Il silenzio è più silenzio – tre poesie di Sabina Spinella e due foto di Carmelo Di Giorgio

Cammino solitaria senza alcuna paura
Non possono derubarti di nulla quando hai il mare dentro.

(c) Carmelo Di Giorgio
(c) Carmelo Di Giorgio

da Via del ponte perso

Custodisco il cortile
di foglie marce e solitudine
non mi vesto di bianco
per non assomigliare alla neve

aspetto l’acqua bollire
per macchiarla di sfumature cannella
e respiro

vivendo pochissimo ma davvero

***
Ho il dolore nei capelli
attesa fra gli occhi
e febbre
che si fa strada

Forse un libro in arrivo
finalmente urticante
forse le parole di una donna-altra
col mio stesso sangue

forse un amore
che resta per sempre
solo sull’argine destro

riprenderò a sentire
sorridendo alla polvere
che oggi mi ruba la vita

carmelodigiorgio, il golemfemmina,

***
Di domenica
il silenzio è più silenzio
e me lo tengo
come voce nera di blues

fino all’ora del dovere.

Lei – anziana – attende
il mio arrivo
fra la collezione dei rosari.
E il sorriso che mi sembrava di fingere
diventa più vero
del suo dolore di parto.

Sabrina Spinella 

(c) Guido Vicari Editore

per gentile concessione dell’autrice.

La casa e l’edera – Una poesia di Eleonora Boschi e tre foto di Virna Danieli.

(c) Virna Danieli
(c) Virna Danieli

La casa e l’edera

Io sono una casa abbandonata
e fuori di me un cancello
che avverte “pericolo di crollo”
quindi forse per prudenza
nessuno bussa alla mia porta

(c) Virna Danieli
(c) Virna Danieli

Il mio dolore è come edera
e come edera mi soffoca
sulle mura spoglie si inerpica
e sull’intonaco colato ai lati di ogni finestra
come rimmel dagli occhi dopo la pioggia

Il mio dolore è rigoglioso
abbraccia forte le mie pareti stanche
rendendo la facciata verde brillante
come foglie di una pianta rampicante

(c) Virna Danieli
(c) Virna Danieli

Io sono una casa abbandonata
e dentro di me la decadenza
vuota, sporca, inospitale e fredda
ma dalla mia facciata non sembra
se sono bella è grazie alla mia edera.

ELEONORA BOSCHI

Una suite di apparenze – Una poesia di Mark Strand, tre foto di Carmelo Di Giorgio

(c) Carmelo Di Giorgio
(c) Carmelo Di Giorgio

 

UNA SUITE DI APPARENZE

In un altro tempo, vorremmo sapere che aspetto avesse la Terra

allora, e se le persone erano come noi adesso. In un altro tempo,

le testimonianze che ci hanno lasciato ci convinceranno che siamo immutati

 

e che ci troveremmo bene nel passato, non solo nel presente.

E ne saremo compiaciuti. Ma al di là di questo, quel che non si può

Vedere o spiegare sarà sempre altrove, sempre presunto,

 

invisibile anche sotto i segni – la bella superficie,

la conoscenza fuori del comune – che lo indicano. In un altro tempo,

quel che non si può vedere ci delineerà, e saremo indotti

 

a dire che il linguaggio è errore, e che con il rappresentarlo

si fa torto ad ogni cosa. Il sé, diremo, non può mai essere

visto con un travestimento, né mai esser visto senza.

Mark Strand 

 

da L’INIZIO DI UNA SEDIA

© Donzelli editore.

(c) Carmelo di Giorgio
(c) Carmelo di Giorgio
(c) Carmelo Di Giorgio
(c) Carmelo Di Giorgio