Postvita

 

Post vita

La corteccia inquieta

sfalda le orbite umane

Si, posso sentirne l’infarto

ma i bimbi da prendere a scuola

m’inginocchiano il respiro.

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La memoria di Berto

“Al tempo di Monaco ero a Parigi. Dovetti recarmi, per incontrare un amico, in un alberghetto della periferia. Mi accompagnava una signora francese. La mia “buona stella” mi fece entrare nella “hall” dell’albergo giusto nel momento che la radio trasmetteva il discordo di Hitler. Saltò fuori, di dietro il “comptoir”, la figlia della proprietaria: giovane alsaziana tedesca. Gridava invasata “Spricht Hitler, spricht Hitler. Mi volsi, per cogliere la reazione, alla mia accompagnatrice. Con mia sorpresa, la reazione non venne. Venne, in sua vece, un grazioso sorriso, col quale cercò di disarmare l’innamorata di Hitler, prima di chiederle, quasi con umiltà, se la persona della quale eravamo in cerca si trovava in quel momento “à la maison”. Lessi in quel sorriso che la linea Maginot era stata una grossa spesa inutile, che i “bocche” avrebbero agevolmente invasa la Francia, e trovati in essa molti volenterosi collaboratori. E decisi di tornare in Italia (da Cinque aneddoti con una morale, in Prose, Umberto Saba, 1964).

Quando Saba torna a Trieste, la vita sociale è nel pieno delle leggi razziali, a ridosso della guerra. La massa, quella “massa artificiale” era stata persuasa  e aveva, quindi, scelto; l’individualità si era liquefatta e coagulata in un’icona di sicurezza e certezza, e nel valore dell’unicocredo di questo partito aveva (parzialmente) rinnegato il valore Pensiero.

Questo è il punto zero dell’incredulità.

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/01/24/la-memoria-di-berto/

L’esilio del vento

Ogni paura è vicina

nei denti, non basta alla notte

si stringe, si cola, s’oscura

di sabbia  – pastura – d’incerto

permane una stilla, un piccolo buio

si sposa ai tuoi fianchi

guerreggia, s’incunea.

In pietatis, era vita e nei fischi

fra i denti eran lupi,

rondelle imballaggi, li senti?

ti passano sopra e sono folate.

Ti vanno a sottrarre, a coprire

son cupi, i giorni passati

e tu sei smarrita.

(è quindi penombra

un fior di passione così ultravioletto

quest’alba lontana, città passiflora

non è obbligatorio per sanarti il libeccio)

Lo senti? ti passa attraverso

fessure dagli occhi

da sola, percuoti il segreto,

la fame è rancore di soli incorporei

figure di ombre, figlioli fatati

sei fievole, scarsa, di mala cagione

un bastone da cieca lasciato nel letto

è questo il tempo di chiudere il vento.

Toccata e fuga (V)

foto di Virna F.

 

 

 

 

 

…..

Non c’è pace ne condono:

una dismisura, un verso ogivale

la nevrastenia, si ri-costruisce cattedrale

draghe le linee mute, grumi, sillabe, archi

sono impietosi i nomifigli, e si espandono in canti

fili tracce steli fogli

non li ricordi

ti usurpano, si plasmano,

altorilievi,  enormi  incastri

un marenostro di orfani e spettri

i lemmi emersi, come pensieri, come ciottoli puri

tessere smaltate, fessure mosaico

da ogni varco fuoriescono vite

da un trambusto da un tramezzino da un raggio spezzato

ed io ci perdo.

(1960)

Da BioViteVersificate

 

 

Bella mia sono rossi i tuoi volti

ero profugo e tu mi hai dato i colori 

Nel nulla dai troppi rumori

ho continuato a crescere e diventare forma di uomo

ma ancora sento quel pezzo che manca

un covone una rete una milza

una pula un bozzolo un eclisse

ci sono due teorie sull’essere dipendente

io voglio dipendere da te

io non voglio pendere fuori da nessun altro al di fuori di te.