La patria e la concordia. Il due giugno e una poesia di Aurelia Petrucci

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Per la festa della Repubblica del due giugno non scegliamo una dedica di eroi bellici e di parate militari. Preferiamo una poesia di un’autrice senese del XVI secolo, Aurelia Petrucci, che compose un sonetto richiamando l’unità e l’armonia come valore di Patria.  Di questa autrice sono sopravvissute solo due poemi in forma completa, fra cui “Dove stà il tuo valor, Patria mia cara “, un lavoro di grande intelligenza e sagacia politica. La  Siena dei primi anni del 500 dove l’autrice nacque e visse parte della sua breve esistenza, era una città aperta alla partecipazione delle donne alla vita intellettuale (in un saggio dedicato ad Antonio Vignali si annota che la poeta era un’animatrice della vita culturale senese).  La letterata possedeva  una posizione di spicco data l’importanza politica della famiglia Petrucci, che la  conservò fino al 1555 quando la città perse la sua indipendenza da Firenze.  La poesia “Dove stà il tuo valor, Patria mia cara”  è un lamento per la propria città, dove sembrano regnare sofferenze e tumulti causate da continue discordie, mentre la poeta avverte che solo la concordia salverà tutti dal dolore”* .

 

AURELIA PETRUCCI

(1511-1542)

Dove stà il tuo valor, Patria mia cara;
Poichè il giogo servil misera scordi,
E solo nutri in sen pensier discordi
Prodiga del tuo mal, del bene avara?
All’ altrui spese, poco accorta impara,
Che fa la civil gara, e in te rimordi
gl’ animi falsi, e rei fatti, concordi
A tuo sol danno, e a servitute amara.
Fa de le membra sparse un corpo solo,
Ed un giusto voler sia legge a tutti,
Che allora io ti dirò di valor degna.
Così tem’ io, anzi vegg’ io, che in duolo
Vivrai misera ognor piena di lutti;
Che così avvien, dove discordia regna.

 

 

 

*citazione dal libro “Receptions of Antiquity, Constructions of Gender in European Art – 1300-1600”,
trad S. Sambiase

La deriva del bianco e nero. Neal Hall raccontato da Serena Piccoli

It’s the weight of white’s derivation of black;
a derivative definition of ‘ just black ‘ derived in part
by the social conditions created in large part by whites
Neal Hall
E’ il peso della derivazione bianca di nero
una definizione derivativa di ‘solo nero’ derivata in parte
dalle condizioni sociali create in gran parte dai bianchi
(trad. Serena Piccoli)

Neal hall, il golem femmina, simonetta sambiase

Neal Hall è arrivato in Italia e ha tenuto delle letture in varie città del Paese. A Padova, grazie al grande lavoro di Francesca Diano, il poeta statunitense dell”unspoken America” ha colmato tre ore di grande poesia e di incontro con il pubblico. Fra gli astanti c’era anche un’entusiasta Serena Piccoli che ha raccontato nel suo blog l’accumulo di emozione e cultura che il poeta dell’Ohio ha prodotto durante il reading. E Serena  ( che nel Golem Femmina è coinquilina più che ospite) ha regalato la sua intervista anche al Golem Femmina, che la riporta e la ringrazia.

Scrive Serena  entrando nello “Specifico  sua arte poetica, che (Hall) ci parla della “Unspoken America”, l’America non detta, quella che vive sulla sua pelle (lui incluso) il profondo e forte razzismo statunitense e  ci svela con linguaggio asciutto – appositamente privo di metafore e fronzoli per essere capito da una ampia fascia di popolazione – la quotidiana discriminazione razzista del bianco contro il nero. Non a caso viene considerato  erede di Martin Luther King, Malcom X e Ghandi. Dei tre ha sicuramente anche l’arte comunicativa del leader, la voce ferma, pulita, fiera, come le sue poesie. Racconta di soprusi, ma lo fa mantenendo dignità, anzi la sua ironia beffarda è la vittoria sull’ignoranza del bianco oppressore.”Il colore della mia pelle diminuisce i miei successi” ha riflettuto Hall.
Continua Serena: “Doctor Nigger”, Dottor Negro, lui che è un importante chirurgo ha voluto mantenere la parola altamente offensiva che rimanda all’epoca dello schiavismo, proprio per ricordare l’attualità di quell’insulto. Le tragedie dovute al razzismo negli USA continuano, tuttavia, dice, non vi sono cambiamenti, di entrambe le cose non è sorpreso. Allo stesso tempo “bisogna capire anche la lingua che viene usata per perpetrare la violenza, “The lexicon of lies”, il lessico delle bugie è una sua poesia sui veri intenti del colonialismo” A questo proposito fa notare che il linguaggio degli oppressori sugli oppressi è uguale in tutto il mondo: “The language of brainwashing makes you a conformist“, la lingua del lavaggio del cervello ti rende conformista.
Al poeta è stato anche chiesto che cosa la scrittura poetica significasse per lui.
“Perché mi sento parte del tutto, camminando e osservando la gente sento il dolore degli altri – ha risposto – così come il mio e ci entro senza paura, tentando di lottare per esprimerlo e diffonderlo. Non parlo solo di me, ma di ciò che è comune.”

 

it’s the enormous weight of hate
when they clutched their Gucci hand bags
the first sight of me
the locking of the car doors,
the first sight of me
the collecting of the brood frolicking in aisles of department stores

(E’ l’enorme peso dell’odio
quando si son tenuti strette le borsette Gucci
alla mia prima vista
bloccato le porte delle auto
alla mia prima vista
riacciuffato i figli intenti a giocare nelle corsie di negozi

trad. Serena Piccoli)

altre informazioni in rete su

http://serenapiccoli.blogspot.it/2016/04/neal-hall-poeta.html

http://unipd-centrodirittiumani.it/en/attivita/Neal-Hall-The-poet-of-human-rights/1070

I Campi di Maggio. Igor Patruno e il suo romanzo affresco sugli anni ’70

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Scrivere è un lavoro di svelamento della memoria,
cercando quel che manca, che sfugge,
che resta nascosto.

 

La realtà è immaginosa più della finzione narrativa. La storia ne è una parte ipovedente, in bilico tra la luce dell’oggettività dei fatti e il buio della soggettività della decifrazione. La realtà può essere interpretata ed è uno strato molto sensibile della sua natura ma  ne è anche il suo grande fascino: perché in fondo (forse) direzionare il proprio punto di vista fuori o dentro la narrazione ufficiale della storia è l’arena delle nostre scelte di vita, personali o generazionali. E dalla complessità di descrivere una generazione dal suo dentro e dalla sua storia, dalla letteratura che vuol contenere storie di una generazione che ci ha voltato le spalle da non molti così anni,  una generazione che come mai prima delle altre ha provato a scardinare i vecchi modelli di vita sociale di questo Paese, nasce l’affresco letterario de  I Campi di Maggio di Igor Patruno.  E la finzione narrativa ha la lingua viva della Storia. Ci racconta l’autore che: “Quando si pensa agli anni ‘Settanta si avverte, dal punto di vista della letteratura un’assenza. La nostra generazione non ha avuto un romanzo generazionale. Per avere le prime opere narrative ambientate in quel decennio si è dovuto attendere il nuovo secolo e questo perché non c’è stata la voglia e la capacità di affrontare il tema della violenza. È un tema scomodo e anche difficile. “I campi di maggio” non è un romanzo generazionale. Non può esserlo perché i romanzi generazionali si scrivono dentro gli eventi, o immediatamente dopo. E naturalmente bisogna essere giovani per scriverlo”.
Il romanzo, pubblicato da edizioni Ponte Sisto, apre le sue pagine nel maggio 1975 a Roma, con il ritrovamento di una giovane ragazza, Silvana, uccisa in un campo alla periferia di Roma.  Il mese successivo toccherà al giovane Andrea finire in malo modo lungo i binari di una ferrovia francese. E a novembre il corpo di un uomo scomodo e celebre viene trovato massacrato all’idroscalo di Ostia: è quello di Pier Paolo Pasolini. “Cos’hanno in comune queste morti?  – si legge nella quarte di copertina – Antonio Delle Piane, studente romano conosce Silvana e Andrea, e frequanta un ragazzo che sostiene di sapere cosa sia successo a Pasolini. La sua giovinezza, gli amori, gli incontri, attraversano le nebbie grigie degli “anni di piombo”, insieme alla voglia di vivere e alle grandi speranze della sua generazione. Quarant’anni dopo, con l’esperienza del suo mestiere di giornalista, Antonio decide di rompere il silenzio. Sulle tracce dei fantasmi dei due ragazzi, si addentra in un viaggio disincantato nelle zone torbide di un periodo ormai lontano. Scoprirà verità parziali e dolorose nei documenti che esistono, si imbatterà in cancellazioni e distruzioni colpevoli, incontrerà i sopravvissuti cercando di illuminare le loro verità indicibili. Con le scoperte sulla sua storia personale Antonio cambierà anche il nostro modo di guardare a quegli anni”. Il flusso della storia, il flusso della vita, il gioco della letteratura, la verità e la finzione.
“Antonio Delle Piane, il protagonista del romanzo, – segna Patruno – tenta di andare oltre la memoria, oltre i ricordi, perché cerca il mondo di due ragazzi che non ci sono più, Andrea e Silvana. La morte è la fine di quel solo e insostituibile mondo che si dilegua insieme a chi scompare. Chi sopravvive viene privato dell’altro e del mondo dell’altro. Antonio, quarant’anni dopo, tenta l’impossibile, tenta di riappropriarsi del mondo di Andrea e Silvana. Nel farlo è costretto a fare i conti con un tema centrale dell’esserci, ovvero con l’inappropriabilità infinita dell’altro”. Non c’è un unico fuoco, non è possibile trovare “le cose nascoste fin dalla fondazione del mondo che di solito sono retaggio solo dei cattivi* perché i cattivi e buoni appartengono a percorsi lineari di giudizi e prove, ma il tessuto di cui è fatta la storia di quegli anni ha una “tendenza” alla verità non alla “certezza”. Il piombo, la rivolta, il golpe, lo slogan politico: mancano i riferimenti letterari alla chiarezza della luce e dell’ombra ancora oggi che il terzo millennio è cominciato da un pezzo. “L’incapacità di elaborare collettivamente la propria storia è una malattia congenita del popolo italiano. L’Italia è il paese del rimosso. Non sono state elaborate le motivazioni profonde che hanno creato consenso attorno al fascismo, preferendo liquidare il ventennio come un’operetta mal riuscita. Non è stata elaborata la guerra civile successiva alla fine del secondo conflitto mondiale che ha lasciato rancori e divisioni di certo non sanate dall’amnistia. Non sono state elaborate le conseguenze sociali e culturali del boom economico che ha spazzato via la cultura contadina ed operaia su cui poggiava il tessuto sociale del Paese. Non è stata elaborata la deriva stragista e la violenza degli anni Settanta, rimuovendo un decennio come se non ci fosse stato. Le ragioni sono molteplici: la mancanza di una idea condivisa di nazione innanzi tutto, poi la sostituzione violenta, atroce, dei valori della cultura popolare con quelli della società dei consumi. Insomma un vuoto immenso e profondo che impedisce ogni volta di elaborare la propria storia”. E’ in questo frammento di buio che letteratura produce l’intaglio che crea passaggi di luce “Di fronte alla rimozione la scrittura elabora i ricordi – continua lo scrittore – narrare, però, non può essere semplicemente un riportare in forma scritta quel che è rimasto nella memoria, perché significherebbe restare con la testa volta all’indietro. Scrivere è un lavoro di svelamento della memoria, cercando quel che manca, che sfugge, che resta nascosto.

* Francesco Rognoni,  dal libro “Di libro in libro”, 2006

IGOR PATRUNO, giornalista, scrittore, blogger, appassionato di comunicazione,soprattutto politica, sarà a Reggio Emilia sabato 28 maggio per presentare il libro I Campi di Maggio con gli storici Antonio Canovi e Lorenzo Bertuccelli
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La lotta di classe fra la lepre e la tartaruga – Elogio della lentezza per la sopravvivenza sociale

Gli individui nascono e si sposano,
vivono e muoiono in mezzo ad un trambusto così frenetico
da indurti a pensare che stiano per impazzire
William Dean Howells

 

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Lunedì 9 maggio si celebra la Giornata mondiale della lentezza che a molti  parrebbe una celebrazione inutile (perfino dannosa) perché i cosiddetti “fast thinkers” paiono aver conquistato il mondo e lo stanno anche governando alla stregua dei peggiori monarchi assolutisti della storia passata. Il culto della fretta e della sovrapproduzione è il nuovo riferimento spirituale di questi tempi moderni. Klaus Schwab, fondatore  del Forum economico mondiale scriveva nel 2004: “Passiamo da un mondo in cui i grandi mangiano i piccoli a un mondo in cui i veloci mangiano i lenti”. A tutt’oggi,  la parola d’ordine della maggior parte dei nuovi contratti lavorativi nazionali è “produttività”. Lavora di più e produci di più, non importa se la produzione finale è frettolosa anche nella gestione della qualità, ciò che conta è che hai prodotto di più e che hai consumato più tempo a produrre cose di cui non se ne ha mai a sufficienza pur non avendone bisogno. Primo esempio sott’occhio: quanti nuovi modelli di cellulari ha prodotto quest’anno la Samsung? Ne ha sfornati così tanti perché la comunità internazionale ne aveva bisogno per continuare a sopravvivere ai cambiamenti climatici? Ha poco senso. Anche non pensare ai danni che ci arrechiamo noi stesse\i quando avalliamo questo tipo di accelerazione consumista. E quando si ascolta il ritornello mediatico che bisogna sacrificarsi per uscire dalla crisi che ormai è sistematica, producendo di più per meno salario e immolando il proprio tempo e la propria vita perché lo stato sociale sta crollando e non si possono più tenere aperti gli ambulatori e i pronto soccorso e colmare le buche sulle strade provinciali, dovremmo ricordare quante volte negli ultimi anni i quadri, i dirigenti, i direttori generali e tutta la classe politica dominante hanno cambiato il loro parco macchine, comprando suv e berline nuove di zecca con i sacrifici dei loro dipendenti dai livelli d’inquadramento più bassi. (E’ evidente che la durata massima di operatività per una flotta aziendale non debba superare i 24 mesi, altrimenti potrebbe sovvertirsi l’ordine sociale del capitalismo mondiale). E sempre sulla produttività e sulla velocità e sui sacrifici richiesti alle classi dei lavoratori non autonomi, bisognerebbe ricordare bene le lunghe liste di quegli imprenditori che hanno nascosti i profitti di quei sacrifici nei paradisi fiscali, e che sono ben lungi da riportarli a casa e nei contratti integrativi dei loro dipendenti. E allora è importante innestare nelle nostre vite “l’elogio al rispetto verso gli altri”, più che alla lentezza. Strafottersene della cultura del “lavora fino a crollare”, se il lavoro ti fa restare povero lo stesso perché i capitali prodotti sono già stati presi e portati via e tu resti indaffarato, aggressivo, frettoloso, snervato e pronto a crollare. Perché  se poi crolli,  crolli da solo\sola. Questo è il  Paese dove la riforma delle pensioni Fornero ha creato la più grande ingiustizia sociale verso intere classi di cinquantenni che non usciranno mai dal lavoro se non con pensioni da fame e di ventenni che non entreranno mai nel sistema pensionistico. Potresti restare sola\solo in un Paese dove le uniche pensioni degne di questo nome sono date a quella stessa classe dirigente che cambia il parco macchine ogni 24 mesi. E che impone sacrifici di tempo e lavoro continuamente, anche dal mare salato delle loro vacanze esotiche di un Ferragosto tropicale, mentre l’accelerato lavoratore sta cercando di sopravvivere ai 47 gradi percepiti negli spogliatoi aziendali mai ventilati abbastanza. “Ma la fretta è la politica migliore?”. L’evoluzione si basa sul principio della sopravvivenza della specie che più si adatta non quella che corre più veloce (le cavallette se no governerebbero la Terra).  Sopravvivono e si riproducono più facilmente gli individui che hanno raggiunto un migliore adattamento all’ambiente in cui vivono, e che quindi sono favoriti nella lotta per l’esistenza. “Il capitalismo moderno genera un benessere straordinario ma divora le risorse naturali più rapidamente di quanto Madre Natura riesca a sostituirle. I lunghi orari di lavoro ci rendono malati, infelici, poco produttivi e soggetti a sbagliare. Gli ambulatori dei medici generici sono gremiti di pazienti che lamentano sintomi legati allo stress: asma, insonnia, emicranie, ipertensione e disturbi gastrointestinali, per citarne solo alcuni”. E la sanità italiana costa sempre di più ed è sempre più lenta. Anche nel riconoscere le malattie professionali. Quindi lavoriamo di più e guadagniamo meno, trascuriamo noi stessi fino a sfinirci, trascuriamo affetti e viviamo in superficialità le relazioni perfino all’interno dei nostri affetti perché non abbiamo “abbastanza tempo”. E se poi qualcosa dentro il corpo si spezza, finiamo anche per lasciarli orfani quegli affetti. Orfani che dovranno imparare a sopravvivere in un mondo squalo che apprezza la “morte da superlavoro” soprattutto quella degli altri. Non è mai troppo tardi per fermarsi un’ora . “Fermati. Per un momento. Prima di andare.\Ascoltiamo le grida d’amore\o le grida d’aiuto\il tempo trascinato nella polvere del mondo\se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto ” ha scritto il poeta Roberto Roversi ed aveva ragione.

 

  • le citazioni dell’articolo sono tratte dal libro di Carl Honoré, Elogio della lentezza.
    rallentare per vivere meglio, (2004)

 

 

ELOGIO DELLA LENTEZZA

Mi fermo un momento a guardare
Non correre. Fermati. E guarda.
Guarda con un solo colpo dell’occhio
la formica vicino alla ruota dell’auto veloce
che trascina adagio adagio un chicco di pane
e così cura paziente il suo inverno.
Guarda. Fermati. Non correre.
Tira il freno alza il pedale
abbassa la serranda dell’inferno.
Guarda nel campo fra il grano
lento e bianco il fumo di un camino
con la vecchia casa vicina al grande noce.
Non correre veloce. Guarda ancora.
Almeno per un momento.
Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano
il colore dei muri delle case
le nuvole in un cielo solitario e saggio
le ragazze che transitano in un raggio di sole
il volto con le vene di mille anni
di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.
Fermati. Per un momento. Prima di andare.
Ascoltiamo le grida d’amore
o le grida d’aiuto
il tempo trascinato nella polvere del mondo
se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.

Roberto Roversi

La scrittura? E’ gioia percepita – di Gabriella Gianfelici.

 Domenica 15 Maggio 2016 a Terra del Sole (Forlì) PALAZZO PRETORIO, Gabriella Gianfelici terrà un laboratorio di scrittura per INCHIOSTRO DONNA 4° EDIZIONE. Per l’occasione, sul GolemF una sua riflessione sulla scrittura. Buona lettura.
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La scrittura è composta di parole, e la parola è ricordo, testimonianza e conoscenza insieme.

La parola ricorda così la possiamo scrivere, testimonia perché è sulla carta e ci fa conoscere perché scrivendo la fermiamo sulla carta ma, in realtà, nulla si ferma e la scrittura, anche se noi non lo sappiamo, è il più intimo dei nostri pensieri.
Con la parola si diventa tutti portatori di idee, sherpa senza carichi, donne e uomini migratori dentro di sé che cercano nuove strade, varchi e passaggi e tutte le voci, giustamente diverse tra loro, costruiscono l’identità di un luogo ideale: il luogo della parola e dell’ascolto.
Il laboratorio cerca di far sviluppare intuizioni, sensazioni e fuggevoli ricordi che, con l’aiuto di letture e piccoli esercizi, ognuno di noi può far emergere e scrivere così un breve racconto o una poesia.
Recuperare così la gioia della scrittura percepita non come coercizione e mezzo di valutazione ma come creazione, crescita personale e dialogo con gli altri.

Gabriella Gianfelici

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Poema da infancia distante. Anna Fresu traduce Noémia de Souse

Un grande lavoro di traduzione di Anna Fresu. Noémia de Sousa su Viadellebelledonne.

viadellebelledonne

noémia de souse, via delle belle donne,

La densità della popolazione del Mozambico è di 27 abitanti per chilometro quadrato. In ogni suo dove c’è ancora spazio per resistere alle ondate di guerra che lo circondano, la povertà non è lontana, frutto di lunghe guerre prima per decolonizzarsi poi quella civile chiusasi agli inizi degli anni ’90. In mezzo, la letteratura mozambicana, che rispetto alle altre colonie portoghesi appare con un certo ritardo sulla scena letteraria. Scrive Cristina Brambilla su Letterature d’Africa che “la letteratura mozambicana compare solo nel secolo XX ad opera di “asimilados”, autori mulatti in genere, ma anche di razza nera, istruiti. Tuttavia, già nel suo sorgere, nella prima decade del secolo, questa letteratura si situa nel segno di una presa di coscienza della specificità mozambicana e, in molti casi, della situazione della popolazione nella societò coloniale. L’opera più importante è data dal contributo della poetessa mulatta Noémia de Souse, che dolorosamente canta…

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EX.IT – Tutto il programma dell’edizione 2016

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Rassegna internazionale di scritture di ricerca
III edizione
Con il patrocinio del COMUNE DI ALBINEA
 
20-21-22 maggio 2016

Materiali sonori, visite guidate, riscrizioni di mondo, prove d’ascolto, dialoghi e proiezioni tra fotografia e scrittura, reading.

a cura di Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli con la collaborazione di Luca Rizzatello e Una modesta proposta

curatori dei progetti: Giulio Marzaioli, Andrea Inglese & Gianluca Codeghini, Pietro D’Agostino & Massimiliano Manganelli, Simona Menicocci & Fabio Teti.

Intervengono inoltre: Maurizio G. De Bonis, Luigi Magno, Antonio Loreto.

§

EX_IT è un tentativo di esistenza – tanto degli autori quanto dei loro artefatti – basato sulla collaborazione e lo scambio. È una sottrazione intraprendente, come scrive il filosofo Paolo Virno parlando dell’ex_it, dell’esodo, nel volume che sarà presentato in questa edizione 2016.

EX_IT è un ambiente costituito di progetti, incontri, dialoghi e, soprattutto, intelligenze relazionali. A maggio porterà con sé, per metterla in circolo, l’energia (e la buona fatica) di progetti concretizzati nell’arco del 2015. Si tratta di idee messe in azione dagli autori che hanno via via partecipato alle precedenti edizioni di EX_IT e alle varie iniziative collegate.

Chi sarà presente a questa rassegna potrà incontrare una varietà di proposte di scrittura traduzione: materiali sonori fatti di elettronica e scrittura poetica (Alessandra Greco & Luca Rizzatello); un percorso di riscritture e ritraduzioni, djset e azione poetica (Andrea Inglese & Gianluca Codeghini); proiezioni di fotografie che arrivano dalla scrittura – come dire da un linguaggio a un altro, da un gesto di scrittura a un gesto fotografico – (Pietro D’Agostino & Massimiliano Manganelli); letture, dialoghi e interventi critici, materiali di laboratorio (Simona Menicocci & Fabio Teti) e una visita guidata alla collezione di una galleria (Giulio Marzaioli).

Inoltre, tanti libri: quelli pubblicati dalla colornese Tielleci per Benway Series, quelli degli autori “exitiani” e i volumi selezionati da Giovanni Spadaccini della libreria reggiana Libri risorti: letteratura, poesia e saggistica del novecento. Prime edizioni, curiosità e rarità.

Concluderà la rassegna la tavola rotonda itinerante Una modesta proposta che propone un dialogo intorno al volume di materiali critici «Ex.it 2014», recentemente pubblicato da Tielleci. A partire dal libro, Antonio Loreto e Massimiliano Manganelli coordinano una discussione che possa tracciare linee di proseguimento delle riflessioni avviate. Introducono Luca Rizzatello (per le edizioni Prufrock spa), Mariangela Guatteri e Giulio Marzaioli (per Benway Series).

§

PROGRAMMA

DA VENERDÌ 20 MAGGIO in apertura di ciascuna giornata d’incontro
Couplets materiali sonori
di Alessandra Greco [testi e voce] e Luca Rizzatello [elettronica]

DA SABATO 21 MAGGIO
Tavolo di Libri risorti
Giovanni Spadaccini propone i libri e i Fogli Benway, i 2 volumi (Ex.it 2013 e 2014), i libri che gli autori vorranno proporre, oltre una selezione di letteratura, poesia e saggistica del novecento. Prime edizioni, curiosità e rarità.

VENERDÌ 20 MAGGIO
ore 16,30

Visita guidata alle stanze di OT Gallery

a cura di Giulio Marzaioli

ore 18,00
Riscrizioni di mondo
composizione per djset e azione poetica a cura di Andrea Inglese e Gianluca Codeghini

con la partecipazione di Alessandra Cava

SABATO 21 MAGGIO
ore 10,30
Tra scrittura e fotografia. Alcune ipotesi

a cura di Pietro D’Agostino e Massimiliano Manganelli
intervengono Maurizio G. De Bonis e Luigi Magno.ore 15,30
Prove d’ascolto. Scritture divergenti
Resoconti, materiali, dialoghi e letture
a cura di Simona Menicocci e Fabio Teti

DOMENICA 22 MAGGIO
ore 10,30
Ex.it 2014. Materiali critici fuori contesto.

Una modesta proposta: Il libro e dintorni.
Coordinano la discussione Antonio Loreto e Massimiliano Manganelli
Biblioteca Comunale “Pablo Neruda”
Via Morandi, 9 – Albinea (Reggio Emilia)venerdì 20/05 dalle 16.30
sabato 21/05 dalle 10.30 alle 19.00
domenica 22/05 dalle 10.30 alle 13.00