A rileggerci: buona Pasqua 2016

Fate tutte e tutti una buona Pasqua. Il Golem Femmina si ferma per le feste e vi lascia gli auguri.

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Cântico do pássaro azul em Sharpeville – Traduzione a cura di Anna Fresu

Una poesia del poeta mozambicano José João Craveirinha tradotta da Anna Fresu, dedicata alla memoria del massacro di 69 manifestanti contro l’apartheid, a Sharpeville, in Sud Africa, dove i manifestanti furono uccisi dalla polizia il 21 marzo 1960.

Cântico do pássaro azul em Sharpeville
di José João Craveirinha

Os homens magros como eu
Não pedem para nascer
Nem para cantar.
Mas nascem e cantam
Que a nossa voz é a voz incorruptível
Dos momentos de angústia sem voz
E dos passos arrastados nas velhas machambas.
E se cantam e nascem
Os homens magros de olheiras fundas como eu
Não pediram a blasfêmia
De um sol que não fosse o mesmo
Para uma criança banto
E o menino africânder.
Mas homens somos
Com o mesmíssimo encanto magnífico
Dos filhos que geramos
Aqui estamos
Na vontade viril de viver o canto que sabemos
E tornar a vida de voluntário que não pedimos
Nem queremos
E odiamos na ganga africana que vestimos
E na ração de farinha que comemos.
E com as sementes rongas
As flores silvestres das montanhas zulos
E a dose de pólen das metralhadoras no ar de Sharpeville
Um xitotonguana azul canta num braço de imbondeiro
E levanta no feitiço destes céus
A volúpia terrível do nosso vôo.

Cantico dell’uccellino azzurro a Sharpeville

traduzione a cura di Anna Fresu
(per amichevole concessione dell’autrice al GolemF).

Gli uomini magri come me
Non chiedono di nascere
Né di cantare
Ma nascono e cantano
Ché la nostra voce è la voce incorruttibile
Dei momenti di angoscia senza voce
E dei passi trascinati in campi antichi.
E se cantano e nascono
Gli uomini magri con occhiaie fonde come me
Non hanno chiesto l’oltraggio
Di un sole che non sia lo stesso
Per un bambino bantu
E un bambino africander
Ma uomini siamo
E con l’identico incanto magnifico
Dei figli che generiamo
Qui stiamo
Nella strenua volontà di vivere il canto che sappiamo
E rendere vita anche
La vita che non chiedemmo
Né vogliamo
E odiamo nella tela africana che vestiamo
E nella razione di farina che mangiamo.
E con i semi ronga
I fiori selvatici delle montagne zulu
E la dose di polline delle mitragliatrici nell’aria di Sharpeville
Un uccellino azzurro canta sul ramo di un baobab
E innalza nel sortilegio di questi cieli
La voluttà terribile del nostro volo.

 

 

 

Ana

 

Anna Fresu

https://www.facebook.com/notes/anna-fresu/c%C3%A2ntico-do-p%C3%A1ssaro-azul-em-sharpeville/981353328580952

 

ALICE SCALZA – tre poesie al premio Il giardino di Babuk 2016

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Si è concluso ieri il premio letterario nazionale “Il giardino di Babuk”. Il sito culturale LaRecherche.it si è impegnato per il secondo anno a interrogarsi sulla poesia e sulla narrativa breve nazionale e i risultati del concorso, insieme ad una riflessione critica sullo “stato dell’arte” sono confluiti in un ebook libero e gratuito, come è consuetudine di questa prestigiosa rivista mediatica. L’indirizzo a cui accedere per scaricarlo
è  http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=200

La sesta classificata sono io, con una piccola raccolta dove l’inquieta leporis si avvia scalza verso la strada più paurosa  ai suoi passi, il riconoscimento dell’amore e dell’amato. Proprio fa fatica la lepre Alice a parlare d’amore, ma non deve essere la sola a provare spavento, la strada ha ciottoli lunghi e secchi “come solo certi uomini sanno raccontare”. Delle tre poesie ho scelto la prima, che è forse la più occlusiva delle tre, ma l’amore non ha vocali dolci (per Alice e per me).
E da questo mio piccolo posto pubblico, ringrazio (tutti e tutte) LaRecherche.it e lo faccio con il cuore.

da Alice Scalza
di Simonetta (Met) Sambiase

Primo movimento

Si è alzata la voce, e non si dorme.
Tutti saranno nei gesti dell’abituarsi
ed è questa la meraviglia
che voglia\ o non voglio\ nulla sarà più superfluo
o uguale a te che apri e riapri la terra
facendo un rumore che mi terremota
odore di buono dai cieli, stai tu nel rosa
come incroci di cicogne da mettermi addosso
abiti nuovi e innamorati con le scarpe più rumorose di carri pellegrini
lunghe e secche come solo certi uomini sanno raccontare
uguali né ad un albero né ad un compianto
chi ha bisogno di un tormento e della forza di correrci contro
nella e quella parte terribile del male di sciupare le cose e le consuetudini
cambierò ancora e semplicemente , ed infatti perdo
e mi disperdo
nella misura nuova del cuore e della strada.

 

 

Trovate le altre due qui:

il giardino di Babuk
http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=200

 

Accadde un mercoledì – Poésie Pigal, di Claudio Bedocchi

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PIGAL POESIE

di Claudio Bedocchi

Torna Pigal Poèsie. Dopo il successo di febbraio torna, mercoledì 23 marzo alle 20,30, al circolo Pigal, una serata che vedrà altri 8 poeti portare le proprie opere. Claudio Bedocchi, Gino Belli, Giorgio Bonacini, Marcello Casarini, Nazario D’Amato, Gabriella Gianfelici, Franco Insalaco e Sabrina Spinella rappresentano un mix di voci che vuole essere un caleidoscopio di approcci alla poesia e di storie per affascinare il pubblico. Se abbiamo voci importanti e già affermate attraverso il lavoro con la rivista Anterem di Giorgio Bonacini o come Gabriella Gianfelici Co-fondatrice dell’Ass.ne Donna e Poesia di Roma si occupa del Premio omonimo giunto alla XXIV ed. e a Reggio nel 2014 fonda, insieme a Simonetta Sambiase e Federica Galetto, l’Ass.ne Culturale Exoxphere, PoesiArtEventi abbiamo anche l’occasione di presentare per la prima volta a Reggio i testi poetici di Franco Insalaco. Insalaco è più conosciuto nella sua veste di filosofo che collabora con l’associazione di neuroscienze Anemos di Reggio Emilia.Una rarità sarà incontrare Sabrina Spinella normalmente abbastanza reticente ad affrontare il pubblico con la sua persona oltre che con i suoi versi. Questi alcuni degli ospiti della serata senza nulla togliere agli altri autori. Il pubblico sarà accolto da un buffet offerto dal circolo e il percorso poetico sarà accompagnato da spazi legati al suono rock alternativo di gruppi reggiani. Il percorso musicale sarà curato da Locca, in arte Andrea Locatelli. A presentare la serata il giornalista Gianfranco Parmigiani.

Accadde un mercoledì. Alain Melò, la memoria e il mouvement coopératif

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Alain Mélo conobbe la sua prima cooperativa a sei anni, quando accompagnò  il padre al lavoro nella tipografia cooperativa di Bellegarde. Il suo interesse per i collettivi cooperativi lo coinvolse sempre più fino agli anni ’70, “periodo fausto del movimento di ritorno alla terra”, durante quale frequentò numerose comunità francesi, dalla  Savoia al Centro del Paese, per poi decidere di fermarsi ad occuparsi stabilmente di quel mondo diventando l’archivista intercomunale della Fraternelle di Saint-Claude. La Fraternelle E’ uno luogo storico immenso.  Ed ancora in cerca di spazio: la Fraternelle a tutt’oggi accanto al suo archivio storico è un luogo dove la vita sociale si immerge di mondo e di arte, con il suo teatro, il suo cinema, il suo jazz bistrò e perfino la sua tipografia dove si stampano libri. E’ una realtà di resistenza attiva\passiva all’inerzia a certa  comunicazione globalizzatante dove le radici e il vivere sociale sono spazzati via da (non) valori di distacco. Mélo sarà a Reggio Emilia questo mercoledì presso lo spazio di via Selo, nel cuore della Cooperativa di Mancasale e Coviolo per raccontarci lo stato delle cose “dalla casa del popolo” in Francia. Siamo tutti invitati\e. 

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riferimenti in rete

http://www.maisondupeuple.fr/

http://villacougnet.it/041210

Rossetti in piazza: 8 marzo 2016 – 70 anni di voto alle donne in Italia.

 

 

festa della donna 2016, il golem femmina

 

Portatevi un rossetto. Il 10 marzo si va in piazza per celebrare il 70° anniversario del voto delle donne (attivo e passivo) in questo Paese. Due giorni prima ci sarà stata la 94° giornata internazionale della donna. Sono grandi numeri, finalmente. Si va verso la stabilizzazione sociale delle richieste di diritti civili della minoranza pensante, quella che non si è mai arresa alla diseguaglianza di umanità nelle classi sociali. Ancora oggi, le statistiche dei osservatori nazionali e internazionali presentano i danni alla qualità della vita delle donne. Gli ultimi dati sono apparsi lo scorso gennaio  nel rapporto della sezione italiana  dell’European Anti Poverty Network (EAPN) che fa la solita fotografia monocromatica delle differenze di genere: “Il 64% degli uomini in età attiva è occupato, questa percentuale scende al 46,6% nel caso delle donne. Se un pensionato percepisce in media 14.728 euro all’anno, una pensionata ne riceve 8.964. Inoltre, quasi il 50% delle donne lascia il lavoro alla nascita del primo figlio e solo il 18% dei bambini fino a tre anni frequenta un nido d’infanzia pubblico. Il 31,9% delle donne e il 7,9% degli uomini lavorano part-time. Se le donne dedicano 36 ore settimanali al lavoro domestico, gli uomini ne dedicano solamente 14. Paragonata al resto d’Europa, l’Italia è il paese con la più alta percentuale di famiglie monoreddito”.

Indici mancanti sono quanto tempo hanno sottratto le donne nella cura della loro salute, non solo a causa della diminuzione di reddito e\o aumento delle tariffe sanitarie, ma anche della difficoltà di trovare tempo per se stesse al di fuori della strangolante spirale lavoro con straordinario obbligato\famiglia\cura degli anziani\peggiorati tempi dei servizi della città\etc. La Repubblica Italiana  è fondata sul lavoro, ma alla Costituente dimenticaronodi specificare “del lavoro che rispetta il lavoratore e gli consente di vivere decorosamente tutte le sue età, con metodo di misura e comparazione del benessere e della dignità di ogni cittadino e cittadina”. Queste dovrebbero essere le pari opportunità dell’esistenza da porre oggi sotto la luce della primavera marzolina dell’otto marzo. Intanto, prepariamo il rossetto per il giorno 10, c’è un flash mob da colorare.

flashmob_10marzo

dal libro

Il 1 febbraio 1945 un decreto di Umberto di Savoia, luogotenente del re, su proposta di De Gasperi-Togliatti, riconosce alle donne il diritto di voto. E’ la conclusione di una battaglia che dura da mezzo secolo: ancora prima del 1900 si erano infatti formati attivissimi comitati pro suffragio e l’argomento del voto alle done era occasione di accesi dibattiti sui periodici più diffusi. Generalmente contrari erano gli uomini (Compreso Benedetto Croce), con qualche eccezione come lo scrittore Marco Praga e l’economista Giustino Fortunato; ma contrarie erano molte donne, anche tra le “teste pensanti” come la docente universitaria Rina Monti e la sindacalista Argentina Altobelli.

Nel 1907 una commissione tutta maschile, nominata da Giolitti, aveva dato parere negativo sul voto alle donne, anche su quello amministrtivo di cui avevano goduto, prima dell’Unità d’Italia, le donne del Lombardo-Veneto e del Granducato di Toscana. Commentò sarcastica Anna Kuliscioff: “per poter votare il cittadino italiano deve prendere una sola precauzione: nascere maschio”. nel 1919 la Camera approvò a larga maggioranza il suffragio femminile, ma la legislatura si chiuse in anticipo, prima che il Senato potesse votare la legge. Quando due anni dopo si tornò a discuterne il clima era completamente cambiato: il fascismo era alle port e prevedeva per le donne solo raduni, aiuto nella propaganda e opere caricative.

Le italiane votano così per la prima volta il 2 giugno 1946. “Stringiamo le schede come biglietti d’amore”, scrive la giornalista Anna Garofalo. “Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio delle donne timorose di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi. E molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomo e donna hanno un tono diverso, alla pari”