TAV: A TUTTA VELOCITA’ A VICENZA TRA PALLADIO LA ROTONDA E LA VALLETTA DEL SILENZIO!!

golemfemmina, il golem femmina, Rispondiamo alla chiamata delle Carte Sensibili.
Non è possibile che questo stia diventando il paese del cemento. Ognuno si assuma la responsabilità di non girare la faccia dall’altra parte, una volta persa la terra è persa per sempre!

CARTESENSIBILI

Andrea Palladio- la Rotonda

3_La Rotonda.

Siamo un gruppo di studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, iscritti alla facoltà di Conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali. Proprio per questo siamo particolarmente attenti e sensibili nei confronti dello scottante progetto dell’alta velocità a Vicenza e delle relative opere complementari. In particolare, desideriamo soffermarci su alcuni aspetti forse sottovalutati: fino ad ora si è parlato di questioni strettamente politiche, economiche, urbanistiche (di certo non irrilevanti) riguardanti la convenienza o meno di quella che ci viene presentata come una grande opera.

 nuovo tribunale di Vicenza

tribunale vicenza

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Ma al di là della sua discutibile utilità, persona di buon senso dovrebbe chiedersi se sia proprio necessario spargere nuovo cemento nel nostro già deturpato paesaggio quotidiano, con l’unica e opinabile motivazione che tutto ciò serve “a far muovere l’economia”.
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villa Valmarana ai Nani

Villa_Valmarana-_02.

Abbiamo la fortuna di vivere in una regione dal…

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Antigone l’eterna: La parola contraria di Erri De Luca

errideluca, il golem femmina, golemfemmina

 

Domani si potrà leggere in Italia “La parola contraria” di Erri De Luca. Il libro è stato già pubblicato in anteprima in Francia, dove l’intellettuale partenopeo ha ben altro trattamento di favore e di stima rispetto al nostro Paese che il 28 gennaio lo manda a processo con l’accusa di aver rilasciato, in un’intervista, delle affermazioni che incitavano al sabotaggio della costruzione della Tav di Val di Susa. Incitazione verbale al sabotaggio, dunque, l’accusa verso lo scrittore. Che significa in termini legislativi? Che le parole sabotano il potere, forse. Che è ben facile lodare la libertà di pensiero ma ben altro accettarla nei propri confronti.

Non è storia passata.  Sempre e in ogni tempo di questo Paese, per il delitto di Lesa maestà si è andati al rogo. Anche adesso, il potere non vuole voci contrarie, tutti devono assoggettarsi ad un unico (non) pensiero. Non pensate con la vostra testa, pensiamo noi al vostro bene, voi non sapete quale sia il vostro bene, noi si. E mentre nei social network in maniera quasi clandestina gira un post  che segnala che la ditta che ha fatto il viadotto crollato dopo 10 giorni dal suo collaudo in Sicilia, la CMC, sia la stessa del cantiere TAV in Val di Susa, Erri De Luca affida a 64 pagine edite la sua difesa dal processo “alla libertà di parola contraria”. “Questo – racconta Erri De Luca in un’intervista esclusiva Huffpost Italia – è un processo alla libertà di parola contraria, perché la libertà di parola ossequiosa, quella che risponde volentieri, obbediente insomma agli stati maggiori dell’informazione del potere, quella invece è sempre stata libera, non è compromessa. Quella contraria no, come in questo caso, perché si tratta di PAROLA non di atto contrario. E dunque la mie parole sono state prese così sul serio e sono diventate così importanti che sono stato incriminato per queste. Le mie parole, secondo gli accusatori, hanno avuto la possibilità di istigare degli altri, cosa che non riesce nemmeno ai politici più accaniti, dunque, lo considero un premio letterario”.

errideluca, il golem femmina, golemfemmina

Ben triste questo premio, datogli dalla macchina strozza-dissenso del Grande Potere italiano. L’eterna condanna di Antigone.  L’eterna tirannia del potente contro chi gli dissente in nome della libertà dell’essere e soprattutto, della propria dignità intellettuale. “E uno stato che processa i poeti – scrive il giornalista Oscar Nicodemo – in sintonia col pensiero dell’illustre imputato vi sarà una massa enorme di onesti cittadini. E non sono certamente pochi coloro che, ben al di là di ogni impatto ambientale, ritengono la costruzione della Tav, osservata alla stregua delle tante opere pubbliche realizzate nell’interesse privato, soggetta ad un sistema criminale atto a produrre un fiorente mercato di tangenti. Pertanto, la sua realizzazione andrebbe, se non ostacolata, opportunamente e sacrosantamente controllata, nel suo iter burocratico ed amministrativo, punto per punto, passo dopo passo”.
“Via, siamo seri!”  – continua l’opinionista -. “Alla luce di quanto sta avvenendo in Europa e nel mondo, in considerazione della gravità di una involuzione politica e morale devastante, il processo ad un poeta dalle caratteristiche e i risvolti umani di Erri, a prescindere dalla posizione che occupa nel gradimento dei critici, appare comunque un atto tanto innaturale da far pensare ad un gesto inconsulto, come un’aggressione ingiustificabile e violenta, come un tentativo arbitrario di limitare l’altrui libertà, come il divieto assurdo del pensiero non allineato alla volontà dominante. Viviamo in un paese dove autentici traditori dello stato, delle leggi e del popolo sono dediti ad una attività “politica” per saccheggiare quanto più è possibile il denaro pubblico, senza che i miserabili di una tale sconvenienza, una volta scoperti con le mani nel sacco, perdano il diritto di cittadinanza, di voto e di libertà. Si preferisce, invece, mettere sotto torchio l’idea e l’azione di un onesto e bravo forgiatore di parole, a testimonianza di una linea di regime che non predilige il dissenso, la diversità, la protesta”.

Si, proprio così, ma Antigone non è mai morta abbastanza, e domani leggeremo il libro di De Luca e disobbediremo anche noi.

Riferimenti in rete:

http://www.huffingtonpost.it/oscar-nicodemo/stato-processa-poeti_b_6452988.html?utm_hp_ref=italy

http://www.huffingtonpost.it/2015/01/06/erri-de-luca-processo_n_6421984.html

http://iostoconerri.net

Sguardi a occidente da lei a lui un orizzonte- Simonetta Met Sambiase e Gassid Mohammed

Lo sguardo ad Occidente
donna\uomo
bassa\alto
croce\mezzaluna
amica\amico
Paese\luogo
dalla dimora ospitale di Carte Sensibili. Buona lettura.

 

golem femmina

CARTESENSIBILI

jarek kubicki -rumors about angels

jarek kubicki -rumors about angels

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SGUARDO D’OCCIDENTE – Lei…

la televisione e i programmi di cucina – le librerie che chiudono
la doppia morale – l’ombrellone in cantina
l’indignazione per i fatti di cronaca – il menefreghismo sui diritti civili
i sindacati ammanigliati – i politici tutti corrotti
la saggezza dei vecchi – il suv dei nipoti
la casa pulita – la strada sporca
la cacca del cane nel parco – l’ovetto estraibile nelle city car
piazza Dante, via Dante, largo Dante – piazza Roma, via Roma, largo Roma
i distributori automatici di sigarette – i gratta e vinci dal tabaccaio
la spesa domenicale – le malattie del lunedì mattina
I vicini – la delega alla riunione condominiale
la domenica sportiva – i quotidiani sportivi del lunedì
la messa a Natale – il picnic di Ferragosto
il sottocosto di MediaWord – il nuovo modello dell’Iphone
il parrucchiere al sabato…

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(Dio è altro) La Croce del Musulmano – di Gassid Mohammed

Se estendiamo l’illimitata tolleranza
anche a coloro che sono intolleranti,
se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti,
allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.

da La società aperta e i suoi nemici  – Karl Popper

(c) Yousuf Nasir
(c) Yousuf Nasir

LA CROCE DEL MUSULMANO

Nell’attentato contro la rivista “Charlie Hebdo” i due uomini gridavano, in arabo, “Allah Akbar” (Dio è grande), e altre frasi tra cui ho distinto la parola “colonizzatore”, forse era una specie di invocazione contro il colonialismo. I due musulmani gridavano anche “abbiamo vendicato il profeta”. Io penso che la loro vendetta è caduta proprio sul Profeta dell’Islam, che ora dolente guarda da lassù. Guarda probabilmente a questi francesi, ma anche ai due egiziani che sono rimasti uccisi, che di mattina hanno salutato i loro bambini, andando a procurarsi del pane. E invece si trovano ad affrontare il loro destino. Che Dio doni loro la pace, la pazienza e la forza ai loro familiari.

Appena mi sono svegliato, come al solito, ho acceso la mia fidata TV araba che mi fornisce corrette notizie, ho acceso il fornello per mettere il caffè, e successivamente con il caffè ho acceso la mia sigaretta mentre ascoltavo la notizia. Guardo la TV araba, irachena per la precisione, per procurami notizie su quello che succede un po’ nel mondo arabo, soprattutto nel mio paese, da più di sei mesi giace sotto un regime di guerra e attentati terroristici. Non mi aspettavo di certo un evento del genere. Appena ho saputo la notizia dell’ attentato a“Charlie Hebdo” e ho visto i filmati, non ho acceso più niente, è dentro di me che si è acceso un vulcano ed è scoppiato di rabbia e di parole. Appunto, la parola! E’ l’unica arma che ho e che assolutamente preferisco, per difendermi, per combattere, per cambiare e per fare ogni cosa. Ho soltanto la parola, contro il quale l’attentato di oggi , soprattutto, era rivolto. La penna libera, la parola libera, il pensiero libro erano l’obiettivo dell’attentato di oggi.

Dunque, ragionavo sui primi anni dell’avvento dell’Islam, quando il Profeta aveva ancora pochi compagni. La loro gente li trattava con violenza. Ogni forma di violenza era lecita: torture, prigione, uccisioni, espulsioni, e ancora molto altro. Successivamente, quando il Profeta e i suoi seguaci sono diventati tanti, più forti e sono riusciti persino a controllare la Mecca, la città dove prima venivano torturati, non si sono vendicati, anzi il Profeta aveva perdonato tutti, e aveva fatto regnare la pace. Nella prima guerra tra musulmani e non musulmani, la vittoria è stata dei musulmani. Essi sono riusciti a prendere in ostaggio settanta persone. Il Profeta, a quel tempo, ha diviso gli ostaggi tra i suoi compagni, raccomandando loro di trattarli con la massima bontà. E in effetti i musulmani davano loro la precedenza nel cibo, li trattavano con rispetto e con bontà, seguendo gli ordini del loro Profeta, fino alla loro libertà risarcita dai familiari. Non voglio difendere il Profeta e l’Islam, ma voglio soltanto fare una distinzione tra due pensieri diversi. Oggi giorno, invece, gli estremisti musulmani, l’ISIS, al Qaida ecc., non hanno niente a che fare con questi ordini del Profeta. Solo in Iraq, alcuni mesi fa, l’ISIS ha preso in ostaggio 1700 studenti di una accademia militare. Di questi 1700 nessuno è rimasto vivo, sono stati uccisi tutti in modo orribile e a sangue freddo. Chi sono dunque le prime vittime dell’ISIS e dei terroristi? Se si dà uno sguardo al bilancio dei morti nei paesi musulmani in cui si trovano questi movimenti estremisti non si può assolutamente negare che le prime vittime sono proprio i musulmani. Migliaia e migliaia di musulmani uccisi nei modi più crudeli e incredibile, che è l’arte di uccidere di questi estremisti: esplosioni, autobombe, asinobombe, kamikaze, attentati, rapimenti, …Se ne potrebbero scrivere liste a non finire. Nel mondo ci sono più di un miliardo e mezzo di musulmani e solo poche migliaia di loro sono estremisti che, tra l’altro, uccidono anzitutto la stessa maggioranza musulmana. Cosa hanno in comune il Profeta, i primi musulmani, e oggi questa maggioranza pacifica musulmana, con gli estremisti e i terroristi? Soltanto il nome: Islam.

Chi è colui che risulta avvantaggiato da questo attentato barbarico e terroristico oggi, e dei diversi attacchi terroristici a nome dell’Islam? Non certo i milioni di musulmani che vivono in Occidente, i musulmani che sono fuggiti proprio da questi terroristi abbandonando i loro paesi, in cerca di una vita pacifica e tranquilla. Coloro che ricavano vantaggi sono sicuramente i movimenti occidentali di estrema destra, ancora minoranza, che verseranno la loro “rabbia” nelle campagne elettorali contro l’estremismo islamico rappresentato, secondo loro, da ogni musulmano, soprattutto in Occidente. E così succede che io, in quanto residente in un paese occidentale, mi sveglio in un giorno qualunque e mi sento una minaccia per gli altri, mi sento un probabile terrorista agli occhi di tanti. Dicevo che le prime vittime del terrorismo sono gli stessi musulmani, e infatti solo negli scorsi due mesi ho perso due cugini che combattevano contro il terrorismo, e tanti tra gli amici e i conoscenti, e migliaia di compaesani. Questo per non tornare indietro negli anni e contare altri parenti, amici e conoscenti. In un articolo che scrissi tempo fa dicevo che in Iraq, da più di dieci anni ormai, muoiono ogni giorno almeno una cinquantina di persone, vittime del terrorismo. E non è un numero gonfiato è la realtà quotidiana, misurata famiglia per famiglia. Questo per non contare le vittime degli altri paesi. Dunque io sono tra i primi che subiscono la criminalità malvagia degli estremisti e dei terroristi, eppure qualcuno mi considera un terrorista, e qui i miei cugini e tutte le vittime del terrorismo muoiono violentemente, davanti ai miei occhi, un’altra volta, e io subisco, violentemente un altro oltraggio, e mi trovo ad essere doppiamente vittima.

Cosa dovrò fare io per dimostrare la mia innocenza dall’accusa che mi sento appiccicare alla schiena? Giro per le strade e grido che “i terroristi hanno ucciso i miei familiari, e che io non potrei essere terrorista perché non sono stato io ad uccidere i miei familiari”? o forse mi metto a girare con una maglietta su cui stampare una frase del tipo “io non sono musulmano” o “io sono ateo” o magari mettere addirittura la vignetta del “Charlie Hebdo” sul Profeta! Beh, probabilmente quei terroristi mi cercheranno e mi faranno fuori come hanno fatto con i miei cugini, e come hanno fatto con i giornalisti oggi. O forse qualcuno di estrema destra, vedendo la mia carnagione, che certo non posso cambiare e che svela senz’altro la mia provenienza, dirà “questo è un terrorista che si nasconde sotto questa scritta, e certamente farà un attentato. Prendetelo!”. Così finirò chissà come e non so dove. E poi, mi domando, perché dovrei fare tutto questo? Perché dovrei negare la mia identità che è l’unica cosa che ho, l’unica cosa che mi definisce, l’unica cosa che riferisce a me delle mie origini? Negarle significherebbe negare me stesso! Negare la mia esistenza, e quindi cancellarmi!

Come fa un musulmano che vive in Occidente, come fa uno come me che ha i tratti maledettamente mediorientali, che qualcuno chiama fascino, altri chiamano terrorismo, a vivere e convivere con tutti questi sospetti, con tutte queste dita invisibilmente puntate contro di lui? Come si fa a vivere e convivere con questo peso, con questa gigante croce che solo Domineddio può portare?

Gassid Mohammed  

(Ringrazio Gassid Mohammed per aver ricordato che nessuno può dare morte in nome di un Dio di pace. Il testo di Gassid è ospitato anche sul blog Carte Sensibili con un’ulteriore selezione poetica. Questo il link di riferimento:https://cartesensibili.wordpress.com/2015/01/08/la-croce-del-musulmano-gassid-mohammed/)

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GLI ARALDI NERI

di César Vallejo

Ci sono colpi nella vita, così forti … Io non so!
Colpi come l’odio di Dio; come se di fronte a quelli
la risacca di tutto il sofferto
s’impaludasse nell’anima… Io non so!

Sono pochi ma sono… Aprono solchi scuri
sul viso più fiero e sulla schena più forte.
Saranno forse i puledri di barbari attila;
o gli aranci neri che la Morte c’invia.

Sono le cadute profonde dei Cristi dell’anima,
di una fede da adorare che il Destino bestemmia.
Questi colpi cruenti sono i crepitii
di un pane che ci sta bruciando alla bocca del forno.

E l’uomo… Povero … povero! Gira gli occhi, come
quando una mano sopra la spalla ci chiama;
volge gli occhi folli, e tutto il vissuto
s’impaluda, come fango di colpa nello sguardo.

PADRE NOSTRO 

di Nicanor Parra 

Padre nostro che sei nei cieli
Gravato da ogni tipo di problema
Con la fronte aggrottata
Come se fossi un uomo qualunque
Non pensare più a noi.

Comprendiamo che soffri
Perché non riesci a risolvere le cose
Sappiamo che il demonio non ti lascia tranquillo
Disfacendo quello che tu hai fatto.

Lui ride di te
Eppure noi piangiamo assieme a te:
Non preoccuparti delle sue diaboliche risate.

Padre Nostro che sei dove sei
Circondato da angeli sleali
Sinceramente: non soffrire più per noi
Devi rendertene conto
Che non sono infallibili gli dei
E che noi altri perdoniamo tutto.

SOPRAVVIVIAMO COMUNQUE

di Dennis Brutus

Sopravviviamo comunque
e non appassisce, frustrata, la tenerezza.

Fasci luminosi indagano
come ratrelli i nostri nudi contorni inermi
accigliato ci sovrasta il Decalogo monolitico
di divieti fascisti
e vacilla verso la catastrofica caduta;
lo stivale s’accanisce contro la porta sbrindellata.

Ma sopravviviamo comunque
agli strappi, alla deprivazione e alle perdite

Le pattuglie si srotolano lungo il buio dell’asfalto
sibilando minacce contro le nostre vite,

e somma crudeltà, in ogni angolo la nostra terra sfregiata dal terrore,
resa sgraziata e inamabile;
lacerati tutti noi e l’abbandono della passione

ma sopravvive comunque la tenerezza.

At speròm- Simonetta Met Sambiase

(c) Sebastian Chillemi. Foto tratta dal blog Carte Sensibili
(c) Sebastian Chillemi. Foto tratta dal blog Carte Sensibili

La prima storia da raccontare nell’Anno Nuovo. Sulla dimora ospitale di Carte Sensibili.

CARTESENSIBILI

sebastian chillemi

sebastian chillemi 028

L’istinto si accorge che qualcuno mi sta aspettando dietro le spalle ben prima che tutta la parte razionale mi spinga a girare gli occhi. Mi muovo di scatto e la vedo, sta proprio attendendo che la riconoscessi, fra gli accessi del parcheggio e l’ascensore.
“Albana – le sorrido – ma allora sei tornata?”
Albana comincia a rispondermi e sovrapponiamo le nostre voci a raffica.
“Si, ho preso un’occasione di un volo di trecento euro, sto qui solo due settimane, mio marito è rimasto a casa ma i miei figli stanno qui”
“Ma sei tornata per restare? Tuo marito ha ritrovato lavoro? Sono contenta di vederti”.
“No, no, ormai siamo tornati lì, non c’è nulla da fare”
“Come sta andando? Sì, intendo, come è andato il ritorno in Albania?”.
“La più grande sta meglio – mi spiega. Poi ferma le parole, sembra voler piangere.

Mi fermo con le domande…

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