lepri e gatti – le poesie dell’inverno

(c) Angela Harding
(c) Angela Harding

 

 

IL SELVAGGIO MIO CUORE
di Peter Russel

La rosa selvatica, la vite selvatica, l’olivo selvatico,
Selvaggio il gatto, il porcospino, selvaggio il cinghiale,
Selvaggia la menta, selvaggio il rosmarino, selvaggia la borragine,
Selvaggi i rovi, selvaggi i folti di prugnole, selvaggia la bardana che s’attanaglia,
Grovigli e strascichi di vitalba,
Selvagge cime di pioppi, alte creste selvagge di salici, –
Selvagge le lucciole, le farfalle, i cervi volanti,
Selvaggia la lepre selvaggia che s’accovaccia o scorrazza sotto
Un selvaggio cielo, – selvaggi i ghiri, selvaggio il gufo, –
Selvagge ripide pendici di una valle selvaggia, selvaggi i cervi, le volpi, e le donnole,
Selvaggia l’edera che tutto strangola,
Il torrente montano selvaggio come la faina selvaggia
Che balza da un noce all’altro…
Selvagge rondini increspano la superficie del placido stagno,
Il selvaggio vento scuote le foglie dei lecci e degli ontani,
Selvagge piogge cadono sulla battagliera selva.
Il selvaggio whisky raspa queste esitanti decrepite venerdì
E selvaggi pensieri come dei vortici
Dirompono in un selvaggi tumulto
Attraverso i confini indifesi
del selvaggio mio cuore…

Pratomagno,
30 Settembre 1989
(traduzione di Pier Franco Donovan)

 

IL FANCIULLO E IL GATTO
di Luigi Fiacchi

Un fanciullin prendevasi
mirabile diletto
nello scherzar festevole
d’ un gatto giovinetto.

Ei gli porgea la tenera
amica man sovente,
cui la giocosa bestia
mordea soavemente.

E nell’infinto mordere
far gli solea mille atti
sconci così che un abile
buffon parea tra i gatti.

Ora in agguato stavasi,
or si movea pian piano,
or d’un salto avventavasi
sulla vicina mano.

Poi si fuggia: poi rapido
tornava al gioco usato
dal moto lusinghevole
dei diti richiamato.

Così alquanto durarono
quelle mentite risse;
alfin da senno il perfido
l’incauta man trafisse.

Pianse il fanciul; ma dissegli
il genitor severo:
“Chi suol da scherzo mordere,
alfin morde da vero”.

La finzïon del vizio
a vizio ver declina:
a can che lecca cenere,
non gli fidar farina.

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