L’inventario – Due poesie dai lunghi auguri collettivi su Carte Sensibili

(c) Nom Kinnear King
(c) Nom Kinnear King

Si sta consolidando, quasi a diventare uso e tradizione, l’appuntamento di Natale con le scritture collettive su Carte Sensibili. L’inventario, costruito in versi e prosa con autori e autrici da tutte le latitudini del Paese, questo Natale è dedicato al nostro tempo. Come il gruppo della redazione del blog descrive, “i nostri occhi e i sensi tutti sono modi per riuscire a vedere l’ampiezza del corpo grandioso che noi tutti siamo ma non vediamo che in parte, parzialmente, perché ciascuno di noi è una piccola particella, col suo kit di universo, di quel corpo e lo percepisce a seconda della sua postazione”. Buona lettura e buone feste serene a tutte e tutti voi.

https://cartesensibili.wordpress.com/2016/12/24/linventario/

Da Storie di mediocre millennio
(silloge inedita)
di Simonetta Sambiase

*

Dire bene che non si finge
né adesso né si divide ogni fuga ostile
l’avessi fatto per te e per il noi
se a tutti dicessi di non sapere
se gli altri stanno o no passando
il caos degli anni,
guasti di metalli, di guerre piccole e anche di grossi sciupi
di ribellioni, di fiamme, di corpi spenti
delle migrazioni
.
pensa ciò che vuoi,
i segni del tutto ci sfuggono

*

Non ci siamo mai chiamati a lungo
a bracci e sogni e nomi
fino ad invecchiare tutti insieme
portando i nipoti e le bambole a passeggiare
estranei nella stessa città che invecchia
leggeremo delle nostre vite sui libri di scuola
coloratissimi, ci diranno che partecipammo ai nostri mali,
domani nulla da dire, chiamandoci a giudizio
eravamo sovrappensiero e lo siamo ancora
dall’uno e dall’altro spiacenti di spalle
schivammo equilibri e fughe e lacrime
durante il fuoco degli uomini e delle foreste d’estate
stavamo a riposo e ora siamo tutti in pace
nelle nostre ceneri mute.

 

 

Quotes e poesia. Un anno di copertine in versi de Le parole come libri

Navigare, anzi circumnavigare, intorno all’isola della parola.  Approdare in baie di libri, ebook, blog di cultura letteraria, è uno dei piaceri intellettuali che restano costanti fra “sogni” e “brividi” nel proprio quotidiano. E visto che  spesso è uso far dei bilanci di fine anno, nel computo di uno di questo lascio alcune quotes, le citazioni con immagini, create per la copertina della pagina Le parole come Libri. E’ una parte di eredità del 2016 che si trasferirà nel prossimo anno ormai alle porte. Tutta poesia. Non poteva essere diversa la scelta.

https://www.facebook.com/leparolecomelibri/

Marianne Moore14457423_1231503436921970_6680780050188363421_n

Ludovico Ariosto28899875440_567569edd9_k_1024x1024

Ashraf Fayadbcd3c67eb1131bb9a3071b83f6f6f608

Luciana Argentinobetween-the-cracks-cynthia-decker

Sibilla Aleramogarret-kane-14

Cristina Anninoprrint-floral-anatomy-1

Gérard Cartiersasaki-makoto_web6

Giovanna Sicari stephanie-pearl-4

Caleranno i vandali – Breve viaggio nel libro di Flavio Almerighi

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Con un esergo di Opis Mandel’štam si apre il corposo libro di Flavio Almerighi, Caleranno i Vandali, di Samuele Editore. Versi limpidi di scrittura e grigi di malinconia come possono essere stati i giorni della fine dell’impero dell’innocenza, quando sono calati i vandali a devastare le illusioni e le speranze. Il “giorno incinto che partorisce solitudini bastarde”, “il fruscio della solitudine”, l’Eredità di Caino portata via dal teatro per approdare sulle pagine di poesia del terzo Millennio, e le strade sono più vuote che piene, come i mesi, i luoghi, il lavoro. E’ questa l’eredità che bisogna cantare? In parte si. E’ la parte dove lo sguardo è anarchico e la scrittura lo segue, fra spazi stretti e strofe larghe e viceversa, escludendo rime e assonanze se non in rare comparse, perché la stesura del paesaggio umano non ritorna mai su se stesso con armonia. Questo specchio  è diurno e  compone “Storie per adulti”. E ogni poesia ha un titolo. Le parole pesano e la visone è laica, non c’è conversione all’indeterminato. Il poeta non permette la razzia della purezza, né della verità, né della storia. Non ci sono passaggi metaforici che confonderebbero la visione. “Dov’è il sogno americano?” “C’era più giustizia negli anni in cui Clint Estewood faceva Callaghan” “Le sette del mattino\il risveglio il gazzettino\il lavoro e beato chi ce l’ha” mentre “i morti sparano allarmati” perché da qualche parte si sta nascondendo l’ennesimo piccolo tiranno pronto a trasformare un fiume in una campagna napoleonica di morti ammazzati. (Note sui dieci per cento). Eppure esiste l’altra parte del fiume e si dovrebbe vivere tutti lì, dove il poeta approda continuamente, non cambiando il ritmo ma il suono. Ed eccolo l’altro sguardo.  Quello che i versi non riescono a nascondere a lungo, e che s’incaglia e si scioglie e scrive d’amore . Certo, gli amori e gli affetti, nei tempi in cui sono calati i barbari,  sono  “bracieri tranquilli”. Ma sono straordinari lo stesso e che straordinario ritrattista che diventa Almerighi quando la strofa vira al caldo e l’autore “da del tu a tutte quelle che ama”, le sue “Barbare” sulla strada di Brest, le sue ragazze d’acciaio dietro le finestre accese di Dozza, le sue donne sposate così a lungo da essersene dimenticate. I vandali stanno calando, stanno diminuendo e questa discesa riempie a tratti il  vuoto delle case o dei mesi. Arrivano donne con “il fuoco greco spiovuto\senza bisogno d’ombrello”, la cui “finestra è un inizio di bacio\di un cielo coperto\di una canzone dopo la musica” in cui perdersi e cercare “oltre lo smarrimento\e i cerchi nel bicchiere\qualcosa che dica di te”. Non c’è rovina nel ricordo di quegli affetti. La piena dei sentimenti è l’argine al fiume di guerra, in ogni suo dove ed è  costata tanto attraversarla. La calata che Almerighi restituisce senza iperbole è l’incredibilità della vita nel suo quotidiano fra straordinari affetti e fatica di restare zitti “durante un duello di spade

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cinque poesie tratte da
Caleranno i vandali
di Flavio Almerighi

(c) Samuele Editore

RITRATTO DI OLGA SEDUTA

Vivere è rimanere svegli
senza spostarsi, tempo
ti sto leggendo con la biro
e non capisco cosa vuoi dire
all’ammontare della mia vita,
discuterne a oltranza
è perdersi a Bologna.

Olga è cittadelle inespugnate
misteriosamente supine su tela,
di là non si muovono,
una vita intanto è caduta dall’albero
mettendo radici tra le sue morenti
senza la carezza
con cui andava a dormire.

E’ che a settembre
molte foglie arrossiscono
si portano dove vogliono,
timbrano e se ne vanno
ma non le vedi partire.

LE COSE FUNZIONANO

le trasmissioni proseguiranno
fino alle sei del mattino
con il Notturno dall’talia.
Il vento non si abbasserà,
stanotte foglioline appuntite
secche scavalcheranno i nidi,
le donne dormiranno nude
ma non troppo,
lasciate senza amore,
passere sui rami che non si sa
dove vadano a dormire
dopo l’arroganza del giorno.
Il buio profumerà di viola
galleggiando fino al soffitto
dove i sogni scoprono
la propria vertigine
nessuna protezione
ai monchi a mani giunte
ai ragazzi liberi di nessun futuro
agli inventori scarichi
del genio italico.
Qualche portiere di notte
forse, uscirà vivo
signore e signori
vi auguriamo una buona notte.

 

FAMMI UNA CENA AFFABILE

Ho messo la camicia
è melagrana per macchiarla
di un pasto estraneo.
Fammi una cena affabile
questa sera, ti prego.
Lasciami una rosa
tra tovaglia e bottiglia
magari non parlarne più,
falla tornare dal passato
avrò oltre lo smarrimento
e i cerchi del bicchiere
qualcosa che dica di te.
Lasciala in caldo
anche se rientro solo
e il gatto pretende il rancio
da me. E mi fa cenno
perché vuole attenzione,
perché tutto è venuto da sé
non ti ho tenuta stretta
e sei fuggita lontano,
la sedia è ancora calda.

RILETTURA MORBIDA

le parole cose che non siamo
poesia l’atto di fede senza dei,
quando piove e fa freddo
qualsiasi maternità anche adottiva
andrebbe bene pur di sentirsi
protetti e coraggiosi, bambini all’amo
durante pomeriggi provati e vissuti,
specie nei parchi o sui campi
dove il calpestio non alza più erba,
ma terreno e pane duro per le galline,
il coraggio della fame
spinge i piccioni fino ai nostri piedi,
c’è chi ancora vuole parlare
dice cose che non capisco oggi
come tanti anni fa

TRA DUE PARENTESI

a mia figlia

La vita non se ne accorge,
un giorno gioca in cortile
il giorno dopo
lo stesso cortile non c’è più.
Persa così, stesso strappo
da tempo di guerra
combattuta in nome di niente
Dentro un luna park
pieno di folla era primavera
non l’ho vista più,
le parentesi sciatte
serrate per sempre.

L’INVENTARIO- PROPOSTA di Cartesensibili

C’è poco tempo per non sciogliere la neve. Ci sarà anche della brina con il mio colore, perché quando le Carte chiamano, c’è da prendere colore e versi e rispondere.

CARTESENSIBILI

giovanni pernazza

giovanni-pernazza-

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L’INVENTARIO
poesia e racconti brevissimi

PROPOSTA
di Cartesensibili

INVIO
entro il 10 dicembre 2016

Aspettiamo una nevicata…
Una fitta nevicata di storie, memorie, di parole che sono il vostro tempo in questo oggi tormentato, spesso rabbioso, nevrotico o indifferente, malvagio, infernale o…magnifico,meraviglioso, sorprendente, affascinante…!
Ditecelo voi! Fateci sapere come lo sentite, come lo vedete, come lo vivete attraverso testi di poesia o mini racconti.

Anche quest’anno CARTESENSIBILI raccoglie i testi che verranno inviati e scelti e li pubblicherà anticipando l’uscita di dicembre al giorno 24.
Aspettiamo i vostri elaborati…speriamo siano numerosi!

L’INVENTARIO
raccolta di poesie e mini-racconti 2016

INVIO ENTRO IL 10 dicembre 2016
INVIARE A cartesensibili@live.it
METTETEVI AL LAVORO!

cartesensibili

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Levania. Un anno di critica e poesia nel numero quinto della rivista.

Al numero 290 della lunga strada del Duomo di Napoli, che  alle e nelle sue spalle porta il cuore del centro storico, martedì 13 viene presentato il numero cinque della rivista di poesia Levania. Nel nuovo numero, il lettore troverà scritti di Marco De Gemmis intorno a un importante taccuino di Mario Persico ed alle tavole del maestro,  le poesie di Italo Testa introdotte da Enza Silvestrini, di Yves Leclair, con traduzioni e testo di presentazione di René Corona. Testi di Michele Zaffarano commentati da Eugenio Lucrezi; di Anna Santoro accompagnati da Enzo Rega e di due giovani poeti, Lorenzo Pradel e Fabrizio Maria Spinelli, introdotti rispettivamente da Bruno Di Pietro e da Massimo Fusillo. Due conversazioni fra versi e prosa con Giusi Drago e Paola Nasti.   I versi della poeta Giovanna Marmo e le immagini dell’artista Roberto De Caro. Completano il numero le recensioni di Anna Maria Carpi su Anna Toscano, di Enzo Rega su Umberto Piersanti e su Clemente Napolitano, di Antonio Perrone su Francesca Medaglia, di Marisa Papa Ruggiero su Donatella Bisutti e su Lucia Stefanelli Cervelli, di Emmanuel Di Tommaso su Yari Bernasconi esu Brunella Bruschi, di Antonio Lotierzo su Victor Segalen e Ugo Piscopo, di Eugenio Lucrezi su Luigi Fontanella, di Lorenza Carannante su Monica Martinelli. 

levania