Groundunderthirty- Veevera:Traduzioni un po’ da qui e un po’ da là cercando Warsan Shire.

@Warsaninwonderland
@Warsaninwonderland

Warsan Shire . Traduzioni da Carte Sensibili. Per leggere di potente poesia . Worsaninwonderland.

 

Tu sei terribile e strana e bella. Qualcosa che non tutti sanno come amare.

(You are terrifying and strange and beautiful. Something not everyone knows how to love)

CARTESENSIBILI

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Ovunque, nei siti frequentati dai più giovani, dove ormai sono arrivati anche i meno giovani, si trovano poesie da tutto il mondo e in tutte le lingue anche se, ovviamente, l’inglese fa da padrone. E dunque, per la mia gioia e quella di alcune altre persone che conosco (sentiamo la stessa gioia ad incontrare altre lingue e linguaggi, deve essere… una malattia di famiglia!) porto anche a voi quanto mi è piaciuto e ho trovato ora qui ora là nelle diverse pagine di tumblr, wordpress e african poetry prize. Spero di non aver fatto troppi sbagli e di non aver prodotto “anomalie” spazio… temporali! Questo mio breve sguardo si è tuffato nella ricca produzione di un’autrice giovanissima che amo particolarmente: Warsan Shire, che in Italia solo da poco ha iniziato a farsi conoscere. Buona lettura e…fatemi sapere!

Veevera

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“I have my mother’s…

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Modena terra d’asilo 2014: il video

il golem femmina

SPERANZA PER I RIFUGIATI

di KAREN PRESS

(traduzione di Paola Splendore)

Puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

correre a ritroso

richiamare gli animali

scucire gli orli

strappare le foto al fuoco

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

tirarti giù la veste

abbottonarti la camicia

asciugare il sangue

raschiarlo via

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

lavare le pareti

aggiustare la porta

ricordare il gradino nel buio

evitare il buio

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

disseppellire la cassa in giardino

disseppellire la cassa in cortile

disseppellire la cassa nel tuo cuore

disseppellire la cassa nel cuore del bambino

puoi tornare indietro

puoi tornare indietro

deporre gli scheletri nei loro letti

appendere gli anni all’aria

piantare semi, fare la guardia al pozzo

cancellare gli incubi, le tue impronte

chiudere a chiave la porta

lavorare sodo

rendere grazie a Dio

MODENA, TERRA D’ASILO: IL VIDEO

Marina Mazzolani, Nadia Cavalera, Met (Simonetta Sambiase), Giovanna Gentilini

musiche di Claudio Ubertosi

Elogio di un Mare Vasto – Anfiteatro del Venda

 

 

foto di Sandra Tagliavini, elaborazione di Simonetta Sambiase
foto di Sandra Tagliavini, elaborazione di Simonetta Sambiase

Dal momento che , a mio parere, la vostra vita sarà un percorso che vi vedrà diventare sempre più gentili e affettuosi, sbrigatevi. Fate presto. Cominciate subito. C’è un equivoco, in ciascuno di noi, anzi, una malattia: l’egoismo. Ma esiste anche una cura.

(Gerge Saunders, L’egoismo è inutile)

ilgolemfemmina

http://cartesensibili.wordpress.com/2014/07/11/e-da-lontano-vengono-da-un-mare-vastopresentazione-della-serata-del-19-luglio-2014-allanfiteatro-del-venda/

VASTO E’ IL MARE

TRAME METE

tra me te…e il tempo

quando la poesia è il nostro tempo
la musica linguaggio
lo sguardo un viaggio

ANFITEATRO DEL VENDA

monte Venda- via Sottovenda- Comune di Galzignano
vicinanze CASA MARINA- PARCO COLLI EUGANEI

19 luglio 2014 – dalle ore 20.30
PRESENTAZIONE E LETTURA POESIE
tratte da

MAREMARMO– LietoColle 2014
NEL LUSSO E NELL’INCURIA– Terra d’ulivi 2014
SOTTO IL CIELO DI LAMPEDUSA- Rayuela 2014
ABSE- LietoColle 2013
LEI E’MARIA– Il Ponte del Sale 2013
DIMMI SE- Terra d’ulivi 2013 (video)
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VIDEO PROIEZIONI in 3D- IdleRtriFler
OSPITI DELL’INCONTRO

Anna Maria Farabbi, Fernanda Ferraresso, Mohammed Gassid,
Augusto Pivanti,Simonetta Sambiase, Elio Scarciglia, Raffaella Terribile
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SPONSOR DELL’EVENTO
Azienda CA’ LUSTRA – FRANCO ZANOVELLO

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ilgolemfemmina

PER INFORMAZIONI SULLA SERATA:

Azienda Ca’ Lustra- Franzo Zanovello-Via San Pietro, 5035030 Cinto Euganeo

telefono 0429 94128

E-mail info@calustra.it

sito web http://www.calustra.it

NO alla guerra

il golem femmina … Controsenso, controvento… NO alla guerra di Luciano Nota su La presenza di Erato.

LA PRESENZA DI ÈRATO

rovine

Di più dobbiamo darci
di chi è a corto di ideali.
Assai di più delle sviste e le rovine,
degli ansanti ” sto morendo”.
E a quel paese i Palazzi,
le conquiste infami, il Potere.
Pelle contro pelle: controsenso,
controvento.
Simili, non  pazzi
in questo spazio spento.
Uno specchio, un po’ di gel sui capelli
dopo i razzi.

Luciano Nota

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PASSAGGI – l’arte di Edwige Lombardo ai tempi di Lampedusa.

E’ una grande idea  che tra artisti ci sia sinergia e scambio di idee

soprattutto se si può diventare una comunità artistica.

(Vann Nath) 

Edvige Lombardo
Edvige Lombardo
Pray for peace, Vann Nath
Pray for peace, Vann Nath

Produrre arte di figura e di soggetto ancora realisticamente ancorata alla figurazione può portare con se sia la qualità dell’impegno verso la declinazione del reale \attuale  sia  il pericolo dell’inflazionistico vissuto visuale: è il talento dell’artista a rimodulare la visione e la lettura.  In ogni modo, la  qualità della scelta, del tessuto connettivo della produzione è unico. Ma alcuni talenti attraversano l’ampliamento del proprio personalismo e si pongono a servizio dell’immediato sentire collettivo. In parte, ogni persona è altro, ognuno può frazionare il proprio essere , “discendendosi” nella frammentazione degli altri, dal tu al noi, e nella scelta c’è già il sentire della figurazione, il segnale indicativo della partecipazione non solo dell’illustrazione del sociale, al di là della sterilità delle etichette e delle categorie che si incatenano all’Arte. Parte di questo mandato si ritrova nelle ultime opere di Edvige Lombardo, che saranno esposte da domani alla Rocca Malatestiana di Fano. L’artista, nata sulle sponde siciliane, in alcune sue opere in mostra ha scelto di fissare su tela lo spazio del dolore di Lampedusa, dedicando delle tele alle poesie dell’antologia Il Cielo di Lampedusa, fra il dolore degli scomparsi e degli approdati, che l’esistenza ha messo insieme nell’incredibilità di un viaggio disumano. Scrive Giovanna Gentilini nella prefazione alla mostra che “Edvige Lombardo si sente migrante – lei che viene dalla Sicilia a cui periodicamente ritorna – e spesso lo sradicamento della terra natia comporta insicurezza e solitudine. In questo si sente vicina, seppur privilegiata a quelle persone, uomini, donne, bambini che per gravi motivi sono costretti a lasciare la loro terra e affrontare pericolo per poter sperare in una vita migliore. Le tele dell’artista ci parlano di questo. nei volti e negli sguardi dei migranti (Naufragio a Lampedusa), nel volto della donna diviso da una linea di confine tra chiaro e scuro, luce ed ombra, l’artista dichiara senza veli, come solo l’arte può fare, il suo vissuto interiore, l’attesa e la malinconia, gli affetti familiar, la forza di chi non vuole arrendersi, decisa a governare la barca e a non lasciarsi travolgere dalle onde”. Il tessuto pittorico della Lombardo è denso. Sembra rimandare ad altri passaggi, ad altre esposizioni di dolore, come nelle tele di Vann Nath i volti sono fissi nello sguardo, i grigi e gli azzurri sono cupi, i colori seguono e contornano gesti e azioni degli uomini e delle donne, la vita oltre le persecuzioni non concede spazio alla gioia della vibrazione cromatica. Dove approderà l’arte non è terra sicura, trema come trema la terra dell’uomo.

il golem femmina

Pioverà pace prima o poi. Poeti contro la guerra.

 

….Allora adesso tocca a voi parlare
Tutti voi amanti della libertà
Tutti voi amanti della ricerca della felicità
Tutti voi amanti e dormienti
Sprofondati in un sogno personale
Adesso tocca a voi parlare
Oh maggioranza silenziosa
Prima che vangano a portarvi via.

(Lawrence Ferlinghetti. Trad. Pina Piccolo

da Not in Our Name, vol I )

(c) David Young
(c) David Young
(c) Alex Turco
(c) Alex Turco

L’ultima guerra ha la mascella ancora tesa.
Nostalgia del fuoco, dei lampi sulle coste. Cambierà luogo,
tempo ma si rifarà. Tu credi possa essere diverso
il futuro? Esso è talmente suggestionabile che
non va né avanti né indietro, si eterna nei
pochi stadi consentiti. Forse è la gravità.
Sulla terra tutto rimane.

VERA D’ATRI

***

Da Betelgeuse a Gaza

Dall’attenuante mimetica d’un camaleonte blindato all’estro correlativo d’un sembrare analogico nel rappresentare ordine e terrore.

Assemblato coassiale di baricentri, spostamenti multipli sulla faccia della moneta da spendere. Vuoi comprare la mia espressione?
Il mio volto irrilevante sull’altra faccia della luna, traccia senza orma preda il piede dell’assenza, l’arto amputato dalla luce mancante.
Un despota è la dimenticanza, la rinuncia nostalgica alla memoria. Non possiamo più prescindere dal giorno e dalla notte, dalla luce del crepuscolo, dall’impressione che il mercato è in ogni luogo, vendita all’incanto d’ombre e sentimenti. Sulla carta di credito sono rimasti organi vitali: il mio fegato per la tua sopravvivenza, il mio occhio per le tue visioni.
E se la mia euforia è un’euforbia, innesto vegetale sul vagone militare, il rapper canta di uomini in divisa che marciano sull’ipotesi d’una guerra giusta.

ANTONIO LIMONCELLI

da I CONTINENTI DEL MALE E ALTRE POESIE

La guerra è una macina,
la guerra è tiranna.
La guerra agli inizi è una giovane
che coi suoi ornamenti incanta l’ignaro,
e quando è ardente e divampa
torna ad essere una vecchia senza amante
megera rapata, suo malgrado esposta
per essere annata e baciata.

FAWZI KARIM
(c) Qudulibri edizioni per “I continenti del male e altre poesie”

 

(c)  Frank Shepard Fairey
(c) Frank Shepard Fairey
(c) Ajay Brainard
(c) Ajay Brainard

LIBERTà DALLA PAROLA
L’erosione della voce è la preparazione della guerra
Il silenzio non sostiene più le preghiere,
ma abita dentro le bocche aperte dei morti.

TERRY TEMPEST WILLIAM

 

(trad. Pina Piccolo)

***

CHIAROSCURO
Anche le tombe sono scomparse
Spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
Mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera
Rifà giorno

Tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro

VEGLIA
Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.

GIUSEPPE UNGARETTI

***

A UN COMPAGNO
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia e sarà benvenuta.
Così la morte entrerà
e il fratellino la festeggerà.
Non dire alla povera mamma
che io sia morto solo.
Dille che il suo figliolo
più grande, è morto con tanta
carne cristiana intorno.
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
non vorranno sapere
se sono morto da forte.
Vorranno sapere se la morte
sia scesa improvvisamente.
Di’ loro che la mia fronte
è stata bruciata là dove
mi baciavano, e che fu lieve
il colpo, che mi parve fosse
il bacio di tutte le sere.
Di’ loro che avevo goduto
tanto prima di partire,
che non c’era segreto sconosciuto
che mi restasse a scoprire;
che avevo bevuto, bevuto
tanta acqua limpida, tanta,
e che avevo mangiato con letizia,
che andavo incontro al mio fato
quasi a cogliere una primizia
per addolcire il palato.
Di’ loro che c’era gran sole
pel campo, e tanto grano
che mi pareva il mio piano;
che c’era tante cicale
che cantavano; e a mezzo giorno
pareva che noi stessimo a falciare,
con gioia, gli uomini intorno.
Di’ loro che dopo la morte
è passato un gran carro
tutto quanto per me;
che un uomo, alzando il mio forte
petto, avea detto: Non c’è
uomo più bello preso dalla morte.
Che mi seppellirono con tanta
tanta carne di madri in compagnia
sotto un bosco d’ulivi
che non intristiscono mai;
che c’è vicina una via
ove passano i vivi
cantando con allegria.
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia e sarà benvenuta.
Così la morte entrerà
e il fratellino la festeggerà.

CORRADO ALVARO

***

 

 

 

(c) Vittorio Ciccarelli
(c) Vittorio Ciccarelli

SARA’ CHE I MIEI SOGNI SPAVENTANO IL TIRANNO

Sarà che i miei sogni spaventano il tiranno
come un lontano canto,
come sepolte campane,
come tutte le voci che non capisce.
Sarà che i miei sogni,
di uomo e di poeta,
sono coperti dal ferro
che mi rinchiude la vita
e ora sogno spade allegre.
Sarà, mi domando,
che ancora non capiscono
che incarcerarono l’uomo
perché non furono capaci,
dell’assalto vincente
al forte dei suoi sogni
che con più forza lo fa sognare.

MARCOS ANA

*****

Di nero le bande sui primi fuochi
in ghingheri le palle di piombo
sui fianchi e la pelle
senza ossa le mani riportano
carni di sola antracite
e spinte d’esausta memoria
un giorno quel sole lassù
le sbarre del litio
una perdita lunga un’era
tiepida di grida
s’infossava una bomba fra la testa e il collo
le schegge nel cielo rimbalzavano
occhi di cielo
perdute le fedi dorate
i bimbi e le mamme
di fronte un pino soffiava su ceneri bianche

FEDERICA GALETTO

*****

1)

Qualcuno scrive sui muri delle ossa
che la guerra si vince non facendola
scacciandola dalla casa
e dalla paura delle bombe che resistono ai muri e ai campi.
Quando ricomincia il giorno
usciremmo dalle case a stendere gli astri al balcone
ma chiamano a sbarrare a chiave grossa ogni rifugio
la via è in scoppio
in tifone di venti taglianti, in una punta di nodo che scalza e rapisce
e con mani sempre più giovani
s’allineano le bombe con la loro epidermide d’acciaio:
qualcun altro le ha costruite lontano
per gettarle in piedi
come la bava di un vecchio diavolo.
– Guerra –
così si chiama
questa tana di tufo carica di declinato dolore.


2)

Si aspetta una parola necessaria per spiegare la guerra:
è sul necessario che si accende il suono.
Un muro è un muro
ma un muro necessario a chi vende droni da fuoco
è l’interruzione della linea dei campi
e più non son campi
quel che si formano intorno ai rifugi di fortuna
zeppi di tende e poi lamiere e poi silenzi cavi.
Si coniuga il presente di uccidere in maniera sequenziale
l’esposizione al dolore è ritmata
a chi è necessario piantare il campo di guerra
il raccolto avviene
e si vendemmia
con sudari al posto dei filari. 

MET

(Simonetta  Sambiase)

*****

Cara amica,
Ti scrivo da questa
Orma di terra
Senti questo grido
Di bimbi?

Laggiù
In ogni dove
il nostro
Benessere

Sempre
Fino a che non so

 

MARTA M.

ISTANTANEE- Fernanda Ferraresso: CAPO MUNDI di Simonetta Sambiase

“Qui tra tanti altri, qui comunque e adesso, sempre e sempre diverso un capo dopo l’altro, dall’altro capo di se stessi”. Fernanda Ferraresso per Capo Mundi su Carte Sensibili. Grazie.

capomundi

 

http://www.oniricaedizioni.it/booksheet.aspx?id=69

 

CARTESENSIBILI

lo spirito dell’alveare- foto di scena

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Ed è così, il nostro piccolissimo mondo, un alveare in cui uno spirito soffia la sua polvere di immagini e vocaboli illustrando le nostre vite, fatte di oscuro scorrere del cosmo, imbastendo tra noi e il vuoto mondi in continue tessiture di sguardi, dove si annida ogni attimo dell’essere, qui tra tanti altri, qui comunque e adesso, sempre e sempre diverso un capo dopo l’altro,  dall’altro capo di se stessi.
Un poemetto, quello di Simonetta Sambiase, fatto di ascolti e di gesti, di andate e ritorni, in quel sé lenticolare ricchissimo di riflessi, di echi che costruiscono gli approdi per arrivare, solo se lo vogliamo,  nei pressi di noi, prossimi in ciascun altro.
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fernanda ferraresso

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lo spirito dell’alveare- foto di scena

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