Libri d’artista al fondo. Il dono di Beatrice Palazzetti.

I cataloghi dell’arte. Un dono di Beatrice Palazzetti al fondo di Exosphere.

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Nuovi arrivi al fondo librario di Exosphere. Grazie alla gentilezza dell’artista romana Beatrice Palazzetti che ha regalato tre meravigliosi cataloghi di libri d’arte al fondo di via Selo, si apre un nuovo capitolo di ricerca e conservazione dell’esperienza poetica nella sala che ospita il nostro fondo.

Nelle prossime settimane, i tre libri saranno catalogati e pronti per la visione nei mercoledì pomeriggio in cui la collezione è aperta e disponibile per gli amanti della lettura.

Mettiamo in essere una breve storia del Libro d’Artista, tratta dal sito ufficiale dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, per iniziare la conoscenza di quest’arte. Si legge che: “Iniziarono artisti come William Morris, con la fondazione della Kelmscott Press, una delle stamperie che già a fine ‘800 in Inghilterra perseguivano l’intento di andare oltre alla produzione industriale, campo del convenzionale che predilige quantità seriale sulla qualità del diverso, del libro. Più di un secolo fa…

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Tre poesie di un probabile contemporaneo

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Tre posie “effimere”, tre poesie “contemporanee”, che reclamano lo spazio del proprio tempo. La scrittura poetica usata come comprensione delle turbolenze della visione e della relazione dei mutamenti dell’intorno e dell’epocale in Sara Ferraglia; l’orogenesi del nuovo mondo che comprime e “tabula” energia di Lyra Davies; l’inaspettato viaggio “intorno al mondo” di Raffaele Sabatino dentro il proprio vicinato, il lontano, lontanissimo distante una sola porta da noi, in un caos cromatico e culturale che investe ma non alleggerisce il cuore dalle nostre nostalgie.
Tre sguardi “utili”, per cogliere le relazioni che corrono attraverso la storia dell’oggi e dell’ immediato, dall’alto dello sguardo e dell’indagine emotiva che scelgie l’accettazione dell’impossibilità dell’orientamento della realtà su piani lineari e prevedibili. “La vita culturalmente più ricca e vasta di oggi obbliga l’individuo a poggiarsi su mille presupposti che egli non può seguire e verificare del tutto e quindi deve accettare per buoni” (Francesca Ieracitano) . Quello che viviamo nell’oggi e nell’intorno, si distinguerà nei ricordi? Si potrà trasformare in storia o sarà dimenticato? La scrittura come comprensione delle turbolenze della visione e delle relazione dei mutamenti dell’intorno e dell’epocale, è l’esatto contrario dell’effimero anche quando è costratte ad utilizzarne colori e parole stampate.

***
La visione distorta delle cose
di Sara Ferraglia
La visione distorta delle cose
ha un suo fascino precipuo.
Sui dorsi dei libri titoli spezzati
stan generando frasi misteriose.
La linea,  che ha perso il suo contiguo,
precipita nel pozzo dei dannati:
volti deformi e trasfigurati
come anime di Munch e Modigliani,
di macchie nere e mostri un florilegio.
Vedere luoghi prima immaginati
e nuove dimensioni e mondi alieni,
visioni alternative,  un privilegio.
Vedere il mondo dentro una clessidra
è un fenomeno raro.
Ciò che più mi addolora
è perder la visione di sinistra
che l’han già persa in tanti
eppur ne abbiam così bisogno, ancora.

 

***

Topography of an Apple
di Lyra Davies
It perches there,                           ripe and globular;
knitted together from           the pinks of the world,
orbiting its own                                 red roundness
like a planet collapsing;                         star-struck,

sunburned and                               staining the sky.
The classroom circles it               like the geography
test is a carousel,              and each revolution sends
us spinning, ducking,                                 bobbing.

The Pacific                                  deflates and spills
through double-glazed                          glass panes
in moon-beaded rivulets,                       welling up
on the sun-lanced            carpet and lacing us with

salty fish-hooks.           The troposphere is tapping
on the skylight,                   dripping cumulonimbi
onto our exam papers                   (wet ink marbles
our fresh photocopies               until question four

is illegible).                                    Swallows tumble
through the windows,                                   flitting
between shafts                  of jalousie-sifted sunlight
and gliding on                             watercolour wings

like paper aeroplanes,               their bodies always
slightly ahead.                     They nose through the
gaping casement towards                    the sky to be
shredded                           in a thrusting jet engine,

feathers parachuting                         like fistfuls of
confetti                            onto bulging rain clouds.
The apple rolls off                 the varnished bureau
and plunges earthwards                     like a meteor,

emerging in the concave                       of a creased
palm, with bruises                 like canyons or moon
craters;                                         topography like a
city skyline: pitted                               and uniform

in banality                              as a stranger breathes
something high-flown                                into the
stars

***

Neighbours
di Raffaele Sabatino

Il mio vicino è indiano
ha la casa sempre piena di gente
uomini coi turbanti bambini
donne bellissime coi bindi

la parete del mio vicino indiano
si vede dai vetri, e da lontano
puoi intravedee i film di Bollywood
lui sposa lei, è tutto un lieto fine

sulla parete del mio vicino
si balla e canta e il bene vince

la parente del mio vicino
è sempre felice

* dalla raccolta Scie,
vincitrice del premio Giorgi 2017

Premio Renato Giorgi 2017 al traguardo.

https://levocidellaluna.wordpress.com/

Premio Renato Giorgi 2017: i vincitori, la premiazione, la tartufesta!

Arrivato l’autunno, e sempre nella meravigliosa cornice della Tartufesta, è tempo di ridare alla comunità ciò che la comunità ci ha dato: premiare è per noi il momento conclusivo di un percorso faticoso ma ricco, imprevisto ma preciso, calcolato e nutrito.

Non siamo un’associazione qualsiasi e il nostro non è un premio qualsiasi: questo vorremmo raccontarvelo con franchezza. Facciamo poesia senza fini di lucro e solo su base volontaria; lo facciamo in nome di una persona che ha costruito, con la sua moralità e con le sue azioni, la storia della nostra comunità e dell’Italia: Renato Giorgi, partigiano, educatore, scrittore e sindaco di Sasso Marconi.

Con il nostro concorso, da 23 anni, pubblichiamo il primo classificato e premiamo in denaro gli altri vincitori perché vogliamo valorizzare e diffondere la buona poesia. Abbiamo deciso di dare un segno di impegno e di onestà al nostro lavoro e, assieme, un esempio di rispetto per la vostra parola: vogliamo che la nostra voce sia sincera e che la vostra trovi lo spazio che merita e che chiede.

Per tutte queste ragioni, domenica 29 ottobre dalle 16.30, vi aspettiamo a Sasso Marconi per farvi conoscere i nostri vincitori.

Gli invitati sono tanti, a partire dall’amministrazione comunale che patrocina il premio a finire con l’ANPI di Sasso che con noi ne condivide l’impegno civile, e ad accompagnarci ci saranno I giardini di pietra (da non perdere) e questo è davvero il motivo finale per cui vi aspettiamo tutti. Ma proprio tutti.

Come la vuoi?

Prendo quello che ho visto per il segno che è questo il momento di riaprire il blog. Il tutto, come un dato di fatto delle mie incontrollabili memorie, della solita accusa  di essere una femminista, fra il cinismo e l’antiromanticismo come guida per la soluzione dei problemi caratteristici del quotidiano. Della lettura dei quotidiani che mi circondano, mediamente pieni di informazioni o vuoti di informazioni. Pezzi di ricordi che hanno dei toni diversi, emergono e chiedono di essere applicati in punti funzionali, visto che questa è una realtà di terzo millennio, utilitarista, da industria Quattropuntozero,  da generazioni composite di iniziali complicatissime (Lgbt, Queer, e sigle indicizzate su Wikipedia), accanto  a ragioni di stato che coincidono con ragioni da commercio spicciolo e grasso, da droni postali etc etc. Il mezzo pieno, il mezzo vuoto. Quello che resiste a tutti i cambiamenti, è l’uso cronico e impunito dell’immagine  femminile come corpo giovane e disponibile per ogni minuzia commerciale, dalla vendita delle lenti a contatto al settimanale di pettegolezzi di due euro.
Trovarsi a fare spesa nel proprio supermercato ed essere costrette a fermarsi a guardare l’ennesimo cartellone con colori acuti e cafoni in cui una giovane donna, platinata, scollata, con la boccuccia rosso e la posa da cover porno dei poveri, avalla la domanda fondamentale della ditta che produce lenti a contatto “La vuoi tedesca? ” è l’indizio che nulla cambia se nessuno vuole cambiare. 

Come la voglio io? La vorrei tolta. Per dignità umana. Vorrei che il pubblicitario che ha inventato lo slogan, il grafico che ha elaborato l’immagine, la ditta che ha commissionato il lavoro, chiedessero scusa a tutte le donne tedesche e a quelle italiane. Gli ammiccamenti, le pruriginoserie, le facilonerie stereotipate, l’indifferenza con cui si avalla il tutto, sono inammissibili nel terzo millennio. Millennio nuovo in cui si uccidono donne ogni giorno, in ogni latitudine e longitudine sociale, e poi si lanciano palloncini rossi chiedendo che si cambi lo stato delle cose. Lo stato delle cose, si cambia non mettendo più in mostra cartelloni come quelli della foto. Brutti e scemi. Scemi e brutti. Vecchi.

Buon autunno a tutte le persone di buona volontà. Il Golem femmina riapre.