L’aritmia del cammino – Cinque poesie di Lucianna Argentino e tre foto di Marisa Iotti

collage su opere di Marisa Iotti
collage su opere di Marisa Iotti

 

 

CINQUE POESIE DI LUCIANNA ARGENTINO E TRE FOTO DI MARISA IOTTI 
per gentile regalo delle autrici

 

(c) Marisa Iotti

Aritmia

Accanto a te s’adagia
la nostalgia della parola
oltre l’aspirazione a dire
sentimenti convergenti
sui quali accordarci
per questo tratto di strada.

Eppure a situazioni estreme
non sempre s’accordano
estreme soluzioni,
sintesi di reciproca latitanza
su questo teatro un po’ stantio.

L’aritmia del cammino
mantiene i nostri fianchi sconosciuti
e l’addio sarà il sopraggiungere
d’improvvisa stagione
lungo cui non ingannerò il destino
nel seppellire i reconditi antefatti
di quando non so più dove guardare
e confondo l’orizzonte con la mia mano.

***

Preludio

L’attimo serale
fiammeggiò l’attesa
e il desiderio si mostrò penombra
di parole in bilico
su sguardi clandestini
scambiati in un preludio
di quadro incompiuto
dove, approssimati per difetto,
siamo bianco su bianco.

(c) Marisa Iotti

Darei la vita e altro a chi mi chiedesse con grazia e nel chiedere disvelasse se stesso a una risposta che abbia altrove la sua certezza. Non qui, in questa innata abitudine al tempo negata a chi si sperpera ed è sempre in eccesso, pronto alla caduta, al morso della verità attinente a quanto accade perché sia necessario il vizio di un dire senza destino, se il mio è quello di cavarmi dal cuore parole che cercano dubbi e sciolgono il disagio in una liquidità d’inchiostro che si fa pazienza, svelata disobbedienza al tradimento di Pietro.
E vincitrice m’arrendo a questo spazio compiuto nella libertà del gesto addossato alla pagina, del pensiero trafitto dalla penna, perché masticata da un poco d’ira e di benevolenza sento menzognero chi nega che il mio nome ora non sia solo un nomignolo in attesa di dire di me più di un respiro di consonanti e vocali. Ora che vivo di inediti e abito la parola il cui corpo è aratro sulla mia pelle e lascia solchi profondi dove germoglia l’attesa e la gramigna dell’assenza attecchisce ma non pregiudica la qualità del raccolto.
Inespugnato rimane l’ignoto rivale della mia buona fede perché è la lotta che mi fa viva – né nascondersi, fingersi altro o tacersi placa l’affamato. Allacciata all’attimo combatto perché sia pace in questa nostra turbata apparenza.
Dissipo i miei alibi, mi faccio smeriglio, setaccio sogni, incanti sopiti, coniugo gli opposti, ora levigo ora esaspero le asperità. Attraverso luoghi epurati dalla finzione, stabilisco nuovi confini e poi sconfino dove il dubbio s’inabissa in verità tramandate per prestare ascolto al mio disarticolato andare e supplire al contrastato silenzio: re e servo a dimora nella pagina.

(c) Marisa Iotti

 

 
Di noi non so cosa è rimasto indietro
né cosa sta proseguendo e verso dove.
Il pensiero è immobile ma muove la mente
ad un cauto ricordo fermo all’attimo prima
dell’avvenuto rinnegamento.
Così perdo la memoria china
sulla trama di visioni che districano
il senso dell’inganno mentre le mie parole
pendono come una ragnatela
abbandonata dal ragno.

***

La guerra finì
e loro che c’erano nati dentro
ne uscirono con vaghi ricordi
di allarmi e vermi nella minestra.
E nonna, quella di cui porto metà del nome,
presa nella continuità spazio temporale,
è malamente è malamente, ripensava
e quando le offrivano del vino
na cria diceva, una goccia, una lacrima.
No cry nonna no cry
passati ormai a un’altra storia
a un’altra guerra di tutto il lascito
ce ne resta na cria.

 

(c) Lucianna Argentino

 

 

poesie tratte dai libri

Gli argini del tempo” (Edizioni Totem,1991)
Biografia a margine” (Fermenti, 1994)
L’ospite indocile” (Passigli, 2012)

#SaveAshrafFaydan – Che dirò a mio figlio – da e per LaRecherche.it

 

faydah1

 

Si aggiunge  anche il sito culturale nazionale LaRecherche alle varie manifestazioni internazionali Live and Freedom for Ashraf Fayad a sostegno della libertà del giovane poeta Ashraf Faydan .La Recherche.it per tutta la giornata del 14 gennaio metterà on line sul suo sito le poesie raccolte in segno di solidarietà al poeta arabo ancora sotto la minaccia della condanna capitale  nelle prigioni dell’Arabia Saudita con l’accusa di apostasia, diffusione dell’ateismo, e di aver proferito blasfemie contro Dio e il suo profeta nel suo libro di poesie “Le istruzioni sono all’interno (Instructions Within ). Le poesie che aderiscono alla  mobilitazione, avranno tutte nel loro titolo l’hashtag Save Ashraf Faydah. Questa è la mia.

http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=35708&Tabella=Poesia

#SaveAshrafFayadh

Devo dire a mio figlio
che c’è la confusione
e ci sono i dolori
c’è un carnefice ogni cento vittime
e la macchina del mondo che si muove attorno
nessuno vuole farla smettere
la spia è sempre accesa e silenziosa
poco ci importa che siano gli altri a mandare dei lamenti
poco importa che le ruote che girano calpestino davvero
nessuno vuole guardare e affrettiamo i passi.

Che c’è il potere
e ci sono gli idoli
c’è una cima sempre da assaltare
e mille facce da indossare per restare alti
e nessuno vuole sentirsi smesso
mettendosi nei panni dell’altro ci si impoverisce
la polvere la si getta nel cortile del vicino
la croce sulle spalle dei poveri cristi che tradiamo
ogni silenzio può aprire una tomba

Dovrò dire pure qualcosa a chi tra noi
ha detto che ci vorrà coraggio a chiedere vergogna
e chiamare amico un uomo maledetto
e chiamare amore una patria tiranna
che ci vuole umanità nella confusione e nella polvere
darci pace e lasciarci vivere tutti dentro

e chiedere libertà per chi hanno costretto ad un solo pezzo di cielo
e trova ancora poesia per scriverci sopra.

 

Simonetta Sambiase

Chi ha paura dei poeti? Live and Freedom for Ashraf Fayad (e un pezzo della Macchina sognante)

fayadn, le istruzioni sono all'interno, il golem femmina,

Ashraf Fayad è un poeta trentacinquenne che da due anni è nelle galere saudite con l’accusa di apostasia*, diffusione dell’ateismo, e di aver proferito blasfemie contro Dio e il suo profeta nel suo libro di poesie “Le istruzioni sono all’interno (Instructions Within )” La raccolta, del 2007,  bandita dalla distribuzione in Arabia Saudita, purtroppo è ancora inedita in Italia. A pochi giorni dalla mobilitazione internazionale Live and Freedom for Ashraf Fayad che si terrà il 14 gennaio, per gentile concessione della “macchinista madre” del del blog lamacchinasognante.com, Pina Piccolo, riportiamo le riflessioni critiche di Gassid Mohammed sul libro sotto accusa, che con le armi della cultura e della conoscenza critica smonta la macchina accusatoria della Mutawwa (la polizia religiosa saudita, conosciuta come “Comitato per l’imposizione della virtù e l’interdizione del vizio”) contro il giovane artista.

Per chi voglia approfondire la conoscenza della vicenda, per cenni biografici, appelli a sostegno del poeta e ulteriori informazioni su Ashraf Fayad, come per l’elenco aggiornato degli eventi che si svolgeranno in Italia il 14 gennaio nell’ambito della giornata internazionale a suo favore, si può consultare l’apposito spazio sul sito di Editoria araba https://editoriaraba.wordpress.com/2015/12/21/iniziative-italiane-per-il-poeta-ashraf-fayadh/

le istruzioni sono all'interno, il golem femmina,

Da LA MORTE E’ VETRO LA POESIA E’ VITA
di Gassid Mohammed

(http://www.lamacchinasognante.com/la-morte-e-vetro-la-poesia-e-luce/)

…..

Ora, per capire un po’ di più la questione, cerchiamo di tradurre e spiegare alcune poesie dell’opera “Le istruzioni sono all’interno” che sono state considerate dei capi d’accusa nel processo. Potremmo capire, forse, alcuni motivi in più per l’accanito odio della polizia religiosa, del sistema giudiziario e, infine, del regime per il poeta e i suoi versi.

1-
Fu detto: insediatevi in essa [la terra]
Alcuni nemici di tutti
Andatevene da essa [la terra]
E dal fondo del fiume guardate a voi stessi, lassù
Che quelli più in alto concedano compassione a quelli sotto
Poiché i nullatenenti randagi
Sono come sangue non esitabile nel mercato di petrolio.

Quel “disse” nel primo verso si riferisce a Dio, se vogliamo seguire la tradizione coranica. I primi tre versi si ispirano ai versetti coranici che descrivono la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso e la loro discesa in terra, come recita il versetto coranico: “E dicemmo: “O Adamo, abita il Paradiso, tu e la tua sposa. Saziatevene ovunque a vostro piacere, ma non avvicinatevi a quest’albero, ché in tal caso sareste tra gli empi. Poi Iblîs li fece inciampare e scacciare dal luogo in cui si trovavano. E Noi dicemmo: “Andatevene via, nemici gli uni degli altri. Avrete una dimora sulla terra e ne godrete per un tempo stabilito”.
Come si vede il corsivo nel versetto coranico è simile ai versi del poeta. Nel versetto coranico “Nemici gli uni degli altri” si riferisce all’inimicizia tra l’uomo e “Iblis” cioè Satana. Entriamo quindi in una sfera mitologica, troviamo l’eterna lotta tra bene e male, secondo i miti religiosi. Mentre il poeta modifica il registro “Alcuni nemici di tutti”, che secondo me non ha a che fare con i demoni, ma esprime l’inimicizia tra i pochi “alcuni” che controllano il mondo e il resto “tutti”. Sono quei pochi, a livello politico o economico, che controllano il mondo, decidono le guerre e quant’altro. Ma è applicabile anche a livello locale: sono sempre i pochi potenti che controllano il popolo. Basti pensare, ad esempio, che la famiglia Saud controlla una popolazione intera in Arabia Saudita. Questa inimicizia, non più tra uomini e demoni ma tra uomini e uomini, diventa anch’essa materia mitologica.

Negli ultimi due versi della poesia c’è uno stile assolutamente coranico, non sfugge all’acuto lettore che conosca la lingua araba e il Corano. Questo tipo di figura retorica ricorre molto frequentemente nel Corano. Certo che in italiano non è evidente in come in arabo, ma cerco di rendere l’idea.
I due versi sono questi:
Poiché i nullatenenti randagi
Sono come sangue non esitabile nel mercato di petrolio.
Esempi dal Corano:
– “le loro azioni saranno come cenere sulla quale infuria il vento”
– “Coloro cui fu affidata la Torâh e che non la osservarono, assomigliano all’asino che porta i libri”

Tuttavia, come ben vediamo, non c’è nessuna offesa a Dio o al Corano, anzi, il fatto che il poeta si ispiri al Libro Santo testimonia sicuramente a favore dello stesso, poiché viene ritenuto fonte di ispirazione per la cultura e l’arte.

2-
È innocuo il petrolio
se non fosse per la miseria che lascia
a contaminare il mondo

Il giorno in cui si anneriranno i volti di coloro che scoprono un altro pozzo
e t’insufflano in cuore la vita … per resuscitare la tua anima in forma di petrolio
per l’uso pubblico
Questa è la promessa del petrolio .. e il petrolio non manca alla sua promessa.

fine ..

Vediamo che il verso “Il giorno in cui si anneriranno i volti di coloro che scoprono un altro pozzo” si basa sul versetto coranico: “Il Giorno in cui alcuni volti si illumineranno e altri si anneriranno, a quelli che avranno i volti anneriti [sarà detto]: “Avete rinnegato dopo aver creduto? Gustate il castigo della miscredenza. E coloro i cui visi si illumineranno, saranno nella Misericordia di Allah e vi rimarranno in perpetuo” (Corano, Sura Al Imran “III”, versetti 106-107).

Mentre nei versi
“E t’insufflano in cuore la vita … per resuscitare la tua anima in forma di petrolio
per l’uso pubblico”
vediamo che il poeta si riferisce a una forma di resurrezione, usando questa metafora per condannare lo sfruttamento del petrolio e delle persone. Il poeta in questi versi si ispira ai versetti coranici: “Quindi gli ha dato forma e ha insufflato in lui del Suo Spirito” (Corano, As-Sajda [XXXII], versetto 9). Oppure: “Sarà soffiato nel Corno ed ecco che dalle tombe si precipiteranno verso il loro Signore” (Corano, Sura Ya Sin [XXXVI], versetto 51).
Nel penultimo verso troviamo la similitudine con alcuni versi coranici:
Il poeta scrive: “Questa è la promessa del petrolio … e il petrolio non manca alla sua promessa”. Nel Corano si ripete una forma simile, in diversi versetti:
– “Promessa di Allah. Allah non manca alla Sua promessa, ma la maggior parte degli uomini non sa”
– “[nel Giorno in cui] si spaccherà il cielo. La promessa [di Allah] si realizzerà.”
- “e dicono: “Gloria al nostro Signore! La promessa del nostro Signore si realizza”
Come vediamo il poeta sostituisce la parola “Allah o Signore” con quella di “Petrolio”. L’uso di questa metafora serve a suscitare nell’anima del lettore l’idea dell’assoluto male del petrolio, non certo quella di un’offesa a Dio.

In un verso il poeta dice: “e alcune labbra esclamanti dei bei nomi dell’amore”. In questo verso il poeta sostituisce la parola “Dio” con quella di “amore”. I famosi “bei nomi di Dio”, che sono 99, sono riportati nel Corano in diversi versetti. Un versetto recita: “Di’: Invocate Allah o invocate il Compassionevole, qualunque sia il nome con il quale Lo invochiate, Egli possiede i nomi più belli” (al Isra [XVII], versetto 110). Ma se vogliamo condannare il poeta per questa similitudine, vogliamo dunque privare Dio dell’aggettivo “amore”. Ciononostante non vi è nulla di blasfemo in tutto questo.

3-

Perdonami per le tue ripetute morti sul mio letto
Perdonami per aver dimenticato l’odore del tuo sudore esausto sul mio letto
Non c’è altro amato all’infuori di te … ed io ero fra coloro che disperano.

In questi versi il poeta si ispira ai versetti coranici seguenti:
– “Dissero: Quello che ti annunciamo è la verità, non essere fra coloro che disperano”. (Al-Hijr [XV], versetto 55).
– “Non c’è altro dio all’infuori di Te! Gloria a Te!”. (Al-Anbya [XXI], versetto 87).

4-

Scusami … perdonami
Per essermi rifiutato di spargere le mie lacrime
O ripetere il tuo nome durante la notte e agli estremi della solitudine.
Rivolgo il mio volto verso la ricerca del calore delle tue braccia
Non c’è altro amato all’infuori di te … solo te … e sono il primo a innamorarmi.

In questa poesia invece troviamo un richiamo ai seguenti versetti coranici:
– “Sopporta dunque con pazienza quello che dicono, glorifica e loda il tuo Signore prima del levarsi del sole e prima che tramonti. GlorificaLo durante la notte e agli estremi del giorno, così che tu possa essere soddisfatto”. (Corano, Sura Ta-Ha [XX], versetto 130).
– “In tutta sincerità rivolgo il mio volto verso Colui Che ha creato i cieli e la terra: e non sono tra coloro che associano”. (Corano, Sura Al-An’am [VI], versetto 79).
– “Di’: In verità la mia orazione e il mio rito, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah Signore dei mondi. Non ha associati. Questo mi è stato comandato e sono il primo a sottomettermi”. (Corano, Sura Al-An’am [VI], versetti 162-163).

È sempre, come vediamo, un uso dello stile coranico senza che vi sia alcuna offesa o blasfemia, è pura arte che intende rifarsi alla tradizione coranica, per un motivo molto semplice e risaputo: lo stile coranico, come retorica e linguaggio, è considerato nel mondo arabo uno stile sublime, aulico e di alto livello letterario e linguistico. Il poeta non ha nessuna intenzione di riprodurre i versetti coranici, anche perché, e tutti lo sanno, è impossibile, come lo dice lo stesso Corano: Diranno: “Lo ha inventato lui stesso”[il Corano]. Piuttosto [sono loro che] non vogliono credere. Producano dunque un discorso simile a questo, se sono sinceri”. Nessuno dunque può riprodurre i versi del Corano. Dove sta la blasfemia allora?
Sarà forse per questa poesia:

5-
Notte ..
a cui manca l’esperienza del tempo
manca la pioggia dirotta
per cancellare tutti i resti deviati del tuo passato
e liberarti da tutto ciò che chiamavi virtù
dal cuore con la vana capacità d’amare
di svagare,
di intersecarsi con il tuo dichiarato ripudio dell’inconsistente religione
della falsa rivelazione
con la tua fede in divinità che avevano perso la loro gloria.

A quale religione e divinità si riferisce il poeta? Possiamo concludere davvero che si riferisse alla religione islamica e ad “Allah? Peraltro la parola “divinità” in quanto sostantivo e non aggettivo, nella lingua araba non si riferisce affatto ad Allah, soprattutto quando è al plurale, come l’ha usata il poeta. Infatti, nella teologia islamica, come ben si sa, Dio è uno e unico, è anche per questo che si dice “monoteismo”. Invece “divinità” si riferisce alle divinità pagane, ed è sempre usata in modo negativo nel Corano. Riportiamo alcuni esempi:
– “Veramente affermate che ci sono altre divinità insieme con Allah? Di’: “Io lo nego!”. Di’: In verità Egli è un Dio Unico”. (Corano, Al-An’am [VI], versetto 19).
– “Se nei cieli e sulla terra ci fossero altre divinità, oltre ad Allah, già gli uni e l’altra sarebbero corrotti”. (Corano, Al-Anbya [XXI], versetto 22).
Ci sono quasi diciassette versetti nel Corano che citano in maniera negativa la parola “divinità”. Come si può concludere che il poeta intendesse fare professione di ‘apostasia’, cioè abbandono della propria religione, in quella poesia, non parlando nemmeno in prima persona? Come si può pretendere ciò nel mondo della poesia, in cui nulla si dà per scontato, nulla è facile da interpretare, nulla può essere letto alla lettera? Dove sono andate a finire le figure retoriche, la retorica stessa di cui gli arabi si vantano come nessun altro?

6-

I profeti sono andati in pensione
non aspettate dunque un profeta inviato a voi … e per voi
per voi gli osservatori presentano i resoconti giornalieri
e ottengono alti stipendi
quant’è necessario il denaro
per una vita dignitosa!

In questa poesia, secondo il verbale, il poeta deride i profeti e manca loro di rispetto.

Forse la blasfemia di Ashraf va cercata nel sociale. Credo che le sue attività culturali abbiano infastidito un po’ di persone, e abbiano suscitato in loro l’invidia e l’ira. Un’ira legata ad alcune sue poesie che toccano temi sociali e, in un certo senso, anche sessuali. Queste ‘blasfemie’ sono imperdonabili, a quanto pare, nella società saudita, per cui la condanna è sempre la morte.
In una sua poesia il poeta scrive:

7-

Con il petrolio … resisterai!
aprirai i ben serrati reggiseni
per succhiare le ciliege e ciò che è intorno
e per godere del soave tra le gambe …
e ciò che il godimento benedice.

In un’altra invece scrive:

8-

Un uomo e una donna che indossa il burka nero stanno in piedi sul pendio di una montagna
un corvo li osserva dal cielo come se vedesse se stesso nello specchio
in compagnia di un uomo che non ama …
un uomo che non sa che (Abbas ibn Firnas) era una barzelletta storica
non fa ridere se non un corvo
non costretto a sognare di volare

Questa immagine in cui il poeta assimila la donna con il burka a un corvo, per denunciare lo stato della donna in Arabia Saudita, infatti, è stata riportata nel verbale del tribunale come uno dei capi d’accusa. Nel verbale c’è scritto che il poeta deride la donna velata, e la assimila a un corvo che vede se stesso nello specchio.

Altre poesia

9-

Asilo: stare in piedi in coda alla fila …
per ricevere un pezzo di patria.
stare in piedi: un atto che tuo nonno faceva … senza saperne la ragione!
il pezzo: sei tu!
La patria: un documento da mettere nel portafoglio.
Il denaro: carte con sopra dipinti le immagini dei leader.
L’immagine: ti rappresenta fino al tuo ritorno.
Il ritorno: mitologica creatura … uscita dai racconti della nonna.
Fine della prima lezione
Passo la parola a te perché impari la seconda lezione: che cosa è … la tua esistenza?

10-

I bambini sono dei passeri
che non costruiscono i propri nidi in alberi secchi
e il compito dell’UNHCR … non è quello di piantare
alberi.

11-

E quando ci sarà del tempo …
perché il tempo faccia con te i conti … chiamerai disperatamente
e pregherai … ciò che avevi smarrito davanti ai cimiteri dei racconti
di cui ti ritieni, per orgoglio, l’unico protagonista
L’unico …
Protagonista … dei vicoli
mentre osservi le macchine della spaziatura … passare davanti a te
come il tempo …
come la tua sigaretta tremante …
come i tuoi rossi occhi
come il tuo cappotto bagnato del sudore delle figlie della notte
come un discorso di un avvocato a L’Aia.

12

Sotto la linea del silenzio
Le zanzare sono troppo fastidiose
Come se esportassero il sonno dalla tua cella
Poiché il tuo modo di dormire è una dichiarata violenza
Agli accordi di Ginevra … e agli accordi internazionali.

*Ripudio, rinnegamento della propria religione per seguirne un’altra, dal vocabolario Treccani

 

altri riferimenti in rete sulla mobilitazione internazionale

http://www.worldwide-reading.com/

https://editoriaraba.wordpress.com/2015/12/21/iniziative-italiane-per-il-poeta-ashraf-fayadh/

La Befana ha le rime rotte – Filastrocche (di poete e poeti) dell’unica vecchia autorizzata a viaggiare su una scopa di saggina

C’era una volta la  leggenda di un viaggio di tre magi  (eufemismo laico di  astrologi) guidati nel deserto da una stella cometa. C’era una volta una leggenda di una vecchina abbastanza messa male di salute, bellezza e ricchezza (insomma tutto il meglio dello stereotipo occidentale) che viaggiava nella notte di un unico giorno all’anno per dare dolci ai bimbi buoni e carbone a quelli che avevano fatto ogni sorta di marachella durante l’anno. C’era una volta insomma il rito religioso dell’Epifania e\o l’Epifania come folclore. E meno male che c’è ancora. Si, che insomma che non abbiano creato una nuova immagine slegata dalla tradizione come hanno fatto nel  più abile dei marketing internazionali con il povero San Nicola, alias Babbo Natal, Che non si capisce bene come possa essere un anello delle celebrazioni della Nascita della divinità cristiana, ma “in soldoni” fa vendere ogni tipo di dono e di decorazioni cinesi in ogni parte del globo terrestre senza che nessun altro, all’infuori dei cattolici, sappia perché lo si celebri il 25 dicembre. A ben pensare, con sentimentalismo e buona volontà, lo prendiamo lo stesso, perché almeno in quei giorni ci si dedica alla famiglia, si rallenta in ritmo insomma, che fa sempre bene. Ma teniamo le dita incrociata per quella povera Befana, già così lontana dalla manifestazione divina, l’Epifania del sacro che manca sempre più nei nostri spiriti disincantati e pieni di ogni altra incombenza. La Befana però ci piace di più di Babbo Natale, perché è sempre stata, ed è, dedicata all’infanzia, e non può essere manipolata troppo dall’egemonia consumista (anche se ogni tanto, Befane sexy appaiono, saranno tentativi di lanci pubblicitari occulti?).  Ci vedete voi la Befana portare un aspirapolvere o un buono per dieci massaggi con le pietre laviche a due gemelli di sei anni? O un intero set di sottobicchieri con le palle e i nastrini rossi ed un cavatappi automatico ad una bambina di sette anni? Befana perché porta da sempre solo doni semplici e piccole calze piene di dolciumi (e ci piace  pure perché è femmina,  e in questo blog le donne hanno il titolo con la Effe Maiuscola).

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Nel pomeriggio dell’Epifania, nella sede di Eutopia, Rigenerazioni Territoriali, a Reggio Emilia,  si terrà la festa della Befana , in collaborazione con il magazine Cinquecolonne.ti.

Raccolti dall’associazione Exosphere e dal magazine Cinquecolonne.it, si leggeranno testi di filastrocche e poesie dedicate alla Vecchia dell’Epifania composti per l’occasione da Caterina Franchetta, Anna Fresu,  Fabia Ghenzovich, Annamaria Dall’Olio, Fernanda Ferraresso, Sandra Tagliavini, Nerina Ardizzoni, Sara Ferraglia, Giovanna Lepore, Luigi Sperandeo, Antonio Addati, Rita Carusio.
I testi sono leggibili e copiabili su Cinquecolonne.it , e sui siti di Exosphere e del Golem Femmina, al link di http://joom.ag/2Lvp. 

Buone caramelle a tutte\i.

tutte le filastrocche su http://joom.ag/2Lvp
tutte le filastrocche su http://joom.ag/2Lvp

http://joom.ag/2Lvp

POESIE DEL PADRE – Vorrei guardare ancora le stelle in piedi con te sulla porta del bivacco

(c) Dan Hillier

Il nemico
di Nerina Ardizzoni

Rotola in terra il cuore,
fra segmenti di foglie e rami secchi;
i fragili occhi,
che ogni giorno han fatto fronte alla vita,
che ogni giorno han cercato il pane,
sono spenti.
Non eri tu il nemico,
non ero io la cattiva sorte.
Troppo breve la vita,
antichi rancori a dividerci,
come scudi fra di noi.
Ora, domande senza risposta
e il rimpianto
di non aver fatto il primo passo.

(Nerina Ardizzoni)

(c) Elbow Toe

Padre

di Patrizia Mortati
Si è ibernato il tempo
nell’istante prima
in cui il respiro ti abbandonasse,
gli occhiali poggiati distrattamente
su una rivista aperta a pagina 56
che non avresti mai finito,
ma tu non lo sapevi,
la spazzola coi tuoi capelli
rimasti ancorati alle setole,
brillanti e candidi,
improvvisa ti ha sorpreso
la morte. A lei non importava
delle cose che ancora avevi diritto di vivere,
di quello che volevi vedere
dire, aggiustare, bere, assaporare,
dell’aria che volevi respirare…
Il tuo ricordo inizia a sbiadire,
come la foto al cimitero,
ha i contorni sfumati
ma i segni del tuo passaggio nel mondo
sono ancora qui, camminano
e ti cercano nei sogni…

(c) Patrizia Mortari
(da” Un cielo di poesia” 2014)

 

A mio padre

di Paola Surano

Oh vorrei che mi prendessi per mano
– vorrei ce mi prendessi ancora per mano –
come quando bambina, mi portavi sui sentieri
di montagna, con il tuo passo cadenzato
di montanaro che lento scandiva il tempo
del nostro andare.
Oh vorrei ascoltare il silenzio
– vorrei ancora ascoltare il silenzio –
che ci avvolgeva compatto, assoluto
eppur così fitto di suoni, parole e pensieri:
per dire guarda, la luce del sole fra i rami
senti il profumo del vento
ascolta: il fischio lontano della marmotta
attenta! Un sasso, un buco un ruscello da
guardare
ma tranquilla, non tempere ci sono io, qui, ad
aiutare.
Oh vorrei guardare le stelle
– vorrei guardare ancora le stelle –
in piedi con te sulla porta del bivacco
raggiunto come premio alla fatica
e ascoltare alla fine la tua voce
che mormorava, mentre stringeva la mia mano,
“Sia lodato il creato
e lodato il suo Creatore”

(di Paola Surano)

(c) Richard Aldrich

A mio padre

di Maria Grazia Dall’Aglio

Dall’ombra dei ricordi,
affiorano reminiscenze del passato
e il volto amato di mio padre
e il caldo sentimento che ci univa,
quando bambina
attingevo al suo sapere,
e scrivevo le prime note
sul pentagramma della vita.
Le sue scelte erano anche le mie,
facevo miei i valori in cui credeva,
perché tanta era la stima
per una persona buona,
che, dotata di tanto ingegno,
sapeva fare della semplicità virtù.
Tanto tempo è passato
da quando te ne sei andato,
in quei caldi giorni di luglio,
che, inconsapevoli, sottolineavano
il periodo più grigio della mia
allora giovane vita.
Tanto tempo è passato
da quando eri con me,
ma ciò che tu mi hai donato
con presenza costante,
sollecite attenzioni
ed affetto profondo
è ancora ed ancora con me
5 gennaio 1995

(di Maria Grazia Dall’Aglio)