Arbitri del nostro destino – Jane Eyre e i 200 anni di Charlotte Bronte

 

invece di piegare la fronte sotto la sua volontà,
l’ho sfidato
(da Jane Eyre)

charlotte bronte, jane eyre, il golem femmina, simonetta sambiase met sambiase,

Duecento anni fa nasceva la terza figlia dei  Brontë. Il suo libro più importante (forse l’unico per cui la si ricordi) è un lungo romanzo pubblicato nel 1847, Jane Eyre.  Ad esso togliamo le pagine dove c’è Rochster “en travesti” da zingara ed altre parti che si conciliano con lo spirito dei tempi e finiremo immersi in lui, e nei dialoghi e nei monologhi interiori sappiamo che Jane è appena dietro di noi. Il suo lieto fine lo ha creato lei, non le è sceso dal cielo. Autodeterminazione è un termine che useremmo oggi, ma non possiamo cercarlo  nei luoghi storici di questo romanzo. Eppure è già lì. L’alta considerazione di se e del proprio valore, la ricerca dell’emancipazione attraverso il lavoro e la capacità di attraversare una quotidianità invasiva e granitica senza perdere la propria bussola interiore.  Chiedere rispetto. Resistere e crescere, crescere e diventare, fra negativi e positivi, una persona raggiante vita. Ecco il posizionamento del personaggio (fortemente autobiografico nella prima parte) di Jane Eyre all’interno della letteratura di genere. La pagina di paragone è con la Austen da sempre, ma questa autrice  cerca il lieto fine in un sistema chiuso da poche interazioni (il ballo, il salotto, la campagna addomesticata, il chiacchiericcio,  il cattivo pretendente vs il ricco pretendente, il futuro prete, il nobiluomo, l’altezzosa antagonista, etc). La Bronte nella sua scala narrativa ci mette dentro più vita e più dolore. Ad esempio  la parrocchia non è un luogo idilliaco dove andare a fare la vita della moglie anglicanamente serena come nei romanzi dellla Austen.  Il convitto religioso è un posto da poveri e come povere vengono trattate tutte: ingiustamente. La morte è dietro l’angolo e  non fa differenze nel portarti via affetti o liberarti dagli aguzzini. I colpi di scena sono drammatici, non consentono la nobiltà del silenzio e del ritiro: è la malasorte che disequilibria il mondo e con essa bisogna farci i conti e tenere duro, giorno dopo giorno, pensiero dopo pensiero.  Ettari di azioni minime e disciplinate , lande di emozioni e coraggio da attraversare. In Jane Eyre non si vacilla, perché nessuno può afferrarti nella caduta, hai solo te stessa per rimetterti in piedi. Elizabeth Bennet ha sorelle, madre, padre, amiche con cui superare la via sentimentale che la porterà al ricco Darcy  da domare. Jane Eyre no e nemmeno si aspetta che possa conquistarsi una posizione più elevata socialmente,  “strana, povera e oscura, brutta e piccina” eppure “del giudizio del mondo (se) ne lava le mani. L’opinione degli uomini la sfido”. Non tanto femminista ma rivoluzionaria della morale. Ed è per questo coraggio che ancora oggi l’amiamo così tanto.

jane eyre

tre brani da Jane Eyre

di Charlotte Brontë

Il riposo non fa gli uomini felici; occorre loro azione e se non possono esercitarla, la creano. Milioni e milioni sono condannati a una vita più tranquilla della mia e milioni si ribellano in silenzio alla loro sorte. Nessuno suppone quante rivolte, oltre quelle politiche, fermentino nella massa degli essere viventi, che popolano la terra.

Si suppone che le donne siano generalmente calme; ma le donne sentono come gli uomini, hanno bisogno, come essi, d’esercitare le loro qualità, occorre loro un campo più vasto per estrinsecarle;

***

E’ pazzia di lasciare che nel cuore si accenda un amore che deve divorare la sua vita, se non è conosciuto e diviso, e, se è tale, simile a un fuoco fatuo, smarrirla in un labirinto di dolori senza uscita.

Ascolta la tua punizione Jane Eyre: domani prenderai uno specchio e farai fedelmente il tuo ritratto, senza omettere un solo difetto, senza addolcire nessuna linea dura, senza trascurare nessuna spiacevole irregolarità. Sotto vi scriverai: “Ritratto di un’istitutrice brutta, povera e senza attinenze di famiglia”.

“Dio ci ha dato, in una certa misura, il potere di essere arbitri del nostro destino; quando la nostra energia domanda un appoggio che non può avere, quando la nostra volontà aspira a una meta che non può conseguire; non abbiamo bisogno di lasciarci morire di fame o di dolore, dobbiamo solo cercare un altro nutrimento per lo spirito, così forte come quello proibito che voleva gustare e forse più pure; noi dobbiamo soltanto scavare col piede avventuroso una via che se è più difficile, non è né meno diretta né meno larga di quelle chiusa dalla fortuna dinanzi a noi.

 

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4 pensieri su “Arbitri del nostro destino – Jane Eyre e i 200 anni di Charlotte Bronte

  1. Sì ok. tutto giusto e condivisibile, ma la grammatica e la sintassi dell’articolo sembrano un optional. “riequilibria”??? “finiremo immersi in LUI”???

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