ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: “L’ingombro” di Simonetta Sambiase – Note di lettura su Carte Sensibili

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Ringrazio Fernanda Ferraresso e tutte le Carte Sensibili per la lettura de L’Ingombro. Considero le Carte un luogo alto di letteratura e pensieri creativi ed essere nelle sue Istantanee è per me fonte di grazia.

Vi rimando al link

https://cartesensibili.wordpress.com/2017/01/28/istantanee-fernanda-ferraresso-lingombro-di-simonetta-sambiase-note-di-lettura/

e lo riporto una buona parte anche nel piccolo Golem f.

Grazie.

 

C’è folla
nel ripostiglio gli abiti si stanno spintonando
spuntano alla rinfusa e vado fraintendendo
longitudine linguaggi e sei ante d’armadio
pieno di lavanda che toglie le tarme all’esistenza
i piumoni cadono dal sonno
arrivano i piedi freddi e si scalpellano alle scarpe
spazi ristretti e scampoli fuori epoca tutto un trambusto di tempo che ci fessura gli occhi
e che ci si alzi o meno dalle doghe dei letti
si andrà a finire male
il quale (poi ci prende) ad una ad una lentamente
mentre stiamo mangiando
e ci discolpiamo e perdoniamo
e beviamo il caffè

simonetta sambiase– l’ingombro pag. 23

.

Appena apri la porta. Come un’aorta grossa t’investe ed è immediata la tua resa o la presa, d’atto e di coraggio, per assumere tutto. Perché di tutto e più di tutto c’è, dentro, l’universo umano, fatto di intrighi, di caos, di voler dire e non dire che confuso, un organismo copioso, ricco, si implementa giorno dopo giorno e non si riesce a stragli dietro, figurarsi davanti! Nemmeno davanti ad uno specchio ciò che si vede è un io solo. Si sbaglia a voler credere d’essere in un cantuccio, minimo minimo c’è un rumore, un odore, o un topo-s(ssssssss) che ti assale e tu, in quel luogo, sempre originale, nel sottofondo grigio a volte ceruleo di un codominio irrispettoso, ti senti a cavalcioni di un aereo pensiero, che ti prende e disarciona dalle perdite e dalle rendite, dai rendiconti e dalle prevendite, dalla consuetudine inesatta di voler dire pane al vino e viceversa, perché non esiste più una cosa con la testa e sulla coda c’è sola una cometa che ci aspetta. La morte, un solitario brillio di un attimo che subito ti metti dietro la schiena, perché fa paura vivere con lei davanti agli occhi e allora si dà giù di bisturi e lifting, di tinture e massaggi, di spa e spatapam e la palestra e la dieta, la corsa, gli abiti e i tacchi che allungano…E mentre metti punti all’indigesta presa di contatto con la resa inevitabile ti accorgi, a volte, non sempre , no no, di come sia sommaria la nostra vita per capi senza sommi e sommità e si aspetta, il più delle volte si aspetta, che tutto passi! Come se non fossimo noi gli artefici e gli artifici che tanta artiglieria mettono in campo per destabilizzare il fermo stantio mondo di un ieri che sta stretto, troppo pieno di doveri e rispetto!
Intanto in co(n)fusione ci andiamo tutti, perché nascono alfabeti e gerghi tutti i giorni e se ascoltituttoinsieme, come capita spesso, chi parla ad alta voce, chi dentro la cuffia destra che ancora non hai tolta, dall’altro orecchio al telefono tuo figlio o la suocera, davanti agli occhi la pubblicità di una macchina magnifica e in sottofondo un marocchino o un moldavo che parla la sua lingua natale, finisce che rimescoli tutti e ne esce un’alfabetizzazione leopardata, dove l’oggetto si fa aggettivo o aggettante un verbo o un abbrivio, un brivido di fumo , che a sua volte si assume a colazione come un avverbiale veleno, mentre il più sottile sta dietro il tuo paio d’occhiali che usi come antifurto contro chi vorrebbe scorgere e rubarti i tuoi cedimenti più intimi. Oggi, più caso fai al tuo fisico, più ti sfili da te stesso, ti sfidi a perdere chili e nel frattempo immetti ere di solitudine, tra muri spessi dove la bici è una cyclette che non ti porta mai da nessuna parte e tu che sudi e coli non respiri aria di campagna, non ti tuffi nel mare ma in una vasca che ti costa al mese quasi quanto un quarto di te stesso, perché noi tutti finiamo macellati ogni attimo, non lo stipendio,che è un compendio per dire niente e meno di niente, se non portare distante proprio da quel tu che cerchi tanto, ma oltre tutto. Non sai più cosa dire, nemmeno tra te e a te stesso, perché l’ingombro si è fatto grosso grosso, un aneurisma al centro dello stretto in cui tu non puoi e non vuoi passare, preferisci remare in alto mare. Magro magro, segaligno e duro, un corpo crudo mentre il curdo da lontano si fa vicino dentro il pc. Un gran casino o un casinò royal, dove ti aggiri alla ricerca di un attimo, da appuntare o in cui puntare un azzardo, o di metterti in pausa e invece ti rattristi,ti ingrigisci e ti fai un gessato, doppiandoti nel petto, perché nell’angolo c’è anche la menopausa o la demenza senile e no, non si può proprio accettare di invecchiare, ingrassare, imbiancare…meglio morire, in un hotel sorbire il sorbetto della fine mentre uno sconosciuto ti misura la pressione.
Tutto starebbe nell’infischiarsene ma, pochi, pochissimi lo sanno fare e non è ovvio per niente perché da ogni parte sei soggetto a spinte, che ti rendono spine dentro la testa e ti crocifiggono come è già stato più di una volta fatto.
Tutto ci raggiunge e ci rotola addosso, srotolando la corsia degli incurabili che siamo tutti, che tutti abbiamo in corpo perché siamo esseri terrestri di natura ma originariamente siamo cosmici, per questo possiamo tradire o tradurre regole in gole di re e cambiare la mela del male con l’arancia originale, possiamo fiorire una terra nuova se solo diamo aria a questo intrigo del cuore e valvola per valvola , stantuffo per stantuffo ci intrufoliamo un po’ d’amore e di coraggio, che sbaragli l’orrendo e si rimiri l’orrido di un pozzo che non ha fondo ma non azzanna né ammazza, semmai ci ricicla in una continuità che non è storica o stoica ma vita che ci eguaglia. Perché alla fine qualsiasi cosa tu faccia, sempre tu senti, diceva in Storie di mediocre millennio l’autrice,

senti che fuoca e si muove
di vita segretissima flussa una galassia nera di sterno
si fa la strada tra costole di spine
e stanno a giurare tutti di non essersi mai smarriti
né per sorte né per satellitare rotto
questi cittadini del nuovo mondo millenario tacciano spesso
e si rimane a casa ad spettare che il peggio passi
di bene in meglio e a due a due
come noi due che ci perdiamo di smog arieggiandoci
in cortili stretti di parenti
arrivati all’improvviso per spedizione postale
che ci invadono la casa e gli affetti e ci travolgono
così che per confusione accarezziamo il gatto invece che il figlio
che chissà dove è apparso, di conforto e stupore,
insieme a parecchie vite nuove
già tutte fredde e dal corpo invecchiato.

Ma ciò che importa, che importa davvero, ribadisce nell’ingombro che noi siamo a noi stessi, è che se anche …

Hai scacciato il mondo ora?

Lui non ti ha scacciato dai suoi pensieri

Ti tiene e ti tiene ed è questa la meraviglia.

.

Da bere, tutto di filato un liquido-libro che brucia, scalda, ustiona e ti mette sottosopra senza che tu possa opporti alla sua forza, una specie speciale, una viva ferocia d’amore che dal tuo sempre, altrove entra ,esce, va, fuori, rientra, dentro ma…dentro assaje.

fernanda ferraresso

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L’ingombro,
edizioni Le Voci della LUna
premio Giorgi 2016

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