La memoria di Berto

“Al tempo di Monaco ero a Parigi. Dovetti recarmi, per incontrare un amico, in un alberghetto della periferia. Mi accompagnava una signora francese. La mia “buona stella” mi fece entrare nella “hall” dell’albergo giusto nel momento che la radio trasmetteva il discordo di Hitler. Saltò fuori, di dietro il “comptoir”, la figlia della proprietaria: giovane alsaziana tedesca. Gridava invasata “Spricht Hitler, spricht Hitler. Mi volsi, per cogliere la reazione, alla mia accompagnatrice. Con mia sorpresa, la reazione non venne. Venne, in sua vece, un grazioso sorriso, col quale cercò di disarmare l’innamorata di Hitler, prima di chiederle, quasi con umiltà, se la persona della quale eravamo in cerca si trovava in quel momento “à la maison”. Lessi in quel sorriso che la linea Maginot era stata una grossa spesa inutile, che i “bocche” avrebbero agevolmente invasa la Francia, e trovati in essa molti volenterosi collaboratori. E decisi di tornare in Italia (da Cinque aneddoti con una morale, in Prose, Umberto Saba, 1964).

Quando Saba torna a Trieste, la vita sociale è nel pieno delle leggi razziali, a ridosso della guerra. La massa, quella “massa artificiale” era stata persuasa  e aveva, quindi, scelto; l’individualità si era liquefatta e coagulata in un’icona di sicurezza e certezza, e nel valore dell’unicocredo di questo partito aveva (parzialmente) rinnegato il valore Pensiero.

Questo è il punto zero dell’incredulità.

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/01/24/la-memoria-di-berto/

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