LA SOLITUDINE IN UN SOGNO DI PIETRE – Identificazioni invariabili –

Tramite l’uomo che cammina sulla terra

con occhi fissi alle stelle,

troviamo vie per le regioni remote della terra;

e dell’uomo, umile canna

che cresce a lato delle acque

facciamo un flauto

attraverso il cui cuore cavo

la nostra voce

giunge al mondo avvolto nel silenzio.

Kahlil Gibran

(c) lotte teussink
(c) lotte teussink

I parte –

Le pietre sognano la madre terra?

La Terra è accomodante e femmina da millenni. Dogma e simbolo,  il femminile terra  non subisce (quasi) mai la revisione e reinterpretazione del simbolo.  Ci sono state culture che hanno considerato il sole come elemento femminile e la luna il suo contrario maschile ad esempio, ma la Terra non ha subito così tanta trans-fusione di genere. Il suolo, il terreno, il campo, nomi maschili, fertili anch’essi ma legati al lavoro, un’estensione dell’unità uomo-mondo  (senza però scomodare Husserl ma solo citando una sua definizione), che per la stessa via porterebbe all’identificazione dell’eternità donna-terra. Forse la necessità condizionante della simbologia è legata all’animismo arcaico che credeva veramente che tutto avesse un’anima, creando un legame interiore di similitudine o simbiosi fra la razza umana  e bisognosa di portare ogni fenomeno “vivente” al vaglio del possibile. Scrive Emanuele Severino che: “… Se si separa la Terra dal destino della verità, l’uomo diventa un tecnico e un fedele, nella convinzione che la Terra sia tutto ciò con cui abbiamo a che fare…. la Terra diviene un niente a cui il “mortale” vuole appartenere, ritenendolo la regione sicura”. L’identificazione non è invariabile, ma anche in poesia sembra naturale percepire la forza dell’archetipo Terra al femminile.

 

IL FALSO MATTINO

(da ” Sob-e dorugbin “)

Nadér Naderpùr

Parigi 1982

Stasera la terra non ha più peccati.

L’ascesi bianca della neve

ha nascosto l’eresia degli uomini.

Questa maschera d’argento

sul nero volto della natura

è la menzogna del mondo.

Questa sera il vecchio albero

pensa di essere ancora giovane,

ma quando sorge il sole

si sciolgono i suoi pensieri di neve.

Quale occhio

potrà vedere il volto della verità

che come il sole si nasconde?

Forse verrà la risposta

da un occhio che conosce il pianto.

traduzione a cura di Gina Labriola

 

(PARLAVA CON GLI ALBERI QUELLA BAMBINA)

Juana Castro

 

Parlava con gli alberi quella bambina.

Percorso della scuola, il suo segreto

divideva con olmi e roseti.

Era un filo di luce. Un filamento

arrivato da altri mondi, la memoria

di una linfa sacra. La terra, oscuramente,

nel suo centro riuniva la bellezza

e l’ordine. Misterioso, un incantatore

divideva la sua vita tra gli occhi. Stelle

che nella notte inondavano

di presagi la bocca, profumando.

Insondabile la pioggia, con il suo bacio

di dolcezza rivestiva i percorsi

e le sere di febbre. Rondini

le avvicinavano gerani e ghiande.

Nacque morta, e il latte con il mile

dai batuffoli le colò fino all’incontro

della lingua. E la chiamarono Juana,

“piena di grazia”

(ed anche di pazzia), in ebreo.

Imparò a coltivare la solitudine

in un sogno di pietre. E seppe,

nel profondo,

che era figlia e sorella e madre viva

della gloriosa terra…

 

PAESAGGIO IN MOVIMENTO

Hilde Domin

Si deve saper andare via

e tuttavia essere come un albero:

come se le radici rimanessero nel terreno,

come se il paesaggio si muovesse e noi restassimo fermi.

Si deve trattenere il fiato,

finché si calma il vento

e l’aria estranea inizia a girarci intorno,

finché il gioco di luci e ombre,

di verde e di blu,

crea gli antichi disegni

e siamo a casa,

ovunque essa sia,

e possiamo sederci e appoggiarci,

come se fossimo alla tomba

di nostra madre.

 

CANTO DEL BOSCO

Papusza (Bronisława Wajs)

 

Ah, miei boschi!

In tutta la grande terra

non vi cambierei con nulla –

né con l’oro,

né con le pietre preziose,

le pietre preziose che

brillano così belle

e attirano la gente.

 

E le mie cime rocciose

le mie pietre sull’acqua                                    

più care sono dei gioielli

che irradiano la luce.

 

Nel mio bosco di notte

sotto la luna

i fuochi ardono

e irradiano la luce

come pietre preziose,

che adornano le dita alla gente.

 

Ah, miei amati boschi,

che profumate di salute!

Che allevaste i giovani Zingari

come propri boschetti!

 

Il vento agita il cuore come foglia

e non c’è paura di nulla.

I bambini cantano,

sia che abbiano sete o fame,

saltano e ballano, perché

questo il bosco ha insegnato loro.

1952

traduzione a cura di Paolo Statuti

 

II parte –

Terre d’argilla

terre d'argilla, golemfemmina, il golem femmina, simonetta sambiase,

 

La (micro)analisi sul “genere Terra” ha preso il via da un invito ad una mostra che parte sabato 29 a Cadelbosco (RE) e che durerà per tutto dicembre. Vi allego la sua presentazione.

terre d'argilla, golemfemmina, il golem femmina, simonetta sambiase,

“Terre d’argilla” è un tuffo in una identità, in una visione e un contatto col territorio.
La mostra parte dalla fotografia ma attraversa la pittura con le opere di Fabio Rota e Roberta Lodi Rizzini, inoltre si arricchisce delle opere in terra cruda create attraverso un percorso laboratoriale con l’architetto Alessandra Campanini . Nel percorso non può mancare la parola sia attraverso la narrazione delle “Storie di Bassaterra” di Pietro Formentini che nei versi di Claudio Bedocchi (curatore degli eventi) che nelle canzoni del giovane cantautore reggiano Ste Casoli.

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IL 25 NOVEMBRE- Quando le donne ancora si (rac)contano- Fernanda Ferraresso, Vittoria Ravagli e Gruppo Gimbutas, Antonella Barina

25 novembre, l’inverno delle donne è ancora lungo. Su Carte Sensibili.

 

mani di donne-marzia bisognin

CARTESENSIBILI

 Marzia Bisognin

mani di donne-marzia bisognin.

Di nuovo è il 25 NOVEMBRE .
Metto questo inverno in una tazza di tè e poi ci piango dentro tutte le donne abbandonate alle loro tragedie, che sono la tragedia del non rispetto per la vita. L’uccisione di una donna fa rumore oltre la porta, ma basta chiuderla e nessuno vi fa più caso, si dimentica.
Il brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, che si impegnarono contro il regime di Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana, piombata per causa sua nell’arretratezza e nel caos per più di 30 anni, è oggi uno scenario e una storia che si ripete giornalmente in tutto il mondo. Non c’è paese della terra in cui una donna non sia violentata, non sia schiavizzata, uccisa soprattutto quando difende le altre donne contro un potere bieco, in cui la forza e non l’intelligenza guida i diversi paesi. Sembra lo stesso scenario…

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Di tutto il dolore – 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne

 

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Nel Paese dove vige ancora il detto “Quando torni a casa picchia tua moglie, tu non lo sai il perché ma lei si” rispondendo ad un possesso fisico e totale del soggetto\oggetto donna e  dove spesso si prova una pietà velocissima per le vittime e si trovano tutti i cavilli giudiziari  per far restare impuniti i carnefici, la cultura è la sostenibile arma del cambiamento.

(c) Timothy Hyun Soo-Lee
(c) Timothy Hyun Soo-Lee

Dal rapporto BES  2014 (Benessere Equo e sostenibile in Italia) dell’Istat
Dal 2011 diminuisce anche la percezione di sicurezza, soprattutto per le donne, così come aumenta la percezione del rischio della zona in cui si vive da parte delle famiglie, in particolare nel 2013. Gli uomini uccisi (368 nel 2012, pari all’1,3 per 100.000 maschi) sono prevalentemente vittime di omicidi per furto o rapina e da criminalità
organizzata, mentre gli omicidi delle donne sono consumati maggiormente in ambito familiare. Per questo motivo i tassi per gli uomini ricalcano il trend in diminuzione che caratterizza omicidi da criminalità
organizzata e per furto, mentre quelli per le donne rimangono sostanzialmente stabili, con il risultato finale che, sul totale delle vittime, aumenta la quota di vittime femminili e diminuisce la componente maschile.
 Le donne uccise nel 2012 sono state 160 (0,5 per 100.000 donne), prevalentemente in ambito familiare. I dati di Polizia indicano, per il 2012, che il 46,3% delle donne è stata uccisa da un partner o da un ex-partner (erano il 54,1% nel 2009 e il 38,7% nel 2004), il 20% da un parente e il 10,6% da un amico o un’altra persona che conoscevano. Le persone uccise da un estraneo sono solo il 14,4% del totale delle vittime donna, mentre per gli uomini tale percentuale è pari al 33,4%.Gli omicidi di donne da parte del partner rappresentano solo la punta dell’iceberg del fenomeno della violenza di genere. L’indagine sulla Sicurezza delle donne con- dotta nel 2006, che viene ripetuta nel 2014, offre un quadro dettagliato della violenza fisica e sessuale subita dalle donne, come già rilevato nel precedente Rapporto Bes. Fondamentalmente sommersa e non denunciata, la violenza contro le donne assume una connotazione più ampia, trasversale al territorio e alle diverse estrazioni sociali. Il fenomeno si sviluppa soprattutto dentro le mura domestiche, come si è visto analizzando gli omicidi subiti dalle donne. Dai dati dell’indagine emerge un quadro molto critico: il 7% circa delle donne che vivono in coppia è vittima di violenza fisica o sessuale da parte del partner, il 17% delle donne che hanno avuto un partner in passato è stata abusata da questo, il 20% delle donne subisce di frequente situazioni di violenza psicologica nella coppia e il 18% delle donne ha subito atti persecutori durante o dopo la separazione da parte dell’ex-partner. Alle violenze in famiglia si aggiungono, inoltre, le violenze da altri autori (complessivamente per il 24,7% delle donne): parenti, colleghi, amici, conoscenti e, infine, gli sconosciuti, autori nella maggior parte dei casi di molestie fisiche.

***

Considerate che andavo al rogo
per casa e chiesa messe nel braciere.
Considerate la mia voce di carbone, la pelle
insudiciata, i capelli rasi quando mascheravate
l’abiezione da processo. Quando di questo sesso
non riuscivate a spegnere il ridere flessuoso,
ad abbattere il nostro freddo stare in piedi
nell’inferno.

Vera D’Atri

TOMBA
Crampi tormentano il mio corpo…
Se dovessi respirare profondamente
la pelle si lacererebbe

Fawziyya Abu Khalid

L’ANGOLO DELLA VITA
(Essere questo silenzio)

Non chiedo
di piegarti al suono del desiderio
né di essere ciò che non puoi

ma di riemergere
dall’assenza del mondo
e trovare una sola fessura
lasciata del legno del tempo.
Intanto conto il sudore della paura
e mi spengo:

corpo che non ritorna
neanche geme
e non si ritrova.

La mia mano debole
annaspava
su uno scalino
e tutto diventò scheggia
di buio
e voragine rossa.

E mi rintanai
nella cuccia del silenzio
più profondo
dell’abisso del mare.

Non avrò più
gli anni del fresco vento
ma ecco m’inchino
a questo corpo
tramutato e trafitto.

Ombra ricucita
col filo di luna,
anima rattoppata
con la palia del grano.

Il dolore mi ha dato la forza
di non dormire
una notte dopo l’altra
ma di scrivere nell’insonnia:
sula vita.

Non ho vissuto
tanti anni al buio
per nulla.
Ho tolto l’ascia dalla mia anima.

Il paesaggio stupisce.
Certo,
neppure io avrei pensato
di essere questo silenzio.

Gabriella Gianfelici

Quando scopri quei tagli lunghi
fogli di carta o fili d’erba
che basta un solo tocco
ed è già sangue:
le tue parole
dritte ai punti morti
ai luoghi in ombra
sottili e silenziose come aghi,

mi trovo ricoperta
e non sapevo

Elisa Biagini

CONFESSIONE
Talvolta, la sera, scoppio a piangere
poi mi adiro per le mie lacrime,
che hanno illuminato il mondo e consumato me.

Hoda Ablan

PRIMA DEI TUOI COLORI

Ora che ho frugato ogni luna

dietro l’abbaiare di una finestra

il silenzio è in gola

Prima dei tuoi colori

scrissi di alberi

e abiti azzurri

Furono i nodi scorsoi a plasmare

Mute le bocche

Solo un impasto rosso.

Elina Miticocchio

(c) Seung Hwan-Oh
(c) Seung Hwan-Oh

Dal rapporto FRA (Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali) del 2014
Circa 13 milioni di donne nell’UE hanno subito violenza fisica nel corso dei 12 mesi precedenti le interviste dell’indagine. Questo dato corrisponde al 7 % delle donne di età compresa fra i 18 e i 74 anni nell’UE1. La maggior parte delle donne non denuncia la violenza e non si sente incoraggiata a farlo dai sistemi, che spesso non vengono considerati di aiuto, i dati ufficiali della giustizia penale registrano solo i pochi casi segnalati. Le strategie future dell’UE sull’uguaglianza tra donne e uomini potranno basarsi sui risultati dell’indagine per occuparsi dei settori chiave relativi alle esperienze di violenza delle donne. Fra i possibili esempi si annoverano forme nuove o recentemente riconosciute di violenza contro le donne, come gli atti persecutori o l’abuso per mezzo di nuove tecnologie, nonché aspetti della violenza che le donne non sempre denunciano alla polizia o alle organizzazioni di sostegno alle vittime.
Circa il 12 % delle donne ha indicato di avere subito una forma di abuso o atto sessuale da parte di un adulto prima dei 15 anni, percentuale che corrisponderebbe a 21 milioni di donne nell’UE. I risultati mostrano che il 30 % delle donne che ha subito vittimizzazione sessuale da parte di un partner precedente o attuale ha anche subito violenza sessuale durante l’infanzia, mentre il 10 % delle donne che non ha subito vittimizzazione sessuale durante la relazione attuale oprecedente indica di avere subito violenza sessuale durante l’infanzia. (rapporto 2014 FRA)

LA SOMBRA

Me ha venido siguiendo, elástica y flexible
por todos los caminos donde está lo imposible.
Detrás de mis pisadas, el guardián agorero
proyecta su negrura por el triste sendero.
Algunas veces pienso. ¡Me acompaña o me acecha?
¡De qué oscura sustancia de la noche está hecha?
¡Lleva en sí, confundidos, los gestos taciturnos,
los silencios vacíos, los terrores nocturnos?
¡Es un cuervo grotesco que copia mi figura
bebiéndome en los lagos de mi propia amargura…?
La sombra, oscuro espía que me envía la muerte
en toda encrucijada su presencia me advierte.

Maria Beneyto

L’Ombra

Da sempre alle mie spalle, elástica  e flessibile
lungo i sentieri in cui risiede l’impossibile.
Guardian del malaugurio, inseguendo i miei passi
la sua nerezza allunga sulla strada di sassi.
Alcune volte penso: Mi accompagna o mi bracca?
Quale oscura sostanza della notte la placca?
In lei porta, confusi, i gesti taciturni,
I vuoti  del silenzio, i terrori notturni?
Ë quel corvo grottesco che al mio aspetto si attiene
Bevendomi nei laghi della mie stesse pene…?
Ma l’ombra, oscura spia che mi porta alla morte
Ad ogni crocevia annuncia la mia sorte.

traduzione a cura di ANNA RUSSO

***

Come ridare corpo a coste già sbattute
dalla tempesta di una linguamadre
matrigna
nella pretesa di volerti addosso
e di preteso amore ?
a respirarti come fossi d’aria
e ti fai aria  per chi ti respira
e per tenerti su
rivesti d’altri una seconda pelle :
disincarnata
neanche ti duole la ferita a morte
che ancora chiami amore

Luciana Rommi

LE DONNE CANTANO LUNGO IL CEVETTA

Le donne cantano lungo il Cevetta
lavano
le donne cantano lungo il viale
sfilano.
Nel tempo diverse, forse le stesse.
Tu il canto.

Il destino ti darà l’Olivetti
Il destino ti darà la Honeywell:
al pomeriggio nero blu punk
al mattino stile Jane Harlow.

L’America vedrà più dell’Armani:
non dipendenti collaboratori
non gerarchie merito soltanto.

Sorriderai (sapore d’assenzio):
“Al telefono Mister Bellisario!”

Anna Maria Dall’Olio

NOTTURNO
Dimmi, t’è mai successo?
Via solitaria a tarda sera,
trentatré passi appena al cancello,
li hai contati. I sensi inquieti. La porta richiusa, resti tesa.

Penombra concava, paura,
silhouette scura – il sangue
trattiene il fiato, una pietra in gola,
cuore di preda tambura
danza di morte nel petto.
Nella nuca pulsano
oracoli di madre: Non dovresti la sera
uscire sola.
Dimmi, t’è capitato mai
di giocare a dadi con la morte,
quando rientri che è già notte?
Settimana del turno serale.
No, non potevi rifiutare.
Nel silenzio, scalpiccio
vicino, mi volto di scatto –
ho sentito i tuoi tacchi
e non ti vedo. Il buio respira
con affanno. Martellano alle tempie
rimproveri di madre: Non dovevi
uscire sola.
Dimmi, allora, t’è mai successo,
uomo, di avere paura di uno come te?

Giovanna Zunica

01 05 2005

E’ meraviglioso e agghiacciante
precipitare tra le viscere del silenzio
e non registrare alcun segno di smarrimento
negli sguardi di chi
aveva premura per il suono della tua voce.

Diana Galdenzi

STOLKER

Raccoglie sempre di nascosto le vecchie monete
le nasconde in scatola di latta
tra ruggine
e il velluto a coste di un vecchio pantalone
lui,
spacca l’aria della stanza
possa essa frantumarsi in suoni distorti
che pulsano
come la contrazione di un gemito
Lui, che la segue ogni sera,
a fine turno, in uno sciame di neve
la sua pietra radiosa,
la sua infezione disperata
non la raggiunge mai
ascolta rassegnato il tiro delle mani
invasate
dall’incanto della fossa dei seni
aperti, inquieti, osceni,
-offerta di piccoli e grandi pasti –
e l’eternità è ora
nell’esuberanza delle lusinghe
nei verbi del carnefice
nei chiodi per murarla
nel ferro per intrecciarle le gambe
nel filo di spine per legarle i capelli
tutto spinge indietro
a varo di una nuova notte
spiana
come una salma di corpi celesti

Met Sambiase

Simonetta Met Sambiase presenta il Premio Sgarrupato e il SELF- Secondigliano Libro Festival

marcellodorta, golem femmina, il golem femmina Un anno fa moriva Marcello D’Orta. Nel quartiere napoletano di Scampia, un premio alla sua memoria. Sulla dimora ospitale delle Carte Sensibili. Buona lettura.

CARTESENSIBILI

CONCORSO SELF def. .

Quanti anni sono passati dal libro di Marcello D’Orta sulla capacità di lottare contro le “scarrupaggini” della realtà sociale dei bambini di una piccola cittadina partenopea? Quindici anni. E il suo autore se ne andato giusto un anno fa. La sua opera letteraria non rientrava in nessuna classificazione (Filosofia? Didattica? Letteratura? Diario scolastico?), ma ricordiamo che: Fu un successo di vendita e di critica; fu trasformata in un film diretto da Lina Wertmuller; e ancor di più, il suo titolo è diventato una locuzione, un modo di dire identificante: “Io? Speriamo che ora me la cavo…”.
In memoria dello scrittore, è nato un premio, Il “legato ad un progetto ambizioso assai”, il SELf, Secondigliano Libro Festival.
Secondigliano è un grosso quartiere partenopeo, una cerniera popolata e popolare fra l’ultima collinetta della città e la sterminata rete dei paesini della prima periferia della metropoli. Una parte si compone…

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Rosa Salvia su un libro di Maria Pina Ciancio e … un omaggio

Una lettura intensa per una raccolta dedicata alla parte più lunare di noi stesse.

 

golem femmina le trincee del grembo

Compitu Re Vivi (2)

 Rosa Salvia legge

Le trincee del grembo

breve raccolta poetica a cura di
Maria Pina Ciancio e Teresa Anna Biccai

le trincee

  

Quando sfogliamo le pagine di una raccolta di poesie, una delle sensazioni primarie che viene in noi suscitata è forse quella di ritrovarsi a contemplare una collezione privata di quadri d’autore; è un immergersi in un luogo ‘separato’ come in un cammino all’interno di una pinacoteca di parole e di suoni: è proprio questo che accade con le dodici prove d’autore al femminile (Bellini, Ciancio, Ferraresso, Labriola, Gaita, Gianfelici, Gnerre, Longo, Minet, alias Teresa Anna Biccai, Miticoccio, Salvia, Sembiase : autrici lucane e non)  che la scrittrice lucana Maria Pina Ciancio ha raccolto in un libello edito dall’Associazione Culturale LucaniArt – maggio 2014 per la Collana “Scritture clandestine” da lei curata insieme a Teresa Anna Biccai.
Il tema è quello del rapporto madre-figlio, un tema molto caro alla…

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“… ho avuto una figlia …” in memoria di Leda Spaggiari

il golem femmina, golemfemmina

La nascita di un figlio è, o dovrebbe essere, sempre un avvenimento felice.  Io ricordo invece la nascita di mia figlia come un momento di dolore e di rifiuto.
Dolore fisico e rifiuto psicologico perché per tutta la gravidanza mi ero augurata che non fosse femmina. Provo ancora un po’ di rimorso per non averla accettata subito. L’idea che attraverso lei avrei dovuto ricominciare le battaglie e le sfide che l’essere donna mi avevano imposto per tutta la vita mi era insopportabile. Era come se quello scricciolo di bimba riaprisse tute le mie ferite. Alla base di tutto c’era il timore che non saperle evitarle umiliazioni e avvilimenti, la certezza di non essere capace di trasmetterle gli insegnamenti giusti, la convinzione di aver messo al mondo un essere destinato a una vita difficile.
Il rifiuto, come il dolore, fortunatamente sono durati poco. Un neonato assorbe una quantità incredibile di energie questo ha finito per relegare in seconda linea le altre preoccupazioni. Averla cresciuta insieme a un fratello di poco più grande ha certamente facilitato il mio compito, teso ad evitare la differenziazione di ruoli pur rispettandone le personalità diverse. Il maschietto ha imparato nella concretezza quotidiana, il rispetto della sorella senza sentirsi mai “superiore”, se non per il fatto che la maggiore età gli assegnava qualche responsabilità in più; la bimba, a non sentirsi mai “inferiore” se non per cause puramente fisiche. Tuttavia periodi critici dovuti all’essere una donna, dall’adolescenza in poi, anche per lei ci sono stati benché la mentalità comune fosse nel tempo cambiata notevolmente. Non potevo evitarglieli, ma l’hanno aiutata a crescere e ad avere fiducia in se stessa. Credo di essere riuscita a insegnarle due concetti per me fondamentali: prima di tutto che non è l’uomo il nostro nemico, ma l’ingiustizia. Ed è l’ingiustizia, in tutte le sue forme che va combattuta, ma per vincere bisogna farlo insieme, uomini e donne. In secondo luogo , che deve sentirsi sempre e prima di tutto una persona, e non accettare di essere considerata un semplice “genere”.

(dal libro “Quando hai due soldi buttali in mare –  i diari di viaggio di Leda Spaggiari”)

POESIE DEL PADRE (e con saggezza mi ha allevato…)

Ci si potrebbe chiedere, incidentalmente,

se per caso non possano essere considerati in larga misura esauriti

i compiti assolti dall‘imago  paterna a livello macroscopico .

Guido Maggioni,  Padri nei nostri tempi

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SEQUENZA AL PADRE NEL CENTENARIO DELLA SUA NASCITA

FRANCO BUFFONI
L’elicotterino
E mi chiedevo
Quante volte lo dovrò far salire su
Tirando forte il filo di plastica
Questo elicotterino
Per poi correre a raccoglierlo
Fin quasi nella neve
Perché lui pensi che sono contento
Che me l’ha regalato.
Virilità anni cinquanta
La bottega del barbiere di domenica mattina
Camicie bianche colletti barbe dure
Fumo. E quelle dita spesse
Quei colpi di tosse quei fegati
All’amaro 18 Isolabella
Al pomeriggio sulla Varesina nello stadio
Con le bestemmie gli urli le fidejussioni
Pronte per domani, lo spintone all’arbitro all’uscita
La cassiera del bar prima di cena.
Le ditte muoiono in ospedale
Le ditte muoiono in ospedale
Quando il titolare dopo trenta
Sigarette al giorno per trent’anni
Entra per controlli
E allora in processione il contabile
Col magazziniere a mezzogiorno
Vengono a riferire per qualche settimana
Poi solo le firme alla sera
E infine è la buonuscita dalla signora
Un’altra processione i figli fuori.
L’odore di mio padre
Cercavo i documenti della casa
Un antico rogito con mappa,
In una borsa chiusa da trent’anni
C’era il suo odore
In divisa da ufficiale,
Saltava fuori fresco
Mi copriva
Di amore singolare.
Nelle vacanze per tenermi occupato
– Non esisteva che leggessi tutto il giorno –
Mio padre mi mandava in magazzino
A aiutare il Giovanni.
Se c’era un lavandino da spostare
Però ci pensava il Giovanni
O le vasche da scaricare,
Io spostavo i rubinetti
E neanche sempre.
C’era dentro l’odore di cartone
E paglia umida,
Carezzavo le gabbie degli scaldabagni
Il legno ruvido.
E il Giovanni che ansimava lo guardavo.

(c) F. Buffoni, tutti i diritti riservati

(c) The Kid
(c) The Kid

OLIVE

FARRAH SARAFA

Your father,
his inheritance shed of him
like the skin of a snake.
only he cried afterward.

Walking through barren olive fields
he envisions their roots active with sprout,
alive, as they once were, with the fruit of his ancestors.

The bitter black taste of Palestinian soil
accompanied by the toasted pita-bread and melted white cheese,

he dreams
of children’s olive-like eyeballs
their sparkling gaze

like onyx,
but the dream is shot with the poke of an empty hand
a branch, fringed-ash and embroidered by greed

whose jugglers and smugglers in moan
have thrown staunch families into pleas
they sneeze
to rid of the fumes clenching their inner lung
constricted black and frightened tongue,
ambitions sullied, by ancestor’s songs unsung

life squeezed out of my grandfather’s love
he blows the ash from a branch
wind carrying it from his eyes
open eyes, lashes curled toward the heavens
he inhales their deeply embedded fragrance
buried beneath layers of activity and reactivity

from which this culture will continue to flourish.

Farrah Sarafa
© Copyright 2006

The Hedger di John Brett
The Hedger
di John Brett

MY FATHER WAS A FARMER: A BALLADE

ROBERT BURNS

My father was a farmer upon the Carrick border,
And carefully he bred me in decency and order,
He bade me act a manly part, though I had ne’er a farthing,
For without an honest manly heart, no man was worth regarding;

Then out into the world my course I did determine,
Tho’ to be rich was not my wish, yet to be great was charming,
My talents they were not the worst, nor yet my education,
Resolv’d was I at least to try to mend my situation;

In many a way, and vain essay, I courted Fortune’s favour,
Some cause unseen still stept between, to frustrate each endeavour,
Sometimes by foes I was o’erpower’d, sometimes by friends forsaken,
And when my hope was at the top, I still was worst mistaken;

Then sore harass’d and tir’d at last, with Fortune’s vain delusion,
I dropt my schemes, like idle dreams, and came to this conclusion,
The past was bad, and the future hid, its good or ill untried,
But the present hour was in my pow’r, and so I would enjoy it;

No help, nor hope, nor view had I, nor person to befriend me,
So I must toil, and sweat, and moil, and labour to sustain me,
To plough and sow, to reap and mow, my father bred me early,
For one, he said, to labour bred, was a match for Fortune fairly …

(1782)

MIO PADRE ERA UN CONTADINO (BALLATA)

Mio padre era un contadino sul confine del Carrick
e con saggezza mi ha allevato alla decenza e all’ordine
Lui mi ha detto di essere un vero uomo, sebbene non abbia mai avuto un soldo
perché senza un cuore virile e onesto, nessun uomo valeva uno sguardo.

Poi nel mondo, la mia strada ho determinato,
che essere ricco non sia il mio desiderio, sebbene esser importanti ha il suo fascino,
I miei talenti non erano il peggio e neppure la mia educazione
fui risoluto quanto meno nel cercare di migliorare la mia condizione;

Così in tanti modi e prove vane ho corteggiato la Fortuna,
Una causa persa, invisibile il suo passo fra noi, da frustrare ogni sforzo
Sopraffatto a volte da nemici, a volte abbandonato dagli amici,
E quando la mia speranza è stata al culmine, ero ancora nel peggior sbaglio;

Poi dolorante, esausto e stanco, con la vana illusione della Fortuna,
le mie difese sono cadute, come i sogni dei folli, e sono arrivato alla conclusione
il passato era in rovina, e il futuro nascosto, nel male o nel bene insicuro
è il presente ora in mio potere, e di questo ne potrò godere;

Nessun aiuto, né speranza, né considerazione, né gente per fare amicizia
quindi devo faticare e sudare, e lavorare duro e darmi da fare a sostenermi da solo
Arare e seminare, mietere e falciare, mio padre mi ha insegnato presto a farlo,
per chi – mi disse – ha l’abitudine al lavoro, la giusta fortuna si incontra….

(traduzione di S. Sambiase)

PADRE CHI SEI?

LAURA LA SALA

Sei il seme
che mi ha generato:
ma non il padre chè
ho sempre sognato

Sé sei l’affetto
le braccia protette
un tetto sicuro
il mio cuscinetto

Se sei la spalla, la consolazione:
La carezza dei giorni miei
La certezza, le radici
La mia fortezza…

Sè sei il padre padrone
il boia, la noia:
non fai parte di me!
Padre è colui che,
anche sé nelle vene
non scorre il mio sangue
Tutto ti da:
bene amore tranquillità

E non c’è seme
non c’è vena
Non c’è sostanza
Padre si nasce
non si diventa

Il padre è Padre!
E non padrone
Padre è colui che,
semina,
genera:
AMORE!…..

(c) Laura La Sala