l’estensione lemma (I)

foto di Anna Serrato

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Come volevo il caldo 

per cominciare il canto!

E c’erano due vicoli e tre spaghi

e lui stava abbandonato come un trono imperfetto,

dinoccolato, un ago incontrollabile nella vena;

la luce d’argento nei templi

-disinibita venere pagana-

aspettava il viaggio nel suo corpo marziale.

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(foto di Anna Serrato)

L’APPRODO

 

E’ gia scritto

nel lento tornare

verso gli approdi dove non è mai arrivo

il termine corretto del navigare.

Le rive si sfaldano come unghie

a cui manchi il calcio e le striature

sono parallele allo sfoltio dei pensieri

ricolmo di anima e di giorni

che son stati belli e senza danno.

La gioia scricchiolava sotto

era già anniversario la memoria,

messinscena con cuori colorati

che scendevano senza forma

come frutteti in amore.

 

Non è scritto?

Si attenderà ancora alla banchina

allora, mettendosi in quel nuovo conto

e quanti eclissi e pleniluni

vivranno nei secoli di quest’attesa.

 

 

Paranomasia

 

E’ monotono,

non diminuisce non aumenta,

si sbilancia, si trattiene

un ritmo, perfino possibile da guardare,

nel punto più caldo,

la coscienza nera come un delta allagato.

Il taglio dritto dell’abito

tempera il grosso seno dalla parte del muscolo del cuore

(e continua e continua e continua)

l’origine è lontana dalla sua fine.

 

Un colpo estremo di testa

ma la ferma non si arrende

presto se ne accorgeranno

di quanto calore espande.

 

Questo dolore mi sfrutta

mi abusa mi profana

e si amplifica allo sgocciolare della privazione

la castità da ogni invasione

dentro  fuori nel corpo.

Mi vedevo neofita sopra ogni morte

ma il vestito che si gonfiava sulla pancia

era pieno di uomini e di mani.