Blocchi di Dio nel deserto

 

narrow, sinai,

Se cercare Dio nel deserto del Sinai non è difficile adesso, dev’esser stato ancor più possibile nei millenni passati. E’ polvere rossa ogni pulviscono di terra che poggia sotto i piedi, le montagne sono né alte né basse e tutte hanno la perfezione di un geometrico ordine naturale equilaterale, e forse da questo sono nate le Piramidi non da altro. Nessuna isola d’acqua, al di là dei recinti per turisti formati dai grandi parchi naturali. E il vento oscilla  costante, non ti abbandona mai, come il dubbio galileiano per cui si subisce l’inquisizione (io amo il vento caldo, l’ostro che depenna dalle mie ossa l’umido padano). I sensi subiscono l’esatto contrario dell’atrofia nel deserto,  si ampliano e riscuotono quello che l’istinto reclama insolvente per tutta la vita consumista, la purezza dell’ascolto, la vita naturale, limpida ma deprivata dalla fortuna della vegetazione , per questo preziosa all’animale umano  che immagina di sopravvivere e trova qualcosa di inaspettato ad attenderlo.

Quando finalmente le guide stanno zitte, smettendo di raccontare come il governo egiziano abbia fatto questo o quello, e finiscono di spennare i viaggiatori con storie tagliafiato di poveri bambini beduini che finalmente ora vanno a scuola, ma voi comprate la paccottiglia se no il capo tribù che vi sta facendo il te non può comprare le provviste per la tribù di cento anime almeno, allora puoi diventare deserto, puoi attendere che ciascun terminale di materia vivente si impossessi di te, puro lui, pura tu. Il vento continua, il caldo dilata e tutt’intorno il colore della ruggine ad attendere i tuoi passi. Nessuno, hanno anche tolto gli scorpioni, pare. Hai voglia di cambiar nome, di farti chiamare penitente, pellegrina perfino samaritana perché il luogo ti assidera la mente e l’arsura ti necessita per vivere e compiere le risposte a domande che da decenni non ti facevi più. E finisci per ricordare le vecchie storie che sentivi in chiesa, e usare quell’aggettivo non è sacrilegio perché lo sommi con il volto di tua nonna che da sola, avrebbe potuto riscrivere uno o tutti e due Testamenti a memoria. Se Dio c’è allora è lì che riesco a farmi la domanda. E quando con un pulmino  – guidato da un autista che in un paese occidentale dovrebbe lavorare una vita intera per pagare le multe di tutte le infrazioni di tutti i codici della strada dalla pelle bianca –  dicevo e quando un vecchio pulmino ti porta ad attraversare delle gradi pietre squadrate che la guida spiega essere il nome di Dio ﷲ creato da un’artista nazionale, non hai tanto voglia di fare la foto ricordo quanto piuttosto di ricordare come si coniuga un’Ave Maria.

Meth.

porta-allah, sinai