BONACINI INEDITO- Simonetta Met Sambiase

Giorgio Bonacini su Carte Sensibili.

Giorgio-Bonacini

CARTESENSIBILI

russ mills- byrolglyphics

 russ mills- byrolglyphics

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La regola da sola è monotona,
il caso da solo rende inquieti.
La combinazione tra regola e caso è la vita
è l’arte
è la fantasia
l’equilibrio.

Bruno Munari

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La si crea l’Arte? O la si determina in un solco generato dalla sinestesia personale e sociale dell’artista o meglio dell’uomo che produce Arte e che sceglie per caso o per necessità di vivere in società o meno? Laddove poi per società si possa intendere l’illusione di un raggiungimento comune in una visione coerente di uomini e donne, benché la razza umana sia (invece) incoerente per sua stessa natura. L’Arte è un fenomeno di auto-contaminazione. E’ un atto creativo spurio fra ideale e reale. Non si arriva mai a definirne l’essenza,  in quell’essenziale libertà di essere se stessa e non altra che Arte. Vivere nell’arte è sfuggire all’umana tendenza della classificazione razionale microscopica di ogni…

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“Canti d’Amore”, primo e-Book de “I Quaderni di Erato”

canti d'amore, i quaderni di eratoCover definitiva copia“Canti d’Amore” è un cantiere aperto in cui l’elemento d’ordine è rappresentato dal filo conduttore che si coglie nell’essere in relazione, in sintonia, come capacità d’essere in due per breve tempo o una vita intera. ma anche come momenti di esitazioni, di controversie, di sospetti e paure. In fondo, non è tutto questo l’Amore? (Luciano Nota)

La poesia è innanzitutto libertà e i testi offerti sono liberi, volano, portano accenti d’amore con un disinteresse che ha qualcosa di magico e di eterno. Nessuno, proprio nessuno escluso. Certo, neanche il mio. (Dante Maffia)

LA PRESENZA DI ÈRATO

Cover definitiva copiaNon è facile trovare trenta poesie, di trenta poeti diversi,  che abbiano un respiro puro, un loro passo aperto e piacevole, una loro identità spiccata e un timbro riconoscibile. Di solito le antologie, soprattutto quelle tematiche, raccolgono ciò che passa il convento. Qui si sconfigge questo luogo comune, perché non si tratta di un convento che ha potere, che gestisce giornali, editori e sindacati, ma di un abbraccio collettivo, di un dono scelto e meditato (dalla Prefazione di Dante Maffia).

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Poesie per un padre – (E solo dopo, che ho fatto pace)

Robert Jahns
Robert Jahns

“Con mio padre, un uomo e silente e severo, tutto d’un pezzo e senza mai l’ombra di un dubbio, ho metaforicamente fatto a pugni per tutta la giovinezza. E, come ho raccontato in una lettera aperta pubblicata sul settimanale l’Espresso, la paura di deluderlo e di non essere all’altezza ha contribuito a farmi scivolare nell’anoressia. E’ stata solo dopo, uscita dalle tenebre di quel disturbo, che ho fatto pace con me stessa. E ho finalmente compreso che nella sofferenza possono esserci vittime, ma mai veramente colpevoli” . Michela Marzano.

Valentin Bogdanov - Man in Landscape 1957
Valentin Bogdanov – Man in Landscape 1957

La famiglia durante la mietitura

 di Jòzef Baran nella traduzione di Paolo Statuti 

mio padre con l’unzione del prete

suona il gong del sole

per una volta ancora

esegue il primo taglio delle biade

ed ecco di nuovo ci trasciniamo

con tutta la famiglia

attraverso i campi di stoppia

sferzati dalla frusta della calura

punzecchiati dai ciechi tafani

in questa annuale crociata

nella terra santa

per il pane

la mietitura è la nostra

più importante stazione

portiamo sulle spalle

arrossate dal calore

le croci del cielo di luglio

ricurvi

ritmicamente leghiamo i covoni

passiamo sei meriggi

come sei deserti

dove le uniche oasi

sono le brocche con l’acqua

nascoste nelle biche

mani e gambe abbiamo punte

dai taglienti steli

finalmente le messi conquistate

stanno allineate sulla stoppia

mia madre porge a mio padre

il velo della Veronica

per asciugarsi

il vecchio volto

coperto di sudore

tra le brocche domenicali

ci sediamo in cerchio

il grande riposo

iniziamo

foto di Zun Lee
foto di Zun Lee

ROVAGLIOSO 

di Carla de Falco

Pietrosa, mia Pietrosa, tu esisterai nel tempo

quando io sarò solo memoria

il cielo in cui cicala regna

ha palpebre chiuse

e niente nuvole.

la casa rossa delle estati bambine

sorride d’un lascito lontano

e niente chiavi.

la gente che amai e difesi a lungo

è fuggita via dai rovi stanchi

e nessuna parola.

protetto da speroni aspri di roccia

tu solo ancora mi sussurri

col fiato pastoso delle spume

i tuoi paterni moniti solenni:

 

ricordati di non appartenere,

increspati, per farli intimorire

incazzati e innalzati sultana

incantali e fatti anche solcare.

attenta a non svelar l’abisso.

poi calmati e goditi la quiete.

ripeti questo ad ogni passo

e io resto qui per ascoltare

ancora l’ultima tua fiaba

padre, mare.

–   da Il soffio delle radici,  LCE, Milano 2012 –

***

Annamaria Giannini 

(i marinai non muoiono diventano gabbiani:

così narra la leggenda)

di colpo il vento gira il sole

la mano lascia il padre, i nomi delle onde

e della nebbia fa male il tratto bianco

come di neve. senza la nitidezza

che chiude quasi gli occhi

all’acqua un bacio scende, risale al cielo

che pare allarghi la forma di un gabbiano

io ci sarò, alle caviglie il molo

da carne a carne, come di sangue -attesa.

Met(h) Sambiase 

Padre, noi non siamo più pieni o fatui o insieme

da tempo

mi manchi al mondo

così sono in terra un’ombra orfana

l’assenza non è un vuoto ma un suono che frammenta

l’assenza è una parola divorante

e sfilaccia il resto del nulla che ingombra la tavola

ti turba le carote e il mangiare del gatto

sono quarant’anni che continuo a farcire i bicchieri con le pesche gialle nel vino,

dovunque tu sia padre sai già che ora è prossima l’estate

poi arriverà un nuovo compleanno solare, ma io resto assente

della ripetitività dei mesi, delle settimane e dei giorni

da quando ho aperto allo spetto dell’ultimo momento

mi infestano gli spiriti di notte, discuto con tutti delle novene

chiudo i ricordi con  rosari di piombo e stagno

come una tomba è il peso del sole

ma tu taci e accendi candeline per torba

ingombrandomi di lacrime separabili\inseparabili.

poesie del padre

Father
by Edgar Guest

(proposta di Federica Galetto)

My father knows the proper way
The nation should be run;
He tells us children every day
Just what should now be done.
He knows the way to fix the trusts,
He has a simple plan;
But if the furnace needs repairs,
We have to hire a man.

My father, in a day or two
Could land big thieves in jail;
There’s nothing that he cannot do,
He knows no word like “fail.”
“Our confidence” he would restore,
Of that there is no doubt;
But if there is a chair to mend,
We have to send it out.

All public questions that arise,
He settles on the spot;
He waits not till the tumult dies,
But grabs it while it’s hot.
In matters of finance he can
Tell Congress what to do;
But, O, he finds it hard to meet
His bills as they fall due.

It almost makes him sick to read
The things law-makers say;
Why, father’s just the man they need,
He never goes astray.
All wars he’d very quickly end,
As fast as I can write it;
But when a neighbor starts a fuss,
‘Tis mother has to fight it.

In conversation father can
Do many wondrous things;
He’s built upon a wiser plan
Than presidents or kings.
He knows the ins and outs of each
And every deep transaction;
We look to him for theories,
But look to ma for action.

Poeti in Consolle: Met Sambiase

in Consolle – Sul blog ” La distensione del verso”. Grazie Sandra Evangelisti.

simonetta sambiase

La distensione del verso

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MET SAMBIASE
Simonetta Sambiase ( Met in arte)fa studi Artistici (Michele Sovente come docente di Letteratura contemporanea) e ha passione per la scrittura. Pubblicista, impiegata part-time, coordinatrice femminile dell’Ust della Cisl di RE. Ha curato dei progetti culturali fra cui Duplice complice , Senza abbassare lo sguardo , Fibrarosa e l’operato poetico di Cose Salve (marzo 2013, insieme a Pina Piccolo, sul terremoto dell’Emilia) e ha collaborato a Il Cielo di Lampedusa (Modena novembre 2013). Cura insieme a Federica Galetto, il progetto “Exosphere” e collabora con il blog “Carte Sensibili”. Fra i suoi lavori editi Coniugazione singolare con la postfazione di Milo De Angelis, I quaderni dell’agnizione con il contributo dell’associazione Lucaniart e la prefazione di Lorenzo Mari e Leporis (in)canti matrigni . Il libro d’esordio è stato Una clessidra di grazia . E’ stata segnalata al premio Giorgi, al premio San Vitale di Bologna e al Premio Fortini (II…

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Ora, la Bellezza. (Viadellebelledonne)

collage di Federica Galetto
collage di Federica Galetto

“I want to feel both the beauty and the pain of the age we are living in. I want to survive my life without becoming numb. I want to speak and comprehend words of wounding without having these words become the landscape where I dwell. I want to possess a light touch that can elevate darkness to the realm of stars.”

 ”Voglio sentire sia la Bellezza che il Dolore dell’età in cui viviamo. Voglio sopravvivere alla mia vita senza diventare insensibile. Voglio parlare e comprendere parole di ferite senza che esse diventino il paesaggio in cui abito. Voglio possedere un tocco di luce che possa elevare l’oscurità  al regno delle stelle.”

Terry Tempest Williams (trad. Federica Galetto)

Ringrazio Federica Galetto per l’ospitalità nella sua interpretazione su “l’oggetto bellezza”, la materia di cui sono fatti molti sogni e su cui si posano molti segni.  Ne Ora, la  Bellezza in Viadellebelledonne,  insieme alla mia poesia  c’erano versi di Vera d’Atri, Fosca Massucco, Luigi Diego Eléna, e Giovanni Pascoli. Buona lettura.

James Rosati
James Rosati

(Le api bianche)

Da qualche giorno siamo più bianche

sbiancate da pixel invisibili e ultravioletti

le città sono piene e immortali, noi sgorghiamo

e stiamo in quasi ogni giornata

tutte arroccate su scarpe nuove e rosse

che sciolgono i tacchi a sufficienza nel vento a raffiche

un intenso vortice di passione defrontiera

siamo così coraggiose da incoraggiarci

altezzose come regine e api nomadi

camminiamo sui fossili di primavera

il disgelo è su ogni sasso e sopra i marciapiedi pietrosi giriamo

come tanti passati remoti

in cui ci hanno coniugate

la passione è corta ma la memoria è lunga

ed è già andato via tutto

nulla ci appartiene fino alla fine

le parole, i fiori, i profili di lei, di lui

l’amore è la terapia pratica degli scompensi

ipocentro di tutto quello che basterà

che ci avvicinerà all’aldilà di noi stesse,

femminile  maschile  coro neutro

ci dovremmo ricomporre pure

per bastarci abbastanza

o vive fra le incursioni delle guerre

o sdraiate come le pietre in fondo alle terre

rifiorendo comunque.

(Met – Simonetta Sambiase)

 

INIZIATIVE CARTESENSIBILI- CHIEDERE PERDONO, RINGRAZIARE, O…?

kosal khiev
kosal khiev

“Io seguito ad andare avanti”. Kosal Khiev.

CARTESENSIBILI

aldona michievich

aldona michievich.

Perdonare è un verbo terribile. La sua transizione è interiore e passiva, tutta svolta in veridicità di lemma, perché il perdono porta con se la verità dell’azione. Si transita e ci si pone a perdonare “in assoluto” altrimenti non si coniuga il perdonare, si converte il verbo in altri verbi. Non può infatti frazionare il perdono in modi di tempo (per adesso ti perdono) o in stato di moto  (finché riesco ti perdono) né può svolgersi il perdono in stratificazioni di esigenze vitali (ti perdono per riuscire a ricominciare, per sopravvivere a questo dolore, ti perdono perché così finisce tutto) né può subire un’imposizione esterna (tutti mi chiedono di perdonare). Altro stato di movimento del perdono è il suo passaggio dal personale singolare, intimo, all’atto fra due persone “io ti perdono tu perdoni me” al personale plurale…

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Sono cattive le donne che odiano le donne

foto di Pakayla Biehn
foto di Pakayla Biehn

L’ennesima discussione arriva da fra due donne e un uomo di (minimo) potere. Una dice all’altra che lei non festeggia l’Otto marzo perché non è femminista e che queste sono balle, e nel frattempo, piega una spalla verso il basso e gira l’occhio verso l’uomo, che tutto sommato, sta ascoltando. L’altra invece femminista lo è e  vuole continuare ad essere\esserlo nel rumore dei suoi pensieri che variano e che sono pronti ad essere versati nella conversazione ma tacciono nel rispetto della libera scelta. Eppure anche questo non festeggiare il Woman’s Day è un luogo comune ed è ridicolmente pericoloso per il genere femminile. Che donna sceglie l’autodafé della sottovalutazione perfino in una banalissima discussione ad un bar? Eccola lì, è lei che continua a straparlare per stereotipi negativi del suo stesso genere. Eccola lì la donna che odia le donne che non sono lei, le altre con la a minuscola e spregiativa,  quelle “femministe” che di abbassare le spalle per girare graziosamente il collo verso un qualsiasi uomo proprio non ci pensano a meno che l’uomo in questione non sia un gran bel pezzo di manzo. L’altra – la spregevole femminista rompicoglioni insomma – sta guardando ora  l’orologio e valutando se partire a ricordare alla principessina rosa che se è lì ferma a parlare e non è chiusa a casa a far da mangiare al marito e al suocero è perché viviamo in tempi di (quasi) dignità paritaria. Altro che il silenzioso pensare della stanza per sé non siamo nemmeno nel pietismo lombrosiano delle Case del sole, siamo all’ennesima rappresentazione teatrale del tentativo di seduzione come arma di riconoscimento umano.  E’ l’ennesima volta in cui una donna dimentica che se è fuori di casa in un bar in pausa pranzo da un lavoro che le è stato permesso fare con un diploma che le è stato permesso prendere con una macchina che le è stato permesso guidare che le è stato permesso l’ingresso in qualsiasi luogo voglia entrare, se non è stata abbandonata né ripudiata perché sterile, se non è stata mutilata di parte dei suoi genitali perché in questo Paese è vietato, se c’è una nuova legge che cerca di proteggerla dal finire ammazzata senza pietà da un uomo, è perché un’altra donna glielo ha regalato. Regalare è un verbo a vita persa: quello che ti do non è più mio, perdo in quello che ti do qualcosa di me stessa perché tu ti arricchisca con qualcosa di mio. Non si regala per imporre la gratitudine (come nel dramma eduardiano de “Io l’Erede”) ma per lasciare il ricordo di se. Ma certe donne non ricordano, non rispettano, predano come i peggiori accattoni del potere, come in uno stato di guerra continuo in cui il bottino è la realizzazione di un qualcosa PER SE attraverso non la strada della dignità meritocratica (una mulattiera sul Tibet forse è meno faticosa lo si sa bene e non lo si nega ) ma sul solito sentiero che porta alla stanza dell’odalisca, che del resto è sempre  agevolmente frequentato   da che il mondo ha visto il predominio del patriarcato.  “Le donne che odiano le donne sono cattive” scrive Tiziana Maiolo andando però dura anche lei a togliersi sassi e travi dalle scarpe con altre donne. Ma se la Maiolo avesse ragione o no a mettere i panni sporchi della redazione femminile del Manifesto in un suo libro (Donne che odiano le donne) non è la forma di giudizio. La ragione è quella del mettere sul muro\al muro  il disinteresse di una parte contro l’altra del genere femminile. Gli uomini fanno le guerre per occupare un unico spazio ma si coalizzano e si spalleggiano, le donne cosa fanno? “Dopo aver preso coscienza di sé è necessario prendere coscienza delle altre donne diverse da noi, magari per età, per provenienza, per classe sociale, per esperienze di vita e di pensiero – scrive sul blog Femminile Plurale Laura Capuzzo – Il disinteresse per le altre e gli altri più o meno vicini a noi che è funzionale al sistema e al suo prosperare e impedisce quella che a Paestum è stata chiamata la rivoluzione necessaria permanente. Anche per questo è indispensabile essere femminista oggi, per mantenere viva quella tensione al cambiamento che si rende possibile solo con la relazione con le altre, con il confronto, con la condivisione di pratiche, di saperi, di esperienze e di vita”. Confronto: sostantivo astratto, singolare e maschile. Come si confrontano le donne? Non è possibile quantificare né qualificare una risposta. Non è possibile utilizzare una misurazione né politica né filosofica. L’analisi comunicativa si svolgerebbe sulla “categoria femminile” con il rischio di generare dati rigidi; l’esegesi semantica è un’esagerazione ma il dato significativo sulla domanda del perché (certe) donne odiano (tutte le) donne è nella sottovalutazione del proprio ruolo sociale o nella pigrizia nell’intraprendere un cammino di autodeterminazione? Vittimismo masochistico vs incapacità personale e culturale? Ridurre in questi punti la capacità di condizionare la conoscenza del proprio Sè al di fuori del genere è una semplificazione così elementare che neppure in forma sottilissima si può accettare di dialogare: eppure se il confronto non va oltre un ruolo di maschera tradizionale allora la resistenza di questi punti non si è mai raffreddata?