(Spalancateci le porte e noi vedremo i giardini) AD UNA AD UNA e MARATONA POETICA

Comunicato stampa

Per il terzo anno consecutivo, con il patrocinio del Quartiere San Vitale, Bologna partecipa
all’iniziativa poetica globale all’insegna del cambiamento “100Thousand Poets for Change”,
mettendo in campo oltre 120 poeti, suddivisi in un calendario di sette iniziative che si dipanano su
due settimane dal 18 settembre al 3 ottobre. Raccolta da 33 città italiane, quest’anno l’iniziativa
prevede reading di poesie, street poetry parades ed eventi che associano musica e poesia in
contemporanea, sabato 27 settembre 2014. Il numero delle città coinvolte è arrivato a 800 in 110
paesi diversi in cui i poeti e le poete reciteranno poesie sui temi del Cambiamento necessario, in
termini di rapporto con l’ambiente e con le risorse naturali e in termini di giustizia sociale, guerre e
rispetto dei diritti degli esseri umani.

Rispetto agli anni precedenti, ciò che caratterizza le attività da noi proposte per fine settembre è il
loro maggiore ancoramento a situazioni concrete di disagio e il tentativo di portare la poesia
proprio nei luoghi che sono emblematici delle problematiche più scottanti dei nostri tempi (lavoro,
vedi “la via crucis poetica del lavoro in tredici tappe, al quartiere del Navile, il 20 sett.), il disagio
psichico (smembrato e ricomposto in tutte le accezioni e stili da 20 poeti), ha caratterizzato
l’evento di apertura del ciclo il 18 sett. nella biblioteca dell’Istituto Minguzzi, ex ospedale
psichiatrico; la drammatica situazione dei profughi e richiedenti asilo (vedi lettura nel centro
SPRAR la Casa dell’Agave il 26 sett, l’evento del 28 alle ex scuole Merlani “Sotto lo stesso cielo,
migranti e non usano la poesia per trascendere i confini), la situazione delle donne (vedi letture alla
Biblioteca e alla libreria delle donne il 26 sett. e i poeti che recitano per il Progetto Umafeminità,
a cura di Nadia Cavalera (http://nadiacavalera.blogspot.it/2014/07/umafeminita-di-anna-
lauria.html), il 27 sett. settembre alla Maratona.

L’evento clou di “100TPC – Bologna 2014”, è la maratona del 27 settembre, che ci vede
nuovamente ospiti ai Giardini del Guasto e, dalle ore 15.00 alle 22.30 prevede la partecipazione di
oltre 45 poeti e poete provenienti anche da altre parti d’Italia. Essa è dedicata a uno dei luoghi della
terra dove maggiormente si manifesta sofferenza e resistenza, cioè Gaza, proprio in concomitanza
con la manifestazione nazionale che si terrà a Roma nello stesso giorno organizzata dalle
comunità palestinesi in Italia. Nella parte iniziale e la parte conclusiva della maratona, con
interventi musicali all’oud del musicista palestinese Ahmed Tanbouz, oltre 15 poeti poeti e poete
reciteranno poesie basate sulle riflessioni e i sentimenti scatenati dall’assedio, bombardamenti e il
genocidio che si sono consumati in quasi due mesi su quella striscia di terra. Alcuni di essi
presenteranno antologie e raccolte composte in occasione del recente attacco contro Gaza, come
pure traduzioni ancora inedite di importanti poeti palestinesi. Nel corso della serata molti altri poeti
reciteranno su temi misti ispirati all’aggravarsi della crisi economica e della situazione mondiale.

L’ultimo evento, ancora da definire negli ultimi dettagli, è una commemorazione in un luogo
importante di Bologna degli annegamenti di massa al largo di Lampedusa del 3 ottobre dell’anno
scorso per il quale si prevede la biblioteca vivente composta da profughi che raccontano la propria
storia. Quest’ultima operazione è legata anche a una delle nostre maggiori attività nel corso
dell’anno cioè alla pubblicazione e alla promozione dell’antologia “Sotto il cielo di Lampedusa-
Annegati da respingimento” Rayuela 2014, da noi realizzata e con la quale, tramite un buon numero
di presentazioni e di recensioni in vari media, siamo riusciti a raggiungere nel corso dell’anno una
buona fetta di pubblico in diverse città italiane. Abbiamo dedicato particolare attenzione al
coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze delle scuole superiori: questi eventi di poesia mirano
nuovamente ad avvicinare alla poesia sociale il maggior numero possibile di non addetti ai lavori.

Per informazioni, contattare: Pina Piccolo “piccolop56@gmail.com”

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L’Iraq oggi. Riflessioni da una terra strappata. Di Gassid Mohammed.

(c) Faisal Al-Sudani
(c) Faisal Al-Sudani

È da un po’ di tempo che l’Iraq è diventato il protagonista della stampa mondiale,  da quando gli Yasidi e i cristiani sono diventati la mira dei “mostri” dell’ISIS. Ebbene, sono assolutamente irrequieto e preoccupato da quello che sta succedendo a queste due preziose minoranze della popolazione irachena. Il fatto che queste due minoranze stiano per essere sterminati, o che abbandonino il paese, è un crimine nei confronti dell’umanità, un disastro umano effettuato da quei “mostri”, ma è anche un impoverimento al paese. Perdere la differenza in un paese è perdere una parte importante della sua ricchezza umana. Per cui sono indignato, arrabbiato e anche provo vergogna in quello che sta succedendo oggi.
È noto a tutto il mondo quel che sta succedendo,  del genocidio nei confronti di queste due popolazioni, e lo schiavizzare e addirittura vendere le loro donne nei mercati, di obbligarli ad abbandonare le loro case ecc. È poco noto però al mondo il come stia succedendo tutto questo.
C’è da sapere in realtà che l’Iraq, da quando è caduto il regime dittatoriale, non ha visto pace né vita normale. Nel primo momento, dopo l’occupazione americana dell’Iraq, il Paese era diventato protagonista della stampa mondiale, ma dopo un po’ di tempo è caduto nel l’oblio. Gli iracheni però continuavano a morire in silenzio, all’insaputa di tutto il mondo. La morte non portava la falce per mietere le anime degli iracheni, ma gli strumenti sono diventati più adatti per mieterne il  più alto  numero possibile. Le bombe, le autobombe e i kamikaze sono diventati la falce della morte. Ma i “mostri” estremisti hanno superato persino la morte con la loro astuzia, e sono diventati davvero artisti di morte. Allora ti capita di morire con una bicibomba, o asinobomba.  E hanno persino approfittato di poveri malati di mente e hanno cominciato a farli kamikaze. E mentre stai vicino a un negozio per compare il pane, vedi arrivare un povero matto sorridente, ma non sa lui e nemmeno tu che ti sta portando in tasca la morte. In dieci anni, ogni giorno, muoiono almeno una cinquantina di persone in Iraq. Tutto questo succede e il mondo, con tutte le tecnologie, i satelliti, i social network, non sa proprio niente, o forse meglio dire, non vuole sapere nulla.
Sarò ipocrita se dico che gli iracheni non c’entrano con tutto ciò che è successo durante questi lunghi anni, e con l’ISIS ora, ma c’è da sapere alcune cose.
È da centinaia, anzi, migliaia di anni che gli iracheni vivono in pace, e gli ebrei, prima di essere costretti a lasciare l’Iraq per Israele, i cristiani, gli  yasidi, i mandaei etc, tutti convivevano insieme senza conflitti e guerre. Erano  amici e vicini, si scambiavano piatti tradizionali, si facevano gli auguri per le feste tradizionali ecc. Certo che gli estremisti ci sono stati sempre, in tutte le religioni e le credenze, e ci saranno per sempre, purtroppo, ma non a questo livello, ma non al livello  a cui siamo arrivati oggi con l’ISIS e i loro simili. Ebbene, da dove vengono questi “mostri” che hanno sterminato centinaia di migliaia di iracheni da tutte le religioni e le etnie? Dicevo prima che sarei stato ipocrita se dicessi che gli iracheni non c’entravano, ma posso dire che la maggior parte della violenza è stata importata in Iraq. Certo, qualcuno di voi ora aspetta che io getti tutta la responsabilità sugli Stati Uniti, ebbene, no, non è così. È vero che gli americani hanno fatto di tutto e di più nel mio Paese, anche cose positive, non bisogna negarlo, ma non voglio essere tradizionale e dire che la colpa, tutta la colpa, è degli americani. Devo dire che i primi ad essere incolpati sono gli stessi iracheni. I politici per primi, quei cosiddetti “leader” che non sono mai riusciti, e non hanno mai cercato di infondere amore e fratellanza tra le diverse appartenenze, religioni, etnie sette del popolo iracheno, anzi, si sono approfittati dei conflitti per godersi del trono. Poi c’è il popolo iracheno che è stato oggetto si manipolazione dei politici e anche dei paesi vicini.
La seconda categoria da incolpare, e i primi tra coloro che hanno importato la violenza in Iraq,  sono i paesi vicini, i nostri “fratelli arabi” e i nostri correligionari iraniani. Infatti, la maggior parte dei leader terroristi che l’esercito iracheno ha catturato lungo questi anni in Iraq provengono da Paesi arabi, paesi che appoggiano il terrorismo, lo sostengono a livello economico, militare e anche umano. E ancora oggi la maggior parte dei “mostri” dell’ISIS sono di nazionalità arabe, e il loro sostegno economico, militare e umano è dato da alcuni paesi arabi. Certo che la prima e più grande colpa di alcuni iracheni è anzitutto preparare il terreno per entrare e restare in Iraq, ed anche sostenerli.
Forse il mondo non sa quali paesi sostengono il terrorismo in tutte le sue forme e i terroristi nelle loro diverse appartenenze, ma certo, certissimo che il Consiglio di Sicurezza, gli stati maggiori, le potenze mondiali che si sono riuniti soltanto due giorni fa per condannare non solo il terrorismo ma, e sopratutto, i sostenitori del terrorismo, sanno molto bene chi sono questi paesi. Lo sanno perché sono i loro più grandi alleati, perché sono i paesi che forniscono loro di petrolio, che è il motore delle potenze mondiali. Lo sanno assai bene, ed è proprio questo loro menefreghismo, la loro noncuranza che ha portato la situazione a questo che viviamo oggi.

GASSID MOHAMMED

Modena terra d’asilo 2014: il video

il golem femmina

SPERANZA PER I RIFUGIATI

di KAREN PRESS

(traduzione di Paola Splendore)

Puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

correre a ritroso

richiamare gli animali

scucire gli orli

strappare le foto al fuoco

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

tirarti giù la veste

abbottonarti la camicia

asciugare il sangue

raschiarlo via

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

lavare le pareti

aggiustare la porta

ricordare il gradino nel buio

evitare il buio

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

disseppellire la cassa in giardino

disseppellire la cassa in cortile

disseppellire la cassa nel tuo cuore

disseppellire la cassa nel cuore del bambino

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

deporre gli scheletri nei loro letti

appendere gli anni all’aria

piantare semi, fare la guardia al pozzo

cancellare gli incubi, le tue impronte

chiudere a chiave la porta

lavorare sodo

rendere grazie a Dio

MODENA, TERRA D’ASILO: IL VIDEO

Marina Mazzolani, Nadia Cavalera, Met (Simonetta Sambiase), Giovanna Gentilini

musiche di Claudio Ubertosi

Ancora mi spezza il fiato l’ascoltare della morte in Iraq- Due poesie di Gassid Mohammed

 

 cristina còrdova

“Fate le cose che vi orientano verso i grandi interrogativi,

ed evitate quelle che si svalutano e vi rendono banali. La parte luminosa di voi

– la vostra anima, se volete – è fulgida e brillante come ogni altra mai esistita.  

George Saunders

Se è vero che è stato il caso a distribuirci sulla terra

lasciamoci vivere in pace quel poco di vita che a caso ci verrà dato di vivere

ecco: bisogna fare in fretta a riportare amore in tutte le cose del vivere

ed ogni uomo ha la pace come la guerra in mezzo a se stesso,

DUE POESIE DI GASSID MOHAMMED

Dania Shihab
Dania Shihab

L’ultima cena

… e nella nostra strada

a venti metri da casa mia

attraverso la vetrina del forno

ballavano le fiamme

e con l’odore del sole l’odore del pane

si diffondeva nella strada e nelle case

il sole ritirava le sue reti dal nostro quartiere

e la sera spargeva il buio con delicatezza nelle vie

dal minareto gli echi del muazzin riecheggiavano come la serenità

negli angoli delle case

il mio vicino … a dieci metri da casa mia a dieci minuti dalla cena

tornava con un sacchetto di pane

tredici pezzi di pane

sua moglie –forse- era attorniata dalle nuvole vaporose delle pentole

e i suoi bambini erano attaccati alla porta

accompagnavano i suoi passi con gli occhi

distrattamente il mio vicino sbagliò un passo

sotto i suoi piedi esplose un sacco di spazzatura

il suo sangue e il pane si sono mescolati nel ventre della terra

i suoi bambini erano ancora attaccati alla porta

mentre sua moglie –forse- ha odorato insieme al vapore delle pentole altri odori

in quel giorno

l’odore del pane non si diffuse nella nostra strada

e nemmeno nelle case!

Ma come …

Com’è che le porte sono diventate frontiere

e le strade fronti di morte!!

 

 

 

 

Al mercato

Il sole si nascondeva ancora dietro i palazzi

e come una bambina timida che si affacciava da dietro la madre

il sole si affacciava tra una strada e l’altra

sulle facce di operai che cancellavano il sonno con una tazzina di te e un boccone

sulle facce di bambini che sulle loro palpebre

il sonno dormiva ancora

nel mercato si aprivano pigre le bocche dei negozi

sbadigliavano, cacciavano via con il respiro

il buio della notte prima

il mercato si svegliava e indossava i suoi vestiti laceri

portava il sole sulle spalle diretto verso il tramonto

nel suo corteo si mettevano in cammino gli affamati

come se fossero ubriachi, ma non lo erano

erano piuttosto delle formiche che seguivano l’odore del pane

si mischiavano le voci nell’orchestra del mercato

si scontravano i carri dei facchini

che portavano il cadavere del giorno, steso dalla mattina alla sera

i bambini giravano in mezzo alla calca

vendevano buste da spesa o altre merci simili alle loro facce

dal cui profitto sostenevano una nonna, una madre e dei fratelli

in mezzo al mercato si fermò una macchina

che richiedeva uomini

corsero i facchini come cammelli assetati

corsero i bambini a vendere le loro merci con invocazione da monaci

corsero con grande desiderio

come il desiderio delle farfalle alla luce

era ancora mattina

e il mercato faceva appena i primi passi lenti

come un mendicante che elemosina la vita

ma la morte gridò in faccia ai facchini e ai bambini

si stese il mercato smembrato e bruciato

e i suoi stracci sono diventati ceneri rosse

mentre il sole ancora si arrampicava sui palazzi.

 

LAMPEDUSA DEGLI SBARCHI- testo collettivo anonimo – NOI REBELDIA

lampedusa, rebeldia

LAMPEDUSA DEGLI SBARCHI

-testo collettivo anonimo –

NOI REBELDIA 2014.0.1

.http://www.nadiacavalera.it.

Nina Papiorek
Nina Papiorek
Nina Papiorek
Nina Papiorek

Lampedusa -mi disse- è lontana nella notte
Feroce.  è isola  è sogno  impasto di
Mare  e  di vento africano  arso
Mediterraneo.  sostiene questa cieca
Speranza in cui…  puoi anche annegare

sapremo di sapere aver saputo
tremando tremeremo aver tremato
annego se nuotando avrò nuotato
raccoglieremo reti e non vorremo
preghiere avendo pianto piangeremo

viaggi: sconosciute l’isola e la barca
dossier:  deportati al porto, corpi venduti
maree di corpi in mare, corpi mai  sbarcati
volti svolti, un urlo senza passaporto
e onda in esilio Fetma moriva Lampedusa

Vita il mare arrecò alla terra e nel mare cessò la mia
Come pesce polmonato in ventimila strisceremo
Sulla tua sabbia bianca e fine,
clessidra dei tempi saliremo le tue dune
Gli occhi dilatati di giustizia nella lingua il sale del dolore

di isole promesse voleva bisbigli e vita mutata
salvata – una cattedrale di figlie e risa in nuove lingue
essere nel rosa che invade i fenicotteri a luglio
il tempo reiterato oltre le mura in fiamme, la battaglia
la battigia-  (io, lei) un’anima curvata che potesse approdare

non son’io quella terra sui morti storti
ch’a mani tese mi chiedono la vita lasciata per
un futuro d’acqua muro Io sono la berta che canta
la prateria il falco ch’incanta la gariga il cervo
ch’intriga la prateria la caretta caretta mia diletta

Smarrita e le stelle nascoste e gelida è la notte e a branchi l’Umanità
dolorose orme nel buio oltre l’assassinio della luce scruto della notte il termine
nessun indizio di alba gloriosa tracce di colore soltanto
ma ancora abbaglia clandestina la luce da gocce di rugiada in fragili tele di ragno
resiste il sogno in piccoli splendori forgia il Nuovo la fatica del fare nostro quotidiano

non volevo io essere quella che ero
quello che tutti eravamo non mi serviva
che per piangere i morti in poesia e
sentendomi assolta scrivendo versi
dar loro a voce a me serviva – non a loro

Le loro voci inghiottite dalle onde, e le bocche
Che dolore può esprimere una voce salva
Le mie parole non toglieranno le onde dai loro corpi
E non metteranno aria nei polmoni gonfiati di sale
Solo la morte li ha salvati, mentre NOI dormivamo sereni

è comunque nel vuoto delle stanze che si aprono silenzi
si indugia per testardaggine sguardando il mare
le spalle serrate al muro ascoltando la risacca
la ciotola di cristallo sul davanzale colma di grida
non restano che gesti a ricalco le dita appena ripiegate     così

cantavamo prima di partire cantavamo
partono i bastimenti cantavamo
terra di sogni e di chimere prima di partire
cantavamo per non tornare    ora
nessuno canta più e molti non arrivano mai

Modena, 20 gennaio 2014