Poesie per un padre – (E solo dopo, che ho fatto pace)

Robert Jahns
Robert Jahns

“Con mio padre, un uomo e silente e severo, tutto d’un pezzo e senza mai l’ombra di un dubbio, ho metaforicamente fatto a pugni per tutta la giovinezza. E, come ho raccontato in una lettera aperta pubblicata sul settimanale l’Espresso, la paura di deluderlo e di non essere all’altezza ha contribuito a farmi scivolare nell’anoressia. E’ stata solo dopo, uscita dalle tenebre di quel disturbo, che ho fatto pace con me stessa. E ho finalmente compreso che nella sofferenza possono esserci vittime, ma mai veramente colpevoli” . Michela Marzano.

Valentin Bogdanov - Man in Landscape 1957
Valentin Bogdanov – Man in Landscape 1957

La famiglia durante la mietitura

 di Jòzef Baran nella traduzione di Paolo Statuti 

mio padre con l’unzione del prete

suona il gong del sole

per una volta ancora

esegue il primo taglio delle biade

ed ecco di nuovo ci trasciniamo

con tutta la famiglia

attraverso i campi di stoppia

sferzati dalla frusta della calura

punzecchiati dai ciechi tafani

in questa annuale crociata

nella terra santa

per il pane

la mietitura è la nostra

più importante stazione

portiamo sulle spalle

arrossate dal calore

le croci del cielo di luglio

ricurvi

ritmicamente leghiamo i covoni

passiamo sei meriggi

come sei deserti

dove le uniche oasi

sono le brocche con l’acqua

nascoste nelle biche

mani e gambe abbiamo punte

dai taglienti steli

finalmente le messi conquistate

stanno allineate sulla stoppia

mia madre porge a mio padre

il velo della Veronica

per asciugarsi

il vecchio volto

coperto di sudore

tra le brocche domenicali

ci sediamo in cerchio

il grande riposo

iniziamo

foto di Zun Lee
foto di Zun Lee

ROVAGLIOSO 

di Carla de Falco

Pietrosa, mia Pietrosa, tu esisterai nel tempo

quando io sarò solo memoria

il cielo in cui cicala regna

ha palpebre chiuse

e niente nuvole.

la casa rossa delle estati bambine

sorride d’un lascito lontano

e niente chiavi.

la gente che amai e difesi a lungo

è fuggita via dai rovi stanchi

e nessuna parola.

protetto da speroni aspri di roccia

tu solo ancora mi sussurri

col fiato pastoso delle spume

i tuoi paterni moniti solenni:

 

ricordati di non appartenere,

increspati, per farli intimorire

incazzati e innalzati sultana

incantali e fatti anche solcare.

attenta a non svelar l’abisso.

poi calmati e goditi la quiete.

ripeti questo ad ogni passo

e io resto qui per ascoltare

ancora l’ultima tua fiaba

padre, mare.

–   da Il soffio delle radici,  LCE, Milano 2012 –

***

Annamaria Giannini 

(i marinai non muoiono diventano gabbiani:

così narra la leggenda)

di colpo il vento gira il sole

la mano lascia il padre, i nomi delle onde

e della nebbia fa male il tratto bianco

come di neve. senza la nitidezza

che chiude quasi gli occhi

all’acqua un bacio scende, risale al cielo

che pare allarghi la forma di un gabbiano

io ci sarò, alle caviglie il molo

da carne a carne, come di sangue -attesa.

Met(h) Sambiase 

Padre, noi non siamo più pieni o fatui o insieme

da tempo

mi manchi al mondo

così sono in terra un’ombra orfana

l’assenza non è un vuoto ma un suono che frammenta

l’assenza è una parola divorante

e sfilaccia il resto del nulla che ingombra la tavola

ti turba le carote e il mangiare del gatto

sono quarant’anni che continuo a farcire i bicchieri con le pesche gialle nel vino,

dovunque tu sia padre sai già che ora è prossima l’estate

poi arriverà un nuovo compleanno solare, ma io resto assente

della ripetitività dei mesi, delle settimane e dei giorni

da quando ho aperto allo spetto dell’ultimo momento

mi infestano gli spiriti di notte, discuto con tutti delle novene

chiudo i ricordi con  rosari di piombo e stagno

come una tomba è il peso del sole

ma tu taci e accendi candeline per torba

ingombrandomi di lacrime separabili\inseparabili.

poesie del padre

Father
by Edgar Guest

(proposta di Federica Galetto)

My father knows the proper way
The nation should be run;
He tells us children every day
Just what should now be done.
He knows the way to fix the trusts,
He has a simple plan;
But if the furnace needs repairs,
We have to hire a man.

My father, in a day or two
Could land big thieves in jail;
There’s nothing that he cannot do,
He knows no word like “fail.”
“Our confidence” he would restore,
Of that there is no doubt;
But if there is a chair to mend,
We have to send it out.

All public questions that arise,
He settles on the spot;
He waits not till the tumult dies,
But grabs it while it’s hot.
In matters of finance he can
Tell Congress what to do;
But, O, he finds it hard to meet
His bills as they fall due.

It almost makes him sick to read
The things law-makers say;
Why, father’s just the man they need,
He never goes astray.
All wars he’d very quickly end,
As fast as I can write it;
But when a neighbor starts a fuss,
‘Tis mother has to fight it.

In conversation father can
Do many wondrous things;
He’s built upon a wiser plan
Than presidents or kings.
He knows the ins and outs of each
And every deep transaction;
We look to him for theories,
But look to ma for action.

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6 pensieri su “Poesie per un padre – (E solo dopo, che ho fatto pace)

  1. Fare a botte col proprio padre metaforicamente o realmente e spiegarlo prima a noi medesimi e poi agli altri come nelle pagine più crude di “Padre padrone” di Gavino Ledda, quando ormai questo titolo Feltrinelli tutti se lo sono già scordato. E’ questo il rapporto con chi ha dato milioni di spermatozoi per fare centro con uno solo e per questo spezzo una lancia a favore delle madri che ti portano nove mesi in grembo. La figura maschile non tace mai il suo atteggiamento filisteo, complesso di Edipo rispettato o meno: da uomo adulto rivendico ad ogni costo e con sudore l’emancipazione da una soggezione paterna che riduce le vittime al silenzio e può deturparle per tutta la vita, con varie insicurezze e nel peggiore dei casi attraverso soprusi e violenze verbali o fisiche. Il perdono o simili scorciatoie latenti non sono d’obbligo nemmeno a chi si professa cristiano osservante e il responsabile chiamato in causa se arriva alla vecchiaia non ha diritto a essere dimenticato per il comportamento avuto in passato perché i segni degli abusi restano indelebili. Anche questa è una tematica da diciannove marzo e va messa nel piatto non soltanto una volta all’anno altrimenti rischierebbe di diventare una ricorrenza “veramente colpevole”.

  2. Siamo esseri fragili, la traversìa fa parte di noi – è, quasi, il nostro pane quotidiano.
    La traversìa ci rende più di ciò che siamo, nel sempre temporale che ci contraddistingue.
    Che quella questa novena di perle atee, quasi pagane, a ri-cordare una figura universale nel modo più umile e concreto, particolare: nei suoi atti, e in ciò che essi hanno lasciato in noi. Mio padre è ancora vivo, ma a volte temo cosa vorrà dire doverlo salutare. Posso davvero capire come da quel passaggio in avanti mi “infesteranno gli spiriti di notte”.
    Sono contento di aver trovato questo tuo blog a fianco di quello della Galetto. Mi sembrate due persone, finalmente, affascinanti.
    (E che gioia in un titolo come quello del tuo blog!)

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