Il patriarcato buonista e la giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne

 

 

 

La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne numero sedici si appresta ad essere celebrata sotto venti di guerra internazionale al di là del mar Mediterraneo, un mare antico ora pieno di portaerei e di chissà quali altri fantascientifici ordigni bellici. Si prepareranno ben altri dati da segnalare nei prossimi tempi? Si accettano scommesse a basso tasso di vincita. Ma “ eliminazione della violenza” è un aulico termine, si può ben celebrare questa giornata così come si festeggia l’otto marzo,il  rosa sta avanzando, le donne  hanno ora ben due giorni di festa all’anno,  poi si ritornerà ad altri problemi, quelli “urgenti nel Paese”.

Così domani luci  sui dati della violenza sulle donne.  Il 25 novembre  sta così bene nelle statistiche internazionali che nel giro di pochi anni si è trasformato in uno slogan a taglio centrale nella pagina di cronaca nera. “Eliminiamo la violenza sulle donne, abbasso il femminicidio” e pian piano lo slogan sta  creando un nuovo stereotipo salvacoscienza. Del resto, in questo Paese antico come il suo mare e che fino a pochi decenni fa faceva di buona prassi familiare il “delitto d’onore”,  si è molto attenti a praticare il buonismo di coscienza.  Molto meno il diritto al bene e al rispetto sociale  perché si andrebbe  a ledere un modo di fare e pensare a cerchi concentrici . Dove il fare “si fa fino ad un certo punto” perché i “veri problemi del Paese” non sono certo questi. Ora ad esempio il problema vero del Paese è decidere se fare o no il Giubileo, se far giocare o no le partite di serie A, se far partire o no l’alleanza delle armate contro i terroristi armati dalle bombe chimiche e fisiche prodotte negli stessi arsenali degli alleanti.

E’ il trionfo del patriarcato, perché non ammetterlo? Seppellire il vivere dietro atti di violenza declinati come necessità di sicurezza o come necessità assoluta in nome di questo o quest’altro valore. Valore violenza come assoluto strumento di valore. S’inchinino tutte al cospetto del più forte. Chi ci salverà? Le femministe?

Nel nostro Paese un movimento come quello di “Stop Patriarchy” che chiede la fine della pornografia e del patriarcato che degrada la donna non potrebbe esistere, visto che le nuove generazioni si affrettano ad allontanarsi perfino dall’aggettivo femminista, che pure le ha portate nelle università a laurearsi e conquistarsi l’ autonomia salariale attraverso un lavoro dignitoso. Noi gli attori porno li mettiamo a pubblicizzare le patatine fritte e alle pornostar dedichiamo serial di quattro o cinque puntate (non lo so quante ne sono e non me ne frega nulla di saperlo).

Meglio è metabolizzare il termine “femminicidio” che è ormai socialmente ed italianamente accettato nell’accezione paternalistica e pietistica innervata in gran parte del senso comune. Che è molto duttile ed elastico, pronto a piegarsi all’uso dell’ autoindulgenza, piuttosto a quello della giustizia sociale. La giustizia paritaria, ad esempio, in questo Stato è sempre in ritardo, perché le emergenze, l’abbiamo già scritto, sono altre e sono d’ispirazione patriarcale. Dove sono le donne allora? Se le son mangiate le crisi economiche, forse, perché le cattive condizioni economiche sono la base della paura, e l’istinto di sopravvivenza è un’arma a doppio taglio, ti salva ma ti condanna alla paura. Allora speriamo che la crisi economica passi presto e ritornino le piazze a chiedere il rispetto dei diritti civili, senza paura.

Che in piazza anche  le donne italiane potessero prima o poi, voler creare  un manifesto “femminista che DENUNCIA che le violenze machiste rappresentano la manifestazione più violenta dell’ineguaglianza di genere e la più grande violazione dei DIRITTI UMANI DELLE DONNE sofferta dalla nostra societa” come quello appena elaborato dalle donne madrilene e lanciato in tutto il mondo con l’hashtag 7n.

Che si mettesse fra le emergenze civili la scomparsa del pietismo bonario del patriarcato. Non si immagina certo  un mondo senza uomini perché questo sarebbe l’inimmaginabile contrario del buon senso ma  il sistema di potere assolutistico  che il patriarcato sceglie di continuare a non estinguere, fatto di uomini “di cattivà volontà” e ,confessiamolo a noi stesse, anche di alcune  donne che scelgono di seguire quella di strada.  Ed ognuno che non contrasta questo modo di condurre la vita sociale degli altri è ugualmente complice. Fino alla prossima donna pestata o alla prima donna uccisa sotto bombe italiane.

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10 pensieri su “Il patriarcato buonista e la giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne

  1. beh, senti… il post è bellissimo ma…
    io mi faccio spesso una domanda: sono di più le donne pestate e uccise o gli uomini?
    No, perché secondo me non è questione di femminicidio… ma di omicidio… di violenza in generale, intendo.
    ora ho poco tempo, ma ne vorrei parlare.
    Insomma mi sembra che si facciano spesso conte di quante donne sono state uccise in un mese, in un giorno, in un anno…ma non si dice mai quanti uomini. Ecco. Questo non mi sembra corretto.
    E’ la voiolenza in genere che si dovrebbe combattere. ma questa è utopia, se, per dire, ieri in classe un ragazzino ha fatto un occhio nero ad un compagno per…”gioca’…”

    Dice: “Stamo a giocà, professore’!”

    pensa te. Anche per giocare si pestano…
    C’è qualcosa che non va, non credi?
    Beh, faccio tardi…

    Brutta bestia la paura. Brutta bestia l’ignoranza…
    Brutta bestia chi non sa di sé e non vuole crescere.

    Damose da fa’…
    bacio, met-h

  2. allego la mia poesia contro la violenza sulle donne
    Nun mi chiamari fimmina”

    Nun mi chiMri fimmina
    si nta li to occhi nun viu rispettu
    Si pensi ca sugnu di to proprietà
    e mi tratti comu na pupa di pezza
    cu testa vacanti e misuri accattivanti.

    Nun mi chiamari fimmina:
    si nto lettu nun duni rispettu
    e quannu ti parru,
    li me paroli su sparsi a lu ventu
    e usi la lingua comu un cuteddu
    e mi fa capiri ca nun cuntu nenti.

    Chiamami fimmina:
    Si mi duni affettu ,rispettu
    amannu la vita
    e parri cu mia comu fussi l’avemaria!

    Chiamami amuri:
    Quannumi senti cantari
    e lu cori vola cu sogni e pinseri,
    Chiamami fimmina di panza cu tanta sustanza,
    Quannu apprezzi chiddu ca fazzu,
    quannu la nostri occhi e la menti sù nsintunia
    macari sbagghiannu e ridennu nsemmula a mia

    Chiamami
    chiamami amuri
    quannu nasci la magia tra tia e mia
    Quannu la sostra è sana fuddia.

    LAURA LA SALA..
    con tutti i diritti riservati

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