Si secca il pianeta come una foglia – Poesie di pace – Olive Tilford Dargan

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L’ossimoro della guerra per (ottenere ) la Pace è forse quello più usato nella storia umana occidentale. Del resto di Pace non si scrive quasi mai in tempi di pace. Si dimentica facilmente che il sostantivo bisillaco sia il quinto elemento della vita, essenziale soprattutto per gli esseri a due zampe che popolano il mondo riarmandolo continuamente, l’uno contro l’altro. Si è deciso di parlare di pace il due giugno a Reggio Emilia, in un reading collettivo che proverà a parlare di pace in tempi in cui la guerra – ci annunciano – si avvicina sempre più ai nostri mari. Ad ognuno dei partecipanti si chiedono testi per fermare nei versi la necessità della Pace. Il Golemfemmina, vi partecipa a suo modo, ritrovando dei testi inediti per l’Italia di poetesse che scrissero di Pace in tempi di guerra.  Il testo proposto in traduzione è della poetessa nordamericana Olive Tilford Dargan (1869-1968)

Olive Tilford Dargan nel 1914
Olive Tilford Dargan nel 1914

Nella primavera del 1915, durante il primo anno di guerra di gran parte del continente europeo, si riuniva all’Aia l’International Commettiee of Woman for Permanente Peace, che favorì l’iniziativa pacifista delle donne durante la Prima guerra mondiale. Esso nasceva dall’impegno di alcune femministe europee, che non vollero rassegnarsi alle scelte d’intervento dei propri governi, e di quello di esponenti del movimento  pacifista americane, iscritte al Woman Peace Party. Durante e dopo i lavori del Congresso, furono distribuite poesie e poemetti di autori e autrici differenti dal comune tema dell’ideale pacifista. Fra i lavori, il poema Beyond War, della poetessa Olive Tilford Dargan, nata nel Kentucky nel 1869. In questo lungo poema, costituito da 22 stanze raggurppate in tre parti, descrive la durezza e la tribolazione della vita delle donne in tempo di guerra nella seconda e terza cantica della prima parte.

da
BEYOND WAR

di Olive Tilford Dunkan

SERES THE PLANET LIKE A LEAF

I.
Si dissecca come una foglia il pianeta

….

Come sopporteremo il dolore quando Dio in lutto

si prosta per il mondo che ha fatto e perduto

al prezzo del suo amore eterno?

Non è vero che le spose si tramuteranno in pietra,

e le madri si incurveranno sotto un amaro pianto –

maledicendo il giorno che non le fece morire

quando sfidando la morte diedero alla luce un figlio,

e vagabonde erranti alzeranno le mani scarne

per una vuota tazza di carestia;

Non è vero che accatastati in sanguinanti colline

questi padri, figli e fratelli  si lamentano,

o si disperano  sui mari che affondano

lieti che le onde possano nascondere le loro ferite;

Non importa che le labbra che conoscevano i nostri baci

sono inaridite e nere, ma questo importa:

che tu debba fermarti, O mente serrata

non vagare più  nel buio ma nel sole

Fermati, nel pentimento delle armi

la crudeltà lasciala dietro di te;

caduta, farfugliante, dissolta e finalmente scomparsa.

Prima ancora che cresca l’erba dei prati

finirà l’odio e ritornerà l’amore

portandosi via  l’umana superbia –

Il sogno più luminoso del Creatore si è perso,

il sogno di credere nell’Uomo

l’Uomo che alzatosi dritto e immobile

oltre ogni lontano

ora ha l’occhio accecato dal rosso della cupidigia

la visione si appanna, si  trattengono le stelle;

e  la vita è fatta di fossili viventi

altre ossa e teschi si seppelliranno,

ma lei dovrà inchinarsi ancora nella polvere

come per ricostruirsi ma meglio di un uomo.

(c) trad. S. Sambiase

riferimenti in rete

http://www.cjournal.info/2014/05/20/definitions-part-ii-the-proletariat/

http://wwionline.org/articles/women-peace-activists-during-world-war-i/

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Posso essere racchiuso in uno spazio di noce e considerarmi un re dello spazio infinito- Simonetta Met Sambiase incontra Elena Mazzi

Nuove protagoniste d’arte. La ricostruzione della materia di cui è fatta Terra e Memoria: Elena Mazzi.
Dal blog Carte Sensibili.

( particolare) @ Elena Mazzi
( particolare)
@ Elena Mazzi

CARTESENSIBILI

elena mazzi-itaca

itaca_gabbia

.

Chiamarsi a de-costruire la visione sedimentata di uno spazio per ri-costruirlo in una nuova lettura, dal segno al nuovo segno. Una scrittura artistica quella di Elena Mazzi che parte dal racconto in toto di un territorio, una mutazione di segno visivo che ne da una prospettiva dal particolare all’universale, il territorio come uno spazio d’orientamento per il vissuto umano tra passato e presente.

La giovane artista, ci orienta così nel suo impegno artistico: “Negli ultimi anni la mia ricerca si è focalizzata principalmente sulle relazioni interdisciplinari tra arte e architettura, società e territorio. Dal 2009 la mia pratica artistica si sviluppa a partire da aree territoriali problematiche, che hanno recentemente subito traumi di varia tipologia . L’intento è quello di realizzare lavori di natura processuale che informino un pubblico spesso non cosciente delle difficoltà che affliggono le realtà prese in considerazione, così come quello di lavorare in…

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Di libri in libri, i ragazzi di Secondigliano ne costruiscono uno…

golemfemmina,

Tra mille difficoltà e centomila utopiche “cape toste”, come già anticipato nel blog Carte Sensibili,  nasce a Secondigliano il libro più grande per ragazzi realizzato da ragazzi. A guidare gli studenti nell’impresa di confezionare un volume dalle dimensioni quasi ‘ciclopiche’, 1 metro per 70 centimetri, il” Secondigliano libro festiva”l, l’iniziativa che si svolge ogni anno per incentivare la lettura, la cultura e la scrittura fra i ragazzi di un quartiere tra i meno facili di Napoli.
A partecipare tutte le scuole elementari del periferico quartiere napoletano, che hanno contribuito all’opera. Opera che sarà esposta da domani nel salone del Centro giovanile Sandro Pertini, in Piazza di Nocera, l’ex municipio di Secondigliano, in concomitanza con l’avvio del festival internazionale del libro. Oltre 20 i ‘maxi-articoli’ realizzati dai ragazzi delle V elementari che rielaborano, con la fantasia, storie della storia di Napoli sull’onda del filo conduttore dell’iniziativa dal titolo ‘

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 Ecco dunque la spettacolare copertina disegnata dall’artista Lello Esposito insieme ai piccoli studenti che introduce i tanti racconti di fantasia, dalla nuova ‘versione’ della ‘bella mbriana’, lo spirito benefico della casa secondo la credenza popolare, alla riedizione della storia di Pulcinella. E ancora la nuova storia della pizza o della pastiera napoletana…e poi fantasmi e spiriti tratti dal folklore cittadino,  che animano le notti silenziose quartiere secondo la catena di credenze che da nonno a nipote si solidifica e perde nei vicoli del tempo.

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Ad assemblare tutto il materiale alcuni maestri, Vincenzo Casaburi e Tino Sica dell’Associazione culturale Arte presepiale mentre il festival è diretto da Salvatore Testa e coordinato dalle insegnanti Tonia Morgani e Beatrice Tessitore e quest’anno ha coinvolto, complessivamente nelle iniziative programmate, oltre 530 studenti e 25 insegnanti. E già si pensa alla prossima edizione. Per il festival 2016 però gli organizzatori starebbero pensando ad una sorta di gemellaggio con Bologna. Fil rouge che legherà le ‘piazza’ due canzoni simbolo delle città: “Napul è” di Pino Daniele e “Piazza Grande” di Lucio Dalla.

L’onda che verrà- Gassid Mohammed

(c) Bjarne Melgaard
(c) Bjarne Melgaard

Chi muore in questo mare, muore due volte.
Una riflessione di Gassid Mohammed, su Carte Sensibili.

CARTESENSIBILI

ivonne tedeschi

ivonne tedeschi

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Sono una persona che riflette molto, sono un “riflettore”. Sono una persona ossessionata e ossessiva. Ho l’ossessione di riflettere, non posso farne a meno. Ho l’ossessione di immaginare cose che … che sono sgradevoli alle perone comuni. Per questo tante persone mi evitano, non vogliono che le contagi con i miei sgradevoli pensieri. La gente è troppo impegnata, e quando ha un po’ di tempo libro mica si mette a tormentare la testa con riflessioni sgradevoli. Certo no, vuole riposarsi, vuole dormire, vuole vivere in santa pace. Allora io, persona sgradevole con riflessioni sgradevoli, mi trovo sempre a riflettere da solo.
A volte, per quanto penso e immagino cose … cose orrende, faccio fatica a respirare. Con ogni respiro immagino che dell’acqua salata mi stia per entrare in bocca e chiude le vie respiratorie, come se fossi nell’abisso del Mediterraneo. (Ma ho detto Mediterraneo?). No no, non…

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Je suis l’umanità indifesa – di Gassid Mohammed

“Il silenzio delle loro morti mi assilla le orecchie”

JE SUIS L’UMANITà INDIFESA, VIOLENTATA E DIMENTICATA

di Gassid Mohammed

la vignetta che mi ha più commosso nella mia vita (G. M)
la vignetta che mi ha più commosso nella mia vita (G. M)

Non esiste nessun uomo sulla faccia della terra che abbia più valore di un altro. Nessuno ha più dignità di un altro. Siamo tutti umani allo stesso livello, e tutti abbiamo il sangue rosso e le ossa bianche. Tutti aspiriamo ossigeno ed espiriamo anidride carbonica. Nessuno toglie la sete con l’olio ma con l’acqua, e nessuno cammina in aria o sull’acqua ma sulla terra.

Scrivere questa cosa è una banalità, mi direte, sono cose ormai ovvie, e che nessuno è contrario a ciò.

Che l’epoca di Hitler è ormai tramontata, e che il sole dell’umanità è sorto su di noi.

E invece non è così.

Se siamo tutti d’accordo su ciò con le parole, non lo siamo con il cuore e soprattutto con gli atti e gli atteggiamenti.
Da quando mi sono reso conto d’essere un uomo simile ed eguale a tutti gli altri, ho cominciato a sentirmi un filo intrecciato con tantissimi altri fili che formano una rete tanto sottile e delicata quanto una ragnatela, ma tanto forte quanto la stessa ragnatela per un ragno. Questa grande rete si chiama umanità, un concetto che va al di là delle religioni, delle nazioni, del coloro e di qualsiasi altra cosa. Non si può affatto sostenere che, durante le epoche, questa rete era stata solida e ben intrecciata, anzi, la storia ci dimostra che l’umanità era stata sempre lacerata e smembrata. Ci sono state sempre categorie di persone che si sono fatte tracciare una rete al di sopra di altre reti di persone indifese, deboli, sfruttate e schiavizzate. Ci sono stati sempre soprusi e ingiustizie, ci sono state guerre le cui vittime era spesso la gente semplice e sfruttata. La storia ci dimostra tutte queste mostruosità, e ne siamo ben coscienti, anzi, paradossalmente noi, gli uomini di oggi rigettiamo e condanniamo spesso gli uomini del passato che avevano commesso questi crimini. L’uomo del terzo millennio, istruito e colto, evoluto e tecnologizzato al massimo, che colpevolizza la mentalità criminale dell’uomo del passato, a mio avviso, è ancora peggio di lui. E dico che siamo peggio perché nonostante il nostro alto livello di istruzione e di cultura e nonostante supponiamo d’essere umani, noi ci comportiamo come loro, seguendo la loro stessa logica criminale, soltanto che lo facciamo in modo molto evoluto e tecnologico. L’unica differenza tra l’uomo del passato e l’uomo di oggi è il metodo seguito per arrivare ai propri scopi. L’uomo di oggi considera sé stesso sulla cima della scala umana, invece è davvero nell’abisso della disumanità. Alcune categorie, come Al-Qaeda o l’ISIS , si atteggiano esattamente come l’uomo del passato, con la stessa mentalità criminale, indossando un turbante ed eseguendo i loro crimini con la spada. In questa maniera costringono le persone a seguire la strada che tracciano loro e che ritengono sia la migliore. Un’altra categoria, le potenze mondiali che non c’è bisogno di nominarle, si comportano esattamente come gli uomini del passato e come l’ISIS, soltanto che loro lo fanno con abiti e cravatte molto eleganti, e con pulsanti e parole. Parole con cui si riempiono la bocca, come libertà, democrazia e diritti umani, ingannando la gente ingenua e guidandoli sulla strada che tracciano loro.

(c) Gastòn Ugalde
(c) Gastòn Ugalde

Non sono né un teologo musulmano né quantomeno un teologo cristiano. Vorrei però dare un’interpretazione umana e sociale al messaggio principale dei due più grandi rivoluzionari della storia umana: Gesù e Maometto.

Credo profondamente che lo scopo principale delle religioni non sia creare regni nei cieli, non edificare paradisi e terre promesse, bensì, lo scopo è creare un regno di giustizia, pace e amore sulla terra. Non ho nessuna intenzione di negare l’aldilà, non ne sono capace. Ma so, in quanto un essere umano, che la grande preoccupazione dell’uomo è stata sempre la vita dopo la morte. L’uomo sa benissimo che la vita sulla terra è effimera, perciò volge lo sguardo verso quell’ignoto che lo aspetta. Per questo tutti i profeti hanno portato delle leggi e hanno promesso per chi le rispetta una vita meravigliosa dopo la morte, un regno di Dio, dei paradisi con delle delizie introvabili sulla terra. Chi le trasgredisce invece avrà una pena eterna. La gente è stata sempre attirata da questa visione meravigliosa del regno promesso. Ma qual è il prezzo di questa meravigliosa terra promessa? Se osserviamo le leggi religiose che l’uomo dovrebbe rispettare per meritare il paradiso promesso, troviamo che tutte parlano di giustizia, amore, fratellanza e pace. Se effettivamente queste leggi vengono rispettate si crea, di conseguenza, un regno meraviglioso sulla terra. Non sarà, forse, questa la terra promessa?
Infatti, Gesù, ad esempio, dopo aver dettato i suoi precetti disse ai seguaci: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.
Qual è il messaggio finale di Gesù? Gesù è stato un grande rivoluzionario contro le ingiustizie sociali, e ha cercato, con le sue parabole e i suoi precetti, di creare una società migliore, basata principalmente sull’uguaglianza, sulla fratellanza, sulla pace, sull’amore e sulla giustizia. Penso che a lui, come a Maometto, interessa di più costruire questa società sulla terra piuttosto che nei cieli.
Ecco, osserviamo alcune sue parole, riportate nel Vangelo secondo Matteo:
“Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha
qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”. Chiaramente Gesù ci sta dicendo che il rapporto di fratellanza tra le persone equivale al rapporto tra la persona e Dio. Amare il prossimo è un concetto centrale nel messaggio di Gesù. Il suo primo obbiettivo era edificare gli spiriti delle persone, seminare l’amore per il prossimo, per la giustizia e per il bene nei loro cuori. Ecco un altro passo meraviglioso sulla giustizia:
Ecco il mio servo, che io ho scelto/ il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento/ Porrò il mio spirito sopra di lui/ e annuncerà alle nazioni la giustizia/ Non contesterà né griderà/ né si udrà nelle piazze la sua voce/ Non spezzerà una canna già incrinata/ non spegnerà una fiamma smorta/ finché non abbia fatto trionfare la giustizia/ nel suo nome spereranno le nazioni”.
Un altro passo recita:
Beati quelli che sono nel pianto/ perché saranno consolati/ Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra/ Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia/ perché saranno saziati/ Beati i misericordiosi/ perché troveranno misericordia/ Beati i puri di cuore/ perché vedranno Dio/ Beati gli operatori di pace/ perché saranno chiamati figli di Dio/ Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.”
Vediamo che le promesso ai beati hanno l’obiettivo di purificare l’animo umano, di costruire un individuo giusto, misericordioso, puro di cuore, sensibile alle afflizioni degli altri e operatore per la pace. Non è l’uomo ideale e perfetto?
La grande paura di Gesù era per  coloro che “guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono”, e in questo si compie la profezia di Isaia:
Udrete, sì, ma non comprenderete/ guarderete, sì, ma non vedrete/ Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile”.

L’insensibilità dei cuori delle persone, in effetti, è il problema centrale del nostro tempo.

(c) Tomaso Albertini
(c) Tomaso Albertini

Tale insensibilità oggigiorno la chiamiamo indifferenza, che è l’epidemia più pericolosa che possa mai colpire l’umanità.  E’ davvero il cancro che divora le cellule umane e ci rende disumani e criminali pur essendo vittime. Perché allora non considerare il sacrificio di Gesù, la passione e la crocifissione, come un movente per togliere questa indifferenza dai cuori delle persone? Possiamo considerare questo sacrificio come una sorgente di passione che è stata sempre, e sta tuttora, nei cuori dei veri seguaci di Gesù. Spesso l’uomo ha bisogno di una colpo forte, di un esempio dal vivo per svegliare la sua coscienza e l’aspetto buono della sua umanità. A volte il leader rivoluzionario, per far riuscire la sua rivoluzione, si trova costretto a sacrificare la propria vita. Forse il peccato originale che Gesù ha cercato di redimere è quella indifferenza, quel egoismo insito nell’animo umano, ha cercato di salvare l’uomo da sé stesso sacrificando la propria vita. Un simile gesto lo fece anche l’Imam Hussein bin Ali, il nipote del profeta Maometto. (Vedi: Battaglia di Kerbala su Wikipedia). L’Imam Hussein si ribellò contro Yazid ibn Mu’awiya perché questi  cominciò a demolire i precetti del profeta Maometto. L’Imam Hussein allora si ribellò conto le ingiustizie sociali. Il suo esercito, se si può chiamare tale, contava settantadue persone, mentre quello dei suoi nemici contava migliaia e migliaia di soldati. Non era di fatto una guerra, era semplicemente un sacrificio che fecero l’Imam Hussein e i suoi compagni, che  svegliò la coscienza della gente, la quale si ribellò contro Yazid ibn Mu’awia e il suo regime. Fino ai giorni nostri l’Imam Hussein è considerato un simbolo della ribellione contro qualsiasi ingiustizia, e il genocidio di Kerbala come emblema della vittoria del sangue sulla spada. Gandhi, ad esempio, disse: “ho imparato da Hussein come essere oppresso per ottenere la vittoria”.
Ora se osserviamo il messaggio di Maometto lo troviamo simile a quello di Gesù, tant’è vero che Maometto riconosce Gesù come fratello. Anche Maometto, a sua volta, era un grande rivoluzionario, e, infatti, i suoi primi seguaci furono gli schiavi e i più deboli della sua società, perché lui proclamava l’uguaglianza tra gli esseri umani. I potenti, invece, hanno contrastato il suo messaggio proprio perché toglieva loro tutti i loro prestigi, li riduceva uguali ai loro schiavi. Maometto ha cercato di costruire una società basata sull’uguaglianza nei diritti e nei doveri, sulla giustizia, sulla fraternità, sull’amore, sulla pace e sul rispetto. Rispetto anche per i seguaci delle altre religioni, tant’è vero che uno dei suoi famosi detti recita: “chi fa male a un Dhimi fa male a me”. I Dhimi erano le genti del libro, cioè i cristiani e gli ebrei. Un altro detto recita: “tutti siete discendenti di Adamo, e Adamo è creato dall’argilla”, cioè nessun uomo ha più valore di un altro, ma sono tutti uguali, a prescindere del colore, della statura, della ricchezza o di qualsiasi altra cosa. Un versetto del Corano recita:
O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme”.
Tutti gli uomini, dunque, sono uguali, i più nobili sono coloro che temono Dio di più.

Ma cosa vuol dire temere Dio?

Vuol dire rispettare le sue leggi, i precetti che Maometto ha ricevuto da Dio. Tutti i precetti che ha portato Maometto incitano l’uomo a non fare ingiustizia, ad amare il prossimo, ad essere misericordiosi, ad aiutare gli altri, a non considerarsi superiore agli altri, a non essere egoisti, a non essere indifferenti alle afflizioni degli altri, a non rubare, non uccidere ecc. Maometto, come Gesù, promette a chi non rispetta questi precetti un inferno eterno, invece promette un paradiso di delizie inimmaginabili per chi li rispetta. Ma chi rispetta questi precetti non sarà forse un uomo ideale e perfetto? Possiamo concludere con facilità che anche Maometto ha l’obiettivo di creare una società migliore, proprio sulla terra e non in un altrove di cui nessun ha ancora sperimentato niente.
Questa società che ha voluto creare i profeti, e che oggigiorno vorrebbe creare l’uomo del terzo millennio con le sue leggi, non è ancora per nulla realizzata, anzi, forse sta andando sempre verso il peggio. Il sacrificio di Gesù, la fatica di Maometto e il sacrificio di suo nipote e di tanti altri ancora, nulla è  riuscito a salvare davvero l’umanità da sé stessa, dal suo egoismo e dalla sua indifferenza.

Il mondo di oggi è diviso in diverse categorie: una categoria uccide in nome di un Dio sanguinario che non ha nulla a che fare con il Dio di Gesù e di Maometto. Una categoria che uccide in nome di valori umani di cui non ne ha la minima idea, ma li usa soltanto per realizzare i suoi interessi. Queste due categorie sono quelle dei puri criminali. Un’altra categoria, pur non commettendo crimini con le proprie mani, è criminale lo stesso, per via dell’indifferenza. Una categoria vittima delle prime tre. E un’ultima categoria, un piccolissimo gruppo che combatte tutte le altre categorie, e ha tutto il mondo contro, e che viene a volte uccisa, o tuttavia sommersa dall’ombra della grande massa indifferente.
La maggior parte delle vittime delle due categorie criminali vengono spesso uccise due volte: una quando le si toglie la vita, un’altra quando la loro morte si dissolve e sparisce nel silenzio e nell’indifferenza della maggioranza. Vivono come uomini di secondo livello e muoiono nello stesso livello: anche nella loro morte non hanno la stessa dignità degli uomini del primo livello, nonostante davanti alla morte siamo tutti uguali. Ecco perché dicevo all’inizio che se siamo d’accordo sull’uguaglianza della dignità delle persone con le parole, non lo siamo con i cuori, ma soprattutto con gli atti e gli atteggiamenti.
Per dodici persone, nell’attentato a Charlie Hebdo, uccise dai terroristi è stato scosso il mondo, e i leader dei più grandi e potenti paesi, al di là di chi sono davvero e di quale pasta sono fatti, sono andati a partecipare alla marcia repubblicana, come risposta all’attentato. Ma non solo, migliaia e migliaia di articoli sono stati scritti su questo evento, e milioni e milioni di persone avevano proclamato: “Je suis Charlie Hebdo”. Soltanto un giorno dopo questo attentato ci fu  una strage in cui si contarono duemila vittime: Boko Haram attaccò la città di Baga e la ridusse in ceneri. Il massacro di migliaia di innocenti accaduto alcune ore dopo quella di Parigi è stato sommerso dall’ombra della strage di Charlie Hebdo. In quella città devastata non c’è andato nessun leader, non c’è stata nessuna marcia e nessun cartello con la scritta “Je suis …”. Questo evento ha messo a nudo il fatto che ci siano davvero delle categorie di uomini di primo livello e altre molto sotto. Lo stesso avviene quando un occidentale viene catturato e ucciso dai terroristi in Siria o in qualche altro paese infernale, viene scosso il mondo, e invece il mondo dorme sonni tranquilli per le centinaia di migliaia di persone che vengono trucidati in Siria o altrove.

Il 12 giugno 2014 in Iraq sono stati massacrati dai terroristi dell’ISIS 1700 perone innocenti, eppure non se n’è parlato proprio, e non c’è stato nessun “Je suis”.

E proprio due giorni fa, a Garissa, i terroristi di Al-Shebaab hanno massacrato 148 vittime innocenti, e il silenzio sulle loro morte mi assorda le orecchie. C’è un atroce differenza nella dignità dei vivi, e ancora più atroce la differenza nella dignità dei morti. Certi morti vengono esaltati alle stelle, altre invece vengono avvolte nel sudario del silenzio e dell’indifferenza mondiale. E non solo, come scrive Igiab Scego, le foto dei morti, in Africa, in Siria, in Iraq e in altri posti, vengono pubblicate e condivise suoi social network senza alcuna considerazione di loro o dei loro cari, mentre le foto delle stragi di Parigi o dei bambini di Sandy Hook non vengono affatto esposte.
Dobbiamo essere umani, valorizzare l’uomo per sé e non per l’appartenenza religiosa o geografica, per lo status, per il colore. Dobbiamo esseri umani di pari umanità. Per questo vorrei dire:

Je suis gli ebrei uccisi nella shoah, je suis l’umanità ridotta a zero nei campi di sterminio, je suis i palestinesi, scacciati, violentati e uccisi da lunghi anni, je suis gli iracheni, musulmani, cristiani, yazidi siano, che da lunghissimi anni convivono con la morte, je suis i siriani, uccisi o  scacciati  dalla loro terra, je suis i nigeriani uccisi o indifesi, je suis i keniani, uccisi con i loro sogni, je suis i giornalista di satira, il cui sangue ha colorato le penne, je suis le vitte della multinazionale “Monsanto” in Sud America e ovunque al mondo, je suis tutte le vittime, di qualsiasi paese, colore, religione, credo, ideale.

Je suis l’umanità indifesa, violentata e dimenticata.

Gassid Mohammed

riferimenti in rete

http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Kerbela

http://it.euronews.com/2015/01/15/nigeria-massacro-di-boko-haram-devastante-modifica-immagini-satellitari/

Désordre (Artù è cornuto) – Simonetta Filippi –

Nella splendida Abbazia di San Galgano

un lavoro degli artisti Kiki Franceschi e Andrea Chiarantini

Désordre

a cura di Charles Arthur Jarrin
con testo teatrale originale di Simonetta Filippi

E non prendiamoci troppo sul serio

il golem femmina

HISTORIA REGUM BRITANNIAE

BY
JACOB HAMMER
hunter college

THE MEDIAEVAL ACADEMY OF AMERICA

CAMBRIDGE 38, MASSACHUSETTS

1951

LIBER NONUS

 

Defuncto igitur Utherpendragon, convenerunt ex diversis provinciis proceres Britonum in civitatem Cilcestriae, Dubricio,Urbis Legionum archiepiscopo suggerentes, ut ARTHURUM, filium eius in regem consecraret.

 

Regale Re Artù si affaccia alla finestra: il fiero sguardo alto e lontano davanti a sé corre sul territorio del suo regno. Poi si abbassa e… inorridisce: sul candore della neve una scritta turba la bellezza del paesaggio: CORNUTO è la parola tracciata con liquido giallognolo.

Inorridito ed incredulo, Sua Maestà convoca immediatamente il sapiente Mago Merlino e lo incarica di scoprire il colpevole della malefatta.

Tre giorni dopo il Mago si presenta al cospetto del Re e, senza indugi, ma con un velo di tristezza, comunica i risultati delle sue indagini:

– O mio Sovrano, il liquido giallognolo non è altro che vile urina ed appartiene a Sir Lancillotto… ma (e qui abbassa mestamente lo sguardo) … ma è INEQUIVOCABILMENTE DELLA REGINA GINEVRA… LA CALLIGRAFIA!!!

 

FISCHIETTÌO

 

E non prendiamoci troppo sul serio

san galgano 2 locandina

 

 

…. …. ….

La spada è un comune simbolo di autorità, esprime il comando, il coraggio, lo scontro cruento e sanguinoso, l’ambizione, il desiderio di primeggiare, di vincere, lo slancio, di battersi con gli altri, di confrontarsi per far emergere il proprio valore.

In quanto arma, la spada può rappresentare anche aggressione, pericolo, tradimento, offesa: è un oggetto tagliente, quindi destinato alla difesa o all’attacco. La spada può ferire lievemente, in maniera più grave, oppure dare anche la morte.

È inoltre un simbolo fallico e rimanda a caratteristiche maschili che da secoli esprimono il potere e la potenza.

È spada è lancia, pugnale, è semplice coltello da cucina…

– Mamma, come si fa a costruire una spada?

PA PARAPÀ!!!!!!!!!!!!!(squillo di trombe)

– È tempo di guerra, amore mio! Dal momento che il nonno non ti ha lasciato in eredità una spada, che fare? Niente paura, c’è la carta a salvarti! Non è proprio la stessa cosa, ma andrà bene per questo pomeriggio. Ecco come prepararti per il duello in pochissimo tempo.

Impila 7 o 8 fogli di giornale. Puoi utilizzare qualsiasi tipo di carta, ma quella di giornale è gigante e si presta per una spada più minacciosa.  Arrotola la carta seguendo la diagonale. Inizia da un angolo e arrotola la carta lungo una diagonale finché non raggiungi il lato opposto. Più la arrotoli stretta e più sarà solida. Se decidi di arrotolarla in modo circolare e stretto, la spada sarà più simile a un cilindro o una leggera sciabola. Se invece la arrotoli in una forma un po’ più ellittica, sarà più simile a una spada. Fissa le estremità della spada con del nastro adesivo. Nastro adesivo resistente e trasparente (quello da imballaggi) dovrebbe andare bene. Se hai del nastro adesivo da imballaggi, potresti addirittura avvolgere l’intera spada in esso – così non si romperà MAI. Se la parte finale della tua spada non è della forma giusta, prendi un paio di forbici e taglia un pezzo dal fondo. Attento a non tagliarti con la carta! Ripeti la stessa operazione di arrotolamento per l’impugnatura. Questa volta però senza nastro adesivo. Piega a metà la base della tua spada. Metti del nastro adesivo tra le due metà. Poi, attacca col nastro adesivo le estremità libere dell’impugnatura in modo da formare una base unica. Più nastro adesivo utilizzi, più la spada starà attaccata e più battaglie potrai combattere. Abbonda tesoro! Ora, sei pronto per attaccare i Visigoti!

– Mamma, come si fa a distruggere una spada?

È spada è lancia, pugnale, è semplice coltello da cucina…

rinnego Giovanna    rinnego Clorinda

io Dulcinea rivendico l’andare del vento che spinge le grandi ali del mulino e la tua disarmata pazzità racchiusa qui, fra le mie braccia

io Rossana rivendico le tue mani libere, il tuo viso e i tuoi occhi fissi nei miei nel poesarmi parole d’amore

io, Maria, rivendico il sorriso di mia figlia

IMPUTATO

  1. a) In ordine al reato di cui gli artt. 81 cpv – 61 n. 2 C.P. e 4 della legge 110/75 per aver portato in luogo pubblico, senza giustificato motivo, tre taglierini ed un coltello a serramanico. Con l’aggravante di aver commesso il fatto per eseguire il reato di cui al capo b);
  2. b) In ordine al reato di cui agli artt. 575-577 ultimo comma C.P. perché, dopo avere letteralmente strappata la moglie dall’automezzo sul quale viaggiava unitamente alla figlia quattordicenne, e averla caricata con violenza sulla propria autovettura, attingeva ripetutamente la moglie suddetta con un’arma da punta e taglio in varie parti del corpo, stringendole il collo con le mani e lasciandola in stato di incoscienza, all’interno dell’autovettura, indicata, sommersa nelle gelide acque di un canale della zona, ne cagionava la morte per asfissia meccanica da annegamento; il 23.06.2013.

È spada è lancia, pugnale, è semplice coltello da cucina…

e questa treccia bambina dritta e sincera è la mia spada

che io, Ginevra, crocefissa davanti a un altare

immolo a te, roccia

IO ROCCIA: sostantivo femminile

aggregato minerale di massa tanto imponente da risultare elemento costitutivo della crosta terrestre.

Roccia semplice, costituita da un solo minerale.

Roccia composta, formata dall’associazione di più minerali.

Roccia eruttiva, formata dalla consolidazione dei magmi.

Roccia sedimentaria, formata per accumulo.

Roccia metamorfica, sedimentaria ed eruttiva che ha subìto trasformazioni per azione di forze esterne.

IO ROCCIA FEMMINA IO ROCCIA PANCIA INGLOBO LA SPADA SIMBOLO DI VIOLENZA CHE RESTI IN ME DOVE HO OSPITATO VITA…  E  NON LA RESTITUISCO  DI MODO CHE NON POSSA FAR PIÙ MALE A NESSUNO

CHE IO SIA MONITO E MEMORIA

Io roccia: la parte più DURA e COERENTE della crosta terrestre; massa di pietra VIVA che affiora dalla superficie terrestre

io roccia scogliera lambita squassata stordita da un mare di rosso tramonto

consacro e custodisco

parole graffite: TI AMO, Ginevra…

FISCHIETTÌO

(c)  Simonetta Filippi

Ma se altro è il tuo cielo. Tre poesie di Pasqua.

Parafrasando Kant ,

si può dire che la croce senza Pasqua è cieca,

la Pasqua senza la croce è vuota.

(Ermes Ronchi)

golemfemmina, poesie di pasqua,, simonetta sambiase

POEMA DI PASQUA

Qui è oggi
Pasqua di Resurrezione
nel senso che si presume
che un cadavere qualsiasi,
forse quello di Dio,
ci voglia portare lontano
insieme ad altri morti.
Ma il giorno che noi ci ameremo
noi entrambi i daremo morti,
ognuno per conto dell’altro.
Non volevamo vedere per le linee
i bisogni di pausa
non volevamo mai sapere
dei loro ingiusti confini,
ma tu non conoscerai
mai la mia guerra
ed io non conoscerò mai
la tua pace.
Ma ci ameremo ugualmente

ALDA MERINI

IL MIO CREDO
Dopo la morte ti vedrò.
Nel limpido sorriso di mia madre,
sicuro di speranza.
Nell’ultimo bacio di mio padre, a letto
in mezzo a tanti letti bianchi.
Ti vedrò nel nonno Michele,
che ha consacrato la mia vita inferma
al desiderio vivo del sapere.
Ti vedrò nella fede
analfabeta e pura della nonna.
Ti vedrò nell’amore avuto e dato.
Ma se altro è il tuo cielo,
non ti vedrò, Signore.

CHIARA CREMONESI

poesia di pasqua, golem femmina, simonetta sambiase,

 

IL CRISTO REDENTORE

Nulla io dico,
muta nella radura
a non capire quel che
– è detto del Vero di ogni cosa
prima di prima – è stato,
che nel patir dell’uomo
se stesso ha misurato.
Tacque l’uomo dei dolori
spogliato dalle vesti
porse il viso ai malfattori
finché “tutto è consumato”
disse sulla croce
e la lancia del soldato
forò il suo costato.
Nel buio assoluto
andò ai morti antichi
a dire “con me venite”
poi nel fulgore
d’una nuova creazione
lasciò la Sindone
il Cristo Redentore.
Lacrimavano sgomenti
i discepoli atterriti,
ma il terzo dì
uno che “vide e credette”
raccontò la buona novella
al mondo intero.
Spezzarono tant’altri
il pane col Signore:
Misericordia
che s’intrattiene con noi.
Dio che hai osato e vinto,
umiliato
perché io mi arrenda
e resti salda.

CATERINA FRANCHETTA