La parola è stagione incendiaria. Bologna in lettere in memoria di Jolanda Insana.

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da La Fabbrica Sfabbricata

E’ “satura di cartuscelle” l’Insana e le cartuscelle sono quelle carte che ingombrano le scrivanie meridionali degli scrittori o dei contabili;  sono le carte scritte in cui si viene sommersi senza riuscire a mettere ordine. Essere in mezzo a carte e cartuscelle è essere immersi in un mare di parole in cui per uscirne, per trovarne un ordine,  bisognerà concederle tempo e tempo. Non dovrai avere fretta per uscire fuori da loro e se l’avrai non troverai mai la via giusta:  ed è questo l’omaggio dovuto alla poesia di Jolanda Inasana, riconoscerle il tempo saturo di ogni sua poesia, ipnotizzante e respingente, la terza persona dialogante di un plurale singolare che ti incalza e ti lega ad ogni cesura, ad ogni paronomasia, ad ogni sillaba dura e cruda che lei ha portato in vita.

S. Sambiase

La patria e la concordia. Il due giugno e una poesia di Aurelia Petrucci

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Per la festa della Repubblica del due giugno non scegliamo una dedica di eroi bellici e di parate militari. Preferiamo una poesia di un’autrice senese del XVI secolo, Aurelia Petrucci, che compose un sonetto richiamando l’unità e l’armonia come valore di Patria.  Di questa autrice sono sopravvissute solo due poemi in forma completa, fra cui “Dove stà il tuo valor, Patria mia cara “, un lavoro di grande intelligenza e sagacia politica. La  Siena dei primi anni del 500 dove l’autrice nacque e visse parte della sua breve esistenza, era una città aperta alla partecipazione delle donne alla vita intellettuale (in un saggio dedicato ad Antonio Vignali si annota che la poeta era un’animatrice della vita culturale senese).  La letterata possedeva  una posizione di spicco data l’importanza politica della famiglia Petrucci, che la  conservò fino al 1555 quando la città perse la sua indipendenza da Firenze.  La poesia “Dove stà il tuo valor, Patria mia cara”  è un lamento per la propria città, dove sembrano regnare sofferenze e tumulti causate da continue discordie, mentre la poeta avverte che solo la concordia salverà tutti dal dolore”* .

 

AURELIA PETRUCCI

(1511-1542)

Dove stà il tuo valor, Patria mia cara;
Poichè il giogo servil misera scordi,
E solo nutri in sen pensier discordi
Prodiga del tuo mal, del bene avara?
All’ altrui spese, poco accorta impara,
Che fa la civil gara, e in te rimordi
gl’ animi falsi, e rei fatti, concordi
A tuo sol danno, e a servitute amara.
Fa de le membra sparse un corpo solo,
Ed un giusto voler sia legge a tutti,
Che allora io ti dirò di valor degna.
Così tem’ io, anzi vegg’ io, che in duolo
Vivrai misera ognor piena di lutti;
Che così avvien, dove discordia regna.

 

 

 

*citazione dal libro “Receptions of Antiquity, Constructions of Gender in European Art – 1300-1600”,
trad S. Sambiase