2:5 (un percorso possibile)

IDENTITà

DUPLI

<CE

COMPLI

…..

L’identità con cui confrontarsi, non è intesa qui come come funzione psicologica, dove apparirebbero valutazioni in merito alla dualità mente corpo, ma piuttosto come il suo riferimento sociologico.

alla richiesta continua di semplificazione, il confine dell’io e del noi dovrebbe conquistare sequenze naturale per accrescersi e anche modificarsi in parte, ma in tempi di mobilità delle collocazioni sociali ha finito per forzare e stratificare le trasformazioni.

“L’identità ci si rivela unicamente come qualcosa che va inventato piuttosto che scoperto; come traguardo di uno sforzo, un obiettivo … per cui è necessario lottare e che va poi protetto attraverso altre lotte ancora, anche se questo status precario e perennemente incompleto dell’identità è una verità che, se si vuole che la lotta vada a buon fine, dev’essere – e tende ad essere – soppressa e laboriosamente occultata”(Z. Baugman)

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/02/24/identita-duplice/

antologia Il Coro

 

 

dall’Antologia

CORO

edizioni Luna Nera

 

 

III (fisiologia)

 

Incredula

un lungomare di pensieri

(in-cru-di-to tem-po).

 

Cento, li conti i giri inerti

come cento figli unici

ai tuoi piedi di guerra

s’incarnano nell’addome .

 

Si fraziona di rosso

tinto in una lingua carnale-

dall’altra a te – nuovo codice – è liquido

la sottomissione è la testa piena di parole

sommerse, un esercito di aggettivi a voce bassa.

 

Bulbi le leghe degli occhi

fu-si nell’oro della fede

scioglievi come un’ombra felice

sorridente, pendolo di campana a nozze.

 

Eri leggera

e trascinavi polvere di talamo.

Ora lo sguardo non vede: hai chiuso ogni luce.

Come nel gioco, hai scannato la strega.

Ecco perché i poeti valgono: la loro parola passa coraggiosamente dal particolare all’universale ed io leggo non solo Meth, ma il nome di tutte noi donne, in abiti e parole diversi, in corpo differenti, tutte a “schiena china”, anzi a schie-na chi-na.
E ormai diamo anche ragione agli aguzzini: significa che  ce lo meritiamo, non abbiamo fatto le brave bambine, tutti volevano da noi disponibilità, tempo, pazienza e che uscissimo di casa per andare al lavoro e guadagnare lo stipendio, ma che cosa hanno risposto alla nostra richiesta d’amore? Mai capaci di un gesto gratuito o così poco disponibili da essere niente. Ora amare senza essere amati, alla lunga, diventa impossibile e ci fa gridare, e che ben vengano queste urla da partorienti: “essere ancora Lepre in una macelleria che le proprie mani aprono ogni mattina”.
Leggete abbandonandovi al frammento e capirete: qui c’è l’eterno femminino che si proclama in una nudità struggente.

                       Domenica Luise