Due autori in translation (e forse poesia vs semiotica)

foto di michael page
foto di michael page

Le linee guide sulla traduzione poetica sono oggetti\soggetti di indagini critiche non riducibili ad una manualistica universale, da qui forse il fascino ininterrotto della discussione. Si compone, si danno alternative, si discompone, si ricerca, si lascia un sentiero o si creano strade maestre. Ad esempio, quando Emilio Mattioli scrive la prefazione al libro dedicato alla traduzione integrale del lavoro di Henri Meschonnic, Un colpo alla Bibbia, spiega che il metodo del linguista francese è un metodo nuovo ed originale, e forse per questo il poeta d’Oltralpe non ha  – fino ad allora – avuto una traduzione integrale nella nostra lingua. “Meschonnic – scrive Mattioli – è uno dei critici più implacabili della cultura contemporanea. In particolare, da molti anni egli conduce un accanito combattimento contro la semiotica a favore della poesia. Il ritmo contro il segno. Non si tratta del ritmo della metrica, inteso come alternanza di brevi e di lunghe. Il ritmo è per Meschonnic l’organizzazione del soggetto come discorso nel e attraverso il suo discorso” . Attraversando la riva, come si pongono i traduttori di madrelingua diversa da quella italiana quando affrontano la complessità della traduzione di un nostro autore contemporaneo? Ho preso due esempi diversi, tutti e due abbastanza recenti (senza altra pretesa se non quella che)  da poter legger e confrontare degli autori nel ritmo di un altro lemma, e dare atto al gran lavoro dei traduttori poetici.

LUCIANO ERBA TRADOTTO DA ANN SNODGRASS

Ann Snodgrass traduce Luciano Erba nel  2003. Il libro L’Ippopotamo diventa The Hippopotamus, stampato in Canada e distribuito in America Settentrionale e in Inghilterra. L’autrice della traduzione è una poetessa americana che diviene dapprima la traduttrice di Vittorio Sereni e successivamente pone a tradurre Luciano Erba e Antonella Anedda. Per il suo lavoro ha vinto nel 2005 il premio Raiziss\de Palchi che l’Accademia dei Poeti americani riserva a questo importante genere culturale. Il premio ha permesso alla Snodgrass di soggiornare a Roma per due mesi, ospite dell’Accademia Americana a Roma. Attualmente Ann Snodgrass insegna al prestigioso MIT di Cambrigde, nel Massachusetts.

Luciano Erba
Luciano Erba

 

SE MAI

Se mai ti ricorderò come una madonna senese

tu così bruna, poco ovale, molto illirica

sarò che a volte, nel segreto degli occhi

passò una luce di immensa dolcezza

e tanto bastò perché apparisse un ciel d’oro

di pietà, di letizia sulla selva dei tuoi capelli.

IF I EVER

If I ever remember you as a Sienese madonna

you so auburn, almost oval, deeply illiryan

it will be because at time in the secret of your eyes

the great sweetness of a light passed

and the was enough to ignite a sky made gold

by the compassion and joy surrounding the wilderness of your hair.

GRAFOLOGIA DI UN ADDIO

Questo azzurro di luglio senza te

è attraversato da troppi neri rondoni

che hanno un colore di antenne

e il taglio, il guizzo della tua scrittura.

Si va dal “caro” alla firma

dal cielo alla terra

dalla prima all’ultima riga

dai tetti alle nuvole.

STRETCH OF A FAREWELL

The gentian blue of this July without you

is crossed by too many black swifts

the color of aerials

with the style, the dart, of you handwriting.

It goes from the “dear” to you signature,

from the sky to the earth,

from the first line to the last,

from the rooftops to the clouds.

CASA NUOVA

Vi si incrociano strade

che vengono da lontano

e non si da dove vanno.

La mia spada aveva un nome nuovissimo

ho dato un tal colpo

che è entrata a metà della grande radice

spianata a forma di tavolino

con cui l’architetto aveva arredato il soggiorno

gli architetti si sa

ma la spada non è più riuscita.

Lettore di neve fradicia

sia chiaro che questa spada non è un simbolo

di quello che credi

ti ripeto, aveva un altro nome,

un vecchissimo nome.

NEW HOUSE

The streets coming from far off

cross each other

so you can’t tell where they’re going.

My sword had a very new name

I struck such a blow

that it went halfway into a large root

flattened to make it a table

the architect had used to furnish my living room.

We all know how architect are

but the sword never came out.

Reader of rubbish

it should be clear this sword is not a symbol

of that which you believe.

It had another name, I tell you,

a very, very old name.

VITTORIO SERENI TRADOTTO DA PETER ROBINSON E MARCUS PERRYMAN

Vittorio Sereni è stato tradotto più volte in lingue inglese. Anche grazie all’attività degli Istituti Italiani di Cultura americani, come recita l’antologica a lui dedicata nel 2006 dalle edizioni dell’Università di Chicago, negli Usa. I traduttori dell’antologia The Selected Poetry and Prose of Vittorio Sereni, sono Peter Robinson e Marcus Perryman.

Peter Robinson, nato a Salford (UK) è un docente di letteratura inglese e americana a Berkshire; ha pubblicato più di trenta libri fra poesia, traduzioni e critica letteraria. Nel 2006 cura una selezione antologia delle poesie di Luciano Erba (The Greener Meadow: Selected Poems of Luciano Erba).

Marcus Perryman è un consulente culturale e traduttore freelance.  Nato a Thurmaston (UK) vive da anni nel nostro Paese.  Ha fra le sue recenti pubblicazioni la cura e la traduzione di due lavori di Adriano Banchieri. Insieme a Peter Robinsons ha tradotto e pubblicato vari poeti italiani, Giuseppe Ungaretti, Franco Fortini e Maurizio Cucchi.

Vittorio Sereni
Vittorio Sereni

IN ME IL TUO RICORDO

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.
E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

YOUR MEMORY IN ME

Your memory in me is a solitary
whirring of pedal-bikes that go
peaceably where the height
of noon descends
to the more blazing sunset
amongst gates and houses
and wistful inclines
of windows reopened onto summer.
What’s left of me, only
a faraway wail of stream trains lingers,
of souls that are departing.

And light on the wind there you leave,
lose yourself in the evening.

UN RITORNO

Sul lago le vele facevano un bianco e compatto poema
ma pari più non gli era il mio respiro
e non era più un lago ma un attonito
specchio di me una lacuna del cuore.

A RETURN

On the lake the sails made a white and compact poem
but my breath was no longer equal to it
and it was no longer a lake but an astonished
mirror of me a lacuna of the heart.

LE CENERI

Che aspetto io qui girandomi per casa,
che s’alzi un qualche vento
di novità a muovermi la penna
e m’apra una speranza.

Nasce invece una pena senza pianto
né oggetto, che una luce
per sé di verità da sé presume
– e appena è un bianco giorno e mite di fine inverno.

Che spero io più smarrito tra le cose.
Troppe ceneri sparge attorno a sé la noia,
la gioia quando c’è basta a sé sola.

THE ASHES

What am I waiting for turning round the house,
for some breath of fresh air
to lift then set my pen in motion
and open me up to a hope?

Instead a pain without lament
or object’s born, which a light
of truth in itself from itself presumes
—and it’s barely a mild white day at winter’s end.

What do I hope for more lost among things.
Too much ash scatters boredom round itself,
joy when it’s here in itself is enough.

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6 pensieri su “Due autori in translation (e forse poesia vs semiotica)

  1. certo un gran lavoro e ingrato, spesso, perchè ciò che viene messo a fuoco è il testo, la voce dell’altro attraverso la tua abilità e sensibilità, la capacità di mantenere in vita l’humus non solo la forma della poesianata a latitudine diversa ma nel pianeta uomo. Bella proposta- Grazie. ferni

  2. Questo azzurro di luglio senza te
    The gentian blue of this July without you

    Mi domando perchè quel “gentian” sia stato inserito nella traduzione. Ann Snodgrass ha qui probabilmente associato la propria visione di blu di un cielo di luglio, un blu-genziana (del color della) appunto. Nel testo di Erba non vi è traccia di questo rimando alla sfumatura del color blu. L’incipit, ha forse influito in questa scelta; la madonna Sienese (o senese?) ha dato alla traduttrice un “la” esplicitato in maniera molto personale, quasi specchiante una cultura che vuole spiegare al meglio, con la sfumatura, la nostra cultura, quella del testo originale. Non sono sempre d’accordo sulle traduzioni non fedeli all’originale, salvo quando strettamente necessario. Ancora mi chiedo se un madrelingua inglese nella lettura della poesia, abbia tratto da quel “gentian” qualcosa di necessario alla sua completa percezione del testo. Met, scrivi una lettera alla Sodgrass e domandaglielo, potresti intervistarla e portarla qui sul Golem. Si, perchè solo lei potrebbe rispondere alla domanda che mi sono posta. Un post che mi è molto piaciuto, pregevoli le traduzioni presentate, e gli autori tradotti.

    • Federica grazie di essere passata ed intervenuta. Nel testo del libro “The Hippopotamus”, la Snodgrass usa “Sienese”, non è un refuso. Sull’aggiunta del blu-genziana, si rimanda all’introduzione del post, il senso del ritmo probabilmente. La serenità non è certo un aggettivazione della traslazione linguistica. C’è bisogno di interpretare il testo, di rendere il processo di segni verbali una tavola grammaticale, o unificare le due posizioni? Ogni traduttore sceglie per se la via, mentre alcuni ne aprono perfino delle altre. E’ il fascino della traduzione (almeno per la sottoscritta).

  3. Scusa, intendevo dire, trattandosi di due testi diversi ma con note caratteristiche della cultura italiana (la madonna senese in primis per intenderci), che la traduttrice è stata forse investita dai colori e dalle sfumature di ciò che intendeva trasmettere al lettore anglosassone. Leggendo, sono stata io stessa trasportata da questo pensiero e ho fatto della madonna senese e del “gentian blue” un tutt’uno, riflettendo sulla questione. Spero di essermi spiegata 🙂

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