza dei sette” il numero sette da immediato riconoscimento di sacralità con l’elenco dei suoi significanti mistici, eppure è nella danza di Salomè che esso viene chiamato a mostrarsi in un’esposizione carica di equivalenze del reale . I “Trentatre nomi di Dio “della Yourcenar erano nella superficie della crosta terrestre, erano essoterici ,”La danza del sette” è esoterica, nascosta nelle cose. Non ci sono vie facili e la parola non offre consolazione ma investe con i sensi e la mente. “Vieni e mitizzami\Mio libro\Esagerata baraonda”. Non c’è via di consolazione ma un legame magnetico ed erotico, un tumulto “emporio” che fa di ogni poesia polifonia e azzardo.

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SALOME’ DONNA VALOROSA

Il lavoro di “Salomè Donna valorosa” è stato presentato al Tribeca Festiva di New York ed è ora in itinere. Non è la prima volta che la tradizione biblica viene attraversata dalla poesia femminile. Si ricordi ad esempio che Else Lasker-Schüler, nelle sue “Ballate ebraiche” del 1913, dedica uno dei suoi più alti componimenti alla moabita Ruth (“C’è un angelo alla fonte\della mia patria: canta\il canto del mio amore\la canzone di Ruth”) .Ritornando al personaggio di Salomè, esso ha avuto una buona fortuna critica a partire però solo da metà Ottocento. Vale la pena ricordare che la figura di Salomè è una voce minore nel racconto evangelico, appena abbozzata nei racconti di Matteo e Marco, dove non ne viene nemmeno svelato il suo nome. Di lei si apprende che è la giovane figlia di Erodiade, quest’ultima bersaglio delle invettive del profeta Giovanni Battista per la sua condotta licenziosa e il suo matrimonio quasi incestuoso con Erode Antipa, figlio del suo primo marito. La giovane Salomè danza davanti ad Erode e questo vuole compensarne la bravura.  La ragazza chiede allora consiglio alla madre che senza esitare si fa consegnare la testa di colui che sta buttando parole di fuoco su di lei presso il popolo. Da sottolineare che nel testo sacro non c’è nemmeno traccia del tipo di danza che eseguiva la giovinetta. Ma: “Attraverso i secoli, la figura di questa danzatrice adolescente, uno strumento innocente nelle mani di sua madre Erodias, subisce una graduale trasformazione verso una figura di innocenza perduta che si estende fino all’essere la responsabile della morte del Battista. Inoltre, il più disturbante aspetto della storia dal Vangelo alle sue successive versioni, è il potere seduttivo della danza. Forse è una delle arti più antiche, espressione di armonia e vitalità fra l’Uomo e il Cosmo nell’antichità pagana, espressione di peccato in quella cristiana”(AA.VV Depicting Desire. Gender, Sexuality and the Family in Nineteenth Century Europe, 2005).
Salomé arriva fino al Medio Evo, quando nella popolare celebrazione della festa di san Giovanni Battista, si arricchisce la storia biblica con nuovi elementi, così da esaltare la figura del profeta inventando terribili punizioni per la peccatrice. Fino al ‘Seicento, nelle arti visive, la figura di Salomè è associata alla testa del Battista decapitato. Le decollazioni sono molto frequenti nell’iconografia italiana dove, oltre Salomè e Giovanni, non si contano le Giuditte che mostrano la testa del loro Oloferne. C’è chi ha visto un simbolo di castrazione nella decollazione di questo o quel personaggio, lo teniamo in mente per una possibile interpretazione psicanalitica. Andando oltre, si arriva al 1841. In un poemetto satirico in quartine, lo scrittore tedesco Heinrich Heine,” Atta Troll”,fa riapparire Salomè indicandola come incarnazione pre-decadente di famme fatale. “Una trasformazione notevole: non è più l’evangelica fanciulla docile vittima dell’intraprendente Erodiade ma addirittura una Salomè, nel nome e nella sostanza, e vi si introduce anche la passione d’amore fra la danzatrice e il Battista, forse per l’esigenza di fondere la qualità delle due figure femminili”(Nicoletta Campanella, Salomè. Quel che resta di una principessa, 2001).
Dalla fortuna di questo testo comincia la trasformazione simbolica della Salomè contemporanea. Vari letterati e artisti visivi mettono mano al mito e aggiungono nuovi elementi. Gustave Flubert (Herodias, 1877) “Introduce la mitica Salomè decadente, emblema di bellezza femminile dannata, lasciva e terrificante ancella di Eros e Thanatos. Gustave Moreau produce una serie pittorica pervasa da un orientalismo denso fino all’eccesso di decorativismo simbolico. Oscar Wilde nel 1893 la trasforma in un’icona scandalo, la Virago, l’aspetto oscuro e sanguinoso che per tradizione (questa nuova) Salomè ispira, la Ninfa, la Virago” (Eleonora Bairati, Salomé immagini di un mito). Da Wilde in poi Salomè è ormai scandalo nello scandalo, peccato e lussuria, eccetera eccetera. Meno citata in letteratura nell’età post-moderna, è invece più presente nelle rappresentazioni teatrali, con testi che però non si discostano molto dalle presentazioni del passato.
La Salomè di Karasick non è una giovane oscura, è una donna valorosa. E’ raffinata, ha vissuto molta vita e non vuole lasciare condurre il gioco, o meglio la danza, a nessun altro che non sia lei. Come\Come with me\come crowded\Come holy\ (Vieni\Vieni con me\Vieni a folla\ Vieni santo) Le anafore che aprono la lunga canzone di Salomè pulsano di vita, sono intessute di eros e continueranno il loro cammino nella vertiginosa scrittura della poeta canadese, che trasforma la storia in una visione femminista “una prospettiva ebraica e tradotta della sua storia non solo come un racconto di violenza e desidero ma come un capro espiatorio e le nostre preoccupazioni contemporanee sull’erotismo e sulle trasgressioni estetiche, che occupano uno spazio fra l’estraneità e il desiderio” (Adeena Karasick). Quando Salomé incontra il suo Iokhanan gli chiede di non abbassare lo sguardo “Guardami, ti ho baciato la bocca, oh Iokhanan, ho baciato il tuo mito. E sulle tue labbra, il sapore dell’audacia, il sapore dell’amore, l’amore dicono, come merletto disseminato. Ho baciato il tuo mito”. Mai una sola parola silenziosa, mai un passo indietro. “Encore. Encore, Encore. Encore. Encore. D’accord”.

Simonetta Sambiase

*Adeena Karasick è attualmente in Emilia Romagna per un tour di conferenze e poesie. Traducono le sue poesie per le letture Pina Piccolo e Serena Piccoli.
La poeta sarà ospite mercoledì 29 giugno dall‘associazione Exosphere e dal circolo Arci Medardo Rosso di Montecavolo, in collaborazione con il blog culturale de La macchina sognante.

adeena karasick

ADEENA KARASICK

Adeena Karasick è poeta, teorica culturale e autrice di 7 libri di poesia e teoria poetica che
hanno ottenuto grandi elogi da parte della critica . Nata in Canada da una famiglia di emigrati
russi ebrei e residente a New York, è’ attualmente Professore di Teoria della Comunicazione e
dei Media alla Fordham University. La sua scrittura è stata definita “elettricità nella lingua”
capace di eseguire ”una fertilizzazione trasversale tra motti di spirito e conoscenza, teatro e
teoria”. La sua poetica è contraddistinta da un’estetica urbana, ebrea e femminista che sfida
costantemente le modalità normativa di significazione e confonde i confini tra cultura
popolare e discorso accademico. Karasick ha tenuto conferenze e performance in tutto il
mondo, partecipando a numerosissimi festival, simposi, e colloqui telepoetici. Pubblica
regolarmente articoli, recensioni, e dialoghi su poesia contemporanea, e teoria
poetica/culturale e semiotica. Ha prodotto videopoesie e registrazioni delle sue opere che
mettono in luce la radicalità della sua performance.
Vincitrice della MPS Mobile Aaward è conosciuta come “la poeta del cellulare” perché il suo
lavoro è disponibile su dispositivi mobili quali cellulari e smart-phones.
(traduzione di Pina Piccolo)

 

ALICE SCALZA – tre poesie al premio Il giardino di Babuk 2016

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Si è concluso ieri il premio letterario nazionale “Il giardino di Babuk”. Il sito culturale LaRecherche.it si è impegnato per il secondo anno a interrogarsi sulla poesia e sulla narrativa breve nazionale e i risultati del concorso, insieme ad una riflessione critica sullo “stato dell’arte” sono confluiti in un ebook libero e gratuito, come è consuetudine di questa prestigiosa rivista mediatica. L’indirizzo a cui accedere per scaricarlo
è  http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=200

La sesta classificata sono io, con una piccola raccolta dove l’inquieta leporis si avvia scalza verso la strada più paurosa  ai suoi passi, il riconoscimento dell’amore e dell’amato. Proprio fa fatica la lepre Alice a parlare d’amore, ma non deve essere la sola a provare spavento, la strada ha ciottoli lunghi e secchi “come solo certi uomini sanno raccontare”. Delle tre poesie ho scelto la prima, che è forse la più occlusiva delle tre, ma l’amore non ha vocali dolci (per Alice e per me).
E da questo mio piccolo posto pubblico, ringrazio (tutti e tutte) LaRecherche.it e lo faccio con il cuore.

da Alice Scalza
di Simonetta (Met) Sambiase

Primo movimento

Si è alzata la voce, e non si dorme.
Tutti saranno nei gesti dell’abituarsi
ed è questa la meraviglia
che voglia\ o non voglio\ nulla sarà più superfluo
o uguale a te che apri e riapri la terra
facendo un rumore che mi terremota
odore di buono dai cieli, stai tu nel rosa
come incroci di cicogne da mettermi addosso
abiti nuovi e innamorati con le scarpe più rumorose di carri pellegrini
lunghe e secche come solo certi uomini sanno raccontare
uguali né ad un albero né ad un compianto
chi ha bisogno di un tormento e della forza di correrci contro
nella e quella parte terribile del male di sciupare le cose e le consuetudini
cambierò ancora e semplicemente , ed infatti perdo
e mi disperdo
nella misura nuova del cuore e della strada.

 

 

Trovate le altre due qui:

il giardino di Babuk
http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=200