La parola è stagione incendiaria. Bologna in lettere in memoria di Jolanda Insana.

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da La Fabbrica Sfabbricata

E’ “satura di cartuscelle” l’Insana e le cartuscelle sono quelle carte che ingombrano le scrivanie meridionali degli scrittori o dei contabili;  sono le carte scritte in cui si viene sommersi senza riuscire a mettere ordine. Essere in mezzo a carte e cartuscelle è essere immersi in un mare di parole in cui per uscirne, per trovarne un ordine,  bisognerà concederle tempo e tempo. Non dovrai avere fretta per uscire fuori da loro e se l’avrai non troverai mai la via giusta:  ed è questo l’omaggio dovuto alla poesia di Jolanda Inasana, riconoscerle il tempo saturo di ogni sua poesia, ipnotizzante e respingente, la terza persona dialogante di un plurale singolare che ti incalza e ti lega ad ogni cesura, ad ogni paronomasia, ad ogni sillaba dura e cruda che lei ha portato in vita.

S. Sambiase

Tre poesie da Assorta la corda vira di Federica Galetto

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GLI ANNI

Tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Trenta snodi d’acciaio
in un bestiario di carta
in brossura
inseguendo cigni nel lago
a riemergere appena un passato
Gli anni invaghiti del tremore
le dure spinte al dosso
comunque e sempre
Un bacio sulla porta che deve
senza sperare mai
Dove sei andato
incollato cielo di ieri sul petto
un mormorare lesto d’ansia
la palpebra sola sul respiro
dove quella corsa al mio collo
nelle sere d’inverno
sul cuscino l’impronta di latte
Siamo vapore nel sole
tu
che hai fatto il giro di boa
che da quindici sono trenta
Gli anni
Ancora mi cerchi nei passi
la mattina presto
mai esistiti sul parquet di iroko
che scalda la tua casa
mai sentiti davvero
sognati come nuvole che passano
E i fogli scritti di sentimento
le parole schiave
un furtivo chiederne ancora per saziarsi
mentendo al futuro
al passato
ciclico eterno ritorno senza
abitudini certe
solo amore scordato e riapparso
come ombre in un giardino d’ottobre
Negli anni
un fragile fiore è comparso
nel sottobosco fitto

C’ERANO LE ORE

C’erano le ore nello strepitio
stanco di una gioia
E le doglie di un parto a termine
che non superava la notte
Fra le cortine di polvere
si alzava la pena
di quando ancora un bollire
sottotono s’incantava per nulla
E ora le nubi s’apprestano a gonfiare
Oltre le rose del giardino si sente
un lamento
che il vento domina
Il braccio alzato contro il sole
Denti d’oro rilucono e non mordono
Le bocche si schiudono per un sibilo
laddove non esiste il decoro
e neppure lacrime da consumare

C’era un groviglio astuto che premeva
nel fondo
e poi ancora un cavillo addomesticato
che dormiva da anni
Eppure si sentiva l’aria giocare
che il futuro sbraitava tanto e forte
al suo passaggio
C’erano le ore nello strepitio
stanco di dolore
Aperte le stanze e volate via le foglie
sui muri non vi sono ora ombre a passeggio
Ma impronte
Che lascino esse solo deserto
Fioriscono cactus anormali
a forma di pietra
Elevata sui giorni
Fioriscono segni sulle crepe dritte
Senza sogni
Senza piedi e mani
Vuoti all’interno come scavate buche al passaggio.

DI FORZA IL DESIDERIO

Di forza il desiderio
macera l’intelletto
che nell’osso scarno
dell’ipotesi instabile
s’avverte
Illuse pose in illuse
notti sacrificano torti
mai lavati nelle lacrime
dissoltesi in sale
Rose la carne nel fiato acceso
che catturandolo lucciole
nel petto s’erge
austera e rigida
come giaccio eterno

(poesia presente ne “Il segreto delle fragole 2007”, Lietocolle)

altre poesie su
http://lastanzadinightingale.blogspot.it/

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Federica Galetto è nata a Torino, fa poesia, traduce, scrive racconti ed ha creato il blog La stanza di Nightingale.
E’ vicepresidente dell’associazione Exosphere ed oggi è il suo compleanno. Auguri da parte delle sue amiche coofondatrici, Met e Gabriella.

I nostri desideri. La notte di san Lorenzo per Setteversi.

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Guardano in alto, nel vuoto, nella luce
fra gli spazi interstellari.
Lei è davanti a loro…
(Dario Bellezza)

Le scie delle Persidi portano lontano i nostri desideri

Dalla pagina di Setteversi la proposta di lasciare desideri o pensieri desiderosi o altre virtù desideranti per la notte delle stelle cadenti. Che quest’anno sarà meravigliosamente splendente e ricca di scie, almeno secondo gli astronomi che assicurano una cascata di stelle particolarmente spettacolare. Infatti la Luna sarà presto buia lasciando così campo libero al buio della notte e Giove, nel cui spazio gravitazionale si concentrano una parte delle polveri cosmiche, darà una “spinta” allo sciame. La direzione dei nostri sguardi e desideri è la seconda stella a destra.. no, scherziamo! La direzione è Nord-Est, verso le Pleaidi, l’ora è le ventidue fino a che non si trovi la prima luce da catturare con la fantasia. Dal GolemF. il passaggio di tutti i desideri lasciati sulla pagina di Setteversi e l’augurio che si possano avverare nella luce buona delle stelle. Buona notte di San Lorenzo a tutte\tutti noi.

(c) Alfredo Arreguir
(c) Alfredo Arreguir

 

Le Stelle e Desideri di Rosaria Scarambone
Quale stella mi chiedi?
Quale io potrò donarti?
Scegli pure
nell’intero firmamento . . .
non una sola stella
è pronta per Te!
Basta che tu sappia abbracciarle.

Un megagalattico alzheimer per l’America affinchè dimentichi chi è e ricominci tutto da capo
Il desiderio di Rosa De Cesare

La notte dell’amore sono i versi dei desideri di  Giorgio Moio

quando alzerò gli occhi nel luccichio del cielo
nella penombra dei miei pensieri assorti
scovando la meraviglia di una stella cadente
vorrei che prendesse una sola direzione
dritta dritta nei tuoi occhi stanchi
per illuminare come fari nella notte
l’ora di un amore che altro non attende

(2 agosto 2016)

(c) Anna Serrato
(c) Anna Serrato

Poetico anche il desiderio di Anna Serrato
“Desidero poter desiderare ancora..”

Michela Arcaro desidera…..
Vorrei tornare ad essere serena e a vivere la mia vita.

 

Ancora versi e tutti al femminile per la notte delle stelle e dei desideri:

Attenta ai desideri di Anna Fresu

“Attenta ai desideri”, mi hanno detto.
Così ho imparato a desiderare
Solo ciò che è possibile,
Ciò che posso creare o risvegliare
Con le mie mani insieme con la mente.
Desidero l’abbraccio ed il sorriso
Che io per prima saprò regalare.
Desidero la pace, l’armonia
Perché so che si può
Se stiamo insieme.
Desidero la speranza che non muore
Desidero la gioia del ritorno
Perché altrimenti
Non sarei mai partita.
Desidero la certezza del ricordo
Perché nel cuore ho lasciato lo spazio.

Desidero un giorno con raggi di sole
Perché ho imparato ad amare

Anche la pioggia.

(A.F.)

Le stelle di Francesca Scarfone
Le stelle sono tante, milioni di milioni.. come i desideri..che bella cosa sperare, che bello pensare che esista un legame, un fil rouge che tiene insieme stelline cadenti e desideri incombementi…e allora, come quando ero piccerella alle mie stelline chiedo di realizzare il mio sogno, di permettermi di avere il tanto sognato lavoro a tempo indeterminato, possibilmente a scuola, con i miei ragazzi, a perdermi tra Platone e l’esistenzialismo..certo, ne avrei uno più grande, un bacio della mia mamma..stelline care..sogni belli…

Desideri di sempre
di Grazia Fresu
A volte i desideri mi si incamminano
sulle nuvole sfilacciate del primo mattino
o nel meriggio tra i raggi di sole
entrati dalle persiane socchiuse,
di notte a letto con la luna
sono carezze tra le lenzuola,
le pagine del libro scivolato piano
sul tappeto azzurro, un sussulto appena
alla soglia del sonno,
i desideri di sempre o uno nuovo
lancinante improvviso,
il desiderio del mare in questo deserto
che mi avvolge, il salmastro scavare
tra i graniti di un’onda lenta che non riposa,
un desiderio d’isola di porto di corse
sulle dune come nell’infanzia,
avere una casa sulla scogliera
per scrivere in solitudine,
per ascoltare il vento sollevare l’acqua
tra i canali in riccioli di spuma rosata,
per allineare le memorie e farne
cibo dell’anima culla delle emozioni,
poter parlare ancora con mia madre
nelle sere dove si annidano
serpenti inquieti nel cuore
e solo la sua voce potrebbe come allora
regalarmi parole di saggia bellezza,
i desideri di sempre, ancora pagine
allineate a raccontare la vita e poesie
per tenere stretta la bellezza e il senso,
passeggiare con l’amica del cuore, cancellarle
la sofferenza dagli occhi, sperare che si salvi
il sorriso dal fiume dei suoi tormenti,
frenare la deriva del corpo che duole
vincere la fatica di certi giorni bui
accettare il vuoto che a volte bussa alla porta,
desiderio di te amore mio che mi accompagni
nel tempo con le tue braccia ostinate
senza reticenze senza dolorosi abbandoni,
desiderio di averti sempre come ora
e poi di colpo il desiderio di un viaggio
mai fatto, l’Antartide, New York,
l’isola di Pasqua,
tornare dopo mesi inaspettata,
coi capelli spettinati allegria e borse colorate
e trovarli tutti a tavola,
i vecchi che non ci sono più coi loro ricordi,
i ragazzi con vite finalmente risolte
…e nessuno che ha più bisogno di me.

Fabia Ghenzovich
Da bambina ricordo
un arabesco per caso sul soffitto
o forse l’ombra di un drago
con la meraviglia e il timore
negli occhi aperti a stella
su sette desideri
per sette versi

 

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Caterina Franchetta ne ha due di poesie da lanciare tra le stelle cadenti
Stella, desire
luce dei miei varchi,
tendimi la mano!
Ti seguirò docilmente
fino al limite amica:
chiaro divenire
sarà riconoscermi.

ed ancora

Quando sono sveglia il mio giorno se ne va convenzionale
ma quando dormo mi meraviglio nel sogno al punto tale
da desiderare tanto di seguitare a dormire per sognare
e quando mi risveglio vorrei tanto riaddormentarmi
con la speranza di sognare ancora
e meravigliandomi in quelle meraviglie
sognare, provare e riprovare sognando.

 

Niente che già non sia
di Cristina Bove
Nell’apparire come di cristallo
intermittenza di perseidi _si veglia
custodi delle impronte luminose
nel desiderio che ci sia gentile
il mondo.
In procinto di andare
quale respiro e suono del divino
sperare che si cada come stelle
noi faville
che dentro un corpo opaco
traversiamo la notte
sogni d’eternità bagagli a mano
_l’ignoto dentro e fuori_
ed il pensiero
prova provata d’esistenza ma
d’infiniti ritorni
ridotti all’essenziale
svegliarci all’improvviso
in una scintillanza d’universo

Federica Galetto e la stella che non parla
c’è una stella che non parla
solo riluce muta
c’è silenzio nel frastuono
ma una lucciola risale
la conca d’oro del firmamento
ritaglia pura un cerchio
e dentro le cose del destino
danzano come libellule d’estate
In un solo istante un guizzo
illumina il cielo buio
mostrando visioni e promesse
nella fornace della fatica.

Leila Falà
Ritrovare se stessi, ritrovare l’altro
colmare la cavità gassosa
che ci toglie fiato e sguardo
ricacciare nel gorgo del mai
chi vive per crearci sofferenza
e li dimenticarsene.
Trovare lo spazio della levità.

Ci siamo quasi… (ci informa Laura Chiarina ed ha ragione)

il cielo coperto, gonfio farà solo immaginare…

 Ho tra le mani veli stracciati di sette cieli. Soffia amore su ognuno la tua musica. Lenta la tua danza mi conduca dove vita langue: oltre i sette sipari lì, è precipitar di stelle.

 

E quelli tutti maschili? Eccoli:

I colori del tramonto di Giovanni Gentile

Cavalco i colori del tramonto
giocando a nascondino con l’alba
sarà il vento a condurmi nella notte
incontro alla mia stella
polvere di lacrime si sono sparse
e la gioia dopo il pianto
le ha trasformate in universo
Giovanni Gentile 27 Luglio 2016

Ancora
di Luigi Sperandeo
Ancora
Desidero svegliarmi
in un giorno di festa, da bambino,
trattenendomi un istante ancora prima di saltare.
Desidero sognare
il mio sogno impossibile,
perché non è possibile che non diventi mio.
Desidero rivivere
tutto il mio già vissuto,
perché è stato bellissimo, ma non mi basta ancora.
Desidero restare, andare, correre, camminare.
Desidero vedere, stringere, sfiorare.
Desidero, davvero, ancora desiderare.

 

 

 

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Ne hanno tanti e ne sceglieranno tra poco uno anche Teresa Cipolletta  e Marco Bassi.

Renzo Pelleri li dedica a Paolo e Matteo
nella vita di ognuno di noi sono desiderabili felicità amore.serenita vi auguro di averle in abbondanza per tutto il durare della vostra vita ..A voi un grosso augurio per il cammino di vita che iniziate a fare vivete sempre la vostra vita..usate le vostre azioni per dare sempre il meglio di voi..usate l amore e la vostra coscienza per non fare errori..un grosso abbraccio
papá

 

 

Primo. Maggio e Lavoro.

(c) C. Boschini
(c) C. Boschini

Buon PrimoMaggio a tutte noi. Buon PrimoMaggio a tutti voi. Buon primo maggio a questo Paese dove i padroni erano diventati di malavoglia “datori di lavoro” ed ora si stanno vendicando, tagliando stipendi e portando i soldi guadagnati con la bravura dei lavoratori nei paradisi fiscali. Buon Primo maggio a quegli imprenditori che decidono di restare e non di aprire fabbriche nei posti più poveri del mondo per guadagnare due lire (mamma non ci sono più  le lireeee, direbbe mio figlio) in più. Buon Primo maggio ai giovani e alle giovani italiane che sono i più istruiti di tutte le generazioni precedenti e sono quelli a cui daremo stipendi da fame per anni e una pensione per comprare dentiere e un posto nella casa di riposo. Buon Primo maggio a chi non dice che i sindacati devono scomparire perché vuole firmare contratti nazionali al di sotto della soglia di povertà chiamandola “ripresa economica italiana”. Buon Primo maggio a chi dice sciocchezze e crede che tutti le prendano come oro colato e a che dice che i tempi sono cambiati e che bisogna adeguarsi a loro. Ovvio che i tempi sono cambiati. Lapalissiano che i tempi cambiano. E’ come li facciamo cambiare che fa la differenza e la storia. Buon Primo maggio a chi provvede quotidianamente alla cura dei figli, degli anziani, delle persone disabili e poi viene pure penalizzata al lavoro perché “poco disponibile” a fare straordinari  o a trasferirsi in un altra sede. Buon Primo maggio a chi è stato “de-localizzato” messo in contratto di solidarietà, spostato di cantiere, demansionato e ha dovuto accettarlo perché ha bisogno di mangiare due volte al giorno anche se con meno scelta di un tempo e con più acquisti al discount. Buon Primo maggio a chi fa la fila per comprarsi un I-Phone nuovo e non scende in piazza per i propri diritti perché “tanto non cambia mai niente”. Buon Primo maggio a chi urla contro il capolarato e poi non indaga a chi c’è dietro a quelle raccolte di pomodori a pochi spiccioli (ci dovessero mai trovare le multinazionali della distribuzione che vogliono acquistare a poco e rivendere a tanto??? No, non è così non ci credo! E’ uno stereotipo…) Buon Primo maggio a chi crede che fare un figlio sia un valore e non un “costo” per la società. Buon Primo maggio per chi si sveglia tutti i santi giorni alle 4 perché il suo lavoro in fabbrica comincia alle 5 . Buon Primo maggio a chi lavora 40 ore per portare uno stipendio che finisce la settimana prima della nuova mensilità. Buon Primo maggio a chi non sta mai zitto sul posto di lavoro e chiede che tutti gli impianti e la produzione siano a norma di sicurezza perché nessuno muoia o rimanga invalido. Buon Primo Maggio a chi non sta dietro al politico che urla di più ma a quello che è venuto dal mondo del lavoro e sa che significa timbrare il cartellino ogni giorno. Buon Primo Maggio a tutte e a tutti noi che viviamo in una Repubblica fondata sul lavoro. Buon Primo Maggio a chi andrà a sentire la musica in piazza e i sindacati che parlano di lavoro. Buon Primo Maggio al Golem Femmina che a volte sente la primavera a volte l’autunno.

IO CI STO – una poesia corale per augurarci un Nuovo anno magnificale

Se viene la pace (YE-fei)
io ci sto (Khoudia)

Il 2016 sarà un anno bisestile dunque un anno con un giorno in più.
Quel giorno facciamolo fruttare allora, “intercaliamolo” nelle nostre quotidianità con la forza di un ariete da sfondamento, di una postura perfetta che ci raddrizzi schiena e anima, di un’inarrestabile forza d’espansione che faccia scoppiare l’io nel tu e nel noi. Un anno fanciulla come non lo siamo più, che ci faccia restare felici al sole e durante una fanfara di paese.

La finestra della sede del quotidiano Daily Express decorata per Natale, 23 dicembre 1947. (Express/Express/Getty Images)

 

Una donna partecipa a una manifestazione contro il governo davanti a un cordone di polizia a Seul, in Corea del Sud (AP Photo/Lee Jin-man)

 

Contadine indiane controllano il raccolto del grano danneggiato dalle piogge e grandini eccezionali a Govingpura, vicino a Jaipur, nel Rajahstan (AP Photo/Deepak Sharma)

 

Se ci sono tutti quanti (Robert)
e anche la mia sorella noiosa (Tommaso)

Sarà un anno bisestile e femminile.
Porterà la pace se ce la faremo a portarla con noi.
Porterà i silenzi dopo il lavoro, il rumore dopo la malattia, l’estate delle cicale dopo lo smog della pianura, il caldo di settembre dopo la carestia dell’afa, l’amore nella terra della grazia dopo l’esilio nella terra della desolazione. Ci porteremo dentro dei libri nuovi e delle riviste colorate per attraversare le paure e le confusioni. Saremo confusi con gli altri e di questo felici.

 

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io ci sto!

 Una candelina di 2016 anni da accendere con le stelle filanti e soffiare con i petardi.
Ancora il silenzio per ricordare qualcuna e qualcuno.
Scarpe nuove.
Auguri fatti con il cuore.

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IO CI STO

(coro poetico di giovani alunni\e di Livorno
unito dalla loro insegnante Simonetta Filippi)

 

Se ci sono le amiche (Angelita)

se ci sono gli amici (Tobia)

se viene la neve (Fatima)

se ci sono i regali (Mattia)

se viene Babbo Natale (Alessio)

io ci sto!

Se ci sono tutti quanti (Robert)

e anche la mia sorella noiosa (Tommaso)

se c’è Pippolino (Anna)

e anche Pinocchio (Sara)

se c’è il mio zio (Kejsi)

io ci sto!

Se mi diverto (Tabata)

se c’è il panettone (Manuel)

il pane di zenzero (Sara)

e il cous cous (Alì)

se dormo (Evelin)

io ci sto!

Se scrivo una lettera (Matteo)

se ci sono le stelle (Lin Uan)

se faccio l’albero (Evita)

e anche il presepe (Carlotta)

se ci sono i miei nonni (Hilary maschio)

io ci sto!

Se c’è la Befana (Jula)

e anche il cammello (Naser)

se vo con la slitta (Sofia)

e vedo le renne (Raslen)

MA NON HA SENSO SENZA PACE! e allora? (Ilary femmina)

Se viene la pace (YE-fei)

io ci sto (Khoudia)

le palme sono in silenzio, nonostante il vento – In memoria di Assia Djebar.

le palme sono in silenzio, nonostante il vento,

la marea si ritira il deserto sussurra

Assia Djebar

Assia Djebar è andata via da questo mondo l’otto febbraio, all’età di 78 anni. Avevo scritto su di lei nel 2012, a proposito delle poetesse algerine in lingua francese. Lo ripropongo quel  breve scritto a mo’ di saluto. 

 

assiadjebar, golemfemmina,

Separare il vissuto con il cantato è impossibile nelle opere di molte poetesse algerine di lingua francese. E’ il vivere quotidiano in guerra contro di loro, nella ricerca della piena e libera espressione e non solo culturale. Dall’indipendenza, ottenuta anche con il sacrificio delle donne algerine, fino al Fronte di salvezza islamica, non c’è pace per il vivere al femminile che chiede spazi diversi dalle visioni canonizzate della legge religiosa. E che paga spesso con l’allontanamento dalla propria terra, con l’esilio se non con la clandestinità la voce delle scrittrici e delle poetesse che non si allineano alla conservazione del sistema.

Assia Djebar. Le voci del suo mondo l’assediano, come riporta il titolo di un suo scritto. Forse è a tutt’oggi una delle più celebrate artiste algerine in lingua francese. Nata nel 1926, è la prima autrice magrebina ad essere ammessa all’Accademia francaise, una delle poche donne vincitrici del Neustadt International, premio della Pace nell’ottobre 2000. Fatima-Zohra Imalayen ha cambiato il suo nome in Assia Djebar all’uscita del suo primo romanzo per non destare disapprovazione di suo padre, insegnante di lettere, e pian piano è diventata una delle scrittrici più famose del Nord-Africa. E Assia Djebar è mossa, come lei stessa dice “dall’urgenza della scrittura, l’urgenza della parola dinanzi al disastro” L’urgenza della denuncia, del recupero della memoria. La volontà di togliere il velo del silenzio alle donne islamiche”. Il mondo dell’Islam è patriarcale, e raccontare la condizione femminile è un impegno gravoso – qualcuno ha scritto nel sito ufficiale dell’artista – ma va da se che lo spirito femminile è indomabile, e le artiste del Magreb fermano le voci tra quelle che le assediano anche se la pace è lontana.

L’UOMO CHE CAMMINA

L’uomo che cammina

a volte nella notte a volte nella luce

nella luce dei fuochi d’artificio

dei proiettori

delle parole

a volte nella notte

nella notte difficile.

Dall’altra parte, gli altri

disarmato delle tenebre

innocente di alcun crimine se non della pietà

guardare

gli spettatori del viaggio

che hanno paura del naufragio

la deriva non è al largo

ceneri nel loro delirio il cuore

dietro l’uomo che cammina.

L’uomo che cammina

la sua memoria veemente

gli dice che che dobbiamo imparare

a parlare protestare gesticolare

gli hanno detto la libertà

si nutre

anche della pubblicità

una foto ben scattata una frase ben detta

compra i cuori, i sentimenti

di dolce, di tenero e d’ indifferente

del sonno del beato

del boia delle donne

gli altri,

– dice la canzone –

sono un risparmio di tempo

di sudore e di sangue

sono da sempre dei Barbari

Senza lirismo

senza storia

L’uomo che cammina

alle calcagna il poeta

luppolo ai piedi

sull’ombra di un volto silenzioso

ombra della morte ombra di ghigliottina

ombra dell’ombra

della realtà.

II

Io non ho detto nulla all’uomo

non ho nulla da dire

semplicemente sono solo stanca sono stanca sono stupefatta

perché dichiarare

le palme sono in silenzio, nonostante il vento,

la marea si ritira il deserto sussurra

e l’oro quell’oro sul sole

giuro non ho nulla da dire

le luci m’accecano e i fari

ho bisogno della notte ho bisogno di un suicidio

ho bisogno di tirar fuori i miei polmoni mi bruciano

sono stanco stanco ha detto l’uomo senza dirlo

la strada sarà una rigida pendenza

non ho il coraggio di cantare

sono vinto non ho nulla da dire

per il futuro.

III

Il silenzio tra di noi non è di moda

è una bestia che mi assedia

il silenzio ciò che l’innocenza

non libera da qualsiasi tua passione

se tu rifiuti i nostri miraggi

se tu deridi i nostri occhi

celebrare il martire non può

la sola vista dei tuoi stracci

scaccia tutte le celebrazioni

o dobbiamo fino alla fine della festa tributarti

un trionfo

tra gli applausi

tu hai ben evitato lo sprezzo della vittoria

tu hai ben evitato gli specchi

se vuoi esplodere arrestarti ritrovarti

se non vuoi fuggire nella foresta

se vuoi dormire

se si vuoi dimenticare

se vuoi vivere

dovrai trascorrere nel molto

la nostra lingua e difenderla

Essere acclamato ribelle o incoronato re

o morire nell’arena in pubblico perché no

lo scherno e la gloria e la morte dell’eroe

queste sono gli allori delle parole

tesori sulla spiaggia

queste sono le armi

che offriamo al nostro rimorso ai nostri simili

i barbari che probabilmente hanno un solo passato e di sangue

per superare il mutismo, contenere i demoni

mostri dei nostri ricordi delle nostre mitologie

dei nostri inni di gloria della nostra identità

noi

noi consegniamo castrato

il nostro vocabolario.

L’uomo che cammina a piedi

Senza tradimenti senza riposo

(traduz. S. Sambiase)

(già postato su WSF con il titolo Le Costruttrici d’Oriente – III Parte, a cura di Met Sambiase)

 

Assia Djebar copyright Giovannetti/effigie
Assia Djebar
copyright Giovannetti/effigie

 

« Je ne vois pour les femmes arabes

qu’un seul moyen de tout débloquer:

parler, parler sans cesse d’hier et d’aujourd’hui. »

(dal libro Femmes d’Alger dans leur appartement, 2004)

 

Assia Djebar

(Fatma-Zohra Ima­layène)

Cherchell, 30 giu­gno 1936 – Parigi, 8 febbraio 2015

tratto da Il manifesto, articolo di Giuliana Sgrena

 

L’opera di Assia Dje­bar è dedi­cata in gran parte all’emancipazione della donna, alla sto­ria, all’Algeria vista attra­verso la vio­lenza e le sue lin­gue. Assia Dje­bar scri­veva in fran­cese: «Scrivo dun­que, e in fran­cese, la lin­gua degli anti­chi colo­niz­za­tori, che è tut­ta­via diven­tata irre­ver­si­bil­mente quella del mio pen­siero, men­tre con­ti­nuo ad amare, sof­frire e anche pre­gare ( in arabo, la mia lin­gua madre». L’assunzione del fran­cese è stata vis­suta in modo radi­cal­mente oppo­sto da altri scrit­tori che la con­si­de­ra­vano la «lin­gua dell’esilio».

Que­sta inti­mità con la lin­gua fran­cese per­mette ad Assia Dje­bar di essere ammessa all’Accademia di Fran­cia, la prima volta di un autore alge­rino, ammis­sione pre­sen­tata dai fran­cesi come un gesto di «ricon­ci­lia­zione». Al con­tra­rio, Assia Dje­bar nel suo discorso di inse­dia­mento, 22 giu­gno 2006, non rispar­mia cri­ti­che ai colo­niz­za­tori: citando un «discorso sul colo­nia­li­smo», del poeta Aimé Césaire, sot­to­li­neava come le guerre colo­niali in Africa e in Asia ave­vano di fatto «resa inci­vile e sel­vag­gia l’Europa».

È stata que­sta anche l’occasione per ricor­dare come «scrit­tori, gior­na­li­sti, intel­let­tuali, uomini e donne d’Algeria che, negli anni 90, hanno pagato con la vita il fatto di scri­vere, esporre le loro idee o sem­pli­ce­mente inse­gnare … in lin­gua fran­cese». E Assia Dje­bar ha reso omag­gio agli intel­let­tuali alge­rini assas­si­nati con Bianco d’Algeria, seguito da un sag­gio Ces voix qui m’assiègent (1999) e poi altri testi auto­bio­gra­fici come La femme sans sépul­ture (2002), la Dispa­ri­tion de la lan­gue fra­nçaise (2003), Nulle parte dans la mai­son de mon pere (2007).

Tra le varie atti­vità arti­sti­che di Assia Dje­bar vi è anche quella di regi­sta, alla quale si è dedi­cata soprat­tutto negli anni 70, rea­liz­zando due film: La Nouba des fem­mes du Mont Che­noua, pre­mio della Cri­tica inter­na­zio­nale a Vene­zia nel 1979, e un corto, La Zerda ou les chants de l’oubli (1982). A par­tire dagli anni ’80 Assia Dje­bar si era sta­bi­lita nella regione pari­gina, ma alter­nava la sua resi­denza fran­cese con sog­giorni in Loui­siana e a New York, dove ha pro­se­guito la sua car­riera uni­ver­si­ta­ria. Una vita estre­ma­mente impe­gnata che ha pro­cu­rato alla scrit­trice alge­rina nume­rosi rico­no­sci­menti in tutto il mondo. È stata più volte can­di­data anche al pre­mio Nobel, ma non l’ha mai ricevuto.

POESIE PER UN PADRE – né muta né si allontana

 

( Innanzitutto,  la questione della sua presenza o della sua assenza

concreta, in quanto elemento  ambientale.

Se ci poniamo al livello in cui sviluppano queste ricerche,

vale a dire al livello della realtà,

si può dire che è assolutamente possibile, concepibile, attuato e verificabile

con l’esperienza che il padre è presente anche quando non c’è.

Jacques Lacan) 

Léon Spilliaert
Léon Spilliaert

 

LAURA LIBERALE

(da Ballabile terreo)

Tuo padre respira. Non hai mancato l’ora”.

T’aspetta per passare.

E non prendere paura

se la posto del suo letto c’è la bara.

Un giro nella strada e ci ritorni.

Questo, dottore, il sogno.

Il cancro è come una cometa

la coda a cui attaccarsi per tornare.

E lei non è mai stato un pollicino siderale?

Volare verso casa

in groppa alla cartella di un paziente?

Saperti apparire, padre

come il regalo che non osavi chiedere

(e tutta una stazione festosa di campanelli)

per contraccambiare almeno uno dei Natali

in cui tu m’approntavi la ricompensa dell’attesa

e non così

come un paio di lenzuola

al posto del gioco voluto.

Dave Kinsey
Dave Kinsey

ELINA MITICOCCHIO

(Il limite)

Ancora non conosco l’arroganza

verso il tempo creatore

un tempo una giostrina mi faceva

stringere la dolcezza in un momento

ora accarezzo lo spazio che mi separa

dai tuoi occhi vestiti da occhiali da sole

e lo specchio d’acqua si allarga

a domani, avremo ancora cose da raccontarci

io e mio padre siamo due grandi chiacchieroni

 

poesie per il padreAbbott Handerson Thayer

MET

SIMONETTA SAMBIASE

(I fiori)

 

Porto te come il gelo

e già che sono in questo te

tu sei nelle mie lacrime orfane

l’indigeno segno intorno alle ciglia

una volta figlia una volta pianta da da lutto

nei fiori dell’inverno che farneticano

così incrostati di ricordi

c’è il padre, ora

che non ha mai smesso di essere l’ amato.