Sfarzosi indumenti di parole tese e Salomé donna valorosa. La poesia di Adeena Karasick

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SFARZOSI INDUMENTI DI PAROLE TESE
ADEENA KARASICK

Accedere alla parola di Adeena Karasick è un’esperienza quasi percussiva. La scrittura della poeta canadese vive in un’aggiunzione continua di ossimori e metafore innestate nel linguaggio di una cultura sospesa fra la massificazione culturale del quotidiano e le evocazioni di grandi passati sacri e pagani. Un lavoro poetico che sul foglio implode all’interno del sistema simbolico ed evocativo della parole e del soggetto. Che lo destruttura e lo richiama in echi di vortici e di personaggi e sfondi, dove la voce è possente ed è unica guida nel caos di (questo)  mondo che ingloba, graffia, disorienta, scorpora ed infine inghiotte ogni cosa, ogni sensazione, ogni sentimento tra l’inverosimile e il reale.
E’ una tecnica di surplus della parola e del personaggio che da identità ai suoi componimenti. Spoken word e inchiostro:  la voce è dappertutto energia, fra le pagine scritte, nelle rivisitazioni di immagini e di frame, perfino nei micro video dei cellulari: bisogna restare sintonizzati nel mondo e decifrarlo e ricomporlo, usandone tutti i frammenti, in un gioco continuo di rimandi di lingue sciolte da frontiere e linguaggi metrici, i cui attori vengono presi dalla comunicazione mass mediale come dalle alte pagine della  cultura storica fra Mediterraneo ed Occidente. Il soggetto è icona e viene usata come indagine;  un’architettura interpretativa di extratesto e di gioco lessico (“ABBA is rethinking their scansion” e il gruppo musicale pop svedese è passato alla più classica delle formule stilnoviane) . Icone sono Salomé e Calypso che invitano e imbrigliano con una “lingua stuzzicata da sfrontati pasti\territorio di appannato slang catapultato\nell’errore scritto\ compare ”. Icone sono Iehôhānān, Ioannes Baptista, Johnny Angel, Johnny be Good , sempre lo stesso uomo in cui “immergersi, e può essere peccato” o il distratto Ulisse che sta ascoltando la canzone delle Sirene su Spotify. L’imperativo è spesso il modo preferito. La poeta lo usa come verbo diretto dei pensieri e delle azioni (e per certa filosofia i pensieri sono azioni ), chiasmi e paronomasie, eros e isteria, sacro e ironia, e su tutti loro la voce è femmina e ammaliante e non ferma mai il proprio canto. Un’altra via dell’ispirazione è l’indagine sui testi del sacro ebraico. La poesia può confrontarsi con il mistero del sacro e darne un nuovo segno di riconoscimento . La Bibbia, la Kabbalah, per la Karasick sono distanze da slegare, fra labirinti incantati e fari che attraversano le passioni, le grandezze e le cadute dei propri quotidiani, così simili al mito, così difficili da decifrarsi, così necessariamente destrutturabili con il suo linguaggio per tracce e flussi. Ne “La Danza dei sette” il numero sette da immediato riconoscimento di sacralità con l’elenco dei suoi significanti mistici, eppure è nella danza di Salomè che esso viene chiamato a mostrarsi in un’esposizione carica di equivalenze del reale . I “Trentatre nomi di Dio “della Yourcenar erano nella superficie della crosta terrestre, erano essoterici ,”La danza del sette” è esoterica, nascosta nelle cose. Non ci sono vie facili e la parola non offre consolazione ma investe con i sensi e la mente. “Vieni e mitizzami\Mio libro\Esagerata baraonda”. Non c’è via di consolazione ma un legame magnetico ed erotico, un tumulto “emporio” che fa di ogni poesia polifonia e azzardo.

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SALOME’ DONNA VALOROSA

Il lavoro di “Salomè Donna valorosa” è stato presentato al Tribeca Festiva di New York ed è ora in itinere. Non è la prima volta che la tradizione biblica viene attraversata dalla poesia femminile. Si ricordi ad esempio che Else Lasker-Schüler, nelle sue “Ballate ebraiche” del 1913, dedica uno dei suoi più alti componimenti alla moabita Ruth (“C’è un angelo alla fonte\della mia patria: canta\il canto del mio amore\la canzone di Ruth”) .Ritornando al personaggio di Salomè, esso ha avuto una buona fortuna critica a partire però solo da metà Ottocento. Vale la pena ricordare che la figura di Salomè è una voce minore nel racconto evangelico, appena abbozzata nei racconti di Matteo e Marco, dove non ne viene nemmeno svelato il suo nome. Di lei si apprende che è la giovane figlia di Erodiade, quest’ultima bersaglio delle invettive del profeta Giovanni Battista per la sua condotta licenziosa e il suo matrimonio quasi incestuoso con Erode Antipa, figlio del suo primo marito. La giovane Salomè danza davanti ad Erode e questo vuole compensarne la bravura.  La ragazza chiede allora consiglio alla madre che senza esitare si fa consegnare la testa di colui che sta buttando parole di fuoco su di lei presso il popolo. Da sottolineare che nel testo sacro non c’è nemmeno traccia del tipo di danza che eseguiva la giovinetta. Ma: “Attraverso i secoli, la figura di questa danzatrice adolescente, uno strumento innocente nelle mani di sua madre Erodias, subisce una graduale trasformazione verso una figura di innocenza perduta che si estende fino all’essere la responsabile della morte del Battista. Inoltre, il più disturbante aspetto della storia dal Vangelo alle sue successive versioni, è il potere seduttivo della danza. Forse è una delle arti più antiche, espressione di armonia e vitalità fra l’Uomo e il Cosmo nell’antichità pagana, espressione di peccato in quella cristiana”(AA.VV Depicting Desire. Gender, Sexuality and the Family in Nineteenth Century Europe, 2005).
Salomé arriva fino al Medio Evo, quando nella popolare celebrazione della festa di san Giovanni Battista, si arricchisce la storia biblica con nuovi elementi, così da esaltare la figura del profeta inventando terribili punizioni per la peccatrice. Fino al ‘Seicento, nelle arti visive, la figura di Salomè è associata alla testa del Battista decapitato. Le decollazioni sono molto frequenti nell’iconografia italiana dove, oltre Salomè e Giovanni, non si contano le Giuditte che mostrano la testa del loro Oloferne. C’è chi ha visto un simbolo di castrazione nella decollazione di questo o quel personaggio, lo teniamo in mente per una possibile interpretazione psicanalitica. Andando oltre, si arriva al 1841. In un poemetto satirico in quartine, lo scrittore tedesco Heinrich Heine,” Atta Troll”,fa riapparire Salomè indicandola come incarnazione pre-decadente di famme fatale. “Una trasformazione notevole: non è più l’evangelica fanciulla docile vittima dell’intraprendente Erodiade ma addirittura una Salomè, nel nome e nella sostanza, e vi si introduce anche la passione d’amore fra la danzatrice e il Battista, forse per l’esigenza di fondere la qualità delle due figure femminili”(Nicoletta Campanella, Salomè. Quel che resta di una principessa, 2001).
Dalla fortuna di questo testo comincia la trasformazione simbolica della Salomè contemporanea. Vari letterati e artisti visivi mettono mano al mito e aggiungono nuovi elementi. Gustave Flubert (Herodias, 1877) “Introduce la mitica Salomè decadente, emblema di bellezza femminile dannata, lasciva e terrificante ancella di Eros e Thanatos. Gustave Moreau produce una serie pittorica pervasa da un orientalismo denso fino all’eccesso di decorativismo simbolico. Oscar Wilde nel 1893 la trasforma in un’icona scandalo, la Virago, l’aspetto oscuro e sanguinoso che per tradizione (questa nuova) Salomè ispira, la Ninfa, la Virago” (Eleonora Bairati, Salomé immagini di un mito). Da Wilde in poi Salomè è ormai scandalo nello scandalo, peccato e lussuria, eccetera eccetera. Meno citata in letteratura nell’età post-moderna, è invece più presente nelle rappresentazioni teatrali, con testi che però non si discostano molto dalle presentazioni del passato.
La Salomè di Karasick non è una giovane oscura, è una donna valorosa. E’ raffinata, ha vissuto molta vita e non vuole lasciare condurre il gioco, o meglio la danza, a nessun altro che non sia lei. Come\Come with me\come crowded\Come holy\ (Vieni\Vieni con me\Vieni a folla\ Vieni santo) Le anafore che aprono la lunga canzone di Salomè pulsano di vita, sono intessute di eros e continueranno il loro cammino nella vertiginosa scrittura della poeta canadese, che trasforma la storia in una visione femminista “una prospettiva ebraica e tradotta della sua storia non solo come un racconto di violenza e desidero ma come un capro espiatorio e le nostre preoccupazioni contemporanee sull’erotismo e sulle trasgressioni estetiche, che occupano uno spazio fra l’estraneità e il desiderio” (Adeena Karasick). Quando Salomé incontra il suo Iokhanan gli chiede di non abbassare lo sguardo “Guardami, ti ho baciato la bocca, oh Iokhanan, ho baciato il tuo mito. E sulle tue labbra, il sapore dell’audacia, il sapore dell’amore, l’amore dicono, come merletto disseminato. Ho baciato il tuo mito”. Mai una sola parola silenziosa, mai un passo indietro. “Encore. Encore, Encore. Encore. Encore. D’accord”.

Simonetta Sambiase

*Adeena Karasick è attualmente in Emilia Romagna per un tour di conferenze e poesie. Traducono le sue poesie per le letture Pina Piccolo e Serena Piccoli.
La poeta sarà ospite mercoledì 29 giugno dall‘associazione Exosphere e dal circolo Arci Medardo Rosso di Montecavolo, in collaborazione con il blog culturale de La macchina sognante.

adeena karasick

ADEENA KARASICK

Adeena Karasick è poeta, teorica culturale e autrice di 7 libri di poesia e teoria poetica che
hanno ottenuto grandi elogi da parte della critica . Nata in Canada da una famiglia di emigrati
russi ebrei e residente a New York, è’ attualmente Professore di Teoria della Comunicazione e
dei Media alla Fordham University. La sua scrittura è stata definita “elettricità nella lingua”
capace di eseguire ”una fertilizzazione trasversale tra motti di spirito e conoscenza, teatro e
teoria”. La sua poetica è contraddistinta da un’estetica urbana, ebrea e femminista che sfida
costantemente le modalità normativa di significazione e confonde i confini tra cultura
popolare e discorso accademico. Karasick ha tenuto conferenze e performance in tutto il
mondo, partecipando a numerosissimi festival, simposi, e colloqui telepoetici. Pubblica
regolarmente articoli, recensioni, e dialoghi su poesia contemporanea, e teoria
poetica/culturale e semiotica. Ha prodotto videopoesie e registrazioni delle sue opere che
mettono in luce la radicalità della sua performance.
Vincitrice della MPS Mobile Aaward è conosciuta come “la poeta del cellulare” perché il suo
lavoro è disponibile su dispositivi mobili quali cellulari e smart-phones.
(traduzione di Pina Piccolo)

 

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2 pensieri su “Sfarzosi indumenti di parole tese e Salomé donna valorosa. La poesia di Adeena Karasick

  1. Ottima disamina di questa poetessa molto moderna e allo stesso tempo legata a forme classiche di pensiero artistico. Molta energia, movimento, contemporaneità. Grazie di questa lettura come sempre dettagliata e personale.

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