Elena Cesari – Poesia giovane da Bologna in poi…

Senza indizi nè profumo di rose

 

 

La poesia di Elena Cesari l’ho incontrata da poco, in una lettura collettiva a Bologna qualche mese fa, alla Libreria delle donne. Proprio in questo luogo, Elena domani presenterà l’intera raccolta, alle ore 17.30, presentata da Pina Piccolo, che ben sottolinea la forza , lo spessore e anche la freschezza della voce della giovane poeta. Vi invito a leggere in anteprima alcune delle sue poesie e soprattutto, vi invito ad ascoltarla alla sua presentazione.

(c) Yellena James
(c) Yellena James

Senza indizi nè profumo di rose

(Inedito)

Gli abiti buoni
Un’osservazione, un ritmo
da cui non so
se sarò scacciata o no
dal gesto preciso della mano
appesa o no, come un calendario
al muro.
Un raggio, un’ipotesi
da cui non so
se sarò circondata o no
dal compasso rovesciato,
sbalzata fuori o no, come l’attimo
dal cerchio di vetro.
Un’altura allora,
disponibile sul ciglio la tenerezza
di questo mio scrivere
in cui si illuminano oblò,
da cui il tuo viso è steso ad asciugare
dal gesto preciso della mano.

C’è aria traforata, quasi mistica,
e non so, svoltando l’angolo
quando sarò guarita,
rinfrescata come una certezza
o sorriso come guanto
aperto.
C’è che il mio crescere di domande
mi investe, mi interpella
dietro i denti, fra le sbarre
e il remare della lingua contro
gli scogli come sudate
guance contro me e contro te ho la
voce spezzata,
accetto che il silenzio mi abbia
alla deriva.

L’oggi sorge di fronte
a un suono mancante dove
mi perpetua
un eco al mio stare con agio
in un alfabeto
residuo, confuso
al sacco dei lustrini tristi.
E perpetui barbagli, perpetui
autunni di primavere ceche,
mentre di corsa
ad un tempo senza arresa si
saltano gli spigoli, ripetono
gli strappi ignoranti di
piedi
come il mio stare
in quest’ulcera, una
davanti all’altra, ardendo
di fronte alle febbri.

Qui è la calce viva,
le ossa scartate alla polvere,
il magma e il dubbio delle due
di notte, resistendo alle acque
unite nelle due nere degli
occhi. Qui il nome
che avevo come il tuo
confuso nell’alto del palato
caramellato
e fatto sciogliere con l’ultima
neve dell’anno.

Contro te e contro le lettere
mi preparo in fila, stendo gli abiti buoni
a ricevere il bianco,
le carrozze e con l’ultima
mi stacco
dal fondo
se mai saprò
da dove arrivo.

DALLA RACCOLTA

UNA VIOLA, UNA PIGNA, UN’OMBRA

Nudo per signora

 

Ritratto;

parete nuda.

 

Pausa;

respiro.

 

C’è l’alito caldo di chi manca

e il disordinato vuoto di chi resta.

 

Un bagliore tremolante;

una notturna infinità di paure

che rassicura

 

Accoccolami i pensieri sospesi

nel cono d’ombra della fronte.

 

Pettinami le ardite spine

tra le braccia del castagno perenne

 

Adagiami i capezzoli

in nidi improvvisati di lavanda

 

e, ti prego,

paga tu

la commozione dimenticata sotto la tazzina.

 

 

 

LE VIOLE

 

Lo scroscio di questo silenzio,

l’ammutolirsi delle canne

 

il polso trasparente

e l’interdetto sguardo.

 

‘Tu’,

che mastico lentamente fra le labbra

come un’avemaria sussurrata

 

tu,

di cui non conosco che brandelli di sogno

su cui ogni notte inciampo.

 

Tu

sulla pagina bianca solo

un piccolo “tu”

come cactus spinoso in mezzo al deserto

o nera terra avvistata dal mare.

 

Tu

non capiti per miracolo

né succedi come fanno

il temporale e lo starnuto.

 

In territori insensati,

in bocche socchiuse

nell’inerzia del sole

 

si adagiano coppie sfinite di lettere.

 

Ad ogni umana resa

sbocciano le viole.

 

(c) Elena Cesari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INAUGURAZIONE EXOSPHERE POESIARTEVENTI

exosphere, il golem femmina, simonetta sambiase, Inaugurazione delle attività culturali dell’Associazione Exosphere. Domenica, 26 ottobre, Reggio Emilia.

Exosphere PoesiArtEventi

Inaugurazione Associazione culturale PoesiArtEventi Inaugurazione Associazione culturale PoesiArtEventi

Sta arrivando il giorno in cui si inaugureranno le attività culturali dell’associazione Exosphere. Domenica 26 ottobre 2014, ore 10.30, si terrà l’inaugurazione presso la sede di Eutopia- Rigenerazioni Territoriali, nella sede comune di via Bligny 52 a Reggio Emilia. Con il Patrocinio del Comune di Reggio Emilia.

L’ingresso è libero e siete tutti invitati a partecipare. Al termine del programma di inaugurazione sarà servito un Buffet a disposizione di tutti gli ospiti presenti.  Sarà un giorno di Festa, Arte e Poesia in compagnia di amici vecchi e  nuovi, di Poeti e Artisti che condivideranno con noi le loro opere. Partecipate e condividete questo evento quanto e come volete: più saremo e meglio sarà! Vi aspettiamo numerosi!

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Milena Nicolini- GUIDA CELESTE DI GLORIE TERRESTRI. Voci di donne tra Secchia e Panaro

il golem femmina, carte sensibiliVoci di donna sulle trame di due fiumi mobili.

CARTESENSIBILI

octavia monaco

tessiture44.

.Il 9 settembre 2014 presso la sede dell’Associazione culturale TRAME, e poi sabato 13 settembre presso la chiesa di S. Maria delle Assi, in Modena, un gruppo di donne di Modena ha presentato il libro GUIDA CELESTE DI GLORIE TERRESTRI, stampato su carta riciclata, senza diritti d’autore, con la triplice spirale di Newgrange ( Brù na Bòinne, Irlanda) in copertina, in ideale continuità con le ‘guide’ sentimentali che altri gruppi di donne a Trieste, Bologna, Sasso Marconi, hanno dedicato alla propria città. Del gruppo di Modena fanno parte Maria Luisa Bompani, Cleide, Lucia Fornieri, Giovanna Gentilini, Vilde Mailli, Milena Nicolini, Mara Paltrinieri, Maria Chiara Papazzoni, Rossana Roberti, Lisabetta Serra, Giulia Squadrini.
Il libro nasce dal desiderio di celebrare la bellezza naturale, umana e spirituale della nostra terra, a partire dal nostro essere donne, affidandoci alla sensibilità femminile come oriente che mette in luce il gioco fra…

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Testimoni (in)differenti – Monica Martinelli recensisce le Cronache da Rapa Nui

(c) Lucio Perone
(c) Lucio Perone

Autori vari, Cronache da Rapa Nui – Miscellanea di scritti e immagini su temi ecologici, Edizioni CFR, 2013

 RapaNui, il golem femmina, met sambiase

Cronache da Rapa Nui è un’antologia su temi ecologici a cura di Gianmario Lucini, che nel corso degli anni si è già distinto per aver curato e pubblicato antologie su argomenti sociali e di denuncia importanti (come L’impoetico mafioso, La giusta collera, Cuore di preda), questo a dimostrazione di quanti scrittori e poeti e sono sensibili a scrivere su temi “impegnati”. In questa ne sono presenti ben 116, oltre ai numerosi artisti (alcuni sono anche autori dei testi) che hanno partecipato con una fotografia o un disegno: il libro è infatti impreziosito da belle immagini, che lo rendono ancor più realistico. E’ interessante notare la diversità dei contributi: dalla poesia (anche dialettale), al racconto, alla testimonianza. Sono presenti spunti e considerazioni che fanno riflettere su un tema così delicato e importante per la vita e il futuro delle nuove generazioni e di quelle che verranno, per le quali siamo noi stessi responsabili, che rischiano di ritrovarsi su un pianeta ormai consumato e depredato delle sue fonti di ricchezza primarie come l’aria, l’acqua, la terra, l’energia. Da tempo se ne parla e si legifera, ma in concreto nulla si fa per invertire la marcia o almeno tentare di salvare il salvabile, mentre invece ulteriori disastri continuano ad avvenire e nuovi sono sempre in agguato, a dispetto dei vari Protocolli e conferenze internazionali sullo sviluppo sostenibile. Le voci di questi autori rappresentano un monito di fronte al progressivo disfacimento di cui siamo tutti testimoni e al tempo stesso indifferenti

Il nome del titolo, Rapa Nui (che significa roccia galleggiante), si riferisce all’isola di Pasqua situata nel Pacifico davanti al Cile, che venne disboscata per costruire delle grandi statue votive, e successivamente desertificata fino a perdere quasi tutti i suoi abitanti nel corso dei secoli. Nella appassionata introduzione dell’antologia lo stesso Lucini afferma giustamente: “..fin tanto che si potranno scrivere libri del genere, c’è infatti da preoccuparsi e il fatto che si scrivano sempre le stesse cose è ancor più preoccupante, perché significa che nulla si muove e anzi, il problema si aggrava sempre più.” E continua: “Rapa Nui è la metafora della follia umana, una lezione che non dovremmo mai dimenticare, l’esempio più vivo e concreto del declino di un sistema che decide di autodistruggersi in nome dei suoi idoli…E’ anche la metafora del destino di un’umanità scissa, che non ha nessuna sensibilità e cultura ecologica, di modo che, continuando a rapinare la natura, provocherà il suo irrimediabile decadimento, fino a causare l’estinzione totale di sé stessa.”

Non potendo indicare e citare tutti gli autori che hanno dato voce, corpo e immagine all’antologia, farò riferimento solo ad alcuni, premesso che tutti i contributi sono molto significativi. Da condividere il discorso che Josè Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay, pronunciò in occasione del G20 in Brasile nel giugno 2012, esprimendosi a favore dello sviluppo sostenibile, che così concluse: “Quando lottiamo per l’ambiente, ricordiamo che il fondamentale elemento dell’ambiente si chiama: la felicità degli uomini.” La poetessa Gisella Catuogno nella poesia Alberi descrive le bellezza e la forza della natura: “Davanti a certi alberi / io mi inginocchierei / miracoli di bellezza come sono..”. La suggestione degli alberi è presente anche nella poesia di Annamaria Ferramosca: “non sappiamo di avere accanto mappe di salvezza / dispiegate nei rami…lo sgolare dei frutti / sii migliore del tuo tempo dicono..”, e in quella di Mariella Corsi: “Amo la dolcezza di chi muove solo col vento…”. Andrea Masotti nella sua poesia Paradiso terrestre parla invece di “albero dell’ignavia” e di “borse di plastica del PAM che pendono dai tigli dei giardino”. Di fiumi ci narrano Maria Pia Quintavalla nella poesia Al grande fiume e Enzo Rega ne Alla sorgente del Sarno. Lucetta Frisa nella poesia Intrusi affronta il rapporto tra uomo e natura: “Noi, gli intrusi: / le pietre ci volevano? / Ci voleva il mare, /il prato, la pioggia? /Ci volevano gli alberi e tutti gli animali?…Chi siamo?”, come nella poesia di Cristina Bove Che parevano cieli: “Quale sarà la veglia di un cenone / assiderati dentro, che non bastano abeti / o mele rosse appese alle ringhiere / a darci un senso che non sia di gelo / aperti gli occhi”. Anche Nella casa del tempo di Loredana Magazzeni è presente il conflitto tra uomo e natura: “Il mondo verde non è ancora sconfitto. / Avvolge rovi e rovine e fra di essi vorace / divorerà uomini che si credettero titani / e persero, rovinando..” e in Avvento di Met Sambiase “…t’imbatti in un giorno nuovo come un dono /sbiancato da scavi o gas / e finché dura/il giorno è l’alba della terra..”. Suggestivo il racconto di Giovanna Iorio La fine del mondo da parte degli animali in difesa dei diritti degli animali e di tutti gli elementi del pianeta: “Penso agli animali oggi. A questi silenziosi esseri che vivono senza pensare alla fine.”. Gianmario Lucini, nel surreale e ironico Dialogo fra un poeta e un filosofo cinico parla di inquinamento legalizzato: “Oh certo, con le parole non si cambiano i fatti, tu dici, ma è proprio qui che ti sbagli. Tu pretendi che la politica risolva l’inquinamento quando è proprio la politica il miglior alleato degli inquinatori…”, mentre i versi ironici e caustici di Lucio Zinna in Chi passa al bio?: “la natura -/ incipriata di anticrittogamici vede / carcerati i frutti in celle frigorifere / poi liberati a interessi di filiera. / Rendono morta quella viva” e ne Il filo: “La civiltà dell’involucro imbusta / cervelli in tetrapak privatizza sorella acqua..” parlano dei prodotti geneticamente modificati e dello spreco negli imballaggi. Anna Maria Curci ha pubblicato (anche con traduzione in tedesco) la lettera in versi scritta nel 1957 dal compositore H. W. Henze a Ingeborg Bachmann Lasciapassare (Aria II), un omaggio alla bellezza della natura: “La terra vuole avere ogni giorno / un lasciapassare nel cosmo della notte, / che ancora per mille e un mattino giovane grazia / si faccia dell’antica bellezza”. Manuel Cohen, invece, ci illustra un viaggio allucinante nella tratta ferroviaria Potenza-Napoli-Roma, dal titolo Eboli dal treno a Battipaglia descrivendo lo scenario che vede dal finestrino: “rivoli neri discariche diossina/corsi d’acqua cementati/tralicci della luce allineati..”. Di diossina parla anche Giuseppe Vetromile nella poesia Sublime diossina: “Restano tracce di passaggio disumano: /noi mia cara saremo il resto di niente /domani e i nostri figli mangeranno / cellophane..”. Maria Laura Antonellini e Francesco Di Stefano ci ricordano i disastri nucleari nelle poesie su Cernobyl e Fukushima: “Di nuovo un vento dell’est trasporta / pollini di funghi tossici che sembrano / squamare la neve sulle cime..”. Nella poesia Il crollo Paolo Polvani descrive un terremoto e le reazioni degli abitanti: “Il sangue raggrumato. Le foto sui giornali. Tutti / dicono amen.” Gabriella Fantato sottolinea le incongruenze delle città e delle case moderne, come nella poesia Evidenze: “Stiamo dentro queste cellette, / case piccole dove la paura /guarda l’orologio / ogni attimo che passa…E ancora ci disegnano eroi / con i gessetti della scuola.”

Hanno aderito, inoltre, all’iniziativa molti altri importanti autori contemporanei, tra i quali Antonio Spagnuolo con la sua poesia visiva, Maria Inversi, Leda Palma, Maurizio Soldini, Alain Rivière, Fernanda Ferraresso, Vincenzo Mastropirro, Rina Accardo, Fabio Franzin.

Un libro apprezzabile e necessario che invito a leggere e divulgare per ampliare ancora la rete di sensibilizzazione su questi argomenti, condividendo la speranza che esprime Leopoldo Attolico nei suoi versi di “vederlo prevalere il verdeprato sul cemento..nei tempi di recupero / magari perpetuando all’infinito / un dolcissimo calcio di rigore”.

 

                                         Monica Martinelli

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LA MELA DI ODESSA – Venite gente ad aprire le strade – Reggio Emilia, sabato 4 domenica 5 ottobre

“La mela di Odessa” non è solo una favola rivoluzionaria in forma di canzone. “La mela di Odessa” è un invito a seguirci lungo due giornate (nel week-end tra sabato 4 e domenica 5 ottobre 2014) spese insieme a “fare, narrare, camminare”, dentro un nuovo convivio civico cooperativo in cui tornare a coltivare buone mutualità.

Alla base di questa nuova esperienza di socialità urbana partecipata (ideata, realizzata ed animata come di consueto dall’associazione Eutópia – Rigenerazioni territoriali e dalla Cooperativa Case Popolari di Mancasale e Coviolo) troviamo gli stessi desideri e valori generativi delle altre edizioni della Sagra Cooperativa Da ciascuno secondo le sue possibilità: stare nel mondo senza arrendersi alle ingiustizie che lo percuotono, abitarlo in cooperazione, dar vita a nuovi vicinati.

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LA MELA DI ODESSA

 

(c) Lee Bul
(c) Lee Bul

(1920)

C’era una volta una mela a cavallo di una foglia.
Cavalca, cavalca, cavalca
insieme attraversarono il mare.
impararono a nuotare.
Arrivati in cima al mare, dove il mondo diventa piccino, la mela lasciò il suo vecchio vestito e prese l’abito da sposa più rosso, più rosso.
La foglia sorrise, era la prima volta di ogni cosa.
Riprese la mela in braccio, e partirono.
Giunsero in un paese giallo di grano pieno di gente felice, pieno di gente felice!
Si unirono a quella gente e scesero cantando fino alla grande piazza.
Qui altra gente si unì al coro.
“Ma dove siamo? ma dove siamo?”
Chiese la mela.
“Se pensi che il mondo sia piatto allora sei arrivata alla fine del mondo. Se credi che il mondo sia tondo allora sali, e incomincia il giro tondo!”
E la mela salì, salì, salì, salì, salì.
La foglia invece saltò, saltò, saltò.
Rientrò nel mare e nessuno la vide più.
Forse per lei, mah, il mondo era ancora piatto.
….Vicino al mare dove il mondo diventa piccino….Se credi che il mondo sia tondo, allora sali,sali! E incomincia il giro tondo!

(testo attribuito a Patrizio Fariselli nel disco Crac! (Cramps 1975) )