Poesie del padre – Io, diventato padre di mio padre. Tu, diventato figlio di tuo figlio.

(c) Dinah Maxwell Smith
(c) Dinah Maxwell Smith

L’AZZURRO 
di Simonetta Filippi

– Signora, mi scusi, ma da mio padre si è accesa una luce intermittente arancione…
– Non è niente, ora vengo
… … …
– Signora sono ancora io, la figlia del 25… ora si è accesa una luce intermittente rossa sempre più veloce…
– Arrivo, arrivo… non si preoccupi!

Sì, però al mio babbo piace il celeste ha capito? Il celeste. Da sempre. Tutto era celeste nella nostra casa, lui dipingeva tutto di celeste anche il bordo delle sedie in formica lo dipingeva di celeste, e anche le sedie erano già celesti, non azzurro, proprio CELESTE, come le sue camicie e il gilè di lana

– Mamma, allora, di che colore si prende il pigiama a babbo?
– Quello lì, celestino, a lui gli piace, è sempre stato fissato col celestino
– È vero, non celeste, ma CELESTINO.

(al quinto, terzo piano, ore 11 del 31 marzo 2016)
Domani mattina io e mia sorella lo vestiremo così: abito blu, camicia azzurra e gilè, quello di lana, celestino.

 

(c) Jules de Balincourt
(c) Jules de Balincourt

QUANDO PARTIVI PADRE
di Grazia Fresu
Quando partivi, padre,
si faceva silenzio sulla soglia
ci lasciavi
l’immagine della tua nave
il tuo abbraccio
che già tesseva la lontananza,
sulle punte dei piedi
cercavo il tuo sguardo
irriducibile promessa del ritorno,
vivere in un’isola
ci avrebbe cantato
le tue traversate
per mari sconosciuti
le tue veglie accorate
il nostro sonno
di agitati fantasmi
e intermittente presenza,
quando partivi, padre,
l’infanzia si slabbrava
in un’eco di domande accorate
nel disegno delle tue abili mani
nel sorriso di irriducibile attesa
che nostra madre ci cuciva addosso
come un vestito da festa,
forse lì per la prima volta
ho misurato il distacco
la ferita di un voluto abbandono
le sere dove un uomo manca
nella casa nella memoria nel cuore
e le donne sedute intorno al camino
lo disegnano con le lingue
della fiamma che sale,
forse lì per la prima volta
una scheggia di poesia mi ha trafitto
insegnandomi le inesorabili leggi
del destino e lì, padre,
sei stato quello
che non avrei più avuto…
un marinaio che ritorna
riportando l’amore
dai viaggi e dalla pena.

DA QUESTA PARTE DEL MONDO
di Ferdinando Battaglia

Da questa parte del mondo
Il vivo è vivo,
Il morto è morto
E non ha più respiro;
Da questa parte del mondo.

Da questa parte del mondo
Si chiama padre un padre
E figlio un figlio,
Ma non è solo così,

Ché da questa parte del mondo
Ci siamo incontrati
In un legame che è altro
Da ciò che sei stato
E da ciò che ancora io sono
Da questa parte del mondo;

Pur senza memoria
Noi abbiamo il ricordo
Di una carne comune:

Non solo tu padre
E non solo io figlio,

Anche senza sapere
Chi saremo – per davvero – stati.

(c) James Roper

da TRITTICO DEL DISTACCO

di Pasquale Di Palmo

Papà, il nostro dialogo
è fatto di silenzi
e ammiccamenti
di accenni e vuoti assensi

mentre a un tavolino di caffè
in una fredda giornata di aprile
ti imbocco come un bimbo
sotto un cielo che ha tinte di gheriglio.

Tu, nel baccello della carrozzina,
diventatomi qui,
appena nato,
parvenza di figlio.

X

Io, diventato padre di mio padre.
Tu, diventato figlio di tuo figlio.
Ti lavo ti sfamo
ti accudisco.
Mangi, come un cane,
dalla mia mano.
Non articoli che poche
parole intelligibili
scandite in corone
di frasi senza senso.
Parole che somigliano al silenzio.
Mi guardi e ti guardi.
Con quegli occhi
sempre più piccoli e smarriti
mentre la tua voce di nebbia
mi esorta febbricitante a portarti
– «andemo dài andemo» –
laddove non esistono che nuvole
ignare di ogni nostra parentela.

 

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