Futuro prossimo. Benedetta Davalli su “Storie di Mediocre Millennio” di S. Sambiase su La macchina sognante.

E senti che fuoca e si muove
di vita segretissima flussa una galassia nera di sterno…
S. Sambiase

la macchina sognante, simonetta sambiase, met sambiase, il golem femmina, golemf

da “Storie di mediocre millennio” silloge inedita di Simonetta Sambiase
di Benedetta Davalli

Questa cascata di consonanti, soprattutto esse, mi ricorda un commento di Mandelstam che afferma essere le consonanti che fanno la poesia, non le vocali. E a leggere questo testo di Met (Simonetta) Sambiase ritrovo un paesaggio consonantico che mi spinge a proseguire ancora nella lettura fino a cercare una pausa nelle vocali come ”e si rimane a casa ad aspettare che il peggio passi”. Sì, un po’ di sosta dopo questo incalzare di versi che incedono potenti e ti stupiscono perchè il paradosso sorprende, come in “così che per confusione accarezziamo il gatto invece che il figlio” e ti costringe a pensare e a considerare che niente è ovvio.
Oppure ti ritrovi in una scena che rappresenta il mondo, il mondo di oggi, ”al di là di tutto, insomma / andremo con maschere dalle labbra ad u / in greche tragedie comiche di voci alte /” con questa ironia graffiante che toglie il trucco al nostro ritmo quotidiano, perché le labbra ad U indicano una forzatura talvolta anche un orrore da cui non possiamo esimerci, perchè prima o poi raggiunge anche noi. Ecco questo sembra proporci Simonetta Sambiase, e non solo non possiamo nasconderci noi, ma nemmeno possiamo omettere che “sotto le sirene gracchiano l’orario / e tre fradici euro all’ora. Saltiamo fuori / apriamo cancelli pieni di flotte aziendali / salari quattro per quattro“.
Questo nostro vivere malmesso e distratto da cui forse tentiamo di ripararci con le nostre routine si rivela così “ Stai a sentire il mutare delle spiagge e delle mete / e le spinte di barche e barconi che arrivano / con favole di mangiafuochi e orchi notturni”. Questi versi coraggiosi sembrano chiederci di guardare in faccia alla realtà e di avere la forza di rappresentarci l’orrore che ci circonda. Nella poesia “Save Ashraf Fayadh” la profondità del pathos si esprime così, “E come debbo dirlo a mio figlio / che c’è la confusione e ci sono i dolori / che c’è un carnefice ogni cento vittime”. Questi versi mi colpiscono perchè la domanda è retorica, perchè per amore del figlio gli devo dire come è il mondo e che solo talvolta il beme e il male sono confusi, non sempre, perciò “mettiamoci a dare un po’ d’onore almeno ai buoni e agli infelici” Queste poesie sono un tessuto eloquente su questo nostro mondo a volte orrendo e rappresentare l’orrido con eloquenza e pathos è straordinario. E se il mondo è la nostra terra, i versi di Simonetta Sambiase la arano con il vomere della poesia che sprofonda in un silenzio che “che ci prende in faccia senza più ingannarci”
Questi versi richiedono una riflessione non solo sul linguaggio e il ritmo dei versi che abbiamo cercato di esporre ma anche sulla sintassi e perfino sulla grammatica, L’autrice riscrive le regole “ad adesso” oppure “non c’è più che una guerra partigiana / ad un orda’ napoleonica….Piangiamoci allora addosso l’uno con l’altra / fino a fiorire su una terra….” Ciò che mi colpisce sono i suoni che sebben lontani sembrano trascinare significati altri, nuovi, oppure allitterazioni remote ed evocanti come £ ad fiorire” che ha un sapore latino e proprio come accade quando si ara e dalla zolla rivoltata emerge un odore antico. Vorrei concludere riportando questi versi pieni di una gioia salda, non sprizzante, ma una gioia vera; “Hai scacciato il mondo ora?
Lui non ti ha scacciato dai suoi pensieri
Ti tiene e ti tiene ed è questa la meraviglia.

da “Storie di mediocre Millennio”
di Met (Simonetta) Sambiase
in anteprima per Lamacchina sognante.

Soltanto a fare il nulla di quello che diciamo, credo
che siamo
quando si tratta di esagerare, dei brutti figli
imitazione di cielo nel vetro.
Ma manco stiamo bene
sotto le sirene che gracchiano l’orario
a tre fradici euro all’ora. Saltiamo fuori,
apriamo cancelli pieni di flotte aziendali
salari quattro per quattro
diametriamo la strada e pure il parcheggio
ma c’è che continuerà sempre ad esserci gran calma
e altri anni cessi, scialati
grani sbagliati ed erbe erboristiche
per l’anima e l’insonnia di petto.

Al di là di tutto, insomma
andremo, con maschere dalle labbra ad U
in greche tragedie comiche di voci alte
che tutto faranno di somme e stanchezze
fino alla percentuale prevista dal mercato nero
dove s’impicciano e s’appiccheranno
con straordinarie benedizioni sociali
le meridiane infelici dell’ultimo sole dell’avvenire.

***
E senti che fuoca e si muove
di vita segretissima flussa una galassia nera di sterno
si fa la strada tra costole di spine
e stanno a giurare tutti di non essersi mai smarriti
né per sorte né per satellitare rotto
questi cittadini del nuovo mondo millenario tacciano spesso
e si rimane a casa ad spettare che il peggio passi
di bene in meglio e a due a due
come noi due che ci perdiamo di smog arieggiandoci
in cortili stretti di parenti
arrivati all’improvviso per spedizione postale
che ci invadono la casa e gli affetti e ci travolgono
così che per confusione accarezziamo il gatto invece che il figlio
che chissà dove è apparso, di conforto e stupore,
insieme a parecchie vite nuove
già tutte fredde e dal corpo invecchiato.

***
Mare di mare diverso
da bambine ci bruciava di sabbia e tamburelli
pieno di telline e parole bugiarde
stai a sentire il mutare delle spiagge e delle mete
e le spinte di barche e barconi che arrivano
con favole di mangiafuochi e orchi notturni
perché tutte le onde si muovono sempre
lontane, senza pianto, senza storia narrata
di pescatori di reti intranet
che adescano piccole passere e non le reggono il cuore
nelle darsene piene di uomini ittici
che vagano a caso
fino ai lupanari nelle strade provinciali
con spiccioli contati e grossi cellulari, le esche
sulle fughe degli uomini e delle donne di brace
che scottano di febbre e di miseria
e qualche piccolo pesce ben fondo
sciolto d’affanno nella giusta direzione.

#SaveAshrafFayadh

E come debbo dirlo a mio figlio
che c’è la confusione e ci sono i dolori
che c’è un carnefice ogni cento vittime
e la macchina del mondo gli si muove attorno
annudata in una foto porno che così nessuno la gira
e il male resta sempre acceso e silenzioso
sono gli altri a mandare lamenti, noi affrettiamo i passi

i martiri sono la noia di questa cultura
ma se sto zitta, dovrò dire pure qualcosa
a chi tra noi s’attaccato addosso il coraggio
e chiama tutti amico e amici,
finanche gli uomini segnati o le donne scese dalle zattere
e pare ci siano celle segrete
dove si mettono a far muffa certi matti
che non se sanno al sicuro in un confine,
a far recite di stivali e mitragliette
e di motovedette e paroloni d’ onor di stato .

Ci sono eroi, figlio mio, che danno a tutti il bacio del buongiorno
anche a quelli che hanno costretto ad un solo pezzo di cielo.
Ed adesso, che pensiamo alle offese
mentre ci sono città che gridano
e paesi che giocano solo al lotto nelle ore d’ufficio
mostriamoci generosi o almeno tentiamoci
che tutto arriva piano e ci prende di faccia senza più ingannarci
ora che finalmente le vie brevi sono diventate lunghe
mettiamoci a dare un po’ d’onore almeno ai buoni e agli infelici.

****
C’è cibo cinese e ci sono spezie impronunciabili
che incendiano le poche parole che ancora resistono
nei primi appuntamenti o nelle cene d’addio
che suonano l’amianto ai nostri polmoni.

sul numero 4 de La Macchina Sognantela macchina sognante, simonetta sambiase, met sambiase, il golem femmina, golemf

http://www.lamacchinasognante.com/da-storie-di-mediocre-millennio-silloge-inedita-di-simonetta-sambiase-commento-di-benedetta-davalli/

 

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