Cose Salve – Mauriziano di Reggio Emilia

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COSE SALVE

Reggio Emilia, dal 13 al 21 marzo 2013

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Il progetto Cose Salve, inizia come testimonianza fotografica con gli scatti di Antonella Monzoni e il reportage video di Alberta Pellacani che nel loro lavoro riprendono con grande sensibilità gli oggetti, gli affetti, i modi di vita che i terremotati hanno scelto di “salvare” nel periodo successivo al terremoto dell’Emilia del maggio 2012. La mostra ha avuto grande risonanza ed è stata ospitata anche in contesti di grande affluenza come il Festival della Filosofia di Modena. In questa nuova veste, proposta al Mauriziano di Reggio Emilia dal 13 al 22 marzo, all’aspetto visivo sollecitato dalla mostra e dal video si aggiunge la dimensione poetica, curata da Simonetta Sambiase e Pina Piccolo, del gruppo 100thousand poets for chance – Bologna, che prevede
oltre all’inaugurazione il 13 marzo alle ore 17.30, tre serate di poesia:
domenica 17 marzo alle 10, 30 Cose salve-Donne salvifiche, in collaborazione con NondaSola onlus, le parole che salvano nelle versi delle poete Antonella Taravella, Fabia Ghenzovich Lucia Guidorizzi, Pina Piccolo, Gabriella Gianfelici, Valeria Raimondi, Meth Sambiase.
martedì 19 marzo, alle ore 21 – Nelle crepe- La poesia sui luoghi di Cose Salve – testimonianze e lavori poetici in collaborazione con 100thousand poeta for change-Bologna recitano Nadia Cavalera, Giovanna Gentilini, Milena Nicolini, Luciano Prandini, Maria Lia Liotti, Tiziana Malagodi Isabella Tomassi e le testimonianze di Gassid Babilonia e Patricia Quezada.
giovedì 21 marzo, alle ore 21 in occasione della Giornata internazionale della poesia in collaborazione con 100 thousand poeta for change-Bologna: Enzo Campi, Rina Xhihani, Pierluigi Tedeschi, Hamid Barole Abdu, Claudio Bedocchi, Antar Mohamed Marincola, Gassid Babilonia, Gabriella Gianfelici, Pina Piccolo, Alberto Mori, Stefano Reggiani, Meth Sambiase, Marina Mazzolani.

Ma il furore dei nostri sguardi – Sasso Marconi

ma il furore dei nostri sguardi

Seguendo il percorso tracciato nel precedente n 52 riguardante i “soffitti di cristallo” nel campo della formazione e della ricerca questa edizione indaga una anologa situazione che in campo artistico e letterario ha determinato la mancata attestazione, riconoscimento di percorsi creativi femminili . In particolare verranno ricordate poetesse del nostro 900 letterario che hanno testimoniato attraverso la loro vita ed i loro versi tale difficoltá di affermazione . Nell’ambito della rassegna “Amelia Rosselli e le altre” verrá proiettato il film “Ma il furore dei nostri sguardi” , film documentario prodotto dall’Istituzione Minguzzi e dal Teatro del Guerriero col contributo dell’Azienda USL Città di Bologna e il patrocinio del Ministero della Sanità.”Ma il furore dei nostri sguardi” è un film che si svolge e si legge su più piani, su più registri: la follia, la poesia, la storia della psichiatria e il femminile raccontate dalla regista Loredana Alberti attraverso la vita di sette “isteriche” di fine Ottocento dietro le sbarre del padiglione femminile del manicomio “Roncati” di Bologna. Non solo opera corale e poetica, girata in super 16mm e trasferito in digitale in 35mm, ma anche documentario: infatti i dialoghi sono tratti dalle cartelle cliniche (scritti autobiografici, annotazioni e analisi cliniche, metodi di cura) di donne ricoverate al “Roncati” di Bologna tra il 1867 e il 1894 conservate dall’archivio dell’Istituzione “Gian Franco Minguzzi”. Gli ambienti sono stati ricostruiti nelle soffitte dell’ex Roncati rimasti intatti dall’Ottocento, dove si svolge la storia delle sette donne: Maria, Adele, Delfina, Federica, Filippa, Clelia, Teresa, raccontate attraverso lo sguardo di una bambina, Chiara, internata all’età di un anno. E dai documenti dell’epoca ha preso vita sullo schermo anche la storia delle “matte” del 1894: di Emanuela, Giulia, Erminia, curate vent’anni dopo.
“Ma il furore dei nostri sguardi” è un verso da “Serie ospedaliera” di Amelia Rosselli, la poetessa che Pier Paolo Pasolini definì “una specie di apolide” e che morì suicida . “Ma il furore dei nostri sguardi” esprime lo stato esistenziale del poeta, il tentativo di conservare sempre una mente vigile e severa, anche mentre per le ondate di dolore della vita qualcosa si inceppa. Loredana Alberti racconta che “la sorpresa è stata scoprire dalle cartelle cliniche che molte donne erano ricoverate come isteriche perché leggevano molto e scrivevano poesie.”. Il dono della scrittura e della poesia, è insegnato da Clelia a Chiara, la piccola protagonista. Vengono così abbattute tutte le sbarre sul cammino faticoso della vita. La scrittura e la poesia sono dunque chiavi di lettura del film e strumento per superare le barriere dello spazio e del tempo.
Chiara è la piccola Michela Dongi, e gli altri attori sono in parte professionisti, come Silvana Strocchi e Angela Baviera, in parte scelti con provini, in parte, anche, persone che hanno vissuto e vivono nel loro quotidiano esperienze di malessere psicologico. Le musiche, composte interamente da Fiorella Petrònici, sono originali e più che “accompagnamenti”, sono dei veri e propri “contrappunti”. I nove movimenti musicali della colonna sonora rispecchiano la struttura narrativa del film. l “Teatro del Guerriero”, co-produttore del film assieme all’Istituto Minguzzi e Rai Cinema, è nato a Bologna nel 1977 per iniziativa di Fiorella Petrònici e Loredana Alberti e ha basato il suo percorso di ricerca soprattutto sulla cultura e sulla storia delle donne. Da sempre curiosa delle contaminazioni, la regista Loredana Alberti non è alle prime esperienze: ha creato tra gli anni Ottanta e Novanta numerosi lavori multimediali e ha prodotto due regie televisive.
La regista presente illustrerá la tematica . Il n. 55 della rivista sará dedicato monograficamente a follia e creativitá. Per l’ occasione é stato costituito un gruppo di lavoro denominato gruppo 55 che continuerá la difficile operazione di promuovere e far conoscere la poesia delle donne italiane del 900.

http://youtu.be/HGY9dOaCuJc