¿QUé ES LA VIDA? – a Parma

” ….ci hanno costruito scatole d’ossigeno per i nostri passi vicini,
per i nostri cuori gemelli,
per i nostri egoismi così semplici e infantili, così poco meschini.
I simboli mi sono scesi caldi dagli occhi e sono finiti nelle tele
che sostano dietro la retina, a cavallo del pensiero prima che sia parola. “

dal sito ufficiale di Eloisa Guidarelli

(c) Eloisa Guidarelli
(c) Eloisa Guidarelli

A Parma, sabato 21 novembre, si inaugura la mostra ¿Qué es la vida? dell’artista bolognese Eloisa Guidarelli. Le tele, acrilici  su faesite, sono esposte nelle spazio della Libreria Diario di bordo, in via santa Brigida, e resteranno in esposizione per un mese.

(c) Eloisa Guidarelli
(c) Eloisa Guidarelli

Alla serata d’apertura il progetto visivo sarà accompagnato dalle letture tratte dalle due antologie dedicate a Lampedusa,“Sotto il cielo di Lampedusa – Annegati da respingimento” (Rayuela 2014) e “Sotto il cielo di Lampedusa II – Nessun uomo è un’isola” (Rayuela 2015) , a cura del gruppo culturale multiVersi.  Abhram Tesfay del Movimento Eritrea Democratica porterà la sua testimonianza accanto ai poeti che leggeranno brani dai due lavori, che raccolgono testi provenienti da tutto il Paese e oltre.

eloisa guidarelli, parma, il golem femmina,
 
 

Tra i partecipanti alla lettura, Bartolomeo Bellanova, Benedetta Davalli, Gassid Mohammed, Pina Piccolo, Met Sambiase, Gaius Tsaamo.

 

12062712_970966246278600_1953164862_o

 

 

http://www.eloisaguidarelli.it/

http://www.lamacchinasognante.com/

1000 barche per il Mediterraneo

1000barche, il golem femmina, simonetta sambiase

Festival delle generazioni
Né vecchi, né giovani… cittadini accoglienti.

1000 barche per il Mediterraneo: una barca di carta, costruita con le nostre
mani, per ricordare coloro che sono morti attraversando il Mediterraneo per
raggiungere l’Europa.

Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni sono
3.279 le persone morte in mare nel 2014; più di 2.873 i morti o dispersi al
25 settembre 2015 (http://missingmigrants.iom.int/en).
Le nostre barche di carta in Piazza Maggiore, qui a Bologna, giacciono a
memoria, in segno di lutto ma anche di impegno , personale e sociale.
Perché queste tragedie non possono e non devono continuare.

Laboratorio costruzione barche di carta
venerdì 9 ottobre – sabato 10 ottobre
piazza del Nettuno
Stragi nel Mediterraneo:
a memoria e impegno
1000 BARCHE PER
IL MEDITERRANEO

Flash mob
sabato 10 ottobre, ore 18,30
piazza Maggiore

Né vecchi, né giovani, italiani di origine o d’adozione, insieme, come
cittadini accoglienti.
Il nostro impegno, l’impegno dell’Italia e dell’Europa,
deve andare verso:
– l’apertura di canali umanitari e vie d’accesso legali al territorio europeo,
per evitare i viaggi della morte e combattere gli scafisti;
– la sospensione del regolamento di Dublino, che impone ai migranti di fare
richiesta di asilo nel primo paese dell’Unione Europea nel quale arrivano,
e l’accelerazione del processo per un sistema europeo unico di asilo e
accoglienza, condiviso da tutti i Paesi membri;
– un sistema di accoglienza non legato all’emergenza, gestito per piccoli
gruppi e da soggetti competenti, che metta al centro la dignità delle
persone, con il coinvolgimento dei territori, procedure trasparenti e controlli
indipendenti;
– un grande piano di investimenti per posti di lavoro e servizi per
l’integrazione dei rifugiati nella società europea, che significa posti di
lavoro di qualità, sanità, alloggio e istruzione per tutti;
– la promozione di una cultura dell’incontro, che non teme le differenze,
ma le considera occasioni di reciproco arricchimento; che vede le città
come laboratori di cittadinanza, aperti a tutti coloro che si riconoscono in
uno spazio comune di diritti e doveri;
– interventi nella aree di guerra e crisi per trovare soluzioni di pace,
promuovendo concretamente processi di composizione dei conflitti e
transizioni democratiche;
– interventi di cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle zone
più povere, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici.
“Un’Europa che non sa accogliere, dare asilo, che non sa esprimere
umanità è un’Europa che ha già perso” (Annamaria Furlan)
Né vecchi, né giovani, italiani di origine o d’adozione, insieme, come
cittadini accoglienti.

Nessuno appartiene al cammino – Sessantaquattro anni di Convenzione sui profughi

(c) Pino Oliva
(c) Pino Oliva

Nessuno appartiene al cammino
tranne una tasca
riempita di foglie della notte

(Hoda Ablan)

 

 

Da sessantaquattro anni si ricorda la stipula della Convenzione sui profughi da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni unite,  la Giornata internazionale dei rifugiati.
E da poche settimane, è on line il rapporto finale del MIPEX, che misura annualmente le politiche d’integrazione dei migranti. Voluto dalla Commissione Europea con altri partner internazionali, il lavoro statistico è costituto da otto grandi domande che vanno a formare la carta d’identità delle politiche d’integrazione nei singoli stati del Continente.
I temi del rapporto sono questi:

Mobilità del lavoro, ricongiungimento familiare, educazione scolastica, diritto alla salute, partecipazione politica, diritto alla permanenza, diritto di cittadinanza, rimozioni delle discriminazioni.
Sottraendo le questione del ricongiungimento familiare e del diritto alla permanenza, le altre sei domande su cui si è interrogato il questionario di Mipex appaiono nell’evidenza come le fonti del diritto alla dignità del cittadino.  Le fondamenta su cui si costruiscono le democrazie (più o meno antiche e più o meno esercitate) dei Paesi osservati . Non c’è contrapposizione fra numeri e parole. Le stesse domande che il rapporto sullo stato dei migranti nel continente occidentale si pone, se le pongono anche gli indigeni al di là del tropico del Cancro. La differenza forse è nell’ascolto delle richieste e nella creazione di risposte positive ad esse, dove il migrante deve urlare per farsi ascoltare. E sulla carta, si disegnano colori differenti fra un confine nazionale ed un altro, non dissimili dallo stato dell’integrazione a quello del diritto. Mancano a queste domande quelle sull’accoglienza dei migranti e sulla costruzione di un nuovo modello di cittadinanza sociale e condivisa. Vedremo l’anno prossimo cosa ne scriveranno.

http://www.mipex.eu/

***

(c) Jacques De Tonnancour
(c) Jacques De Tonnancour

In un mosaico tutto personale, qualche tessera ne vorrei tirar fuori, partendo dai primi rifugiati di cui ho memoria.  Non li ho mai incontrati né io né mia nonna paterna che ci teneva tantissimo a loro, tanto da pregarli ogni santo giorno, e quindi i tre componenti della Sacra Famiglia, Gesù piccino, Maria la Madonna e San Giuseppe che attraversano la terra rossa di un deserto per rifugiarsi in Egitto sono nel primo ricordo che ho della parola “rifugio”.

VIAGGIAMMO…..

di Antigone  Kefala

Viaggiammo su vecchie navi
con piccoli cuori che marcivano,
cavalcammo su bestie enormi
insicuri.
Ricordando altri viaggi
e neri abissi
rallegrandoci ogni giorno del passato
di amici che vigilavano
di mobili vecchi di generazioni,
non più accompagnati dai delfini
giungemmo in acque straniere.

***

Un altro rifugio che ricordo, sempre raccontato e mai vissuto, è quello in cui mia nonna materna trascinava i suoi tre ultimi figli per salvarli dalle bombe che cadevano in maniera precisissima di caos sul centro storico e nei pressi del porto della sua città. Estendendo il concetto, mia madre, mia zia e mio zio erano rifugiati già da bambini. I primi profughi della mia famiglia invece, sono venuti fuori dal ramo più povero del solito, che si è stabilito nel sabaudo Piemonte, negli anni del Boooom, a seguito di vincite nei concorsi di varie pubbliche amministrazioni. Avendo avuto un così “caldo” benvenuto locale ( così mi raccontavano, così vi narro) non appena hanno potuto rimpatriare verso la casa avitica lo hanno fatto, tant’è che più nessun cognome a me familiare abita quei posti. Ma non so se questo può contare per respingimento verso i meridionali o per  scampata nostalgia, mi debbo informare meglio.

SPERANZA PER I RIFUGIATI

di Karen Press

puoi tornare indietro
puoi tornare indietro
disseppellire la cassa in giardino
disseppellire la cassa in cortile
disseppellire la cassa nel tuo cuore
disseppellire la cassa nel cuore del bambino

 
puoi tornare indietro
tirarti giù la veste
abbottonarti la camicia
asciugare il sangue
raschiarlo via

puoi tornare indietro
puoi tornare indietro
lavare le pareti
aggiustare la porta
ricordare il gradino nel buio
evitare il buio

puoi tornare indietro
puoi tornare indietro
disseppellire la cassa in giardino
disseppellire la cassa in cortile
disseppellire la cassa nel tuo cuore
disseppellire la cassa nel cuore del bambino

puoi tornare indietro
puoi tornare indietro
deporre gli scheletri nei loro letti
appendere gli anni all’aria
piantare semi, fare la guardia al pozzo
cancellare gli incubi, le tue impronte
chiudere a chiave la porta
lavorare sodo
rendere grazie a Dio

***

Attualmente, proprio in queste ore, ho chiesto a mia cognata notizie della sorella che da tre lustri vive in Francia, dove lavora e ha generato due bellissime bambine.  Non vorrei andarla a trovare (o cercare)  su degli scogli liguri riportata indietro perché difforme dagli sciovinismi d’Oltralpe. Purtroppo, la sua natura è ben mediterranea: ha dei bellissimi capelli neri, il naso niente affatto parigino e se ben ricordo ha pure la quarta di reggiseno, santa donna prosperosa. Speriamo che i francesi non se ne accorgano.

Met

L’onda che verrà- Gassid Mohammed

(c) Bjarne Melgaard
(c) Bjarne Melgaard

Chi muore in questo mare, muore due volte.
Una riflessione di Gassid Mohammed, su Carte Sensibili.

CARTESENSIBILI

ivonne tedeschi

ivonne tedeschi

.

Sono una persona che riflette molto, sono un “riflettore”. Sono una persona ossessionata e ossessiva. Ho l’ossessione di riflettere, non posso farne a meno. Ho l’ossessione di immaginare cose che … che sono sgradevoli alle perone comuni. Per questo tante persone mi evitano, non vogliono che le contagi con i miei sgradevoli pensieri. La gente è troppo impegnata, e quando ha un po’ di tempo libro mica si mette a tormentare la testa con riflessioni sgradevoli. Certo no, vuole riposarsi, vuole dormire, vuole vivere in santa pace. Allora io, persona sgradevole con riflessioni sgradevoli, mi trovo sempre a riflettere da solo.
A volte, per quanto penso e immagino cose … cose orrende, faccio fatica a respirare. Con ogni respiro immagino che dell’acqua salata mi stia per entrare in bocca e chiude le vie respiratorie, come se fossi nell’abisso del Mediterraneo. (Ma ho detto Mediterraneo?). No no, non…

View original post 685 altre parole

PASSAGGI – l’arte di Edwige Lombardo ai tempi di Lampedusa.

E’ una grande idea  che tra artisti ci sia sinergia e scambio di idee

soprattutto se si può diventare una comunità artistica.

(Vann Nath) 

Edvige Lombardo
Edvige Lombardo
Pray for peace, Vann Nath
Pray for peace, Vann Nath

Produrre arte di figura e di soggetto ancora realisticamente ancorata alla figurazione può portare con se sia la qualità dell’impegno verso la declinazione del reale \attuale  sia  il pericolo dell’inflazionistico vissuto visuale: è il talento dell’artista a rimodulare la visione e la lettura.  In ogni modo, la  qualità della scelta, del tessuto connettivo della produzione è unico. Ma alcuni talenti attraversano l’ampliamento del proprio personalismo e si pongono a servizio dell’immediato sentire collettivo. In parte, ogni persona è altro, ognuno può frazionare il proprio essere , “discendendosi” nella frammentazione degli altri, dal tu al noi, e nella scelta c’è già il sentire della figurazione, il segnale indicativo della partecipazione non solo dell’illustrazione del sociale, al di là della sterilità delle etichette e delle categorie che si incatenano all’Arte. Parte di questo mandato si ritrova nelle ultime opere di Edvige Lombardo, che saranno esposte da domani alla Rocca Malatestiana di Fano. L’artista, nata sulle sponde siciliane, in alcune sue opere in mostra ha scelto di fissare su tela lo spazio del dolore di Lampedusa, dedicando delle tele alle poesie dell’antologia Il Cielo di Lampedusa, fra il dolore degli scomparsi e degli approdati, che l’esistenza ha messo insieme nell’incredibilità di un viaggio disumano. Scrive Giovanna Gentilini nella prefazione alla mostra che “Edvige Lombardo si sente migrante – lei che viene dalla Sicilia a cui periodicamente ritorna – e spesso lo sradicamento della terra natia comporta insicurezza e solitudine. In questo si sente vicina, seppur privilegiata a quelle persone, uomini, donne, bambini che per gravi motivi sono costretti a lasciare la loro terra e affrontare pericolo per poter sperare in una vita migliore. Le tele dell’artista ci parlano di questo. nei volti e negli sguardi dei migranti (Naufragio a Lampedusa), nel volto della donna diviso da una linea di confine tra chiaro e scuro, luce ed ombra, l’artista dichiara senza veli, come solo l’arte può fare, il suo vissuto interiore, l’attesa e la malinconia, gli affetti familiar, la forza di chi non vuole arrendersi, decisa a governare la barca e a non lasciarsi travolgere dalle onde”. Il tessuto pittorico della Lombardo è denso. Sembra rimandare ad altri passaggi, ad altre esposizioni di dolore, come nelle tele di Vann Nath i volti sono fissi nello sguardo, i grigi e gli azzurri sono cupi, i colori seguono e contornano gesti e azioni degli uomini e delle donne, la vita oltre le persecuzioni non concede spazio alla gioia della vibrazione cromatica. Dove approderà l’arte non è terra sicura, trema come trema la terra dell’uomo.

il golem femmina

Modena terra d’Asilo – 2014, giornata mondiale del rifugiato

giorna mondiale del rifugiato

 

 

 

frammenti di voci dall’antologia Sotto il cielo di Lampedusa

…nei campi da mietere e sotto le pietre delle loro storie
hanno lasciato sillabe di fame
hanno lasciato le braccia e le gambe
hanno lasciato una bocca che non tace…

Fernanda Ferraresso

…per questa immobilità dei corpi
accogli madre delle acque il pianto
per questo nostro stare
fardelli senza nome inconsolati…

Fabia Ghenzovich

….e ho visto l’invisibile giro del mondo
la pioggia nei miraggi
il deserto e l’antica rosa dei mondi
che come vento mi attraversa
mi mischia e mi sottrae dalla superficie…

Simonetta  Met-h Sambiase

Modena Terra D'asilo1

Sotto il cielo di Lampedusa – Antologia

sotto il cielo di Lampedusa

http://www.ilgiocodeglispecchi.it/libri/scheda/sotto-il-cielo-di-lampedusa

Dalla prefazione di Erri de Luca: i versi di questa raccolta somigliano a onde, stanno in una corrente che accompagna. Mettersi è il verbo di chi deve andare allo sbaraglio di un’emigrazione: mettersi nel viaggio. E’ carovana, pista nel deserto, in mani di mercanti di persone. Sono i peggiori: di qualunque altra mercanzia avrebbero premura di custodia e consegna. Il corpo umano è diventato la più redditizia delle merci. Occupa poco spazio e pure se non sbarca, non arriva a destinazione, ha pagato lo stesso. Naufraga da invincibile. Non può essere fermata la spinta di chi ha smesso di aspettare. Ogni persona delle miriadi che si mettono nel viaggio, si stacca da un’oppressione e si sporge sul vuoto. Questi versi plurali, irregolari, non possono riempirlo, ma vogliono tenere compagnia alla vita sospesa dei viaggianti.

blu

da SOTTO IL CIELO DI LAMPEDUSA

QUASI AD ESSER NOMI

Il vento trasporta i nomi

li gira li spira

e ho visto l’invisibile giro del mondo

la pioggia nei miraggi

il deserto e l’antica rosa dei mondi

che come vento mi attraversa

mi mischia e mi sottrae dalla superficie

quasi ad essere un niente

un’altra in un altro.

 

2C3E7B0B3D2820A6CB030C3DFF11531C