La donna che taglia lo steccato (da Mestieri Impuri)

Qual’è il tuo nome?

Ad Est mi chiamano Genesis

cosa significa Est?

(lei) Taglia il sacro spinato.

La fenditura del reticolato

nel primo colpo,

mentre l’aria stessa fuoriesce informe

come pulviscolo liberato.

Tra una lingua prematura

e il tendersi rupestre sia nuovo essere

c’è un errore

donnabiondacheparlianglicano

la scuola non è la nostra lingua

non è la nostra storia non è la nostra matrigna

la lingua è nel posto dove c’invochiamo

sant’unione nel campo il minuscolo campare

mapuchei le palme le nervature,

i piedi

calzano bene le foglie intrecciate

se ne contano a sorsi,

non è oblio quello che nasconde

chi non blocca

la luce fatta a fasce

d’allume, queste spine nei ferri

rubidio, decompone l’acqua con uno scoppio

e il raccolto sarà corrotto

spoglierà il peso

dai corpi già smagri e il vuoto scalzo

sforbicia le vesti come giorni

che s’impiccano

dal lato nano del mondo.

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Words Social Forum

Separare il vissuto con il cantato è impossibile nelle opere di molte poetesse algerine di lingua francese. E’ il vivere quotidiano in guerra contro di loro, nella ricerca della piena e libera espressione e non solo culturale. Dall’indipendenza, ottenuta anche con il sacrificio delle donne algerine, fino al Fronte di salvezza islamica, non c’è pace per il vivere al femminile che chiede spazi diversi dalle visioni canonizzate della legge religiosa. E che paga spesso con l’allontanamento dalla propria terra, con l’esilio se non con la clandestinità la voce delle scrittrici e delle poetesse che non si allineano alla conservazione del sistema.

Assia Djebar. Le voci del suo mondo l’assediano, come riporta il titolo di un suo scritto. Forse è a tutt’oggi una delle più celebrate artiste algerine in lingua francese.  Nata nel 1926, è la prima autrice magrebina ad essere ammessa all’Accademia francaise, una delle poche donne vincitrici del…

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DIECIANNI

 

 

 

 

 

Vengono su bene diecianni e i geni.

Li riguardo in falciate d’ossa

compiuti zaini e quaderni con alieni

che avrei dovuto conservare

in galloni di ricordi e giorni e lune

idealizzate sopra gli alberi di quasi natale

disegnati, i cerchi chiusi

le tate che li indicavano

così bravo, così bravo.

 

Ma ce n’è voluto per chiamarti

figlio e mio ossigeno ed io tua elettrogena madre

smagrire i nomi che ti ho dato,

lasciarti abitare fuori di me

riparare il cordone che m’ha fatto forma e lingua,

ero un monastero

tra i tuoi piedini nudi

che lo percorrevano freatici

assidui dieci anni di bianco e nero

nuziale transizione del participio

dell’essere e dell’averti, l’avere

rimettendoti al mondo

un’antologia di vita che m’annienta

nei caratteri e negli incroci

di quegli occhi, volpi e antichi

ostri che viaggiano nei fiumi e nei disordini

m’invadono

e gloriosamente m’assomigliano.

Fibrarosa. Il giorno delle donne ai Biblioday di Reggio Emilia

 

http://www.youtube.com/watch?v=pw9D-TWPocs&feature=youtu.be

Per costruire un dialogo, bisogna mettersi in ascolto delle voci. Alcune sono deboli e nascoste  alla luce del sole.  Come persefoni occultate in buio infernale, emergono  in alcuni momenti dell’anno, in ricorrenze rosa scandalo o giallo mimosa, altre prendono corpo stampato dalla cronaca nera. Oltre, il silenzio. Ma la vita è puro rumore (I. Allende) e quelle voci bisogna irrobustirle nel quotidiano ascoltarle. Al di là dell’emergenza. Questo è il progetto delle letture di Fibrarosa che offre letture della raccolta  Unanimamente, antologia di donne per le donne, le testimonianze in forma epistolare delle ospiti dell’associazione Nondasola, e altri versi ancora, in un lavoro di nuovo lessico che possa costruire un dialogo contro la violenza sulle donne.

http://www.twimc.it/?p=23394

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/10/02/fibrarosa-chiediti-cose-una-donna/#comments

http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=871&Tabella=Eventi

http://www.calameo.com/read/0012129789f1c2ffa25b6