L’Iraq oggi. Riflessioni da una terra strappata. Di Gassid Mohammed.

(c) Faisal Al-Sudani
(c) Faisal Al-Sudani

È da un po’ di tempo che l’Iraq è diventato il protagonista della stampa mondiale,  da quando gli Yasidi e i cristiani sono diventati la mira dei “mostri” dell’ISIS. Ebbene, sono assolutamente irrequieto e preoccupato da quello che sta succedendo a queste due preziose minoranze della popolazione irachena. Il fatto che queste due minoranze stiano per essere sterminati, o che abbandonino il paese, è un crimine nei confronti dell’umanità, un disastro umano effettuato da quei “mostri”, ma è anche un impoverimento al paese. Perdere la differenza in un paese è perdere una parte importante della sua ricchezza umana. Per cui sono indignato, arrabbiato e anche provo vergogna in quello che sta succedendo oggi.
È noto a tutto il mondo quel che sta succedendo,  del genocidio nei confronti di queste due popolazioni, e lo schiavizzare e addirittura vendere le loro donne nei mercati, di obbligarli ad abbandonare le loro case ecc. È poco noto però al mondo il come stia succedendo tutto questo.
C’è da sapere in realtà che l’Iraq, da quando è caduto il regime dittatoriale, non ha visto pace né vita normale. Nel primo momento, dopo l’occupazione americana dell’Iraq, il Paese era diventato protagonista della stampa mondiale, ma dopo un po’ di tempo è caduto nel l’oblio. Gli iracheni però continuavano a morire in silenzio, all’insaputa di tutto il mondo. La morte non portava la falce per mietere le anime degli iracheni, ma gli strumenti sono diventati più adatti per mieterne il  più alto  numero possibile. Le bombe, le autobombe e i kamikaze sono diventati la falce della morte. Ma i “mostri” estremisti hanno superato persino la morte con la loro astuzia, e sono diventati davvero artisti di morte. Allora ti capita di morire con una bicibomba, o asinobomba.  E hanno persino approfittato di poveri malati di mente e hanno cominciato a farli kamikaze. E mentre stai vicino a un negozio per compare il pane, vedi arrivare un povero matto sorridente, ma non sa lui e nemmeno tu che ti sta portando in tasca la morte. In dieci anni, ogni giorno, muoiono almeno una cinquantina di persone in Iraq. Tutto questo succede e il mondo, con tutte le tecnologie, i satelliti, i social network, non sa proprio niente, o forse meglio dire, non vuole sapere nulla.
Sarò ipocrita se dico che gli iracheni non c’entrano con tutto ciò che è successo durante questi lunghi anni, e con l’ISIS ora, ma c’è da sapere alcune cose.
È da centinaia, anzi, migliaia di anni che gli iracheni vivono in pace, e gli ebrei, prima di essere costretti a lasciare l’Iraq per Israele, i cristiani, gli  yasidi, i mandaei etc, tutti convivevano insieme senza conflitti e guerre. Erano  amici e vicini, si scambiavano piatti tradizionali, si facevano gli auguri per le feste tradizionali ecc. Certo che gli estremisti ci sono stati sempre, in tutte le religioni e le credenze, e ci saranno per sempre, purtroppo, ma non a questo livello, ma non al livello  a cui siamo arrivati oggi con l’ISIS e i loro simili. Ebbene, da dove vengono questi “mostri” che hanno sterminato centinaia di migliaia di iracheni da tutte le religioni e le etnie? Dicevo prima che sarei stato ipocrita se dicessi che gli iracheni non c’entravano, ma posso dire che la maggior parte della violenza è stata importata in Iraq. Certo, qualcuno di voi ora aspetta che io getti tutta la responsabilità sugli Stati Uniti, ebbene, no, non è così. È vero che gli americani hanno fatto di tutto e di più nel mio Paese, anche cose positive, non bisogna negarlo, ma non voglio essere tradizionale e dire che la colpa, tutta la colpa, è degli americani. Devo dire che i primi ad essere incolpati sono gli stessi iracheni. I politici per primi, quei cosiddetti “leader” che non sono mai riusciti, e non hanno mai cercato di infondere amore e fratellanza tra le diverse appartenenze, religioni, etnie sette del popolo iracheno, anzi, si sono approfittati dei conflitti per godersi del trono. Poi c’è il popolo iracheno che è stato oggetto si manipolazione dei politici e anche dei paesi vicini.
La seconda categoria da incolpare, e i primi tra coloro che hanno importato la violenza in Iraq,  sono i paesi vicini, i nostri “fratelli arabi” e i nostri correligionari iraniani. Infatti, la maggior parte dei leader terroristi che l’esercito iracheno ha catturato lungo questi anni in Iraq provengono da Paesi arabi, paesi che appoggiano il terrorismo, lo sostengono a livello economico, militare e anche umano. E ancora oggi la maggior parte dei “mostri” dell’ISIS sono di nazionalità arabe, e il loro sostegno economico, militare e umano è dato da alcuni paesi arabi. Certo che la prima e più grande colpa di alcuni iracheni è anzitutto preparare il terreno per entrare e restare in Iraq, ed anche sostenerli.
Forse il mondo non sa quali paesi sostengono il terrorismo in tutte le sue forme e i terroristi nelle loro diverse appartenenze, ma certo, certissimo che il Consiglio di Sicurezza, gli stati maggiori, le potenze mondiali che si sono riuniti soltanto due giorni fa per condannare non solo il terrorismo ma, e sopratutto, i sostenitori del terrorismo, sanno molto bene chi sono questi paesi. Lo sanno perché sono i loro più grandi alleati, perché sono i paesi che forniscono loro di petrolio, che è il motore delle potenze mondiali. Lo sanno assai bene, ed è proprio questo loro menefreghismo, la loro noncuranza che ha portato la situazione a questo che viviamo oggi.

GASSID MOHAMMED

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6 pensieri su “L’Iraq oggi. Riflessioni da una terra strappata. Di Gassid Mohammed.

  1. Vorrei ringraziare Gassid per la possibilità che ha dato al Golem Femmina di ospitare una sua attenta e precisa riflessione (che non si “schiera”, che non “definisce vinti e\o vincitori” come farebbero i commentatori professionisti, la cui somma totale non ci spiega la somma della pazzia della guerra). Gassid Mohammed ci aiuta a comprendere “in verità” quello che sta succedendo in quella terra strappata alla Pace.
    L’articolo è oggi il più amato su Paperblog sezione attualità e politica internazionale.
    http://it.paperblog.com/l-iraq-oggi-riflessioni-da-una-terra-strappata-di-gassid-mohammed-2449769/

  2. Caro Gassid il tuo sguardo è di verità, e di uno sguardo di verità abbiamo tutti bisogno oggi, per capire e possibilmente intervenire in pace. Grazie

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