Cronache poco sacre – Chi ricorda l’Immacolata?

(c) Anna Serrato
(c) Anna Serrato

 

Vedo Marcy nel parcheggio e la fermo. Qualche giorno fa ho letto dell’ennesima strage nella sua terra. Non ricordavo ammazzassero anche nelle moschee, prima avevo sempre letto di attentati contro la comunità cristiana ma forse sono io che non ho una buona memoria. So che Marcy ha una sorella sposata ad un pastore evangelico che vive al Nord della Nigeria, con tutti i suoi sei figli e ad ogni attentato le chiedo se va tutto bene, se tutti i suoi cari che sono restati lì sono in salvo. Marcy è legatissima a sua madre, che ha appena passato quarant’anni. E’ sempre la prima persona che mi nomina: “Mia madre sta bene, anche mia sorella, stanno tutti bene”. Mi spiega quello che le ha raccontato sua sorella, che gli imam del Nord hanno detto a tutti a gran voce che loro non vogliono mischiare Dio con le stragi e che la loro è una religione di pace. E subito dopo è arrivata la vendetta, due kamikaze si sono fatti esplodere in mezzo ai fedeli della Grande Moschea di Katsina.
“Ma tua sorella dov’è ora?”
“E sempre al Nord, grazie, sta bene”.
“Mi fa piacere Marcy, se hai bisogno di qualcosa… “
Lei mi sorride per prima: fa sempre così, è sorridente da smantellare qualsiasi pensiero buio.
E’ anche così giovane ma così piena di vita. Ventisette anni, due gemelli di quattro anni e un fratello arrivato da poco “per via mare”. Mi aveva confidato che il fratello non voleva aspettare che lei potesse aiutarlo economicamente per il viaggio fin qui ed ha attraversato il mare. E’ andata bene, “Ma santo cielo che coraggio da leoni “- le dissi allora.
Marcy è la mia bussola sul mondo lontano. Potrei essere sua madre ma lei è più forte c’è poco da fare.
Spesso mi saluta invocando l’aiuto di Dio.
“Con l’aiuto di Dio” \“Che Gesù ci protegga”\ “ Come vuole Dio”, etc, etc.
Per Natale andrà con tutta la famiglia a cantare gospel nella notte della vigilia, chissà se arriverà anche il fratello. Vedremo, mi informerò quando ci scambieremo gli auguri.

(c) Anna Serrato
(c) Anna Serrato

 

Una fila lunga per la toilette (bagni da femmina). Ce ne sono solo due e le donne in attesa sono una trentina. Mentre aspettiamo si parla dell’Otto dicembre. C’è chi andrà a lavorare, chi no. Io racconto alle mie due amiche di nuova data di mia nonna, di quanto fosse devota alla Madonna delle Grazie e di come a casa mia le feste mariane fossero intoccabili. Alma allora domanda: “Ma cos’è l’Immacolata?”. Risponde Annalisa: “E’ una festa importantissima per le donne cattoliche, è il momento in cui l’angelo messaggero di Dio annuncia a Maria che sarà madre di suo figlio”. E’ ferratissima Annalisa, io sono più brava a raccontare dell’Assunzione, mistero che mi sempre affascinato: dove sarà mai finita Maria? Da bambina sospettavo che il quando il cielo diveniva blu c’era il suo manto dietro tutto quello, ma non l’ho mai detto a nessuno, avevo paura di essere derisa. Poi sono cresciuta e alcune di queste domande non mi sono più arrivate in mente.
Ritorno alla discussione, Alma sta ringraziando. “Ah, adesso ho capito! Non me l’avevano mai spiegato così. Noi in Albania non abbiamo avuto una forte influenza religiosa, c’era il comunismo, ognuno aveva la propria fede, chi di più chi di meno”. Alma non è cattolica, è musulmana, ma ha una grande capacità di ascolto e i suoi figli stanno venendo su “italiani” come dice lei. “Speriamo in bene” – penso io – ma non glielo dico.

(c) Anna Serrato
(c) Anna Serrato

Sabato mattina in un piccolo centro commerciale. In fila da un gestore telefonico per sostituire la scheda telefonica. Addobbi con festoni, enormi palle colorate di polistirolo, offerte di smartphone a tutto andare. E’ Natale anche per le linee telefoniche, il nostro settimo senso il telefonino, si, come un altro senso necessario alla nostra socializzazione quotidiana e via con la costruzione di una nuova dipendenza. Va beh. MI fermo a parlare con l’addetto: è simpatico, si sente l’accento campano. Parliamo del Natale, delle tradizioni diverse da una terra all’altra, poi lui mi guarda e confessa: “Niente mi stupisce più. Ieri è venuto una madre con un bimbo di quattro anni, gli ha regalato un cellulare e gli ha aperto una linea”.
“Cosa? Quattro anni? Quattro anni ma come…”
“Si, si, quattro anni. Ha preso solo le chiamate ma intanto gli ha dato il cellulare”.
Mi trattengo dal fare il segno della croce: “Gesù Gesù- avrebbe invocato mia nonna – che devo sentire”.
Quando esco attraverso ancora addobbi e luci colorate. Mi carico ancor più di fretta: voglio uscire. Da qualche altra parte ci sarà pure qualcuno che ricordi che Natale è una festa religiosa, non altro. Signore, perdona le nostre vanità. O almeno farci sentire in colpa.

Met

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